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mat001 19/10/2010 ore 18:43 Quota

(nessuno) GEORGES DE LA TOUR “BARO CON L’ASSO DI QUADRI”



GEORGES DE LA TOUR
“BARO CON L’ASSO DI QUADRI”
(Olio su tela, cm 106 x 46 - Louvre, Parigi)



È uno dei capolavori di La Tour, pittore francese definito da Roberto Longhi “misterioso e incantevole caravaggesco lorenese”. Molti i dubbi sulla datazione: alcuni sostengono sia una delle prime opere dell’artista a noi pervenute, altri trovano che rispetto ad esse presenti un linguaggio più avanzato, più magistrale. Su uno sfondo nero e compatto, che sul limite destro si fa più chiaro e bruno, partendo da destra troviamo un giovane che scruta i segni delle carte che tiene elegantemente in mano. Ha un volto imberbe, di adolescente, dalla pelle chiara e dai folti riccioli. Gli eleganti abiti che indossa ne descrivono la posizione sociale e al tempo stesso permettono a La Tour di sfoggiare la propria maestria nella rappresentazione di tessuti e ricami. Proseguendo sulla sinistra, una donna si rivolge con lo sguardo e con il gesto della mano al gentiluomo di fronte a lei, invitandolo a fare la propria mossa, o forse indicando di aver scoperto il suo inganno e di volerlo rivelare. I suoi polsi sono adornati da bracciali di perle dai lievi riflessi, che formano con gli orecchini e con la collana un’elegante parure, ripresa nella coroncina che decora il copricapo. Questi preziosi attributi del fascino femminile contribuiscono a definire il personaggio, come pure l’abito dall’ampia ma non eccessiva scollatura. Le maniche della veste di velluto si aprono lasciando intravedere tessuti di diverso colore e consistenza; la piccola macchia gialla, rilanciando i toni bruni di questa zona della tela, diventa un ineliminabile dettaglio. Una giovane domestica sta porgendo premurosamente alla donna un bicchiere di vino, che ha appena mesciuto dalla fiasca che tiene in mano. Spicca il turbante arancione della servitrice di cui l’artista descrive la linea morbida delle spalle, il profilo dai lineamenti minuti, l’occhio vivace. Il volume del viso è risolto attraverso il trascorrere della luce: più dorata sul volto, più chiara sulla nuca. Al contrario della sua signora, la ragazza non indossa ornamenti, se non la spilla piumata che trattiene il copricapo e il bracciale con pietre rosse al polso; l’abito semplice è ingentilito dai fiori sulla blusa e dal colore squillante della gonna. Chiude la scena il baro il cui volto, in contrasto con quello luminoso della donna, è quasi nascosto da una luce scura, che lascia individuare il profilo duro del viso, le rughe sulla fronte crucciata, il nero degli occhi, la bocca serrata. Il suo sguardo è rivolto altrove verso l’esterno del quadro: con la mano sinistra estrae dalla cintura un asso di quadri. L’oscurità totale del fondo della tela fa risaltare la natura morta composta dal fiasco e dal bicchiere di vino, i dettagli dell’abito della cortigiana al centro, la casacca ricamata del ragazzo all’estrema destra. Ogni centimetro di quest’opera è indagato con grande scrupolosità, che si traduce in un ductus pittorico sottile e sensibile, breve e preciso: ogni variazione di luce e di riflessi, ogni qualità della materia, come nel caso della collana della signora e dei ricami del corsetto del giovane ignaro, è rappresentato con minuzia lenticolare. La tavolozza dei colori predilige i toni del rosso e del marrone, mai terrosi, ma luminosi e solidi accostati con prezioso contrasto al blu profondo o al nero. La Tour riprende il tema del baro proposto da Caravaggio e molto spesso trattato dopo di lui. In questo quadro si trovano riunite le tre massime tentazioni per la morale del Seicento: la donna, il gioco, il vino, offerti alla meditazione dello spettatore, rapito e indotto alla contemplazione dall’immobilità sospesa che governa la scena, dove si mescolano uno strano senso di gravità e ironia.
L’artista sembra affermare che dietro la superficie perfetta e smaltata del dipinto, la civile compostezza dei rapporti tra gli uomini, l’inganno, seppure abilmente celato sotto affabili spoglie, è sempre in agguato. La transitorietà delle passioni legate al desiderio di beni materiali è uno dei grandi temi che muove lo spirito seicentesco e che è esemplarmente riassunto in una celebre apostrofa dell’Ecclesiaste: “Vanità delle vanità tutto e vanità”. Una curiosità infine: La Tour dipinse un’altra versione di questa tela,conservata in Texas, dove la carta truccata è un asso di fiori anziché di quadri come qui .
212209
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19/10/2010 18:43:45
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