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serena.10
Partecipante
serena.10 12/01/2016 ore 15:57

(nessuno) Il Corallo rosso di Napoli è in pericolo: ecco perché scomparirà






Il Golfo di Napoli è uno dei tratti marittimi più ricchi del Mediterraneo
, che rischia però di perdere la sua esclusiva ricchezza. Stiamo parlando del Corallo Rosso, il prezioso tesoro che anima i fondali di Procida e Ischia e che da tempo viene deturpato da reti abbandonate. A denunciare e ad immortalare in alcune foto lo stato in cui versano i coralli è stato Edoardo Ruspantini, il quale su Iups.it ha scritto un reportage intitolato “In pericolo il Corallo del Golfo di Napoli”.

Nonostante la zona sia tutelata dall’Area Marina Protetta, decine di metri di reti abbandonate o dimenticate da mesi dai pescatori intrappolano le rocce e intere colonie di corallo rosso, molte delle quali si sono purtroppo spezzate o danneggiate. Ma non finisce qui, perché ad aggravare la situazione ci pensano coloro che saccheggiano il corallo per rivenderlo ad ogni costo al mercato nero: “Il prelievo del Corallo rosso – scrive Ruspantini – oltre ad essere un reato, oltre a causare un danno ambientale rilevante, è gravissimo anche perché a valle, necessariamente, si svolgono attività di lavorazione e commercializzazione parimenti illecite. Quando queste attività si svolgono nel cuore di una AMP protetta ci troviamo di fronte ad una vera e propria sfida dell’illegalità alle leggi e quindi alle regole che sono alla base della convivenza civile”.

E’ proprio con queste foto che Ruspantini spera di incoraggiare tutti a diffondere la conoscenza e la tutela dell’oro rosso: “Spero che, oltre alle parole che sono state abbondantemente spese nell’ambiente in questi ultimi due anni per lo specifico problema del Corallo, le immagini che pubblichiamo oggi siano di impatto sufficiente per smuovere i fotografi e gli operatori subacquei e le autorità scientifiche nella denuncia, e gli Enti di tutela e di controllo a collaborare per fare qualcosa di incisivo, subito”.







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La lavorazione del corallo a Torre del Greco ebbe inizio con una storia d’amore











Il fatto che la storia di Torre del Greco sia legata all’amore per il corallo è cosa nota, ma forse non tutti sanno che fu una storia d’amore ad influenzarne il destino.

Il corallo, per la nostra città, ha rappresentato da sempre più di quanto si pensi. Il corallo per Torre è stato ricchezza, ma ancor prima sudore della fronte e mezzo per far fronte alla miseria.

I Torresi però, in origine, il corallo sapevano solo pescarlo, perciò quando un certo Paolo Bartolomeo Martin sbarcò nel nostro porto, fu una vera manna dal cielo.

L’intraprendente Paolo Bartolomeo Martin era partito da Marsiglia, con le sue origini genovesi, lasciandosi dietro un forte declino della lavorazione del corallo, causato dalla rivoluzione francese. Dotato di un’inquieta personalità e di innate abilità nell’incidere cammei, il Marsigliese, così chiamato dalla gente del porto, una volta arrivato nella città torrese, non ci mise molto a capirne il grosso potenziale commerciale. Alle sue capacità, i Torresi devono la nascita del primo laboratorio per la lavorazione dei cammei in corallo e su conchiglia.

Il Marsigliese, però, profondamente preso dalle sue mire imprenditoriali, non aveva calcolato un imprevisto: l’amore.

“Galeotto fu il rametto e chi lo pescò”, se così si può dire.








Coralline Torresi anni ’20




Fu in una giornata come le altre, mentre si trovava nel porto della nostra città a contrattare su una vendita di corallo, che lo sguardo del nostro Martin si posò sulla bellissima sorella di un pescatore. Ne rimase letteralmente incantato. Complici il sole, il luccichio del mare o, forse, la componente magica di quei rametti rossi e grezzi, per il Marsigliese non ci fu più scampo. E amore fu!

Paolo Bartolomeo Martin, allora, decise di stabilirsi definitivamente a Torre del Greco e, nel 1805 chiese al Governo Borbonico il permesso per avviare la lavorazione del corallo nella nostra città.

Ecco come una storia d’amore abbia influenzato il destino della nostra città che, da allora, ha potuto trasformarsi da molo di pescatori a capitale mondiale degli artisti dell’oro rosso.




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La seduzione del corallo nei secoli, in mostra a Torre del Greco





Una Seduzione ,senza Tempo!!!
















Cosa hanno in comune un dipinto di Picasso, una copertina di Vogue e un ritratto di gentildonna rinascimentale? Tutti e tre vogliono accattivare esaltando la femminilità, la sensualità e la bellezza e, tutti e tre, lo fanno raffigurando il corallo.





L’analisi di come il nostro “oro rosso”, sia stato, ed è, un materiale inestimabile per la gioielleria e lo sfarzo di ogni tempo ha portato alla creazione dell’evento “Seduzione senza tempo, il corallo tra memoria e modernità”.








Ad esempio, in uno di questi confronti, troviamo un ritratto di nobildonna del XV secolo e una fotografia scattata ad Ornella Muti per una rivista di modo: sia la nobildonna, che la modella indossano la stessa identica collana composta da pietre di corallo.









In un’altra notiamo come sia l’Imperatrice Giuseppina Bonaparte, in un ritratto del tempo, sia una modella del 2013 indossino entrambe una collana di corallo e portino i capelli raccolti da una spilla, sempre in corallo.







Insomma questa mostra è una sorta di memento di tutta la ricchezza che i cittadini torresi stanno perdendo tralasciando e dimenticando la loro secolare tradizione nella lavorazione del corallo. Non è un caso che in pochi decenni la città di Torre del Greco, da che era considerata la settima città più ricca d’Italia, è scivolata nella povertà e nella mediocrità.

Il corallo è stato un tesoro per la città e per il mondo e continuerà a essere sinonimo di lusso e benessere nei secoli a venire. Sta ai torresi decidere se rivendicare il proprio “oro rosso” e le proprie origini o continuare a lasciarselo sottrarre in silenzio da altri paesi.



IOXSONGXLEGGEND
Proprietario
IOXSONGXLEGGEND 12/01/2016 ore 21:10 Quota

(nessuno) Il Corallo rosso di Napoli è in pericolo: ecco perché scomparirà

Pareti saccheggiate dai bracconieri, con danni ambientali rilevanti: il corallo rosso finisce lavorato e commercializzato sulla terraferma, innescando un mercato criminoso.

serena.10
Partecipante
serena.10 12/01/2016 ore 21:14

(nessuno) Il Corallo rosso di Napoli è in pericolo: ecco perché scomparirà

@IOXSONGXLEGGEND :






L’allarme più consistente arriva da Punta Pizzaco, a Procida, considerato uno dei fondali coralligeni più spettacolari del mediterraneo e oggi deturpato da decine di metri di reti abbandonate.
IOXSONGXLEGGEND
Proprietario
IOXSONGXLEGGEND 12/01/2016 ore 21:15 Quota

(nessuno) Il Corallo rosso di Napoli è in pericolo: ecco perché scomparirà

La rapida scomparsa del corallo nel golfo di Napoli è generalmente ricondotta alla pesca, soprattutto dall’utilizzo di mezzi meccanici molto invasivi come la celebre “Croce di sant’Andrea”, e la pesca a strascico.
serena.10
Partecipante
serena.10 12/01/2016 ore 21:15

(nessuno) Il Corallo rosso di Napoli è in pericolo: ecco perché scomparirà

@IOXSONGXLEGGEND scrive:
Il Corallo rosso di Napoli è in pericolo: ecco perché scomparirà
Pareti saccheggiate dai bracconieri, con danni ambientali rilevanti: il corallo rosso finisce lavorato e commercializzato sulla terraferma, innescando un mercato criminoso.





Quella del corallo rosso è, certo, una situazione emblematica. “Da sempre nei fondali di Procida e Ischia viene svolta l’attività illecita di pesca del corallo, ma nell’ultimo anno e mezzo abbiamo avuto l’evidenza visiva del prelievo per il conseguente chiaro depauperamento delle colonie di corallo rosso a Punta Pizzaco, a Punta Solchiaro e a Sant’Angelo d’Ischia (che pure sarebbe una zona a tutela integrale, dove sarebbero consentite solo immersioni sportive guidate e contingentate come numero, n.d.r.). E abbiamo tutti i motivi per credere che il Corallo sia stato pescato anche in piena zona A di riserva integrale, nella Secca della Catena, tra Procida e Ischia, chiusa da anni alle immersioni e quindi naturalmente fuori dal controllo garantito indirettamente dalla presenza dei subacquei sportivi e professionisti”.
gufo59
Partecipante
gufo59 12/01/2016 ore 21:19

(nessuno) Il Corallo rosso di Napoli è in pericolo: ecco perché scomparirà

@serena.10 : ciao mi spiace sai non capisco il per che le persone devono distruggere tutte le cose belle della terra :-( :-(
serena.10
Partecipante
serena.10 12/01/2016 ore 21:19

(nessuno) Il Corallo rosso di Napoli è in pericolo: ecco perché scomparirà

@IOXSONGXLEGGEND scrive:
Il Corallo rosso di Napoli è in pericolo: ecco perché scomparirà
La rapida scomparsa del corallo nel golfo di Napoli è generalmente ricondotta alla pesca, soprattutto dall’utilizzo di mezzi meccanici molto invasivi come la celebre “Croce di sant’Andrea”, e la pesca a strascico.








Pareti saccheggiate dai bracconieri, con danni ambientali rilevanti: il corallo rosso finisce lavorato e commercializzato sulla terraferma, innescando un mercato criminoso. “Con il nostro reportage – auspica Ruspantini – auspichiamo l’imminente inversione del trend, sperando che le autorità scientifiche denuncino e gli Enti di tutela e di controllo facciano qualcosa di incisivo, subito”.



FONDALI DI ISCHIA NELLA FOTO



serena.10
Partecipante
serena.10 12/01/2016 ore 21:23

(nessuno) Il Corallo rosso di Napoli è in pericolo: ecco perché scomparirà

Ciao gufo!


@gufo59 scrive:
ciao mi spiace sai non capisco il per che le persone devono distruggere tutte le cose belle della terra


è vero n capisco x Il miracolo non è quello di camminare sulle acque, ma di camminare sulla terra verde nel momento presente e d’apprezzare la bellezza e la pace che sono disponibili ora.






L’uomo è la specie più folle venera un Dio invisibile e distrugge una Natura visibile.
Senza rendersi conto che la Natura che sta distruggendo è quel Dio che sta venerando.
:cuore
gufo59
Partecipante
gufo59 12/01/2016 ore 21:28

(nessuno) Il Corallo rosso di Napoli è in pericolo: ecco perché scomparirà

@serena.10 : :-( :batapiange :bataboing :sailor :pazz
serena.10
Partecipante
serena.10 12/01/2016 ore 21:29

(nessuno) Il Corallo rosso di Napoli è in pericolo: ecco perché scomparirà

@gufo59 scrive:
Il Corallo rosso di Napoli è in pericolo: ecco perché scomparirà
@serena.10 : ciao mi spiace sai non capisco il per che le persone devono distruggere tutte le cose belle della terra









l Presepio di corallo, Trapani, Sec. XVII - Museo S. Martino - Napoli
serena.10
Partecipante
serena.10 12/01/2016 ore 21:31

(nessuno) Il Corallo rosso di Napoli è in pericolo: ecco perché scomparirà

IL XVIII SECOLO
In questo secolo, pero, il corallo riprese il suo posto in tutti i Paesi europei. Si lavorava intensamente a Napoli, a Trapani, a Livorno e a Genova, che intanto aveva sottratto a Marsiglia il primato del liscio. Nella città francese le fabbriche erano ormai solo due; nel 1786 la lavorazione vi ebbe il suo ultimo fremito ad opera di lavoranti livornesi chiamati per impiantarvi una fabbrica.
Nel '700 Livorno assunse, nel settore, un ruolo di primaria importanza nel quale gli ebrei occupavano il posto d'onore.




serena.10
Partecipante
serena.10 12/01/2016 ore 21:37

(nessuno) Il Corallo rosso di Napoli è in pericolo: ecco perché scomparirà

IL XVII SECOLO








Il '600 esploro ed estrinseco tutte le possibilità offerte dal corallo: a Napoli, Genova, Trapani, Barcellona, Marsiglia era estesissima la lavorazione del liscio, mentre 1'incisione veniva svolta prevalentemente nella città ligure e nella siciliana. Anche in Francia e in Germania si eseguivano pregevoli lavori, in particolare sotto forma di cammei, riproducenti personaggi illustri quali Luigi XIII, il Cardinale Richelieu, Ferdinando III o Leopoldo Guglielmo. Persino negli oggetti di ornamento personale, limitatamente ai più preziosi e raffinati, in quel periodo si pratico spesso il lavoro con il bulino.
I soggetti più ricorrenti nella scultura erano Apostoli, Madonne, Cristo, Santi, rappresentati singolarmente o in scene di gruppo. In tale ultimo caso, in particolare nei lavori trapanesi, la rappresentazione era ricca di archi, colonnati e volute, anch'essi sempre di corallo. L'arte trapanese viveva nel pieno del suo fulgore e della sua completezza. Le botteghe di Via dei Curaddari erano ormai quaranta: Matteo Bavera, gia famoso e, con lui, Giacomo Daidone, Giuseppe Barraco (scultore di corallo), Antonino Saltarella, erano i protagonisti della vasta e differenziata produzione, nel frattempo estesasi a Palermo, ad Alcamo e ad altri centri minori.
Figure sacre, pastori, cherubini; piccoli serpentelli, scarabei, ramarri; gingilli di ogni genere e grandezza: elementi grandi e piccoli necessari alla composizione di stemmi araldici richiesti dalla numerosa nobiltà dell'epoca, costituivano 1'estesa gamma dei prodotti siciliani.
Tuttavia i lavori che hanno più significativamente contraddistinto l'arte trapanese, contribuendo in maniera determinante a renderla famosa, sono stati quelli in cui il corallo appare applicato ai metalli, e cioè a rame e a bronzo, spesso dorati, e raramente al piu prezioso argento. E infatti, di tal genere la prima opera di Trapani che rechi una data e una firma: si tratta della enorme lampada a sospensione (circonferenza mt. 1,25) conservata al Museo Pepoli ed eseguita da Matteo Bavera nel 1633.
Questa lavorazione, di origine levantina, consisteva nell'applicare i coralli a forma di piccole gocce, virgole, mezze lune, linguette, uncini, borchie ecc., su superfici di legno o più frequentemente metalliche. Il Daneu scrive: "La stabilita di queste incrostazioni era assicarata dall'abilità dell'artigiano che aveva avuto 1'accortezza di lasciare la base, o radice, del pezzo di corallo un po' più ampia dell'apertura che doveva accoglierlo, in modo che vi rimanesse forzato e non potesse cadere; sul retro, poi, un forte mastice assicurava 1'adesione dei pezzi".
A completare quest'armonia di forme e di colori concorreva, spesso, lo smalto, che era bianco, nero, celeste. Si produssero, cosi, scrigni grandi e piccoli, vassoi, portafiori, cornici, servizi da scrittoio, lampade, specchiere, candelabri, brocche e tutto ciò che degli arredi domestici si volesse impreziosire. Tale singolare lavorazione si estese agli arredi liturgici: ostensori, acquasantiere, calici, pissidi, crocifissi, capezzali.
Di quest'ultimi, alcuni anni or sono, me ne vennero affidati due per il restauro, che sono rimasti finora ineguagliati: di dimensioni eccezionali, perché alti quasi un metro, erano particolarmente ricchi di corallo e di smalti. Il rame dorato della struttura era completamente nascosto da oltre 10.000 castoni di corallo tagliato in forme varie, da centinaia di piccole sculture (cherubini, testine di santi, piccoli angeli, Madonne), oltre ad alcune cappellette complete di colonnati e di archi sovrastanti. Parlando di questa caratteristica attività siciliana, il Tescione ritiene "che manufatti del genere siano stati prodotti anche a Genova, Venezia, Napoli e forse anche in Spagna nei centri dell'arte orafa catalana, in Francia a Parigi, in Germania a Norimberga e ad Augusta", precisando, pero, che ciò sarebbe stato possibile solo in seguito a "migrazioni e scambi di artefici".
Dall'importanza assunta da tutta la lavorazione, a Trapani nel XVII secolo scaturì la necessità di dare ad essa una disciplina. Nel settembre 1633, quasi 150 anni dopo quelli genovesi, vennero approvati i "Capituli della maestranza delli corallari et delli scultori di esso corallo della città di Trapani".
treme1978
Amministratore
treme1978 13/01/2016 ore 01:06 Quota

(nessuno) Il Corallo rosso di Napoli è in pericolo: ecco perché scomparirà

ma xche devono ditruggere cosi nn capisco...ci sn tant cose belle tenute bene :-(
scrib
Partecipante
scrib 13/01/2016 ore 05:24

(nessuno) Il Corallo rosso di Napoli è in pericolo: ecco perché scomparirà

Dael
Partecipante
Dael 13/01/2016 ore 18:04 Quota

(nessuno) Il Corallo rosso di Napoli è in pericolo: ecco perché scomparirà

Il territorio (inteso anche come fondale) non può essere costantemente presieduto, e sull'educazione dei suoi abitanti che si dovrebbe puntare, questo anche per salvaguardare una peculiarità come quella del corallo rosso.
L'orgoglio di essere nato su quella terra (di cui i napoletani sono estremamente provvisti), con la giusta educazione e il corretto rispetto dovuto alla conoscenza, potrebbe essere le fondamenta su cui basare l'educazione dei futuri napoletani.
serena.10
Partecipante
serena.10 13/01/2016 ore 18:43

(nessuno) Il Corallo rosso di Napoli è in pericolo: ecco perché scomparirà

@Dael scrive:
L'orgoglio di essere nato su quella terra (di cui i napoletani sono estremamente provvisti), con la giusta educazione e il corretto rispetto dovuto alla conoscenza, potrebbe essere le fondamenta su cui basare l'educazione dei futuri napoletani.











La vegetazione che la riveste è variegata e rispecchia l’animo di questa terra che alterna momenti di splendore e prosperità con i verdi manti del Pinus Pinaster della costa nord occidentale, all’austerità e selvaggio rigore della costa meridionale. Il vento e il mare poi, artisti secolari, hanno lavorato per rendere il tutto più suggestivo. Si distingue così la pietra dell’elefante o la nave di Ulisse.
Già solo una costa così ricca basterebbe a comprendere l’importanza di un Parco Marino che tuteli e valorizzi le sue preziose particolarità. Ma se dopo aver apprezzato la costa ci immergiamo nelle acque blu del mare ischitano ne usciremo convinti che questo è un patrimonio comune da tutelare. Così nasce il “Regno di Nettuno”, il parco marino delle isole di Ischia e Procida, dove Nettuno non è l’ottavo e più lontano pianeta del sistema solare ma il Dio del Mare; quale miglior tributo alla mitologia che storicamente accompagna l’evoluzione di questa isola?
La ricchezza del mare dell’AMP “Regno di Nettuno” si intuisce osservando la perimetrazione dell’area su di una mappa. La prima cosa che colpisce ed incuriosisce è uno “strano” prolungamento verso nord, di due miglia di larghezza, che si stende verso la località di Cuma, in terraferma per una lunghezza di otto miglia.
Quella stranezza, che corrisponde al cosiddetto Canyon di Cuma, rende il Regno di Nettuno un’area unica nel Mediterraneo.
In realtà il prolungamento estende la protezione dell’AMP all’incredibile ricchezza in cetacei (delfini, balene, capodogli..) di questo tratto del Mediterraneo.
L’altra emergenza che viene racchiusa dai confini dell’AMP è una straordinaria prateria di Posidonia oceanica, che circonda per decine di chilometri quadrati le isole, con particolare riguardo ad Ischia.
Il Regno di Nettuno deve la sua incredibile ricchezza anche alla sua particolare posizione su di un confine importantissimo, che divide l’area nord del mediterraneo da quella sud.
Si tratta di un confine climatico, che fa si che l’arcipelago flegreo si trovi all’estremo nord dell’area di espansione delle specie che colonizzano il mediterraneo meridionale ed all’estremo sud dell’area di espansione delle specie che preferiscono climi più freddi.
Il risultato è la contemporanea presenza di tutte le specie presenti nel Mediterraneo, caratteristica che convinse Anton Dohrn, studioso tedesco amico di Charles Darwin a stabilire tra Napoli ed Ischia i suoi studi ed a costruire il primo istituto di biologia marina al mondo, nel 1872, tuttora uno dei più prestigiosi. I fondali ed il mare dell’AMP “Regno di Nettuno” comprendono una assoluta varietà di ambienti, in particolare aree di coralligeno, con incredibili formazioni di alghe rosse, madrepore e coralli.
Caratteristico di Ischia è il falso corallo nero “Gerardia savalia” presente lungo il costone della torre di S. Angelo, numerose sono anche le grotte.
Le acque del Regno sono frequentate da tutte le specie ittiche tipiche degli ambienti rocciosi mediterranei, ma anche al centro di flussi migratori di totani e calamari e di tutte le specie del pesce azzurro e dei piccoli tunnidi.
L’area ad ovest, verso l’Isola di Ventotene e l’area a Nord sono le zone mediterranee che presentano la più alta densità di mammiferi marini, con la contemporanea presenza di tutte le specie che vivono in questo mare. La loro densità è tale da portare ad una regolamentazione, tale da limitare i frequenti ferimenti di balene, capodogli e delfini da parte delle navi e dei motoscafi che transitano ad alta velocità.
Il Canyon di Cuma, profondo dai 200 agli 800 metri, ospita le ultime colonie del delfino comune del Mediterraneo, una specie rara a rischio di estinzione, e altri "giganti del mare" come i capodogli lunghi fino a 18 metri e la balenottera comune che può superare i venti metri.
Come ha scritto l'australiano Sergio Bambarén, impegnato nelle battaglie ecologiste per la salvaguardia dei mari, "le acque di Ischia custodiscono una particolare biodiversità, un habitat importante per i mammiferi marini del Mediterraneo".
serena.10
Partecipante
serena.10 13/01/2016 ore 18:52

(nessuno) Il Corallo rosso di Napoli è in pericolo: ecco perché scomparirà

@treme1978 scrive:
ma xche devono ditruggere cosi nn capisco...ci sn tant cose belle tenute bene



xk L'uomo dove passa lascia la sua scia di distruzione !

serena.10
Partecipante
serena.10 13/01/2016 ore 18:55

(nessuno) Il Corallo rosso di Napoli è in pericolo: ecco perché scomparirà

scrib
Partecipante
scrib 14/01/2016 ore 07:04

(nessuno) Il Corallo rosso di Napoli è in pericolo: ecco perché scomparirà

@serena.10 :
Immagine stupenda :ok
serena.10
Partecipante
serena.10 23/08/2016 ore 13:11

(nessuno) Il Corallo rosso di Napoli è in pericolo: ecco perché scomparirà

@gufo59 scrive:
ciao mi spiace sai non capisco il per che le persone devono distruggere tutte le cose belle della terra


difficile capire l'uomo
:-( :rosa

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