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IOXSONGXLEGGEND - venerdì 30 marzo 2018

Il caffè a Napoli è una bevanda di uso comune, tradizione popolare, che rappresenta un piccolo piacere quotidiano!

Seppur così diffuso ed apprezzato, in pochi ne conoscono l’origine.

La sua storia risale al Medioevo, ma è circondata da un’aura di leggenda e mistero. L’albero di Coffea, ossia la specie nativa, è originario della provincia etiope di Kaffa/Kefa da cui trae il nome. La leggenda più diffusa narra che fu un pastore a notare l’effetto di quest’arbusto sulle proprie capre, che se ne stavano cibando.

La coltivazione si diffuse nella vicina penisola arabica, dove incontrò il divieto islamico. Qui prese il nome di “K’hawah”, che significa “rinvigorente”.

Bisogna però attendere il XV secolo per avere la prima testimonianza dell’esistenza di una caffetteria e del relativo utilizzo. Nel XVI secolo, il caffè, visse il periodo di espansione più florido, estendendosi a tutto il resto del Medio Oriente.

L’impero ottomano aiutò la diffusione dello stesso in occidente, in un particolare nella penisola italiana e al resto del continente europeo.

La sua rarità lo rese molto costoso in Europa, fino al XVIII secolo. n seguito se ne sviluppò la coltura, che portò in periodi storici di forte depressione all’istituzione di un forte schiavismo, generato dalla rarità della bevanda e dall’apprezzamento della stessa.

Crescendo in alta quota, il Coffea è particolarmente sensibile alle variazioni di temperatura e alla densità forestale, i costi di produzioni sono oggi fortemente elevati a causa anche dell’impoverimento del suolo.

Nel XXI secolo è il prodotto maggiormente commercializzato a livello mondiale, preceduto solamente dal petrolio, per un ammontare di 400 miliardi di tazzine annue, pari a circa 12.000 al secondo.

Il caffè si diffonde a Napoli iniziò solo agli inizi dell’800.

Nascono in contemporanea le figure delle”caffettiere” ambulanti, figure ormai estintosi le quali svolgevano un servizio primordiale di caffetteria ambulante, offrendo l’opportunità di una colazione veloce per le strade della città, riportando spesso anche il nome del santo del giorno.

La tradizione della caffetteria napoletana sviluppa anche un metodo di preparazione proprio. Nel 1819 nasce, ad opera di un inventore francese Morize, la napoletana, comunemente conosciuta come “cuccumella”, diffusasi in tutta Italia – strumento utilizzato per la preparazione del caffè, sostituita agli inizi del XX secolo dalla moka, più veloce e facile utilizzo. Risulta comunque ancora attiva la produzione della cuccumella tradizionale, e spesso anche in design più moderni.

Il nome cuccumella è un diminutivo di cuccuma, “vaso di rame”, materiale di origine della caffettiera, sostituito poi in epoca più recente dall’alluminio. Formata da quattro elementi posti ad incastro tra di loro.

In primo luogo c’è il serbatoio dell’acqua, dotato di una maniglia dritta o ricurva e di un forellino posto in alto sul lato, che serve a contenere l’acqua da portare a bollore. C’è poi il contenitore del caffè, cilindrico aperto per un lato, e con l’altro lato forato per permettere il passaggio dell’acqua in ebollizione, qui si mette la polvere di caffè torrefatto, l’ultima parte esterna è filettata, al fine di avvitarvi il filtro, che trattiene la polvere del caffè ed evita che resti in sospensione nella bevanda finale. Il serbatoio del caffè si alloggia ad incastro dentro il serbatoio dell’acqua. È poi presente quello della bevanda, provvisto di beccuccio, da cui esce il caffè, permettendo di servirlo, esso è dotato di coperchio con manico per chiudere il serbatoio del caffè dopo aver tolto il serbatoio dell’acqua.

La particolarità della caffettiera napoletana sta nel serbatoio della bevanda, il cui beccuccio in fase di cottura risulta essere verso il basso e non verso l’alto come per la moka. Le dimensioni variano a seconda della quantità di caffè che si desidera ottenere; la capienza della caffettiera si misura in tazze o in persone.

Al fine di conservare l’aroma del caffè mentre questo scende nell’apposto serbatoio di utilizza il cosiddetto cuppetiello, un piccolo pezzo di carta piegato e posto a coprire il foro del beccuccio, da togliere al momento di versare il caffè.
Con una tradizione secolare, il caffè è ancora oggi uno dei più forti e veloci mezzi di consolidamento di legami.
serena1O

serena1O - domenica 1 aprile 2018

:cuore