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IOXSONGXLEGGEND 14/03/2015 ore 10:15 Quota

(nessuno) Puntura di medusa, 10 utili consigli

Impropriamente si parla spesso della puntura di medusa, in realtà le meduse non pungono né tantomeno mordono ma provocano un'irritazione della pelle mediante i tentacoli urticanti. Negli ultimi anni, nel mediterraneo, si è assistito ad un incremento delle meduse dovuto a diversi fattori come l'innalzamento della temperatura delle acque e l'aumento della salinità dei mari costieri a causa di un minor apporto d'acque dolci da parte dei fiumi.
Cosa bisogna fare se si viene a contatto con una medusa ? Prima di tutto bisogna evidenziare che le meduse presenti nei nostri mari, a differenza di alcune specie tropicali del Pacifico come la Physalia Phisalis che ha un veleno molto tossico, non uccidono. In caso di un incontro con meduse i "rimedi della nonna" sono del tutto sbagliati, quindi niente ammoniaca o succo di limone. Il consiglio è quello di applicare delle pomate cortisoniche e non antistaminiche, che con il sole possono provocare problemi di fotosensibilizzazione.
Dieci utili consigli in caso di contatto con le meduse
Non strofinate bocca e occhi

Evitate di lavare la parte colpita dai tentacoli della medusa con acqua dolce, questo potrebbe favorire la produzione di neurotossine in grado di causare danni a livello del sistema nervoso centrale

Non utilizzate acqua fredda o ghiaccio

Non grattate la zona dove è presente l'irritazione in quanto questa azione stimolerebbe l'attività muscolare mettendo in circolo più velocemente la sostanza tossica

Lavate la parte colpita con acqua di mare e disinfettarla con bicarbonato

Evitare l'utilizzo, secondo quanto consigliato dalle credenze popolari, di impacchi con aceto o ammoniaca, perchè sulla loro efficacia la medicina moderna ha avanzato numerosi dubbi

L'uso di alcool è sconsigliato in quanto potrebbe stimolare l'apertura dei nematocisti, le cellule urticanti delle meduse

Prima di adoperare pomate e creme è sempre bene chiedere il consiglio di un medico o uno specialista

Non rimuovete i frammenti dei tentacoli della medusa con pinzette, meglio utilizzare le mani evitando così la lacerazione dei tessuti con conseguente fuoriuscita delle tossine dannose

In casi estremi, se presi dal panico, utilizzate pomate cortisoniche o antistaminiche (se scegliete le seconde è però sconsigliata l'esposizione al sole), sempre comunque sotto il controllo di un medico o un esperto
Il rimedio migliore in caso di contatto con i tentacoli delle meduse è l'applicazione di Gel Astringente al cloruro d'alluminio. Questo ha un'immediata azione antiprurito e blocca la diffusione delle tossine. Cortisonici ed antistaminici non andrebbero bene come primo soccorso in quanto la loro azione si manifesta dopo circa mezz'ora dall'applicazione quando la fase acuta è già passata. Purtroppo non è ancora comune in Italia l'abitudine di portare con sé un Gel Astringente al cloruro d'alluminio, che è peraltro utile anche per le punture di zanzara.
Alcune informazioni sulle meduse
Le onde del mare, la salinità dell'acqua e le correnti calde e temperate facilitano l'avvicinamento passivo a riva delle meduse, animali celenterati di colore biancastro con il corpo a forma di sacco e tentacoli di lunghezza variabile. I tentacoli hanno potenzialità orticanti, nel caso in cui le meduse vengono a contatto con la cute delicata dei più piccoli, si potrebbero determinare lesioni dolorose e di una certa entità.
Se le lesioni sono contenute e il bambino è grandicello, può essere utile l'applicazione di una pomata a base cortisonica; in caso di lesioni estese o manifestazioni allergiche è consigliabile l'intervento di un medico.
Coniglietta3menda
Partecipante
Coniglietta3menda 14/03/2015 ore 12:17

(nessuno) Puntura di medusa, 10 utili consigli

serena.10
Partecipante
serena.10 14/03/2015 ore 14:19

(nessuno) Puntura di medusa, 10 utili consigli

@IOXSONGXLEGGEND :


IO MESSO SEMPRE QUESTO
C.onigliettasolare
Partecipante
C.onigliettasolare 14/03/2015 ore 14:31

(nessuno) Puntura di medusa, 10 utili consigli

serena.10
Partecipante
serena.10 14/03/2015 ore 18:02

(nessuno) Puntura di medusa, 10 utili consigli



Le meduse sono animali planctonici, in prevalenza marini, appartenenti al phylum degli Cnidari, che assieme agli Ctenofori formavano una volta quelli che erano i Celenterati.

Generalmente rappresentano uno stadio del ciclo vitale che si conclude dopo la riproduzione sessuata, con la formazione di un polipo. Alcuni studi hanno verificato che la medusa Turritopsis nutricula è potenzialmente immortale, anzi col passare del tempo è in grado di ringiovanire sempre di più fino a ricominciare un nuovo ciclo di vita. Questo processo di ringiovanimento sembra essere causato da forti fattori ambientali che partecipano ai mutamenti cellulari dell'organismo


Sistematica


Le meduse di dimensioni maggiori si ritrovano negli Cnidari Scyphozoa, le cosiddette scifomeduse, tra le quali primeggia la Cyanea capillata, diffusa nei climi temperati ed artici, che può arrivare ai 2,5 m di diametro. Lo stadio polipoide è molto spesso ridotto, e nella Stygiomedusa gigantea e Pelagia noctiluca, specie oloplanctoniche, risulta invece assente.

Nei Cubozoi, la struttura a forma di "ombrello" è di forma cubica con simmetria tetraradiale. Le cubomeduse, meduse diffuse nei mari tropicali, sono di piccole dimensioni, con al massimo i 15 cm (3 metri in estensione) delle Chironex fleckeri; tuttavia sono molto pericolose e talvolta mortali anche per l'uomo, che le ha così soprannominate "vespe di mare".

Lo stadio delle meduse si trova invece assente negli Cnidari della classe Anthozoa e in alcune specie di Idrozoi (ad esempio, l'Hydra), dove in molti altri casi prevale la forma polipoide coloniale, e l'idromedusa è di dimensione e vita ridotta




Anatomia e fisiologia


La forma generica di una medusa è quella di un polipo rovesciato. Può essere immaginata come un sacco leggermente appiattito, dove si riconoscono una zona superiore convessa, l'esombrella, ed una regione inferiore concava, detta subombrella, al cui centro è posta la bocca che si collega alla cavità gastrovascolare mediante una struttura tubulare chiamata manubrium (manubrio). Dal margine subombrellare si propagano dei tentacoli urticanti a scopo di difesa e di predazione.

Le meduse hanno il corpo composto principalmente da acqua






Capacità urticanti




I loro tentacoli ospitano delle particolari cellule, gli cnidociti, che funzionano una volta sola, per cui devono essere rigenerate. Hanno funzioni difensive ma soprattutto offensive (per paralizzare la preda). Esse si attivano quando vengono toccate, grazie a un meccanorecettore detto cnidociglio, ed estroflettono dei filamenti urticanti detti cnidae.




Le cnidae possono essere di diverso tipo: nematocisti o spirocisti, e sono collegate ad appositi organuli, cnidoblasti che contengono un liquido urticante. Le cnidae, in genere, inoculano una sostanza che uccide la preda per shock anafilattico. Il liquido urticante ha azione neurotossica o emolliente, la cui natura può variare a seconda della specie, ma di solito è costituita da una miscela di tre proteine a effetto sinergico. Dai suoi studi, il Premio Nobel Charles Robert Richet individuò le tre proteine e le classificò come: ipnotossina, talassina e congestina. L'ipnotossina ha effetto anestetico, quindi paralizzante; la talassina ha un comportamento allergenico che causa una risposta infiammatoria; la congestina paralizza l'apparato circolatorio e respiratorio













Anche se non tutte le meduse sono urticanti, alcune cubomeduse come la Chironex fleckeri, sono particolarmente pericolose per l'uomo, in taluni casi possono causare anche la morte per shock anafilattico.

Secondo Fenner Williamson i casi mortali segnalati sono soprattutto localizzati nelle aree del Sud-Est asiatico e Oceania e nel Golfo del Messico; mentre le specie normalmente presenti nel Mediterraneo non sono mai così pericolose.





Per una panoramica delle specifiche azioni di ogni sostanza contenuta nelle singole specie di medusa si rimanda alla lettura dell'utile lavoro di G. L. Mariottini e L. Pane dell'Università di Genova.

Le sostanze urticanti liberate dalle nematocisti delle meduse provocano: una reazione infiammatoria acuta caratterizzata da eritema, gonfiore, vescicole e bolle, accompagnata da bruciore e sensazione di dolore. Questa reazione è dovuta all'effetto tossico diretto del liquido contenuto in tentacoli di medusa (nematocisti). A volte, le meduse possono provocare lesioni cutanee ritardate nel tempo. La reazione cutanea alla medusa ritardata nel tempo rappresenta una entità clinica seria nella quale si sviluppano lesioni di tipo eczematose a distanza di giorni o di mesi dopo il contatto con gli invertebrati, in questo caso si può anche ricorrere, nei casi più gravi, a terapie sperimentali con immunosoppressori








Talvolta le lesioni cutanee hanno carattere di dermatiti ricorrenti.

Comunemente vengono utilizzate soluzioni diluite a base di: bicarbonato di sodio, ammoniaca o acido acetico per lenire l'effetto urticante provocato dalle nematocisti delle meduse. Un recente studio statunitense, però, ha verificato che le stesse sostanze non hanno proprietà lenitive sul dolore; al contrario, l'anestetico per uso topico lidocaina, bloccando i canali ionici del calcio e del sodio delle nematocisti, mostra un'azione inibente il rilascio delle tossine, oltre che un'azione anestetica lenitiva sulla pelle colpita.

Nella terapia di pronto soccorso viene anche usato l'aceto prima di applicare un bendaggio compressivo; oppure nel casi di tentacoli di Tamoya gargantua, una specie tropicale, il ghiaccio, il solfato di alluminio e l'acqua calda.

Il farmaco di elezione, però, nel trattamento degli stati più gravi di reazione infiammatoria al veleno di medusa è lo steroide, che è in grado di controllare le complicanze infiammatorie più grav







Alcune classi di meduse, fra le quali le scifomeduse e i cubozoi, dispongono di ropali, un organo sensoriale dotato di occhi e da una statociste.

La statociste è una vescicola, contenente un corpo minerale detto statolite (o statolito), che dà alla medusa il senso dell'orientamento spaziale .





I ropali sono nettamente più evoluti nelle meduse Cubozoa, dove includono fino a sei occhi, una neuropupilla sensibile alla luce e una statociste. La struttura degli occhi può anche essere complessa, con lenti simili al cristallino. Fra tutti i cnidari, i cubozoi sono gli unici capaci di nuotare attivamente per cacciare ed evitare ostacoli proprio grazie al elaborato sistema visivo dei loro ropali.




Nei ropali anatomicamente più semplici, gli occhi sono sostituiti da una macchia oculare che permette all'animale di regolare la sua profondità secondo l'intensità della luce







Riproduzione





La riproduzione delle meduse è di tipo sessuale, cioè avviene per tramite di gameti che generalmente vengono emessi nell'ambiente esterno, dove avviene la fecondazione.

Negli Scifozoi si possono distinguere varie fasi: la fase sessuale




la femmina depone le uova nel mare;
il maschio libera gli spermatozoi che le fecondano;
dallo zigote nasce la planula, una larva che scende e si fissa sul fondale dove poi successivamente assume la forma di un polipo e prende il nome di scifostoma (simile ad una attinia);
la fase asessuale





lo scifostoma si divide in seguito in efire, giovani meduse che diventeranno adulte.
Predatori naturali delle meduse sono soprattutto i cetacei, i pesci palla e le tartarughe marine, che ormai scarseggiano nel Mediterraneo. Alcuni pesci, come i "sugarelli" nei nostri mari, sono immuni al veleno e usano le meduse come nascondiglio dai possibili pericoli, utilizzandone addirittura la cavità digerente per depositare le proprie uova, da cui nasceranno i piccoli.
















Occhi di medusa
Riescono a evitare ogni ostacolo anche all’ultimo momento e a cambiare direzione in men che non si dica. Quasi come se avessero cento occhi! In realtà però non è la quantità di occhi a rendere...






Riescono a evitare ogni ostacolo anche all’ultimo momento e a cambiare direzione in men che non si dica. Quasi come se avessero cento occhi!
In realtà però non è la quantità di occhi a rendere molto abili questi animali, ma la capacità di usarli in modo appropriato. Le specie che vivono per esempio nel Mar dei Carabi hanno sviluppato una vista verso l’alto (sulla superficie spesso si incontrano rami di alberi). Mentre le meduse che vivono nei fondali hanno occhi “bassi” capaci di evitare gli ostacoli captando la più piccola variazione di intensità della luce. Una capacità di elaborazione quest’ultima che, secondo gli esperti, è molto particolare per un animale che non ha un cervello e possiede un sistema nervoso elementare.




Le meduse guardano il mondo sopra l’acqua con degli occhi speciali







La medusa può sembrare una creatura piuttosto semplice, ma in realtà la sua vista è tutt’altro che semplice. Infatti le meduse non hanno meno di 24 occhi di quattro tipi diversi. Ora, i ricercatori segnalati on line il 28 aprile su Current Biology, rivelano che quattro di quegli occhi sono sempre fuori dall’acqua, a prescindere dal modo in cui il resto dell’animale è orientato. In più, sembra che quegli occhi permettano di nuotare aggirando le paludi di mangrovie in cui le meduse vivono.




“E ‘una sorpresa che una medusa, un animale al quale mancano sia il cervello che i comportamenti avanzati, sia in grado di eseguire visivamente la navigazione guidata, che non è un compito comportamentale banale “, ha dichiarato Anders Garm dell’Università di Copenhagen. “Questo dimostra che le capacità comportamentali degli animali semplici, come le meduse, possono essere sottovalutate.”



In effetti, gli scienziati hanno creduto, per più di un secolo, che la medusa avesse una matrice unica per gli occhi. Si sapeva che poteva contare sulla vista per rispondere alla luce, evitare gli ostacoli, e controllare il nuoto. Ma la medusa generalmente vive in acque poco profonde, con abbondanza di ostacoli. La specie che il team di Garm ha studiato, la Cystophora Tripedalia, vive tra le radici nelle paludi di mangrovie dei Caraibi, dove soggiorna vicino alla superficie per catturare e mangiare i copepodi che si raccolgono nei pozzi di luce formata dalle aperture nella tettoia di mangrovie. Ciò significa che le meduse devono rimanere all’interno di un’area piuttosto ristretta, meno di due metri di larghezza. Ed ora sembra che abbiano degli occhi che le aiutano a fare questo.



I ricercatori hanno esaminato la funzione di uno dei due tipi di “occhi superiori”, già noti per la loro funzione di costruire le immagini, per capire quello che gli occhi possono vedere e quanto bene. Hanno scoperto che quei quattro occhi coprono proprio il campo visivo necessario per vedere attraverso la superficie dell’acqua il mondo fuori dall’acqua. I ricercatori hanno calcolato che le meduse dovrebbero essere in grado di rilevare le tettoie di mangrovia da una distanza di almeno otto metri. Esperimenti comportamentali sulle meduse hanno condotto a tali conclusioni, rilevando che la medusa può usare gli occhi per navigare sulla base della vista della tettoia di mangovia. Quando la tettoia è stata oscurata non potevano più orientarsi.





“Abbiamo dimostrato che la medusa può utilizzare la vista per navigare nel suo habitat, e ora vogliamo capire come il suo semplice sistema nervoso supporta tali comportamenti avanzati”, ha detto Garm. Studieranno anche se altre specie di medusa fanno la stessa cosa nei luoghi in cui vivono.






Nel complesso, questa nuova scoperta degli occhi punta alla ricerca sulle strategie più generali per la gestione di complesse attività sensoriali senza un grande cervello. “Invece di avere un unico paio di occhi come la maggior parte degli altri animali, le meduse hanno diversi tipi di occhi utilizzati a fini speciali”, ha detto Garm. “Questo significa che ogni tipo di occhio singolo è dedicato a sostenere solo un numero limitato di comportamenti. Gli occhi possono quindi essere costruiti proprio per raccogliere le informazioni necessarie, riducendo al minimo la necessità di un ulteriore trasformazione in un grande cervello. L’orientamento automatico degli occhi superiori per guardare costantemente attraverso la superficie dell’acqua ne è un chiaro esempio



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