Forum - Napoli, la città 'd'o sole e d'o mare'

Amministratore
serena1O 27/09/2020 ore 20:39 Quota

(nessuno) PER LE STRADE DI NAPOLI, TANTO TEMPO FA...






LE STRADE DI NAPOLI, TANTO TEMPO FA...



giravano molti venditori ambulanti; oggi vi racconto la vita d''gravunaro e d''o venditore ambulante di maccheroni, che metto insieme per una ragione che comprenderete alla fine del post.
Al grido di «'O maccarone mio nisciùno 'o tene: 'o meno tuòsto e tuòsto se mantène!», 'o maccaronaro sistemava all'angolo delle strade e delle piazze più frequentate i suoi fornelli di arenaria ricoperta da catrame; vi sopra poneva la caldaia, da dove tirava fuori i maccheroni ancora bollenti, li sistemava a piramide in piatti di stagno e li condiva con formaggio, salsa di pomodoro e strutto, al prezzo di tresoldi. Per chi non navigava nell’oro invece, il maccarunaro applicava uno sconto di due soldi, ma eliminava lo strutto. Va detto che il maccarone era stato inventato intorno al XV secolo, grazie all' invenzione di un attrezzo detto ngegno, con il quale si comprimeva e si avvolgeva la pasta di farina di grano che poi si tagliava a pezzi lunghi di un paio di centimetri; per molto tempo fu prodotto solo nella nostra città e nei paesi contermini, come Gragnano, Sorrento e Amalfi; poi, con l'avvento dei Borbone, si diffusero vermicielle e bucatini, che venivano mangiati per istrada con il pollice, l’indice e il medio della mano aperti a guisa di forchetta.
'O gravunaro (come gravone, graùro, gravunelle e similari, derivati dal latino carbonem) era il venditore ambulante di legna da carbone raccolto nei boschi, che portava in spalla raccolto in grossi e pesanti, sacchi. I pezzi più piccoli, vere e proprie scorie, erano detti muniglia (dal latino mundare) e si adoperavano per l’accensione del gravone, mentre la cernatura (dal latino cernere) era la polvere di carbone, che di spargeva sulla carbonella per prolungarne la durata. Cosa unisce questi due venditori ambulanti?
La ricetta d''e maccarune d''o gravunaro, ideata da qualche moglie per sfamare il marito (carbonaio o no) dopo la giornata di lavoro e diventato in seguito un condimento per insaporire i piatti di strada.
NOTA ... MALAUGURANTE
Il detto "T’aggia fà murì co ‘o fieto do graùro” indica una sorta di minaccia pronunciata contro una persona: farla morire, ma senza farla soffrire, come accade a chi si addormentava accanto al baciere di cui respirava le esalazioni tossiche.
NOTA ... PECUNARIA
Una voce curiosa legata al carbone era “cocco”, cioè il carbon coke, che era un carbone cotto in speciali forni per liberarlo dei fosfati e dello zolfo; un carbone artificiale, a più alto rendimento ma costoso che, oltre ad alimentare bracieri e camini, serviva far funzionare i ferri da stiro delle massaie e a riscaldare l’acqua.
RICETTA D''O GRAVONARO
500 gr. di bucatini
150 gr. di olive
3/4 alici sott’olio
12 capperi
Peperoncino, olio, aglio
Sale, pepe.
Tritare l’aglio, il peperoncino forte, le alici i capperi fino a far diventare il tutto una pasta omogenea. Riporre il composto in una padella con un misurino d’olio e lasciare rosolare lentamente.
Snocciolare le olive. passarle con il tritatutto e ottenere una salsa densa;eggiumerele nella padella e proseguire la cottura mescolando continuamente.
Cuocere la pasta, e dopo averla colata al dente metterla nella padella insieme al sugo e sempre a fuoco lento, far insaporire lentamente avendo cura di mescolare con frequenza.
(Da alcuni miei vecchi post , Donnalbina.it et Al, modificati; immagini: vecchie stampe napoletane
Giunone1960
Moderatore
Giunone1960 29/09/2020 ore 21:22 Quota

(nessuno) PER LE STRADE DI NAPOLI, TANTO TEMPO FA...

"Bellissimo" mondo allora.Lo dico tra virgolette perchè non è che fosse così facile vivere a quei tempi,con tanta povertà,ignoranza,degrado.Sappiamo bene che a Napoli il popolino si è sempre arrangiato.Però buoni i maccheroni alla gravonaro...ma senza peperoncino !
IOXSONGXLEGGEND
Proprietario
IOXSONGXLEGGEND 02/10/2020 ore 23:03 Quota

(nessuno) PER LE STRADE DI NAPOLI, TANTO TEMPO FA...

Tra i tanti antichi mestieri di Napoli, molti ormai andati persi ma sempre belli da ricordare, ce n’era uno che si è tramandato per generazioni, dando vita anche a un’importante tradizione culinaria: ‘o Maccaronaro. Quest’ultimo, infatti, era un signore che vendeva i maccheroni cacio e pepe, unici due condimenti, insieme al formaggio, a sua disposizione, non essendoci ancora il pomodoro.

Il termine “maccaronaro” si riferiva sia al rivenditore che al produttore di pasta. Ma di rivenditori “di strada” ce n’erano due tipi: gli stanziati, che avevano una postazione fissa e cuocevano al momento i maccheroni; e gli ambulanti, che invece giravano per la città con una cesta piena di maccheroni più o meno caldi, ma comunque già pronti.

Il grido dei maccaronari era inconfondibile: “Doje allattante”, urlavano a gran voce per le strade. Il senso era con due centesimi si può comprare una pietanza che sfama e sazia. I maccheroni ebbero un grande successo dal 1800, tanto che i napoletani venivano soprannominati “mangia maccheroni”.

I maccheroni inizialmente venivano lavorati a mano, poi con la trafila, non appena questa fu inventata. Ma un’altra tradizione dei maccheroni era il modo in cui venivano mangiati: direttamente con le mani, soprattutto dal lazzaro, dallo scugnizzo e dall’uomo del popolo.

Vuoi partecipare anche tu a questa discussione?

Rispondi per lasciare il tuo messaggio in questa discussione