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serena.10
Partecipante
serena.10 18/01/2015 ore 12:31

(nessuno) i figli di Partenope







Chi non conosce a Napoli il Lido Mappatella? In realtà esso non è uno stabilimento fisso, ma tale allocuzione si riferisce a tutte quelle spiagge libere presso le quali è possibile prendere il bagno portando dietro l’indispensabile contenuto in un fagottino: la mappatella. A Napoli erano, e lo sono ancora, molto frequentati quei piccoli lembi di spiaggia di piazza Vittoria e di Mergellina. Ma come i figli del popolo, ovvero i figli di Partenope, raggiungono tali spiagge?
È presto detto: in tram, anzi fuori!
Questa volta il protagonista della nostra storia è il n. 1 degli anni ’50 del secolo passato, ma potrebbe essere il n. 3 oppure un altro tram.
I “bagnanti” venivano raccolti lungo il percorso di via Marina, sbocco naturale dei numerosi violetti situati dietro il Paravento, nome dato dalla scrittrice Matilde Serao ai bei palazzi costruiti verso la fine dell’ 800 dalla Società del Risanamento. Con abile agilità, i piccoli scugnizzi, vestiti dell’indispensabile e non sempre della propria taglia, formavano un grappolo umano a volte fino a sette unità sostenendosi sul paraurti del tram, sui fanalini di coda o su quant’ altro potesse fornire appoggio. A nulla servivano le minacce del fattorino; come d’incanto, il grappolo si scomponeva ad ogni fermata pronto a ricomporsi alla partenza. Giunti a destinazione, gli scugnizzi abbandonavano la vettura per dirigersi verso le spiaggette del Lido Mappatella pronti a godersi una gita in barca.













Mi raccontava mio padre che i noleggiatori di barche, parlo di quelle in legno ed a remi, trattenevano in ostaggio una scarpa tolta ad uno dei gitanti allo scopo di non dover poi andare a recuperare il natante dall’altro capo del golfo.
Ma queste precauzioni a nulla servivano: bastava calzare un paio di scarpe molto vecchie ed il gioco era fatto. A questo punto ci viene in mente il venditore di “scarpe scompagnate” della Napoli del prof. Bellavista, al secolo Luciano De Crescenzo. Non si trattava forse dello sfortunato noleggiatore di barche?
Oggi quegli scugnizzi certo non saranno ingegneri, non saranno professori, non saranno avvocati; eppure qualche cosa faranno.
Cu 'na bona salute, e scusate d' 'e chiàcchiere ...




IOXSONGXLEGGEND
Proprietario
IOXSONGXLEGGEND 18/01/2015 ore 15:34 Quota

(nessuno) i figli di Partenope

Perché Napoli è chiamata anche Partenope? Ci sono numerose leggende che lo spiegano, e sono tutte bellissime. Alcune anche molto romantiche. Una delle più diffuse ha come protagonista Parthenope, una fanciulla che viveva sulle coste ioniche della Grecia. Era così bella che molti la paragonavano alle dee Giunone e Minerva. Parthenope trascorreva molti giorni seduta sugli scogli a osservare il mare e a fantasticare di terre lontane da visitare. Amava il giovane Cimone ma, come spesso accadeva a quei tempi, il padre di lei l’aveva promessa a un altro giovane, Eumeo, e pertanto osteggiava in tutti i modi il rapporto. Così i due giovani innamorati decisero di fuggire.
Dopo un viaggio lunghissimo i due innamorati approdarono finalmente sul lido arido e deserto. Subito dopo il loro arrivo però la terra iniziò a produrre fiori e alberi e il luogo diventò rapidamente rigoglioso e ospitale. La voce di questo miracolo della natura (o sarebbe meglio dire, dell'amore) si sparse rapidamente in tutto il Mediterraneo. Dapprima i due giovani furono raggiunti dal padre di lei, che intanto l'aveva perdonata per la fuga, dai parenti e dagli amici. Poi arrivarono genti dalla lontana Fenicia e dall'Egitto, tutti attirati dai racconti dei marinai che descrivevano una spiaggia felice dove la vita trascorreva serena tra il profumo dei fiori e dei frutti e nella dolcezza profumata dell'aria.
serena.10
Partecipante
serena.10 18/01/2015 ore 15:35

(nessuno) i figli di Partenope














@IOXSONGXLEGGEND scrive:
Perché Napoli è chiamata anche Partenope? Ci sono numerose leggende

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