Forum - Napoli, la città 'd'o sole e d'o mare'

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serena1O 19/12/2020 ore 18:33 Quota

(nessuno) LE STELLE DI RAVELLO





LE STELLE DI RAVELLO
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Da sempre Ravello ha attratto celebrità. Eppure a lungo non è stato facile arrivarci, soprattutto nei secoli passati, incastonato com’è in una dorsale impervia della costiera a 300 e più m a picco sul mare. Nonostante le difficoltà, però, sembra che già nel 1222 San Francesco abbia attraversato Ravello per andare a venerare i resti di Sant’Andrea nella vicina Amalfi. Ma si sa, Il desiderio di Francesco era quello di raggiungere tutti gli uomini, per annunciare loro il Vangelo della salvezza e così fece finché non fu impedito dalle numerose malattie che lo afflissero. Ravello è avvolta in un alone di mistero a partire dal suo nome, che secondo la tradizione il nome deriva dal latino Rebellum, ossia ribelle (in riferimento alla ribellione che il paese realizzò contro Amalfi, con cui la piccola cìittà visse sin dal Medioevo un rapporto combattuto di alti e bassi, di cui è testimonianza lo splendore della villa costruita dalla famiglia di mercanti Rufolo nel XIII secolo e la successiva decadenza nei secoli successivi.





Nel XIV secolo, Giovanni Boccaccio decantò di Ravello nel Decameron, e Roberto II, uno dei grandi Re Normanni di Napoli, fu ospite a Villa Rufolo. Dopo un lingo periodo di degrado, la villa riconquistò parte della sua bellezza solo nell’Ottocento, quando fu acquistata dal ricco industriale scozzese Francis Neville Reid, che modificò gran parte del complesso, ma per fortuna riportò all’antica bellezza gli splendidi giardini affacciati sul mare. Ma Quante sono le stelle di Ravello?Tante, tantissime, a partire Richard Wagner compose il II atto dell’opera Parsifal nel 1880. Il generale Dwight Eisenhower, ospite dell’Hotel Palumbo, ivi disegnò e complottò l’avanzata alleata a Monte Cassino. E ancora Winston Churchill e Greta Garbo vi trascosero un periodo di riposo; e D.H. Lawrence scrisse Lady Chatterley’s Lover ("L’amante di Lady Chatterley") nel 1922; Villa Cimbrone fu il ritrovo di Virginia Woolf e di altri membri del London’s Bloomsbury Group, tra cui l’economista Maynard Keynes. André Gide vi scrisse la sua prima novella. I disegni di Escher, il famoso grafico olandese, furono influnzati dalle lucertole e dalle decorazioni moresche scoperte durante la sua permanenza a Ravello. Lord Grimthorpe vi acquistò un’antica villa -La Rondinaia- per i capricci della figlia trasfomandola in un regale rifugio novecentesco ma anche – vuole la vulgata – in una dimora neanche troppo segreta di festini inenarrabili, dove faceva spesso capolino anche la principessa Margaret, secondo lo scrittore americano «una persona troppo intelligente per il posto che la vita le aveva riservato». A Ravello soggiornarono Jackie Kennedy con la sorella, e i suoi due bambini, John e Caroline e ricevettero la visita dell’avvocato Agnelli; Gore Vidal ospitò nella sua villa, La Rondinaia, in compagnia di Susan Sarandon e Tim Robbins e ricevette la visita di Sting e Bruce Springsteen, provenienti da Positano, dove erano ospiti di Zeffirelli. Si racconta che In terrazza, con lo scenario della costiera davanti, tirarono fuori le chitarre e iniziarono a suonare ognuno le canzoni dell’altro. Poi, tutti assieme, anche Gore, si lasciarono andare a un ‘O sole mio da brividi, in versione napoletano/americana. Fu una serata indimenticabile. Le foto rubate di quella serata sono ancora attaccate alle pareti del locale. Hilary Clinton, in compagnia della figlia Chelsea, nel ’94 abbandonò il marito Bill a Napoli durante i lavori del G8, rinunciando alla cena da first lady pur di raggiungere Ravello. Da ormai quasi un anno questo luogo magico, come tutto il rsto dell’Italia, è semi paralizzato dalle conseguenze del virus: nessun ospite di rilievo, nessun fastoso matrimonio. Ravello aspetta giorni migliori e altre stelle in un futuro che non sarà immediato.





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19/12/2020 18:33:49
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IOXSONGXLEGGEND
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IOXSONGXLEGGEND 20/12/2020 ore 22:20 Quota

(nessuno) LE STELLE DI RAVELLO

Ravello fu fondata nel V secolo come luogo di rifugio dalle scorrerie dei barbari che segnarono la caduta dell'Impero romano d'Occidente ma, secondo la leggenda, vi immigrarono alcuni patrizi amalfitani in seguito ad uno scontro tra più fazioni della classe alta amalfitana, che sfociò quasi in una guerra civile.

La tradizione racconta che Ravello, come tutti gli altri centri della Costiera Amalfitana, risale all’arrivo di un gruppo di nobili romani, giunti qui in seguito al naufragio della propria nave lungo le coste della Dalmazia, avvenuto mentre si recavano a Costantinopoli. Le tracce archeologiche, anche se molto limitate, fanno pensare ad una frequentazione già in epoca classica con qualche villa, come se ne contano sulla costa.

La storia di Ravello acquista maggiore consistenza documentaria a partire dalla creazione della Repubblica marinara di Amalfi il 1º settembre 839, quando tutto il territorio intorno al centro costiero si riunì in Ducato.

La cittadina crebbe in popolazione, prosperando con l'arte della lana e con il commercio verso il Mediterraneo e Bisanzio, e raggiunse il suo massimo splendore dal IX secolo, sotto la Repubblica marinara di Amalfi ed il Principato di Salerno.

La situazione mutò quando iniziò la semindipendenza del Ducato di Amalfi dal Regno Normanno (1073-1131), durante la quale si assistette ad un continuo sostegno da parte dei Normanni alle famiglie ravellesi più influenti per un controllo maggiore sulla nobiltà amalfitana.

Proprio in questo periodo, oltre all’arrivo di uno stratigoto autonomo per la città di Ravello, per volere del normanno Ruggero, figlio di Roberto il Guiscardo, Ravello divenne sede vescovile nel 1086, direttamente dipendente dalla Santa Sede, per contrastare la potente Amalfi.

Al volgere del XII secolo la città giunse a contare una popolazione di oltre 25.000 abitanti ma, durante il periodo normanno, ci furono due episodi che interessarono l’intero Ducato e che rappresentarono un momento di crisi: nel 1135 e nel 1137 i Pisani attaccarono il territorio ma, mentre nel primo caso le truppe furono bloccate dalla poderosa costruzione difensiva di Fratte sul Monte Brusara e dall'arrivo dell'aiuto militare di Ruggiero, nel secondo caso non si riuscì a fermare i nemici che saccheggiarono e devastarono il territorio.

L'epoca Sveva (1194-1266) vide l'appoggio delle maggiori famiglie locali (i Rogadeo, i Frezza, i Bove ed i Rufolo) a Federico II, ricevendone in cambio incarichi prestigiosi presso la corte. L'epoca Angioina (1266-1398, anno di infeudazione del Ducato amalfitano) registrò la crisi più dura per l’intero territorio: la guerra del Vespro, che scoppiata nel 1282 durò 20 anni, influenzò negativamente l'economia del Ducato, basata soprattutto sui commerci marittimi.

Da questo momento in poi cominciò il suo declino economico e demografico: alcune famiglie locali trasferirono i loro interessi commerciali verso la Puglia e, soprattutto durante la prima parte del periodo dell'infeudazione, la città fu funestata da lotte interne e più tardi anche con la vicina Scala.

A partire dal XIV secolo molte delle famiglie più importanti si trasferirono definitivamente a Napoli e dintorni, dove continuarono ad esercitare i commerci e gli incarichi presso la corte aragonese, anche se nel 1400 i patrizi ravellesi erano ancora molto attivi. Esempio ne erano i Rufolo, banchieri del Regno di Napoli, all'epoca potentissimi (vedi Ladislao di Durazzo, Re di Napoli).

Il feudo amalfitano passò dalle mani dei Sanseverino fino a quelle dei Piccolomini di Siena nel 1583 ma non tutti lasciarono la natia Ravello. Nel 1583, infatti, anche numerosi nobili Ravellesi parteciparono all'azione di riscatto del territorio amalfitano dal dominio feudale, pagando all'ultima discendente Maria d'Avalos, vedova di Giovanni Piccolomini, che mise in vendita il Ducato, i 216 ducati aurei: la popolazione della Costa acquistò il possesso facendo divenire questa parte del territorio demanio reale.

Gli storici locali tacciono sui periodi posteriori al riscatto del territorio da parte degli abitanti, quasi che si fosse esaurito il ruolo dell'area nelle vicende storiche, ma anche se si assistette ad un periodo di crisi, determinata dall'allontanamento di molte famiglie da questi luoghi, essi continuarono a vivere e a partecipare alla storia dei secoli successivi.

Il decennio francese, per esempio, produsse anche a Ravello ricadute negative a causa della riduzione dei siti religiosi e della soppressione di alcuni cenacoli monastici più antichi e attivi del territorio.

Con i Borbone, invece, e con la costruzione della strada costiera da Vietri verso Amalfi, il territorio visse un nuovo momento di fortuna anche perché è questo il periodo della scoperta della Costiera da parte dei viaggiatori europei.

Le vicende che accompagnarono poi l'unificazione dell'Italia videro anche il territorio di Ravello, anche se marginalmente, interessato dal fenomeno del brigantaggio, che soprattutto sulle montagne al confine con Scala registrò la presenza di qualche oppositore al potere politico.

Il pesantissimo sistema fiscale dell'inefficiente governo spagnolo, però, ne determinò la decadenza, durata sino alla fine del XVIII secolo.

Dal XIX secolo, riscoperta da intellettuali e artisti, Ravello riacquistò la sua importanza come luogo turistico culturalmente elitario, dedicato all'ozio creativo, tornando alla ribalta politica nazionale sul finire della seconda guerra mondiale. Infatti, nella cosiddetta Villa Episcopio, proprietà del Principe di Sangro, trovò riparo Vittorio Emanuele III, arrivato da Brindisi. Avvenne in questo luogo la firma del passaggio di luogotenenza da Vittorio Emanuele III al figlio Umberto il 12 aprile del 1944 e il giuramento del Governo provvisorio, con sede a Salerno, che traghettò l'Italia verso la repubblica.

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