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serena.10
Partecipante
serena.10 12/01/2016 ore 21:31

(nessuno) Il Corallo rosso di Napoli è in pericolo: ecco perché scomparirà

IL XVIII SECOLO
In questo secolo, pero, il corallo riprese il suo posto in tutti i Paesi europei. Si lavorava intensamente a Napoli, a Trapani, a Livorno e a Genova, che intanto aveva sottratto a Marsiglia il primato del liscio. Nella città francese le fabbriche erano ormai solo due; nel 1786 la lavorazione vi ebbe il suo ultimo fremito ad opera di lavoranti livornesi chiamati per impiantarvi una fabbrica.
Nel '700 Livorno assunse, nel settore, un ruolo di primaria importanza nel quale gli ebrei occupavano il posto d'onore.




serena.10
Partecipante
serena.10 12/01/2016 ore 21:37

(nessuno) Il Corallo rosso di Napoli è in pericolo: ecco perché scomparirà

IL XVII SECOLO








Il '600 esploro ed estrinseco tutte le possibilità offerte dal corallo: a Napoli, Genova, Trapani, Barcellona, Marsiglia era estesissima la lavorazione del liscio, mentre 1'incisione veniva svolta prevalentemente nella città ligure e nella siciliana. Anche in Francia e in Germania si eseguivano pregevoli lavori, in particolare sotto forma di cammei, riproducenti personaggi illustri quali Luigi XIII, il Cardinale Richelieu, Ferdinando III o Leopoldo Guglielmo. Persino negli oggetti di ornamento personale, limitatamente ai più preziosi e raffinati, in quel periodo si pratico spesso il lavoro con il bulino.
I soggetti più ricorrenti nella scultura erano Apostoli, Madonne, Cristo, Santi, rappresentati singolarmente o in scene di gruppo. In tale ultimo caso, in particolare nei lavori trapanesi, la rappresentazione era ricca di archi, colonnati e volute, anch'essi sempre di corallo. L'arte trapanese viveva nel pieno del suo fulgore e della sua completezza. Le botteghe di Via dei Curaddari erano ormai quaranta: Matteo Bavera, gia famoso e, con lui, Giacomo Daidone, Giuseppe Barraco (scultore di corallo), Antonino Saltarella, erano i protagonisti della vasta e differenziata produzione, nel frattempo estesasi a Palermo, ad Alcamo e ad altri centri minori.
Figure sacre, pastori, cherubini; piccoli serpentelli, scarabei, ramarri; gingilli di ogni genere e grandezza: elementi grandi e piccoli necessari alla composizione di stemmi araldici richiesti dalla numerosa nobiltà dell'epoca, costituivano 1'estesa gamma dei prodotti siciliani.
Tuttavia i lavori che hanno più significativamente contraddistinto l'arte trapanese, contribuendo in maniera determinante a renderla famosa, sono stati quelli in cui il corallo appare applicato ai metalli, e cioè a rame e a bronzo, spesso dorati, e raramente al piu prezioso argento. E infatti, di tal genere la prima opera di Trapani che rechi una data e una firma: si tratta della enorme lampada a sospensione (circonferenza mt. 1,25) conservata al Museo Pepoli ed eseguita da Matteo Bavera nel 1633.
Questa lavorazione, di origine levantina, consisteva nell'applicare i coralli a forma di piccole gocce, virgole, mezze lune, linguette, uncini, borchie ecc., su superfici di legno o più frequentemente metalliche. Il Daneu scrive: "La stabilita di queste incrostazioni era assicarata dall'abilità dell'artigiano che aveva avuto 1'accortezza di lasciare la base, o radice, del pezzo di corallo un po' più ampia dell'apertura che doveva accoglierlo, in modo che vi rimanesse forzato e non potesse cadere; sul retro, poi, un forte mastice assicurava 1'adesione dei pezzi".
A completare quest'armonia di forme e di colori concorreva, spesso, lo smalto, che era bianco, nero, celeste. Si produssero, cosi, scrigni grandi e piccoli, vassoi, portafiori, cornici, servizi da scrittoio, lampade, specchiere, candelabri, brocche e tutto ciò che degli arredi domestici si volesse impreziosire. Tale singolare lavorazione si estese agli arredi liturgici: ostensori, acquasantiere, calici, pissidi, crocifissi, capezzali.
Di quest'ultimi, alcuni anni or sono, me ne vennero affidati due per il restauro, che sono rimasti finora ineguagliati: di dimensioni eccezionali, perché alti quasi un metro, erano particolarmente ricchi di corallo e di smalti. Il rame dorato della struttura era completamente nascosto da oltre 10.000 castoni di corallo tagliato in forme varie, da centinaia di piccole sculture (cherubini, testine di santi, piccoli angeli, Madonne), oltre ad alcune cappellette complete di colonnati e di archi sovrastanti. Parlando di questa caratteristica attività siciliana, il Tescione ritiene "che manufatti del genere siano stati prodotti anche a Genova, Venezia, Napoli e forse anche in Spagna nei centri dell'arte orafa catalana, in Francia a Parigi, in Germania a Norimberga e ad Augusta", precisando, pero, che ciò sarebbe stato possibile solo in seguito a "migrazioni e scambi di artefici".
Dall'importanza assunta da tutta la lavorazione, a Trapani nel XVII secolo scaturì la necessità di dare ad essa una disciplina. Nel settembre 1633, quasi 150 anni dopo quelli genovesi, vennero approvati i "Capituli della maestranza delli corallari et delli scultori di esso corallo della città di Trapani".
treme1978
Amministratore
treme1978 13/01/2016 ore 01:06 Quota

(nessuno) Il Corallo rosso di Napoli è in pericolo: ecco perché scomparirà

ma xche devono ditruggere cosi nn capisco...ci sn tant cose belle tenute bene :-(
scrib
Partecipante
scrib 13/01/2016 ore 05:24

(nessuno) Il Corallo rosso di Napoli è in pericolo: ecco perché scomparirà

Dael
Partecipante
Dael 13/01/2016 ore 18:04 Quota

(nessuno) Il Corallo rosso di Napoli è in pericolo: ecco perché scomparirà

Il territorio (inteso anche come fondale) non può essere costantemente presieduto, e sull'educazione dei suoi abitanti che si dovrebbe puntare, questo anche per salvaguardare una peculiarità come quella del corallo rosso.
L'orgoglio di essere nato su quella terra (di cui i napoletani sono estremamente provvisti), con la giusta educazione e il corretto rispetto dovuto alla conoscenza, potrebbe essere le fondamenta su cui basare l'educazione dei futuri napoletani.
serena.10
Partecipante
serena.10 13/01/2016 ore 18:43

(nessuno) Il Corallo rosso di Napoli è in pericolo: ecco perché scomparirà

@Dael scrive:
L'orgoglio di essere nato su quella terra (di cui i napoletani sono estremamente provvisti), con la giusta educazione e il corretto rispetto dovuto alla conoscenza, potrebbe essere le fondamenta su cui basare l'educazione dei futuri napoletani.











La vegetazione che la riveste è variegata e rispecchia l’animo di questa terra che alterna momenti di splendore e prosperità con i verdi manti del Pinus Pinaster della costa nord occidentale, all’austerità e selvaggio rigore della costa meridionale. Il vento e il mare poi, artisti secolari, hanno lavorato per rendere il tutto più suggestivo. Si distingue così la pietra dell’elefante o la nave di Ulisse.
Già solo una costa così ricca basterebbe a comprendere l’importanza di un Parco Marino che tuteli e valorizzi le sue preziose particolarità. Ma se dopo aver apprezzato la costa ci immergiamo nelle acque blu del mare ischitano ne usciremo convinti che questo è un patrimonio comune da tutelare. Così nasce il “Regno di Nettuno”, il parco marino delle isole di Ischia e Procida, dove Nettuno non è l’ottavo e più lontano pianeta del sistema solare ma il Dio del Mare; quale miglior tributo alla mitologia che storicamente accompagna l’evoluzione di questa isola?
La ricchezza del mare dell’AMP “Regno di Nettuno” si intuisce osservando la perimetrazione dell’area su di una mappa. La prima cosa che colpisce ed incuriosisce è uno “strano” prolungamento verso nord, di due miglia di larghezza, che si stende verso la località di Cuma, in terraferma per una lunghezza di otto miglia.
Quella stranezza, che corrisponde al cosiddetto Canyon di Cuma, rende il Regno di Nettuno un’area unica nel Mediterraneo.
In realtà il prolungamento estende la protezione dell’AMP all’incredibile ricchezza in cetacei (delfini, balene, capodogli..) di questo tratto del Mediterraneo.
L’altra emergenza che viene racchiusa dai confini dell’AMP è una straordinaria prateria di Posidonia oceanica, che circonda per decine di chilometri quadrati le isole, con particolare riguardo ad Ischia.
Il Regno di Nettuno deve la sua incredibile ricchezza anche alla sua particolare posizione su di un confine importantissimo, che divide l’area nord del mediterraneo da quella sud.
Si tratta di un confine climatico, che fa si che l’arcipelago flegreo si trovi all’estremo nord dell’area di espansione delle specie che colonizzano il mediterraneo meridionale ed all’estremo sud dell’area di espansione delle specie che preferiscono climi più freddi.
Il risultato è la contemporanea presenza di tutte le specie presenti nel Mediterraneo, caratteristica che convinse Anton Dohrn, studioso tedesco amico di Charles Darwin a stabilire tra Napoli ed Ischia i suoi studi ed a costruire il primo istituto di biologia marina al mondo, nel 1872, tuttora uno dei più prestigiosi. I fondali ed il mare dell’AMP “Regno di Nettuno” comprendono una assoluta varietà di ambienti, in particolare aree di coralligeno, con incredibili formazioni di alghe rosse, madrepore e coralli.
Caratteristico di Ischia è il falso corallo nero “Gerardia savalia” presente lungo il costone della torre di S. Angelo, numerose sono anche le grotte.
Le acque del Regno sono frequentate da tutte le specie ittiche tipiche degli ambienti rocciosi mediterranei, ma anche al centro di flussi migratori di totani e calamari e di tutte le specie del pesce azzurro e dei piccoli tunnidi.
L’area ad ovest, verso l’Isola di Ventotene e l’area a Nord sono le zone mediterranee che presentano la più alta densità di mammiferi marini, con la contemporanea presenza di tutte le specie che vivono in questo mare. La loro densità è tale da portare ad una regolamentazione, tale da limitare i frequenti ferimenti di balene, capodogli e delfini da parte delle navi e dei motoscafi che transitano ad alta velocità.
Il Canyon di Cuma, profondo dai 200 agli 800 metri, ospita le ultime colonie del delfino comune del Mediterraneo, una specie rara a rischio di estinzione, e altri "giganti del mare" come i capodogli lunghi fino a 18 metri e la balenottera comune che può superare i venti metri.
Come ha scritto l'australiano Sergio Bambarén, impegnato nelle battaglie ecologiste per la salvaguardia dei mari, "le acque di Ischia custodiscono una particolare biodiversità, un habitat importante per i mammiferi marini del Mediterraneo".
serena.10
Partecipante
serena.10 13/01/2016 ore 18:52

(nessuno) Il Corallo rosso di Napoli è in pericolo: ecco perché scomparirà

@treme1978 scrive:
ma xche devono ditruggere cosi nn capisco...ci sn tant cose belle tenute bene



xk L'uomo dove passa lascia la sua scia di distruzione !

serena.10
Partecipante
serena.10 13/01/2016 ore 18:55

(nessuno) Il Corallo rosso di Napoli è in pericolo: ecco perché scomparirà

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