Forum - Napoli, la città 'd'o sole e d'o mare'

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serena1O 28/10/2020 ore 14:25 Quota

(nessuno) TRA SACRO E PROFAN






RASTOLE E CRASTULELLE TRA SACRO E PROFANO


Anna e Gioacchino, coniugi anziani e molto devoti non avevano avuto figli e per la loro età avanzata stavano perdendo ogni speranza di procreare, così si ritirarono in disparte per pregare, digiunare e ottenere da Dio la grazia, che arrivò con l'annuncio di un angelo: "Anna, il Signore ha ascoltato la tua preghiera e tu concepirai e partorirai e si parlerà della tua prole in tutto il mondo". Lo stesso angelo ripetè l’annuncio anche a Gioacchino; allora i due si riunirono e da un casto bacio nacque una bimba chiamata Maria (ossia “prediletta del Signore”) di Nazareth. Maria, a sua volta, partorì Gesù-
LA STORIA: A NAPOLI, DOPO PIÙ DI MILLE ANNI: ”LILLO, LELLA E LE CRASTOLE E CRASTULELLE ‘E SANT’ANNA”
Co questo detto a Napoli vengono definite quelle coppie avanti con gli anni a cui il destino non ha voluto regalare loro un erede. Questa la storia: due anziani coniugi napoletani, Lillo e Lalla (i nomi probabilmente è di fantasia, ideato per far rima con crastulelle, ma 'o fattariello che racconto mi assicurano che sia vero) abitavano nei pressi di Piazza Mazzini, non lontano dal palazzo del Conte Giovan Battista Tocco di Montemiletto: In questo palazzo c’era una cappella: che in una teca di cristallo finemente adornata di filamenti d’oro e pietre dure, conservava una sacra reliquia: un frammento di un piede di Sant’Anna. Lillo e Lalla, ogni 26 luglio (giorno di S.Anna) quando il Conte apriva al popolo la cappella, si prostravano davanti alla teca e pregavano Sant’Anna. Speravano che si ripetesse il miracolo di una procreazone tardiva e impossibile? Non sappiamo, ma l'epilogo di questa storia è triste: non furono esauditi, la teca si ruppe e i frammenti di vetro si mescolarono ai resti sacri.

La teca era -forse- veramente preziosa, ma è improbabile che la reliquia fosse veramente il piede di S.Anna, anche perché la tradizione vuole che le reliquie della santa furono salvate dal centurione Longino e custodite prima in Terra Santa e poi in Francia dove rimasero per anni e non ci sono prove certe che il piede fosse poi giunto a Napoli…

In genere sono definiti crastole i frammenti di qualcosa che si è rotto, i resti di stoviglie rotte, le scarde di vetro. In senso metaforico, dunque, sentirsi ‘na crastola equivale a sentirsi non più integro e quindi inutile. Il termine crastola viene forse dal greco grasta, da cui l’omonimo latino , che significa vaso di terracotta oppure, più probabilmente (come sostiene De Falco), da kLasma, che significa frammento- Va notato che i Napoletani veraci tendono a non buttare, a riutilizzare ‘e ccose rotte e sono capaci di astiparse (dal latino stipare, ammucchiare, conservare) ‘e crastole e magari riusarle. per segnare i numeri della tombola sulle cartelle… In “ ‘A casciaforte” di Alfonso Mangione e Nicola Velente c’è la prova di come i napoletani conservano come preziosa reliquia anche ‘na crastola ‘e specchio: “ vaco truvanno ‘na casciaforte…. ce aggia mettere…. ‘na crastula ‘e specchio…”
In Terra di Lavoro crastola era il nome della querola, piccolo uccello, a volte col capo rossastro, che emetteva un suono rauco, come di stoviglie che si rompono, da cui nacque il verbo crastià, cantare o parlare con voce roca. Molto diverso è il significato malavitoso di crastola: i criminali nell’Ottocento, utilizzavano come “informatori di malaffare” le vecchie prostitute che definivano “crastole spennate” (come l’organo femminile spelacchiato di una donna anziana).
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28/10/2020 14:25:29
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IOXSONGXLEGGEND 28/10/2020 ore 21:48 Quota

(nessuno) TRA SACRO E PROFAN

@serena1O scrive:
e vecchie prostitute che definivano “crastole spennate” (come l’organo femminile spelacchiato di una donna anziana).

:hoho :hoho :many :many
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IOXSONGXLEGGEND 28/10/2020 ore 21:55 Quota

(nessuno) TRA SACRO E PROFAN

Sapete perché si dice “Lillo, Lélla ô pere ‘e Sant’ Anna”?
„Con questa espressione a Napoli vengono definite quelle coppie di anziani a cui il destino non ha voluto regalare un erede“

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