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enzo346 16/05/2015 ore 00:46 Quota
tinafatina
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tinafatina 16/05/2015 ore 03:24

(nessuno) Canzone del Maggio...

tinafatina
Partecipante
tinafatina 16/05/2015 ore 03:31

(nessuno) Canzone del Maggio...

serena.10
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serena.10 16/05/2015 ore 06:49

(nessuno) Canzone del Maggio...

@enzo346 scrive:
Canzone del Maggio...



Quando è uscito "Storia di un impiegato" avrei voluto bruciarlo. Era la prima volta che mi dichiaravo politicamente e so di aver usato un linguaggio troppo oscuro, difficile. L'idea del disco era affascinante. Dare del Sessantotto una lettura poetica, e invece è venuto fuori un disco politico. E ho fatto l'unica cosa che non avrei mai voluto fare: spiegare alla gente come comportarsi. »
(Fabrizio De André in un'intervista dalla Domenica del Corriere del gennaio 1974
Come accade spesso nei dischi di De André, le canzoni sono collegate fra di loro da un filo narrativo: in questo caso la storia è quella di un giovane impiegato che, dopo aver ascoltato un canto del "maggio francese", entra in crisi e decide di ribellarsi, senza però rinunciare al suo individualismo. Le canzoni che seguono raccontano la sua presa di posizione solitaria, con un rapido (e onirico) succedersi dei fatti, poi l'esperienza fallimentare della violenza e infine, in carcere, la presa di coscienza del bisogno di una lotta comune. Altri temi trattati nel disco sono il Maggio francese e il terrorismo

Il disco venne comunque attaccato dalla stampa musicale militante e vicina al movimento studentesco, e così viene recensito, ad esempio, da Simone Dessì:

Storia di un impiegato è un disco tremendo: il tentativo, clamorosamente fallito, di dare un contenuto "politico" a un impianto musicale, culturale e linguistico assolutamente tradizionale, privo di qualunque sforzo di rinnovamento e di qualunque ripensamento autocritico: la canzone Il bombarolo è un esempio magistrale di insipienza culturale e politica »
(Simone Dessì
In anni più recenti è stato giudicato da Riccardo Bertoncelli come un disco «verboso, alla fine datato

Anche Enrico Deregibus ne dà un giudizio sostanzialmente negativo:

L'album è sempre stato considerato, anche dal suo autore, come uno dei più confusi. La vena anarchica di De André deve fondersi con quella marxista di Bentivoglio, e spesso i punti di sutura e di contraddizione sono fin troppo evidenti. Non a caso è l'ultimo episodio della collaborazione tra i due
(Enrico Deregibus
Un'altra recensione negativa è quella di Fiorella Gentile, apparsa su Ciao 2001:

La musica presta il nome a qualcosa che a tratti sembra la colonna sonora di un film sulla mafia (con il sintetizzatore al posto dello scacciapensieri), a volte quella di un thrilling alla Dario Argento (con il basso che riproduce il battito cardiaco), altre recupera i toni alla Cohen e alla Guccini: ma rimane un prodotto scucito, che non ha più il vecchio incanto
(Fiorella Gentile
Anche il pubblico accoglie l'album in maniera negativa

Proprio in occasione della pubblicazione del disco, Giorgio Gaber polemizza con De André, affermando che quest'ultimo usi "un linguaggio da liceale che si è fer­mato a Dante, che fa dei bei termini, ma non si riesce a capire se sia libe­rale o extraparlamentare" De André risponderà a Gaber in occasione di un'intervista alla Domenica del Corriere del gennaio 1974 ("Mi spiace che lui, che si dichiara comunista, sia andato a raccontare queste cose al primo giornalista che ha incontrato. Poteva te­lefonarmi, farmi le sue osservazioni: ne avremmo discusso, ci saremmo con­frontati. Così, invece, ha svilito an­cora di più un mondo già tanto criti­cato"

Delle canzoni del disco, solo Verranno a chiederti del nostro amore rimane nel repertorio dell'autore dal vivo negli anni a seguire. Gli altri brani vennero eseguiti in concerto solo per qualche anno, ne è un esempio la Canzone del maggio inserita nella scaletta del primo tour del 1975 o ancora La bomba in testa, Al ballo mascherato, Canzone del padre, Il bombarolo e Nella mia ora di libertà che vennero riproposti solo in alcune date del tour del 1976

Il valore musicale del disco verrà riconosciuto compiutamente, da gran parte della critica, solo negli anni '90. Talvolta verrà perfino indicato come il miglior album di De André.

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