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serena1O 03/10/2020 ore 15:39 Quota

(nessuno) La storia di John Dillinger, il "Robin Hood" della Grande Depressione




La storia di John Dillinger, il "Robin Hood" della Grande Depressione
Il gangster dell'epoca della Grande Depressione John Dillinger era considerato un moderno Robin Hood del crimine: al termine delle sue rapine in banca dava fuoco ai registri contabili su cui erano annotati i debiti delle persone in difficoltà economiche. Dillinger sopravvisse a una sparatoria contro l'FBI, evase dal carcere usando una pistola finta intagliata da uno scaffale di legno, rapinò almeno quattro stazioni di polizia, si fece un'operazione di chirurgia plastica per cambiare aspetto e si cancellò le impronte digitali.
John Herbert Dillinger fu un gangster americano, nell'epoca della Grande Depressione. Operò insieme a un gruppo di altri criminali conosciuto come "The Dillinger Gang" o "The Terror Gang", che venne in tutto accusato di 24 rapine in banca e di 4 rapine a stazioni di polizia (tra gli altri criminali).
John Dillinger venne rappresentato dai media come una sorta di eroe dalla personalità scoppiettante ed elegante, una specie di moderno Robin Hood.
Le vittime dei suoi crimini erano impressionate dai suoi abiti eleganti e dallo stile fascinoso. Benché fosse considerato dall'FBI il nemico pubblico n. 1, era acclamato da molti perché, al termine delle rapine in banca, dava alle fiamme i registri contabili su cui erano annotati i debiti e le ipoteche delle persone in difficoltà economiche. In un momento di grave crisi economica, questo era particolarmente apprezzato.
Il primo arresto


Nel 1924 Dillinger aveva 21 anni. Si sposò con la prima moglie e cercò di sistemarsi con lei a Mooresville, Indiana, ma non riuscì a trovare un lavoro e neanche a mantenere solido il proprio matrimonio. Pianificò una rapina a una drogheria locale con un suo amico, e i due portarono via 50$. Questo lo fece finire in una prigione dell'Indiana, dove entrò in contatto con diversi criminali, tra cui molti rapinatori di banche come Homer Van Meter, che gli insegnò come diventare un "criminale di successo".
Rilasciato nel 1933, all'apice della Grande Depressione, Dillinger non aveva alcuna speranza di trovare lavoro, e tornò immediatamente a dedicarsi al crimine.
Il 21 giugno 1933 John Dillinger rapinò la sua prima banca, con un bottino di 10.000$.
Nell'ottobre dello stesso anno incontrò Evelyn "Billie" Frechette, con cui avrebbe intrattenuto una lunga relazione.

La fuga dalla prigione di Crown Point


A gennaio del 1934, però, Dillinger e gli altri della sua banda vennero catturati a Tucson, in Arizona, e lui venne riportato in Indiana e imprigionato nella prigione di Crown Point.
La polizia locale si vantò con i giornali locali del fatto che la prigione fosse a prova di fuga, e mise delle guardie extra per pura precauzione.
Nonostante questo, John Dillinger riuscì ad evadere grazie ad una pistola, anche se non è ben chiaro che pistola fosse. Alcuni sostengono che fosse una pistola reale, che si era procurato in qualche modo. I file dell'FBI riportano però che si trattava di una pistola di legno, intagliata con un rasoio da alcuni scaffali della sua cella.
Dopo l'evasione, Dillinger stette con la sua Billie per un paio di settimane in Minnesota, e i due misero su una nuova gang che includeva Homer Van Meter, Tommy Carrol ed Eddie Green.

La sparatoria con l'FBI


La banda commise altre due rapine, in Sud Dakota e in Iowa, finché Dillinger e Billie non si trasferirono in un complesso di appartamenti di St. Paul, in Minnesota, usando falso nome.
La proprietaria degli appartamenti allertò l'FBI e gli edifici vennero messi sotto sorveglianza da due agenti, Coulter e Nalls.
La mattina del 31 marzo, alle 10.15 circa, Nalls rimase fuori dall'edificio mentre Coulter entrava insieme a Cummings, detective della polizia di St. Paul. Dieci minuti dopo, Van Meter, probabilmente allertato immediatamente dal compare, parcheggiò nelle vicinanze per arrivare a dare manforte a Dillinger.
Coulter e Cummings avevano bussato alla porta dell'appartamento, e Frechette dischiuse la porta di pochi centimetri dicendo che non era vestita. Coulter rispose che la avrebbero aspettata, e nel frattempo era giunto Van Meter, che insospettì i due agenti affermando di essere un venditore di sapone. Coulter lo seguì al piano terra e Van Meter aprì il fuoco, inseguendo l'agente dell'FBI fuori dall'edificio.
Dillinger prese la palla al balzo e iniziò a sparare attraverso la porta con una mitragliatrice Thompson, mettendo in fuga il detective Cummings, che cercò di rispondere al fuoco con il suo revolver, colpendo il gangster al polpaccio prima di rimanere a corto di colpi e ritirarsi.
Dillinger e la Frechette corsero giù per le scale, uscirono dalla porta principale e si diedero alla fuga, raggiungendo Green a Minneapolis dove il gangster venne curato.

I tentativi di far perdere le proprie tracce


Prima dell'inizio di luglio del 1934, Dillinger era sparito dai radar degli agenti federali. Era arrivato a Chicago dove si nascose sotto falso nome. Scoprendo di poter – potenzialmente – passare un'esistenza anonima nella grande città, l'unico problema per l'uomo era quello di non rischiare di essere riconosciuto.
Nel frattempo, però, ignorava il fatto che gli agenti federali stavano proprio stringendo il cerchio delle sue ricerche su Chicago. In maniera abbastanza sconsiderata, il gangster, che era da sempre un fan dei Chicago Cubs, si recò spesso allo stadio, anche insieme al suo avvocato, Louis Piquett.
In quei mesi John Dillinger aveva espresso il proprio interesse nella chirurgia plastica e il suo avvocato aveva contattato W. Loeser, un dottore che era stato arrestato tre anni prima per aver violato l'Harrison Narcotic Act.
Dillinger venne sottoposto all'intervento e le sue impronte digitali vennero cancellate.
Nonostante ciò, il 22 luglio venne identificato e ucciso a tradimento da alcuni agenti dell'FBI, fuori da un cinema di Chicago, da cui usciva insieme a due prostitute. Fu proprio una di queste due a tradirlo: gli agenti dell'FBI le avevano promesso un permesso di soggiorno, in cambio. Ma la promessa non venne mai mantenuta.








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IOXSONGXLEGGEND 03/10/2020 ore 23:11 Quota

(nessuno) La storia di John Dillinger, il "Robin Hood" della Grande Depressione


Gli inizi della “carriera”
John Dillinger cominciò la sua carriera di rapinatore il 6 settembre 1924, a ventun anni. Rapinò la drogheria vicino a casa propria, a Mooresville, nell’Indiana. Arrestato e rilasciato grazie all’intercessione della matrigna, John continuò sulla cattiva strada fino ad arrivare ad altre rapine, ben più pesanti. Queste gli costarono un nuovo arresto a Dayton, nell’Ohio, dal cui carcere fu trasferito nella prigione di Michigan City, da dove fuggì in combutta con alcuni uomini della sua gang.



Tornato alle rapine, John Dillinger rimase impresso alle vittime dei suoi crimini per la foggia elegante dei suoi abiti, il cappello in stile e la qualità del suo cappotto di alta sartoria. Il suo stile fascinoso, infatti, contribuì non poco a fare di lui un mito. Considerato dall’FBI e dal suo direttore J. Edgar Hoover il nemico pubblico n. 1, Dillinger si guadagnò la fama di moderno Robin Hood del crimine.


Infatti, al termine delle abituali rapine, immedesimandosi perfettamente in quegli anni di grave crisi economica, prese l’abitudine di dare alle fiamme i registri contabili. Qui erano annotati i debiti e le ipoteche delle persone in difficoltà economiche. Riuscì così ad attirare su di sé la riconoscenza di tanti clienti a corto di denaro e la simpatia di buona parte dell’opinione pubblica.

Nonostante la sua verve ed il suo stile mai troppo brutale, però, verso la fine della sua “epopea“, si alleò con la gang di un altro noto criminale dell’epoca, “Baby Face” Nelson. Venne quindi isolato dalla malavita, che temeva di attirare su di sé l’attenzione della polizia, ma isolato anche grazie ai metodi innovativi di ricerca dell’FBI. Nelson però era ben più rude e privo di scrupoli di Dillinger e assieme a lui arrivò a dividersi la fama di “nemico pubblico“.

Negli anni trenta, pur di far perdere le sue tracce, Dillinger tentò persino di cancellare le proprie impronte digitali con l’acido. Ma il cerchio che gli si stava stringendo attorno non si fermò dal chiudersi. Il 25 gennaio 1934, fu infatti arrestato in circostanze fortuite in un hotel di Tucson, assieme a buona parte della sua gang. Il 3 marzo 1934 evase ancora, stavolta dalla prigione di Crown Point, nell’Indiana. Qui venne rinchiuso e fu immortalato in alcune famose foto che lo ritrassero ironicamente abbracciato al direttore del carcere. Si arrivò a scatenare un vero e proprio caso politico nazionale.

Purtroppo, per lui, la fuga momentanea non fu fortunata. Per scappare, John Dillinger prese in ostaggio alcuni agenti e rubò la vettura del direttore del carcere (pare fischiettando canzonette). Con la macchina rubata varcò il confine dello stato dell’Indiana, commettendo un reato federale, cosa che permise all’FBI (forte di una nuovissima legge sul furto d’auto) di intervenire.

Ucciso a tradimento
Dopo 4 mesi dalla sua fuga, venne riacciuffato. Dillinger fu identificato e ucciso a tradimento con cinque colpi d’arma da fuoco da alcuni agenti dell’FBI mentre si trovava all’esterno di un cinema di Chicago. Era il 22 luglio 1934, e Dillinger aveva appena 31 anni. A tradirlo fu Ana Cumpanas, prostituta conosciuta nell’ambiente dell’epoca anche come Anna Sage. In seguito nota come la “Donna in Rosso” (per via del colore sgargiante dell’abito indossato per farsi riconoscere dalla polizia), Anna passò ai servizi segreti le informazioni utili per catturare il criminale in cambio della sua permanenza negli Stati Uniti.

Nonostante la sua morte prematura e la sua vita criminale, John Dillinger, rapinatore fascinoso ed elegante, è rimasto noto nell’immaginario collettivo come una sorta di eroe popolare dell’America della grande depressione. Negli Stati Uniti esiste anche un museo a lui dedicato.

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