Forum - Napoli, la città 'd'o sole e d'o mare'

Amministratore
serena1O 28/04/2021 ore 22:28 Quota

(nessuno) Ferdinando d’Aragona, la storia del sovrano che tinse di sangue il Castello di Ischia



Ferdinando d’Aragona fu re di Napoli dall’alba del 1495 al tramonto dell’anno successivo. Figlio di Alfonso II e Ippolita Marzia Sforza, il sovrano era il nipote di Ferdinando I, passato alla storia per la sua straordinaria saggezza. Ferdinando venne alla luce nel 1467, nel Castel Capuano, residenza che Ferrante aveva ceduto in dono matrimoniale ai genitori del piccolo. Ferdinando d’Aragona fu salutato dai sudditi del regno napoletano con grande giubilo, essendo l’erede legittimo al trono. Delle sue vicende, ne raccontano i libri di storia e gli autori più prestigiosi. Benedetto Croce nel suo Storie e Leggende napoletane narra del suo spirito indomito e dell’efferatezza delle sue azioni. Ferdinando d’Aragona è ricordato negli annali per aver tinto di rosso sangue il Castello di Ischia. In quest’articolo, ripercorriamo gli oscuri passi del sovrano.



Cosa lega Ferdinando d’Aragona al Castello di Ischia?

“Giungevano di giorno in giorno più minacciose le notizie della grande spedizione, che il giovane re di Francia, Carlo VIII, apparecchiava contro gli aragonesi di Napoli.”. Esordisce così il Croce nei suoi scritti con protagonista re Ferrandino. Durante il regno lampo del sovrano, diverse furono le minacce che attentarono al quieto vivere della sudditanza e dell’aristocrazia aragonese. Ricordevole di antichi diritti angioini e animato da brame di avventure e di gloria, Carlo VIII finì per spodestare Ferrandino che, date le condizioni emergenziali in cui verteva, decise di riparare ad Ischia.



Era il 1495. Napoli fu messa a ferro e fuoco dall’esercito di Carlo VIII. Certo dei suoi appoggi ischitani, Ferrandino scelse l’imponente costruzione isolana a picco sul mare per proteggersi dal rischio di essere fatto prigioniero. Al tempo, il Castello di Ischia era proprietà di Justo De Candia. Costui era un nobile amico del giovane sovrano. Quella di Ferdinando d’Aragona e Candia, però, si rivelò una storia madida di oscure sfaccettature. Il nobile si rivelò ben presto un traditore. Ammaliato da Carlo e dalla sua imponente flotta, non solo decise di accoglierlo a braccia aperte nel suo maniero, ma ordinò anche alle artiglierie di sparare contro le navi di Ferrandino.



Cosa salvò Ferrandino dalla congiura

“Aitante e coltivato nelle arti e nella poesia”. Così Benedetto Croce descrive la figura di Ferdinando d’Aragona. Senz’altro un uomo colto, risoluto e perspicace. Fu proprio questo a salvare Ferrandino dall’infausto destino che lo attendeva una volta approdato sulle sponde ischitane. Il re di Napoli colse subito l’imminente pericolo e, per questo, propose a Justo di venire a soggiornare presso le sue stanze da solo con la consorte. Il cospiratore pensò di accettare, in modo da farlo prigioniero evitando spargimenti di sangue tra soldati. Quando Ferrandino incrociò lo sguardo e strinse la mano di Candia, però, non esitò a trafiggerlo con un pugnale che aveva sapientemente celato. L’esercito del nobile non si oppose, anzi, si prestò subito al servizio di Ferdinando che prese, dunque, possesso della magione.



La leggenda di Ferdinando d’Aragona e del Castello di Ischia

Intrisa di esoterismo, la storia di Napoli e della Campania presenta una moltitudine di sfumature interessanti. Il passato di Ischia è segnato da atti violenti, aspri saccheggi e racconti d’amore tormentato. Ciò che lega Ferdinando d’Aragona al Castello di Ischia, però, non è solo la testimonianza di quanto accaduto nel maniero, ma la leggenda che echeggia incessante tra le sue mura. Storia vorrebbe, infatti, che il fantasma di Candia continui a vagare nella magione e che, nelle notti di tempesta, l’ombra tormentata del traditore abbia modo di apparire sulle sommità dell’edificio.
IOXSONGXLEGGEND
Proprietario
IOXSONGXLEGGEND 30/04/2021 ore 23:22 Quota

(nessuno) Ferdinando d’Aragona, la storia del sovrano che tinse di sangue il Castello di Ischia

Ferrandino nacque a Napoli nel 1467, figlio primogenito di Alfonso II e di Ippolita Maria Sforza. Nel 1495, sotto l’avanzata dell’esercito del re di Francia Carlo VIII, che intendeva impossessarsi del Regno di Napoli, fu posto dal padre alla testa dell’armata napoletana di Romagna, ma fu costretto a ritirarsi. Salì al trono nel gennaio del 1495, allorché Alfonso II abdicò in suo favore, nell’estremo tentativo di ricompattare tutte le forze del regno contro l’invasore.
Il giovane re, ricordato per l'ardore e l'animo nobile, aveva 24 anni. Pur consapevole di dover affrontare una lotta senza speranza, cercò in ogni modo di arrestare l’avanzata di Carlo VIII. I tentativi di resistenza risultarono inutili. Molti territori erano caduti in mano dei Francesi, le città e le fortezze del regno capitolavano una dopo l'altra. Le truppe napoletane che erano attestate sul Liri e sul Garigliano furono costrette a ripiegare ed anche Capua si arrese senza opporre nessuna resistenza, e pochi giorni dopo cadeva anche Gaeta. I generali napoletani, invece di combattere, si alleavano all'ultimo momento con il nemico. Quest’attitudine sembra una costante della nostra storia, come dimostrato dalle precedenti invasioni, e dagli avvenimenti che si succederanno nel tempo . Non fu sempre così, e non tutti passarono a vario titolo all’invasore di turno, ma indubbiamente il ripetersi nei secoli di tali episodi dovrebbe costituire motivo di riflessione. Resta il fatto che sovente, nel Sud, la dignità è stata sottoposta ad altri fattori, quando si è trattato di decidere con chi stare.
Il 20 febbraio 1495 Napoli apriva le porte a Carlo VIII, accolto come eroe e “liberatore” dal popolo in festa. Il giorno successivo Ferrandino (uno dei rari casi di re che non hanno abbandonato la capitale al sopraggiungere del nemico), deluso ma non rassegnato, con 14 galee al comando di Bernardino Villamarino, raggiungeva il Castello d'Ischia, la roccaforte restaurata ed amata da Alfonso il Magnanimo. Lo accompagnavano la famiglia reale al completo, il capitano Innico d'Avalos ed il letterato Jacopo Sannazzaro. A difesa del Castel dell'Ovo in Napoli restava Alfonso d'Avalos.
Governatore del Castello d’Ischia era Giustino della Candida , che già si era segretamente accordato con i Francesi per consegnare la fortezza. Al sopraggiungere della flotta aragonese, Giustino alzò il ponte levatoio del Castello, impedendo al re l'accesso nella roccaforte. Ferrandino non si perse d'animo e chiese di parlamentare. Appena arrivato alla presenza del traditore, il re estrasse il pugnale dal fodero e colpì mortalmente il governatore. Ordinò, poi, che gli venisse tagliata la testa e che il resto del corpo fosse gettato a mare.
A Napoli intanto quasi tutti tradirono Ferrandino, compreso l’umanista e letterato Giovanni Pontano, che pur era stato tanto beneficato dagli Aragonesi. Fu proprio il Pontano a dirigere la cerimonia di consegna delle chiavi di Napoli a Carlo VIII, pronunciando una dotta allocuzione di benvenuto.

Vuoi partecipare anche tu a questa discussione?

Rispondi per lasciare il tuo messaggio in questa discussione