Forum - Napoli, la città 'd'o sole e d'o mare'

Amministratore
serena1O 26/09/2020 ore 22:31 Quota

(nessuno) I Romani e il trucco “ingannatore”: come le donne riuscivano a cambiarsi i connotati



Ancora oggi i Romani non smettono di stupirci! E non solo in campo architettonico, ingegneristico o urbanistico, questo popolo ci stupisce anche in quelli che sono i gesti e le abitudini di tutti i giorni. E noi che stiamo facendo un viaggio nella bellezza scopriamo che i Romani si affidavano non solo alla famosa “ars ornatrix” per la cura terapeutica della pelle ma anche alla “ars fucatrix” che era il trucco in senso stretto, che rappresentava una sorta di arte ingannatoria in quanto alcune donne grazie al trucco riuscivano a cambiare di continuo i connotati.

A questa arte ingannatoria Ovidio compose, addirittura, un manuale il “De medicamine faciei femineae”. In questo manuale erano elencate una miriade di maschere di bellezza a cui potevano sottoporsi le donne e una serie di “rituali” da compiere per apparire impeccabili! Il manuale conteneva i giusti consigli e i rimedi qualora il colorito della pelle appariva poco salutare o se le sopracciglia erano sottili e rade. Veniva suggerito di realizzare un neo finto per abbellire gote bianche, ad ombreggiare la palpebra con la fuliggine o a colorarle di giallo con un estratto dello zafferano, il croco.

Ovidio inoltre consigliava di dedicarsi a queste cure di bellezza lontano da occhi indiscreti, primi fra tutti quelli dei propri mariti, in quanto si riteneva che la pratica per abbellirsi e quindi l’applicazione dei cosmetici era poco piacevole da guardare e dunque queste operazioni erano effettuate in piccole stanze dedicate: “che il vostro amante, tuttavia, non vi sorprenda con i vasetti delle creme in mostra sul tavolo. Chi non proverebbe fastidio per un volto tutto cosparso di feccia, mentre per il peso gocciola e scorre tra i tiepidi seni ? Molte cose è meglio che l’uomo non le sappia.” I prodotti cosmetici che utilizzavano le donne romane erano molto costosi e venivano realizzati dagli unguentari nelle proprie botteghe vicino al Velabro. Le tecniche utilizzate da questi maestri erano la macerazione o la spremitura e spesso la preparazioni delle pozioni era demandata agli schiavi.

Alla base di molti preparati cosmetici vi era l’olio d’oliva o il succo d’uva matura, in cui venivano fatte macerare sostanze odorose e aggiunti, laddove necessitava, i pigmenti. Il prodotto finito era conservato nelle pissidi di alabastro, terracotta o vetro dalle fogge e dimensioni variegate. Il trucco, o make up come diremmo oggi, delle donne romane aveva stili e intensità differenti, ovviamente questo era il risultato di contaminazioni con i vari popoli europei. Truccarsi al tempo era un segno distintivo di distinzione sociale, va da se che un trucco particolarmente eccessivo era sconsigliato, in quanto prerogativa delle prostitute. Così come rappresentava una distinzione sociale anche il possedere gli strumenti, i cosmetici e il personale addetto alla toeletta, le famose cosmetae.

Queste addette alla bellezza della domina avevano dimestichezza con le creme e i vari belletti, che prelevavano dai contenitori con spatole e cucchiaini di vario materiale, ma lo strumento più famoso resta la ligula, un cucchiaio di forma allungata che risale al I-III secolo d.C. Altro strumento utilizzato dai Romani era lo specchio, che di solito aveva una forma tonda decorata sul retro. Questi specchi erano realizzati in bronzo accuratamente levigati e solo a partire dal III secolo d.C. fu aggiunto uno strato di vetro ricoperto di piombo sulla faccia riflettente. Il nécessaire per toeletta era custodito nella capsa o alabastrotheca ossia dei beauty-case. Per le donne romane la bellezza e la cura del corpo e della pelle era importante e chiuse nei loro piccoli regni lontano dagli sguardi degli uomini queste donne si lasciavano coccolare e abbellire delle loro cosmetae e queste operazioni si protraevano dalle due alle sei ore addirittura! Ed ecco spiegato il perché quando le donne devono accingersi a prepararsi per un evento speciale passano ore davanti allo specchio…
IOXSONGXLEGGEND
Proprietario
IOXSONGXLEGGEND 02/10/2020 ore 22:46 Quota

(nessuno) I Romani e il trucco “ingannatore”: come le donne riuscivano a cambiarsi i connotati

Nell’antica Roma, così come in Grecia, le donne usavano curare il proprio aspetto con l’aiuto di veri e propri cosmetici.

Inizialmente, le donne romane usavano curare la propria igiene solo con acqua e delicati profumi: era infatti abitudine non appesantire i propri lineamenti, lasciando il viso libero da contaminazioni esterne.

Già i poeti romani non vedevano di buon occhio le donne che usavano truccarsi e, nelle loro poesie, erano soliti deriderle, come può capitare oggi con trucchi troppo eccessivi e poco delicati. Se il trucco veniva usato per camuffare i lineamenti, era considerato non appropriato e, quindi, deriso.

Con gli anni, la libertà delle donne romane crebbe, fino a divenire consueta abitudine l’uso del cosmetico. Le donne facoltose potevano permettersi prodotti adatti alla loro bellezza, mentre le altre usavano ciò che la natura offriva loro in maniera grezza.

Nei recenti scavi archeologici sono stati ritrovati diversi contenitori, che all’epoca servivano proprio per contenere creme e prodotti di bellezza di varia natura. Come in molte altre civiltà del passato, gli occhi erano quelli che ottenevano maggiore risalto.

Le sopracciglia venivano scurite ed allungate, proprio come facciamo oggi, con l’aiuto di un bastoncino sottile su cui veniva posto del carbone o mina di piombo. Gli occhi venivano contornati con un composto speciale, creato garzie alle formiche abbrustolite, che potevano dare l’effetto di un kohl.

Il colore nero era molto usato anche per creare dei piccoli nei finti, molto di moda all’epoca.

La pelle veniva curata con speciali creme, create da un mix di alimenti, come il latte ed il miele: la crema così composta veniva spalmata sull’epidermide, almeno una volta al giorno e serviva a rendere la pelle liscia e luminosa.

Esistevano anche le creme depilatorie, create con l’aiuto di olio, pece e resine naturali ed usate sempre dopo il bagno quotidiano.

I capelli venivano curati con speciali balsami, creati con l’aiuto delle erbe profumate.

La pelle del viso doveva essere bianca, per questo veniva colorata con un impasto di argilla e biacca. Le palpebre venivano colorate con i pigmenti naturali, ottenuti dalle piante, ed i colori più usati erano il verde ed il rosso.

La bocca veniva colorata con l’aiuto del minio, con il quale si producevano veri e propri rossetti.

Infine, i profumi: erano molto usati sia dalle donne che dagli uomini, soprattutto se provenienti da famiglie agiate. Per produrli, venivano usate sostanze derivate dai fiori e dalle piante comuni.

In generale, le donne dell’antica Roma amavano il mondo della cosmetica e non mancavano di farne uso nella quotidianità, oltre che nelle occasioni speciali.

Vuoi partecipare anche tu a questa discussione?

Rispondi per lasciare il tuo messaggio in questa discussione