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serena1O 23/04/2021 ore 19:16 Quota

(nessuno) In ogni modo dal 1800 in poi, quasi ovunque, venivano usate le pagine di vecchi giornali






COSA C’ERA PRIMA?



Si penserà che l’invenzione della carta igienica risalga a tempi immemori e remoti, che sia storia antica e che tale strumento sia diffuso e conosciuto in tutto il mondo ormai da centinaia d’anni. La verità non può essere assai più distante da ciò.

Le prime tracce risalgono alla famiglia imperiale cinese del XIV secolo, nella Cina dell’imperatore Zhu Yuanzhang, ma ci volle mezzo millennio prima che anche gli occidentali iniziassero ad utilizzarla. La domanda che sorge quindi più spontanea è :”ma prima come ci si puliva lì?”, la risposta non è assolutamente scontata e tanto meno invitante.

L’uomo, ai tempi del neolitico, dopo aver usato il gabinetto (consistente in un foro praticato in una roccia), si sciacquava nel ruscello più vicino, metodo che non era praticabile durante il periodo invernale per via delle rigide temperature; in quei mesi probabilmente venivano utilizzati foglie, ramoscelli e sassi non appuntiti.

Gli egizi si pulivano con sabbia intrisa di oli profumati, mentre i popoli arabi e indiani si servivano della mano sinistra, mentre la destra solitamente si usava per mangiare e da tendere agli altri nei saluti (ancora oggi è un insulto toccare un arabo o porgergli un oggetto con la sinistra, considerata impura).

I vichinghi usavano scarti di lana di pecora.






Nel resto del mondo, prima della carta, si usavano materiali vari e talvolta curiosi: nei bagni pubblici dell’antica Roma veniva fornita una spugna imbevuta di acqua salata fissata a un bastone (una specie di enorme cotton fioc), mentre i nobili in casa loro utilizzavano lana intrisa di acqua di rose.

Nel Medioevo, le ciurme delle navi spagnole e portoghesi adoperavano vecchie cime tagliate a pezzi e bagnate di acqua di mare mentre i contadini di tutta Europa si servivano di pallottole di fieno.

Nelle antiche Hawaii utilizzavano gusci di noci di cocco; gli eschimesi, neve e fango di tundra; nei palazzi reali francesi del 1700, accanto alle “comode” (speciale poltron
a per ammalati, munita sotto il sedile di contenitore estraibile
per le necessità fisiologiche) vi erano cesti pieni di vecchi e stracciati pizzi e merletti, atti all’uso









In ogni modo dal 1800 in poi, quasi ovunque, venivano usate le pagine di vecchi giornali o di cataloghi scaduti, tagliate a rettangoli e appesi ad un chiodo.

Ovviamente tutti questi sistemi, alcuni più e altri meno, potevano creare problemi d’irritazione e infiammazione locale
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IOXSONGXLEGGEND 24/04/2021 ore 23:44 Quota

(nessuno) In ogni modo dal 1800 in poi, quasi ovunque, venivano usate le pagine di vecchi giornali

@serena1O scrive:
dell’antica Roma veniva fornita una spugna imbevuta di acqua salata fissata a un bastone (una specie di enorme cotton fioc),





Non era ancora stata inventata la carta igienica, ma gli antichi romani sapevano come pulirsi alla toilette. Secondo diversi studiosi, al posto della carta, nei gabinetti dell'antica Roma, si utilizzava un particolare utensile igienico chiamato tersorium.
SPUGNA E MUSCHIO. Si trattava di una spugna marina infilata su di un bastone, che veniva condivisa da chi utilizzava la latrina pubblica. L’attrezzo, che era utilizzato anche come scopino, veniva poi pulito in un secchio con acqua e aceto (con buona pace dell’igiene, poiché un simile trattamento non serviva di certo a sanificare lo strumento).
Al posto della spugna, i soldati romani a volte utilizzavano anche il muschio, che però (per fortuna) era usa e getta.
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IOXSONGXLEGGEND 24/04/2021 ore 23:53 Quota

(nessuno) In ogni modo dal 1800 in poi, quasi ovunque, venivano usate le pagine di vecchi giornali

Va detto che, per chi aveva la possibilità di entrarvi, le latrine pubbliche offrivano l’occasione per un po’ di conversazione e socializzazione. C’erano anche casi, come denuncia Marziale, in cui andare ai bagni era il modo più semplice per cercare un invito a cena da qualcuno più ricco. È quello cha faceva un certo Vacerra (Epigrammi XI, 77):

“In omnibus Vacerra quod conclavi bus
consumit horas et die toto sedet,
cenaturit Vacerra, non cacaturit“.

“Il fatto che Vacerra spreca le ore nei gabinetti pubblici e se ne sta seduto là tutto il giorno, vuol dire che Vacerra ha voglia di cenare, non di cacare”.

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