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oltre57 26/02/2021 ore 13:20 Quota

(nessuno) storia e leggenda della mozzarella di bufala campana: dal WEB.

STORIA E LEGGENDA DELLA MOZZARELLA DI BUFALA CAMPANA
15 Luglio 2018
La leggenda sulle origini della mozzarella di bufala riporta alla mitologia etrusca e ad un tipo di mozzarella molto particolare: la zizzona.

Conosciuta anche come mozzata ha delle dimensioni notevoli. Il suo peso va da uno a cinque chilogrammi.

Il termine zizzona in alcuni dialetti regionali definisce un prosperoso seno femminile ed è appunto la forma che ha questo prodotto.

Comunque, secondo la leggenda il segreto della mozzata o mozzarella di bufala era custodito gelosamente da una ninfa delle paludi.

Il suo nome era Baptì-Palìa e il suo compito era svegliarsi all’alba, mungere le bufale, preparare la mozzata e portarla agli dei.

Infatti, questo cibo succulento era riservato solo agli dei e per tale motivo il procedimento di produzione doveva rimanere assolutamente segreto.



La ninfa Beptì-Palìa svela il segreto


La ninfa aveva sempre ottemperato con scrupolo a questo suo vincolo. Anche perché il carattere intransigente dei suoi signori induceva ad una certa prudenza. Infatti quando si arrabbiavano erano sempre molto crudeli.

Ma nonostante tutti i timori il ferreo vincolo si ruppe quando la ninfa vide un giovane pastore, Tusciano, che dormiva sulla riva del fiume.

La rara bellezza del ragazzo fece perdere la testa a Baptì-Palìa che con “dolci baci e languide carezze” gli regalò un risveglio paradisiaco.

Tuttavia questo non era un argomento che poteva irritare gli dei. L’irrefrenabile passione non era un problema, perché le ninfe non avevano obbligo di castità.

Ma il problema esplose in tutta la sua gravità quando la ninfa innamorata perse del tutto il lume della ragione.

Infatti la folle infatuazione la spinse a donare a Tusciano un prezioso, e forse nemmeno richiesto, pegno d’amore.

Ma purtroppo per loro tra i tanti possibili scelse quello meno opportuno: gli svelò la ricetta segreta della mozzarella nonostante l’inviolabile divieto posto dagli dei.



La ninfa trasgredisce l’obbligo


Un errore inaudito e inutile che tuttavia si sarebbe concluso senza conseguenze se il giovanotto avesse tenuto la bocca chiusa.

Al contrario Tusciano non seppe resistere alla tentazione di vantarsi per la straordinaria conquista e a dimostrazione che non era una fandonia spifferò il segreto.

Qualcuno volle provarlo e il risultato confermò il valore di quella rivelazione. Infatti la notizia di questo cibo divino, insieme alla ricetta stessa, arrivo ben presto agli abitanti del circondario. Poi si allargò a macchia d’olio.

Quando gli dei si accorsero del tradimento non la presero per niente bene. Tinia, equivalente etrusco di Giove, andò su tutte le furie e pur rinunciando ai suoi fulmini per incenerire gli amanti gli riservò una pena più spietata e sottile.

Furono condannati ogni notte a vagare chiamandosi in eterno per quelle paludi. Ma senza mai incontrarsi.
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26/02/2021 13:20:56
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