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serena1O 13/03/2021 ore 23:03 Quota

(nessuno) Storia della porpora: ecco perché il viola era il colore delle famiglie reali

Il colore viola è collegato ai re e alle regine fin dai tempi antichi, quando era apprezzato per le sue tonalità audaci e riservato agli strati più elevati della società. Il re persiano Ciro indossava una tunica viola, adottandola come uniforme regale. Alcuni imperatori romani proibirono agli altri cittadini di indossare vestiti di questo colore, pena la condanna a morte. Nell'Impero Bizantino più che mai, ciò che oggi chiamiamo viola (ma più precisamente sarebbe da chiamare porpora) veniva utilizzato anche per firmare gli editti, e i figli degli imperatori erano detti "nati nella porpora".

C'è un motivo preciso per cui il viola (e cioè la porpora) era così regale: semplicemente la legge della domanda e dell'offerta. Per secoli, infatti il commercio della porpora era incentrato nell'antica città fenicia di Tiro, nel moderno Libano. La porpora era il pigmento che permetteva di colorare le vesti di viola (più o meno chiaro, in base ad alcuni fattori, o anche tendente al rosso). La "porpora di Tiro" veniva da una specie di lumaca di mare chiamata Bolinus brandaris, che era estremamente rara, al punto da valere l'equivalente del suo peso in oro.

Per raccogliere il pigmento era necessario aprire il guscio della lumaca, estrarre il muco ed esporlo alla luce solare per un determinato tempo. Servivano 250.000 molluschi per ottenere una sola oncia di tinta utilizzabile. Il risultato era un colore viola vibrante e duraturo.

I vestiti fatti con questo pigmento erano esorbitantemente costosi. Se si pensa che 1 kg di lana viola costava più di ciò che la maggiormente delle persone guadagnavano in anni, non sorprende che sia stato associato ai ricchi e ai potenti. Inoltre, si diceva che la porpora di Tiro assomigliasse al colore del sangue coagulato: una tonalità che si supponeva avesse qualità divine.

Dopo la caduta dell'impero Bizantino, nel XV secolo, il monopolio dei re sul viola cominciò a venire meno, ma il colore si poté diffondere soltanto dopo la metà del 1800, quando le prime tinture sintetiche giunsero sul mercato.

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IOXSONGXLEGGEND 20/03/2021 ore 23:00 Quota

(nessuno) Storia della porpora: ecco perché il viola era il colore delle famiglie reali

La base della porpora è la secrezione rossiccio-violacea di una ghiandola presente in alcuni molluschi del Mediterraneo: Murex trunculus, Purpura lapillus, Helix ianthina e Murex brandaris.

Questi molluschi vivono in acque relativamente profonde e in antichità erano catturati utilizzando piccole nasse munite di esca lasciate sul fondale.

I molluschi usati per la produzione della porpora sfruttano la secrezione che contiene il pigmento come sedativo per le loro prede, come agente antimicrobico per i loro depositi di uova e come risposta all’aggressione da parte dei predatori naturali.

E’ possibile quindi “mungere” queste conchiglie semplicemente fingendo un’aggressione da parte di un predatore, ma il processo richiede moltissimo tempo rispetto al metodo tradizionale, molto più distruttivo ma estremamente più efficiente in termini di tempi e quantità estratte.





Il metodo tradizionale per produrre la porpora consisteva nel raccogliere grandi quantità di molluschi, separarli dal guscio protettivo e lasciarli qualche giorno al sole per dare inizio alla putrefazione, per poi tritarli in grossi mortai.

Secondo alcune ricostruzioni, 12.000 molluschi erano in grado di produrre 1,4 grammi di polvere di porpora, sufficiente a colorare solo parte di un vestito.

Questi numeri sembrano essere supportati dalla quantità di conchiglie della famiglia Muricidae scartate dal processo di lavorazione, gusci accumulati nel corso dei secoli nei pressi dei centri di produzione della porpora e che spesso formavano cumuli alti decine di metri.

Una descrizione dei tipi di molluschi impiegati per la produzione di porpora viene da Plinio il Vecchio:

Le porpore vivono al massimo sette anni. Si nascondono, come i murici, all’inizio della canicola per trenta giorni. In inverno si riuniscono e, sfregandosi tra di loro emettono un particolare umore mucoso.

Nella stessa maniera fanno i murici. Ma le porpore hanno in mezzo alla bocca quel fiore ricercato per tingere le vesti. Qui si trova una candida vena con pochissimo liquido, da cui nasce quel prezioso colore di rosa che tende al nero e risplende. Il resto del corpo non serve a niente.

Si cerca di catturarle vive, perché gettano fuori questo succo insieme alla vita. E si estrae dalle porpore più grandi dopo che viene tolta la conchiglia, mentre le più piccole vengono frantumate vive con la mola, in modo da fargli espellere quel liquido.



Le porpore vengono chiamate anche pelagie. Ce ne sono molti tipi, che si diversificano per l’alimentazione e per il substrato dove si trovano.

La lutense si nutre di fango mentre la algense di alghe, entrambe sono di scarsissimo valore: migliore è la teniense, che si raccoglie negli scogli; ma anche questa è troppo leggera e liquida; la calcolense prende il nome dai sassi del mare, incredibilmente adatta alle conchiglie in genere e soprattutto per le porpore; la dialutense si chiama così perché si nutre in substrati di vario genere.

Le porpore si prendono con strumenti simili a nasse, piccoli e con maglie larghe, gettati in profondità. Essi contengono come esca delle conchiglie chiuse e robuste, come i mitili: queste, mezze morte, ma ritornate in mare, rivivono aprendosi rapidamente e richiamano le porpore, che le penetrano con le loro lingue distese; ma quelle, stimolate dall’aculeo, si chiudono e stringono le lingue: così le porpore vengono tenute penzolanti per la loro avidità.

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