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serena.10
Partecipante
serena.10 09/05/2015 ore 10:02

(nessuno) le case dei boss confiscate dallo Stato e mai più riutilizzate





le case dei boss confiscate dallo Stato e mai più riutilizzate
























La doppia rampa di scale in salone e la fontana in soggiorno, proprio come nella casa di Tony Montana in Scarface. Solo che qui non c'è Al Pacino e non siamo nemmeno a Miami. Ci troviamo invece a Casal di Principe, nella villa del boss Walter Schiavone, delle cui sale ormai rimane solo un lugubre scheletro. Oggi l'edificio è uno spazio pubblico dimenticato e abbandonato, proprio come altre proprietà confiscate alla camorra, oggi spettrali "Domus vacuae" (case svuotate). Ed è proprio questo il titolo della personale di Mario Spada, in mostra alla galleria "Frame ars artes" al corso Vittorio Emanuele 423. Il fotografo napoletano ha ritratto questi luoghi-non luoghi come per denunciare un'occasione mancata, un vero e proprio fallimento della società, che ha preferito dimenticare un intero sito e lasciarlo al suo destino, piuttosto che recuperarlo per riconsegnarlo alla società. L'esposizione include cinque fotografie di Spada, in formato grande, più altre 11 immagini più piccole fissate in pannelli. La curatrice è Marina Vergiani, architetto ed ex direttrice del museo Pan a via dei Mille. Alle immagini si affianca una serie di riprese aeree urbane effettuate dalla stessa Vergiani verso la fine degli anni Ottanta, proprio nel periodo in cui iniziava la drammatica costruzione delle ville dei boss. "Domus vacuae" sarà visitabile fino al 14 giugno. (paolo de luca)




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IOXSONGXLEGGEND 09/05/2015 ore 10:04 Quota

(nessuno) le case dei boss confiscate dallo Stato e mai più riutilizzate

@serena.10 scrive:
le case dei boss confiscate dallo Stato e mai più riutilizzate

nessuno se le compra,hanno paura :amen
serena.10
Partecipante
serena.10 09/05/2015 ore 10:09

(nessuno) le case dei boss confiscate dallo Stato e mai più riutilizzate

@IOXSONGXLEGGEND scrive:
IOXSONGXLEGGEND
Amministratore09/05/2015 ore 10:04
segnala
le case dei boss confiscate dallo Stato e mai più riutilizzate
@serena.10 scrive:
le case dei boss confiscate dallo Stato e mai più riutilizzate

nessuno se le compra,hanno paura



xk lo stato nn da vita e lavoro facendo rinascere queste strutture
IOXSONGXLEGGEND
Proprietario
IOXSONGXLEGGEND 09/05/2015 ore 10:12 Quota

(nessuno) le case dei boss confiscate dallo Stato e mai più riutilizzate

@serena.10 : In Campania, attualmente, sono 544 i beni confiscati alla camorra per i quali già è stata scelta unanuova destinazione sociale in applicazione della legge 109/96, più nota come Rognoni- La Torre. Si tratta del 19% dei beni confiscati su scala nazionale. In questa fetta di patrimonio sottratto ai clan ci sono 242 appartamenti, 37 box e garages, 55 fabbricati, 38 locali, 163 terreni e 9 strutture industriali. Centosettantotto, invece, sono le aziende passate dai clan allo Stato. Proprio le imprese, se gestite in maniera sapiente e pruduttiva, potrebbero trasformarsi in un’enorme opportunità: posti di lavoro e flussi di denaro puliti, laddove si produceva, invece, una parte della ricchezza dei clan.MalaCampania, da questo punto di vista, è molto indietro: a differenza di quanto accade in Sicilia e in Calabria, infatti, nessuna azienda agricola sforna prodotti contrassegnati dal marchio «Libera Terra», che l’associazione di don Ciotti conferisce alle produzioni legali dei terreni un tempo appartenuti ai boss. Un punto dolente. E non è certamente l’unico. Le «difficoltà ambientali» denunciate da chi si occupa della gestione dei beni confiscati ai clan sono molteplici. «I pezzi migliori, i beni cioè che non hanno bisogno di grossi interventi per essere destinati a fini sociali — spiega Giovanni Allucci, direttore del Consorzio di comuni «Agrorinasce» — quasi sempre restano nella disponibilità dello Stato e vengono utilizzati per ubicarvi presidii di sicurezza o uffici di enti. Spesso poi, una volta intervenuta la confisca, i beni vengono vandalizzati da esponenti del clan al quale sono stati sottratti. Un maggiore controllo da parte delle forze dell’ordine potrebbe impedire il verificarsi di certi episodi». Altro problema, invece, è la difficoltà di trovare ditte disponibili a impegnarsi nei progetti di ridestinazione di questi beni perché, come già detto, le imprese spesso temono reazioni da parte dei clan.Èancora Allucci a raccontare un episodio specifico: «Le aste pubbliche per la vendita di bufale confiscate a una ditta agricola sono andate tre volte deserte. In un altro caso l’aggiudicatario di una gara, sempre per la vendita delle bufale, ha rinunciato al suo acquisto. E nel caso dei lavori per l’Università della legalità — continua Allucci—abbiamo dovuto chiedere al Provveditorato opere pubbliche di appaltare l’opera perché nessuna impresa aveva mostrato interesse. Del consorzio «Agrorinasce» attualmente fanno parte quattro comuni della provincia di Caserta: Casapesenna, Casal di Principe, San Cipriano d’Aversa e Villa Literno. Nei prossimimesi dovrebbe aderirvi anche l’amministrazione di Santa Maria la Fossa, nel cui territorio si trova la masseria sequestrata a Sandokan. Questi sessanta ettari di terreno già affidati, nel ’99, all’associazione di volontariato Anspi, non sono stati mai riutilizzati fino in fondo in maniera produttiva. Adesso però c’è in cantiere un nuovo progetto: nei terreni del boss, accanto all’azienda zootecnica che vi è collocata, il ministero della Difesa dovrebbe installare un proprio presidio con un poligono di tiro. Anche alcuniComuni della provincia di Napoli hanno unito forze e risorse per gestire in maniera più spedita ed efficace la «riconversione» dei beni confiscati alla camorra. Il consorzio «Sole, Sviluppo Occupazione Legalità Economica- Cammini di legalità», nato nel 2003, unisce dieci amministrazioni mentre altre nove hanno manifestato l’intenzione di aderirvi. Perché il consorzio? «È la via più efficace—spiega Lucia Rea, che coordina Sole — per riutilizzare a fini sociali beni confiscati alla criminalità. I Comuni uniscono le loro forze e l’ente Provincia, che in base alla legge nonpuò essere diretto assegnatario di beni confiscati, può comunque partecipare economicamente a questo importante progetto finanziando il consorzio. Sul piano operativo poi, questa è la soluzione migliore per gestire casi difficili». Come quello del complesso immobiliare sequestrato alla famiglia Rea sul territorio di Giugliano: una villa bunker che occupa una superficie di 4.464 metri quadrati tra parco e area abitativa, rimasta, anche dopo il sequestro, «occupata» da personaggi legati all’organizzazione criminale. Per tutelarla è stato necessario collocare, in una parte della struttura, una caserma della Guardia di Finanza, che sarà operativa prima della fine dell’anno. Quando finiranno i lavori di ristrutturazione, finanziati principalmente con fondi comunitari, vedrà la luce il progetto «Sport e legalità», realizzato in collaborazione con la Prefettura di Napoli, che prevede la nascita di un centro sportivo e di aggregazione sociale e di un campus universitario della Facoltà di Scienze Motorie della Parthenope. Ma c’è un altro nodo dolente. La lista dei beni confiscatimaper i quali il Demanio nonha ancora stabilito una nuova destinazione, in Campania, è ancora molto lunga: sono 461 immobili, 78 dei quali si trovano sul territorio del Comune di Marano.
IOXSONGXLEGGEND
Proprietario
IOXSONGXLEGGEND 09/05/2015 ore 10:24 Quota

(nessuno) le case dei boss confiscate dallo Stato e mai più riutilizzate

Piccole abitazioni e grandi residenze in campagna. Tra i beni sequestrati alla criminalità organizzata ci sono immobili di ogni tipo. E non mancano anche auto sportive e imbarcazioni


Castello di Miasino, in provincia di Novara, sequestrato al boss della Camorra Pasquale Galasso


Un immobile sequestrato all'interno del complesso del Parco dei templari, in Puglia, e gestito dalla Confapi, la Confederazione italiana della piccola e media industria privata


Un agriturismo a Savignano, in provincia di Siena, gestito da Confapi


Una Ferrari posta sotto sequestro nel 2008 in seguito a un blitz contro il clan dei Casalesi


Uno degli immobili sequestrati al clan di Camorra Mallardo


Uno degli edifici sequestrati nell'ambito dell'operazione 'Malaricotta' nei confronti del boss Mario Giuseppe Scinardo.


Una sala Bingo sequestrata al mafioso Antonino Rotolo


La villa di Walter Schiavone a Casal di Principe


Uno yacht sequestrato a Massimo Ciancimino


Gli interni della villa riconducibile al camorrista Giuseppe Setola, capo dell'ala stragista dei Casalesi, posta sotto sequestro dalla Dia e dalla Guardia di Finanza nel 2008.


Una villa sequestrata al boss internazionale del contrabbando Gerardo Cuomo a Pianoro, in provincia di Bologna


La villa sequestrata al clan dei Casamonica a Roma
enzo346
Amministratore
enzo346 09/05/2015 ore 15:12 Quota

(nessuno) le case dei boss confiscate dallo Stato e mai più riutilizzate

Lo stato ha le idee confuse, fa fatica a gestire, quello che ha già di suo, non fa altro che ammucchiare patrimoni che vanno in malora, e solo un disfattista, tanto vale che radi tutto al suolo, e ci fai dei giardini pubblici, tanto i boss, se non sono in galera, si sono comprati già un'altra casa, e come un serpente che si morde la coda...
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Proprietario
IOXSONGXLEGGEND 09/05/2015 ore 20:15 Quota

(nessuno) le case dei boss confiscate dallo Stato e mai più riutilizzate

@enzo346 scrive:
tanto i boss, se non sono in galera, si sono comprati già un'altra casa, e come un serpente che si morde la coda..

infatti è cosi

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