Forum - Napoli, la città 'd'o sole e d'o mare'

Amministratore
serena1O 09/10/2020 ore 18:01 Quota

(nessuno) QUANDO UN PIEMONTESE SI INNAMORA DI NAPOLI






QUANDO UN PIEMONTESE SI INNAMORA DI NAPOLI
ANTEFATTO






In giorni come questi, quando tutti i media sono impegnati a districarsi sulla triste e misera vicenda calcistica tra Juventus e Napoli, mi piace raccontarvi una storia d'amore tra Piemontesi e Napoletnai. Ma è necessaria una premessa: nel 1559, il cacao arrivò in Piemonte portato dall’esercito del Duca Emanuele Filiberto di Savoia, allora al servizio di Carlo V, sovrano di Spagna. Da quel momento la sostanza venne utilizzata per la composizione di una bevanda energetica; nel 1678 la Casa Reale Sabauda emise la prima autorizzazione a venderla pubblicamente; nel 1802 il genovese Bozelli mise a punto uno strumento idraulico per raffinare la pasta di cacao e miscelarla con zucchero e vaniglia; nel 1865 proprio a Torino dall’unione tra il cacao e le nocciole nacquero i giandujotti. Esiste dunque una lunga e appassionata unione tra il Piemonte e il cioccolato. Ma Napoli, che ci azzecca? vi chiederete. Seguite il nmio racconto...
... La storia cominciò nel 1894 quando Isidoro Odin, cioccolatiere e confettiere piemontese di origine svizzera, piccolo e anonimo dipendente di una fabbrica di cioccolato ad Alba, iniziò a sognare un laboratorio tutto suo, dove potersi dedicare al cioccolato a tempo pieno. Con pochi soldi in tasca, un biglietto di terza classe e di sola andata, ma con tante speranze di poter realizzare grandi cose, partì alla volta di Napoli. La città non era più la capitale del Regno, ma ne conservava l’aspetto: era un centro culturale pari a Londra, Parigi e Vienna, dunque di gran lunga preferibile al "provincialismo" del piccolo contesto piemontese. Isidoro ne fu affascinato, e nacque così la prima cioccolateria di Napoli, a Chiaia, luogo del passeggio di intellettuali e artisti. Il locale era piuttoto piccolo, ma la location, tra gli eleganti caffè e le sartorie alla moda, era indovinata: all’inizio di via Chiaia, prospiciente Largo Carolina, a due passi dal Gambrinus, dalle due basiliche di S. Francesco di Paola e di S. Ferdinando, dalla Galleria Umberto, dalla Prefettura, dal Palazzo reale, dal teatro San Carlo. L'unione tra Odin e Napoli risultò tanto perfetta che tutti iniziarono a parlare delle sue ricette e specialità. Il profumo di cacao tostato diffuso dal locale era inebriante, i prodotti della cioccolateria venivano consumati in misura crescente. Al primo negozio si aggiunsero gli altri due di via Toledo e nel 1922, arrivò la grande svolta: l’apertura della fabbrica di cioccolato alle spalle di Via dei Mille, in via Vetriera, che diede lavoro a molte persone. Anche stavolta l'ubicazione fu felice: la fabbrica era in un palazzo a cinque piani (il terzo riservato ad abitazioni) e distava pochi metri dal palazzo del principe d’Avalos, in un'area contesa negli anni Venti dall’ultima nobiltà borbonica e dalla migliore nuova borghesia. Cambiò anche la ragione sociale, che si trasformò in “Gay-Odin” a seguito del matrimonio di Isidoro con Onorina Gay, sua compaesana e collaboratrice. La gestione a due diede impulso alla fabbrica–laboratorio e si moltiplicarono i punti vendita fino ad arrivare a sette nel secondo dopoguerra. Onorina e Isidoro non ebbero figli, ma agli inizi degli anni ’60 trasferirono tutti i segreti del mestiere ai loro collaboratori più fidati, i gemelli Giulio e Nino Castaldi, mantenendo la direzione finché poterono. I Castaldi, a loro volta, trasferrirono proprietà e segreti al nipote Giuseppe Maglietta che all’inizio degli anni ’80 prese le redini della fabbrica insieme a tutta la famiglia, sua moglie Marisa e poi i figli Davide, Sveva e Dimitri. Tutto è rimasto come prima nel palazzo del cioccolato di Via Vetriera, anche l’arredamento è ancora quello di una volta e i macchinari ancora tutti artigianali; i prodotti, smepre e rigorsamente artgianali- vengono distribuiti non solo nei nove negozi di Napoli, ma anche a Roma e Milano.
(Da un mio vecchio post, Claudia Ausilio, Angelo Forgione et Al., e falle storie ... familiari modificatre; le immagini sono di repetorio e l'ultma è la dedica Gay Odin a Napoli: il Vesuvio - cioccolatino , che i Napoletani pronunciano come se le "t" fossero due)




Giunone1960
Moderatore
Giunone1960 09/10/2020 ore 21:57 Quota

(nessuno) QUANDO UN PIEMONTESE SI INNAMORA DI NAPOLI

Adoro queste storie,che già conosciamo,però è sempre bello raccontare di un felice connubio che taglia la testa a certi pregiudizi.Un piemontese che sogna Napoli,il sud e infatti ci trova la sua America e non torna più nelle nebbiose colline piemontesi.Che tempi meravigliosi erano :cuore
IOXSONGXLEGGEND
Proprietario
IOXSONGXLEGGEND 09/10/2020 ore 23:15 Quota

(nessuno) QUANDO UN PIEMONTESE SI INNAMORA DI NAPOLI




La storia di Gay Odin si intreccia con quella di Napoli, quando a fine ‘800 il giovane Isidoro Odin partì da Alba con un biglietto di sola andata, una valigia e un bagaglio di sogni. Il cioccolatiere piemontese trovò nella città di Napoli un centro culturale di grande importanza, al pari di Londra, Parigi e Vienna e decise di aprire qui la sua attività.

Ed è così che a Chiaia nacque la prima cioccolateria di Napoli, nel luogo di passeggio di intellettuali e artisti. Un’unione perfetta quella tra Odin e Napoli, dove ben presto tutti iniziarono a parlare delle sue ricette e delle sue specialità. Il profumo di cacao tostato si diffondeva in città e inebriava i napoletani, i prodotti nati ai piedi del Vesuvio allietavano le loro passeggiate.

Odin si innamorò di Napoli e i napoletani di lui, non si stancava mai: ogni sera, dopo la chiusura, sperimentava nuove armonie tra gli ingredienti e tempi di tostatura. In poco tempo il giovane vide il suo sogno realizzarsi: creare la prima fabbrica di cioccolato della città che dava lavoro a molte persone.

Isidoro Odin e la moglie Onorina Gay lasciarono la fabbrica negli anni Sessanta alla famiglia Castaldi-Maglietta, un cambio al vertice che non venne notato dai clienti, perché sia la scelta degli ingredienti che il metodo di lavorazione restarono gli stessi di sempre. Oggi le botteghe Gay Odin a Napoli sono nove, oltre la sede di Roma e di Milano.

Il segreto di Gay Odin consiste nelle materie prime e nella loro lavorazione, le miscele di cacao selezionate da Gay Odin provengono esclusivamente dal centro America – Venezuela ed Equador – e dall’Africa equatoriale. Ciò conferisce al cioccolato un sapore unico e diverso rispetto a quello industriale. Qui si utilizza soprattutto il cacao della varietà “Criollo”, il migliore, che rappresenta solo il 10% del raccolto mondiale di cacao ed è quindi considerato molto pregiato.

Particolare è la visita guidata alla scoperta dell’emozionante mondo del cioccolato Gay Odin. Dove si può assistere alla lavorazione del cioccolato artigianale e conoscere i segreti del maître chocolatier.

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