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serena1O 25/07/2021 ore 18:41 Quota

(nessuno) L'eremo di Santa Caterina del Sasso




L'eremo di Santa Caterina del Sasso (per esteso eremo di Santa Caterina del Sasso Ballaro) è un monastero sorto a strapiombo sulla sponda orientale del lago Maggiore, nel comune di Leggiuno (VA).



La costruzione del complesso di Santa Caterina vedrebbe le sue origini secondo la tradizione nel 1170, quando un tal Alberto Besozzi di Arolo, mercante e usuraio del tempo, scampando a un naufragio durante una traversata del lago, avrebbe fatto voto a Santa Caterina d'Alessandria di ritirarsi per il resto della sua vita in preghiera e solitudine in una grotta in quel tratto di costa. Lì avrebbe costruito una cappella alla Santa, ancor oggi individuabile sul fondo della chiesa. In seguito fatto beato, i suoi resti riposano all'interno della chiesa.

Il complesso monastico sorse tra il XIII e il XIV secolo, con la costruzione, da parte di alcuni nobili di Ispra, delle due chiese dedicate a Santa Maria Nova e San Nicolao. Se la prima venne edificata a partire dal 1270 come ex-voto per aver ottenuto la liberazione da un branco di lupi che razziava di continuo il bestiame, della seconda si sa solo che era già in costruzione il 5 settembre 1301, giorno di una donazione di terreni a favore dei frati de Saxobalaro. Di sette anni più tardi è invece la prima menzione di una terza chiesa, dedicata a Santa Caterina

Il complesso venne inizialmente retto per un breve periodo dai Domenicani, ai quali si devono gli affreschi di San Nicolao (1300-1320). Nel 1339 si registra la consacrazione degli altari delle chiese di Santa Maria e di San Nicolao; al XIV secolo risalirebbe la realizzazione non solo delle tre chiese (aggregate un unico edificio solo nel XVI secolo) ma anche della sala capitolare del convento meridionale e di un edificio centrale anch'esso di pertinenza dei frati (il cosiddetto "conventino"). Nel 1379 il complesso passò ai fratres di Sant'Ambrogio ad Nemus, i quali vi si stabilirono fino al 1643, anno in cui Urbano VIII ne soppresse l'ordine. Due anni più tardi, lo stesso papa decise di unire l'eremo alla commenda pavese di Santa Maria in Pertica. Il 12 novembre 1648, il commendatario Benedetto Odescalchi lo trasferì ai Carmelitani di Mantova, i quali si insediarono nel complesso a partire dal 1670 e vi rimasero fino alla soppressione del loro ordine, avvenuta nel 1770 per mano dell'imperatrice Maria Teresa d'Austria.

A seguito della soppressione, la chiesa e l'eremo vennero assegnati alla chiesa di Santo Stefano in Leggiuno, al prevosto della quale andò anche una porzione degli immobili. La restante parte venne invece suddivisa tra i canonici coadiutori di San Primo in Leggiuno e i parroci di Arolo, Cerro e Laveno. Per il complesso iniziò così un periodo di decadenza, aggravato da una frana che, attorno alla metà del XIX secolo si portò via parte del sentiero che, fin dal 1574, da Reno portava direttamente alla chiesa. A seguito dello smottamento, venne costruita la lunga scalinata che, ancora oggi, permette di raggiungere il complesso dalla parte opposta rispetto alla chiesa.

La frana ottocentesca non era tuttavia la prima ad aver influenzato la storia dell'eremo. Agli inizi del Seicento, cinque grossi massi erano infatti franati sulla chiesa, sfondando la volta della cappella che aveva inizialmente ospitato il sepolcro di Alberto Besozzi e che, in seguito allo smottamento, era stata appunto ribattezzata come "cappella dei sassi". I massi rimasero incastrati nella copertura della cappella fino alla notte tra l'11 e il 12 maggio 1910, quando caddero a terra senza ulteriori danni, e vennero portati via dalla chiesa solo durante una campagna di restauri avvenuta nel 1983.

Considerato monumento nazionale dal 1914, il 4 giugno 1970 il complesso passò di proprietà dal Beneficio parrocchiale di Leggiuno all'Amministrazione provinciale di Varese . Da quella data iniziarono consistenti restauri ed opere di consolidamento e stabilizzazione delle rocce, sia alla base sia sopra degli edifici, permettendo di salvare il santuario e di riaprirlo il 10 settembre 1986, giorno in cui il cardinal Martini consacrò il nuovo altare in pietra di Baveno.

Dal 1986 al 1996 ospitò una comunità di Domenicani, mentre attualmente è retto da alcuni Oblati benedettini.
IOXSONGXLEGGEND
Proprietario
IOXSONGXLEGGEND 14/08/2021 ore 23:50 Quota

(nessuno) L'eremo di Santa Caterina del Sasso

Nel XII secolo un ricco mercante e usuraio del tempo, Alberto Besozzi, si trovò coinvolto in una tempesta durante la traversata del lago.
Probabilmente si trovò in una situazione di vera disperazione e fece voto a Santa Caterina d’Alessandria, martire cattolica, di ritirarsi in preghiera per tutto il resto della vita a vivere nella grotta sul monte dall’altra sponda, in cambio di… aver salva la vita, ovviamente!
Fortunatamente si salvò e tenne fede al suo voto.

Col tempo costruì una cappella in onore della santa e negli anni successivi venne fatto beato.
Le reliquie del suo corpo, naturalmente mummificato, si possono ancora oggi osservare in una bara di vetro dentro questa cappella.

Tutto il complesso è gestito dalla Provincia di Varese che l’ha ristrutturato riportandolo al suo splendore e permettendo a noi di visitarlo gratuitamente.
Il monastero è retto da monaci benedettini.

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