Forum - Napoli, la città 'd'o sole e d'o mare'

Amministratore
serena1O 25/07/2021 ore 11:50 Quota

(nessuno) Carlo di Borbone

Carlo di Borbone: i contributi del re che resero prestigiosa la Cappella Reale







Carlo di Borbone contribuì notevolmente allo sviluppo della Cappella Reale di Napoli, che aveva anche il compito di propagandare il potere politico e religioso. Il sovrano, per di più, contribuì non solo a rimodulare la funzione territoriale della Cappella, ma anche a rendere la struttura di questa più malleabile, modificandone il gusto e il linguaggio, puntando a un’armonia “spirituale e mondana”
Cappella Reale di Napoli: espressione del potere politico e religioso
La Cappella Reale di Napoli annoverava, ai tempi di Carlo di Borbone, un esclusivo organico composto da cantanti e strumentisti di grande fama. Emerge inoltre come questo organismo fosse necessario a propagandare il potere politico e religioso.

Infatti, il calendario cortigiano partenopeo era ricco di date tese a soddisfare le festività dell’anno liturgico e le pratiche devozionali cittadine. All’interno della reggia si consumavano private funzioni destinate a una ristretta schiera di invitati eccellenti, spettatori di “gesti” che testimoniavano il legame tra il potere terreno e quello “celeste”. La sottomissione al Signore veniva dunque vista come fondamentale e propria del suddito “privilegiato” del regno supremo.

Carlo di Borbone: la funzione territoriale della Cappella musicale
Carlo di Borbone preservò il ruolo della Cappella musicale rimodulandone anche la funzione sul territorio: nel regno autonomo il calendario festivo rispettato dal Palazzo, con l’invio dei musici, si sarebbe ridotto a pochi interventi annuali che si consumarono tra santa Chiara per il Corpus Domini e la festività della Santa, alla chiesa della Solitaria per celebrare il giorno dedicato ai Sette Dolori della Vergine, a San Giacomo degli Spagnoli per la ricorrenza del Santo e al Gesù Nuovo in occasione del Capodanno

Anche una chiesa dalla tradizione consolidata come quella del Carmine Maggiore fu inizialmente penalizzata dall’arrivo di Carlo di Borbone. Nel 1734, alla richiesta di inviare al Carmine Maggiore la Cappella, il Re rispose in data 11 luglio che «si farà a suo tempo quando Sua Maestà riterrà opportuno andare a quella chiesa», ma dopo pochi giorni, il 14 luglio, si apprese che «si è stabilito da parte del Sovrano che il giorno della Festività di Nostra Signora del Carmelo si tenga Cappella Reale in sua Chiesa Maggiore»

Sono tanti i motivi che contribuirono a rendere duttile e malleabile la struttura dell’organico: il mutare del gusto, l’evoluzione della scrittura musicale, esigenze dei nuovi linguaggi, motivi economici. Tra il secondo Seicento e la prima metà del Settecento ci fu un grande impegno per assicurare un diletto armonico, “spirituale” e “mondano” di ineccepibile valore; la direzione dell’organismo venne affidata solo a «hombres insignes»: così erano definiti i musicisti in un documento custodito presso l’Archivio di Stato di Napoli.

Il prestigio e l’abilità sono due dei requisiti fondamentali per essere annoverati tra le celebri guide, tra cui troviamo: Andrea Falconieri (1647-1656), Filippo Coppola (1658-1680), Pietro Andrea Ziani (1680-1684), Alessandro Scarlatti (1684-1688), Tommaso Pagano (1688-1689), Alessandro Scarlatti (1689-1704), Gaetano Veneziano (1704-1707), Francesco Mancini (1707-1708), Alessandro Scarlatti (1708-1725), Francesco Mancini (1725-1737), Domenico Sarro (1737-1744), Leonardo Leo (1744), Giuseppe de Majo (1745-1771) e le reggenze e supplenze di Juan de Castelvi – suonatore di bajon (fagotto) – (1656-1658), Filippo Coppola (1658), Pietro Andrea Ziani.

Carlo di Borbone affascinato dal Teatro di San Carlo

Inoltre, la Cappella Reale si esibiva anche presso il Teatro di San Carlo, la cui magnificenza della sala affascinò notevolmente Carlo di Borbone.

Bisogna inoltre ricordare che il Teatro di San Carlo fu proprio fondato per volontà di Carlo di Borbone, costruito da Giovanni Antonio Medrano e Angelo Carasale e inaugurato il 4 novembre 1737, in occasione del giorno dell’onomastico del Re, dal quale prese il nome il teatro. L’opera che per prima in assoluto andò in scena fu l’Achille in Sciro del maestro della Cappella Reale Domenico Sarro.

Inoltre, Carlo di Borbone rimase così affascinato dalla magnificenza della sala che il giovane sovrano con entusiasmo comunicò ai suoi genitori la meraviglia musicale avvenuta nel suo teatro in occasione della prova dell’Achille in Sciro .
IOXSONGXLEGGEND
Proprietario
IOXSONGXLEGGEND 14/08/2021 ore 23:45 Quota

(nessuno) Carlo di Borbone

@serena1O scrive:
Bisogna inoltre ricordare che il Teatro di San Carlo fu proprio fondato per volontà di Carlo di Borbone

Il Teatro San Carlo di Napoli costituisce una delle opere più grandiose fatte costruire dal re Carlo III di Borbone durante il suo regno, in linea con il suo intento di conferire alla città di Napoli un riassetto moderno. La sua realizzazione consentì al re di ottenere un enorme consenso tra la popolazione e i nobili del tempo, più di qualsiasi propaganda di altro tipo.



Il tempio della lirica, tra i più celebri ed importanti al mondo, fu costruito nel 1737 in soli otto mesi su progetto dell’architetto Giovanni Antonio Medrano e sotto la direzione dell’imprenditore Angelo Carasale.



Venne inaugurato il 4 novembre dello stesso anno, in occasione dell’onomastico del re Carlo. La prima opera che venne rappresentata fu un’opera del Metastasio, Achille in Sciro, con musica di Domenico Sarro. La maestosità, la grandiosità delle decorazioni in oro, la sontuosità degli addobbi, l’interesse musicale degli spettacoli, suscitarono immediatamente l’ammirazione dei napoletani e degli stranieri. In breve tempo la città potè vantare un’attrattiva di ineguagliabile valore e Napoli divenne la capitale della musica europea.



Nel 1816 la sala principale venne totalmente distrutta da un incendio . Questo increscioso avvenimento gettò il lutto in tutta la città e la notizia venne riportata dai giornali di tutta Europa con intensa commozione. Ma il re Ferdinando I di Borbone ne ordinò immediatamente la riedificazione.



Anche in questo caso l’opera di ricostruzione fu rapidissima. Affidato al fiorentino Antonio Niccolini , il ripristino avvenne in sei mesi e nel luglio dello stesso anno la città riebbe il suo teatro, identico al precedente e con alcune migliorie. Venne rispettata la pianta a ferro di cavallo del Medrano. La platea e i 184 palchi ripartiti su sei livelli, arricchiti da balaustre con ricercati motivi decorativi, oltre al palco reale, conferivano al teatro la capacità di accogliere più di 1300 persone. I miglioramenti riguardarono la già eccellente acustica, grazie anche al sollevamento del soffitto e l’ampliamento del palcoscenico. Ancora oggi l’acustica del teatro San Carlo è considerata tra le migliori al mondo.



“La prima impressione è quella di essere capitati nel palazzo di un imperatore orientale “: un altro appassionato commento di Stendhal che presenziò alla sera della seconda inaugurazione: il 12 gennaio del 1817.



L’affresco sul soffitto

Sollevando lo sguardo al soffitto si può ammirare l’affresco di soggetto mitologico che raffigura Apollo che presenta alla dea Minerva i più grandi poeti greci, latini ed italiani. Sull’arcoscenio campeggia lo stemma del Regno delle Due Sicilie con al centro lo scudetto della Casa Borbone ( 3 gigli d’argento su fondo azzurro) e tutto intorno i 21 simboli araldici delle Case imparentate con quella regnante.



Nel corso degli anni si sono esibiti i maggiori artisti di tutti i tempi e furono rappresentate le opere dei più importanti musicisti e compositori italiani ed europei: Vincenzo Bellini, Giuseppe Verdi, Rossini, Donizetti e tanti altri. Innumerevoli personaggi illustri, tra musicisti, sovrani, politici e capi di Stato assistettero alle rappresentazioni del San Carlo tra cui Casanova, Mozart, il marchese de Sade, Stendhal, Hitler.



Le Curiosità che non tutti sanno

Il teatro San Carlo come set cinematografico: Nel 1961 il teatro divenne un vero e proprio set cinematografico per ospitare le riprese del film di Vittorio De Sica , Il giudizio universale. Nella sala principale, dopo aver smontato tutte le poltrone della platea, venne ambientato l’elegante gran ballo finale. Presero parte al film, la cui sceneggiatura fu di Zavattini, attori del calibro di Sordi, Fernandel, Gassmann, Manfredi, Rascel nonché attrici quali Silvana Mangano e Marisa Merlini.
Attività teatrale ininterrotta: Il teatro non ha mai interrotto la sua attività se non per due soli anni, 1874-1875, per mancanza di sovvenzioni. Anche durante la seconda guerra mondiale una serie di concerti per le Forze Armate sostituirono le normali rappresentazioni.
La prima Scuola di Ballo italiana: Nel 1812, sia a Milano che a Napoli, furono fondate contemporaneamente le prime Scuole di ballo italiane.
Gli specchi: non solo oggetti di arredamento: Ogni palco presenta al suo interno uno specchio nella parete laterale rivolto verso il palco reale. Ciascuno spettatore , prima di applaudire o di richiedere un bis, doveva attendere che lo facesse il re. Sarebbe stata una scortesia esprimere la propria approvazione o il proprio dissenso prima che lo avesse fatto il sovrano.
Il passaggio segreto: Il teatro San Carlo era collegato al palazzo Reale da una porta, posta proprio alle spalle del palco reale. Il passaggio interno fu ideato per consentire ai reali di potersi recare a teatro direttamente dalla propria residenza, senza dover necessariamente uscire dal palazzo passando per la strada, in mezzo alla folla.
Il palco reale: Costruito, secondo i modelli del teatro all’italiana, frontalmente rispetto al palcoscenico, era destinato ad ospitare il sovrano insieme ai componenti della sua famiglia e può ospitare fino a dieci persone. La sua mole maestosa occupa, in quella sezione del teatro, l’altezza di due ordini di palco e presenta ricchissime ed imponenti decorazioni che sembrano realizzate in bronzo. Si tratta invece di mirabili decorazioni in cartapesta ad opera dell’artista Angelo Viva, rinomato a quel tempo, nella lavorazione di questo materiale che consentiva la realizzazione di opere grandiose ma al contempo ben più leggere del bronzo e quindi in grado di essere sostenute dal palco reale.
L’orologio e le sue particolarità: Il bellissimo orologio posizionato sotto l’arco del proscenio presenta un particolare curioso, il suo meccanismo è invertito rispetto al solito, è il quadrante che ruota mentre le lancette, rappresentate dalle figure allegoriche del Tempo e delle Ore, sono fisse. Osservando il braccio destro della figura alata, il Tempo, ci si rende conto che rimane fermo nonostante lo scorrere incessante del tempo. Secondo la leggenda la sirena, rappresentata in basso a sinistra dell’orologio, suggerisce al Tempo, la figura alata, di scorrere lentamente così da godere delle arti ( Poesia, Danza e Musica) il più a lungo possibile. La corona dell’orologio, invece, è più simile ad uno zodiaco con le cifre orarie che ruotano intorno al dito del Tempo.

Vuoi partecipare anche tu a questa discussione?

Rispondi per lasciare il tuo messaggio in questa discussione