Forum - Post Serena

IOXSONGXLEGGEND
Proprietario
IOXSONGXLEGGEND 13/04/2016 ore 14:55 Quota

(nessuno) Ma voi, avete mai visto una vera mmummara?

venite 'a rinfrescarvi tengo l'acqua do' Chiatamone, c'arance e limoni 'e Surriento;
chest' è acqua 'e paradiso, è acqua 'e mummera;
'na veppet' è chest' acqua te cunzola (una bevuta di quest'acqua ti consola);
vih! che freschezza.


:many :many
IOXSONGXLEGGEND
Proprietario
IOXSONGXLEGGEND 13/04/2016 ore 15:00 Quota

(nessuno) Ma voi, avete mai visto una vera mmummara?

«Munastero ‘e Santa Chiara / tengo ‘o core scuro scuro… / Ma pecché, pecché ogne sera, / penzo a Napule comm’era, / penzo a Napule comm’è…».


serena.10
Partecipante
serena.10 13/04/2016 ore 15:04

(nessuno) Ma voi, avete mai visto una vera mmummara?

@IOXSONGXLEGGEND : si è lui! :hoho :hoho
serena.10
Partecipante
serena.10 13/04/2016 ore 15:08

(nessuno) Ma voi, avete mai visto una vera mmummara?

La fonte di Santa Lucia e la sua acqua “suffregna”. Era dei napoletani









Fresca, naturalmente frizzante e con particolari qualità benefiche: stiamo parlando dell’acqua sulfurea (“suffregna” o “Acqua della sorgenti del Monte Echia”) della fonte di Santa Lucia di via Chiatamone che per secoli è stata venduta, cercata e bevuta in tutta la città di Napoli.












Come ricordato da sito Wateronline, chiunque poteva visitare la sorgente naturale grazie ad una scalinata la quale conduceva il popolo in una oscura grotta che veniva occupata da venditori e raggiunta da innumerevoli persone provenienti anche da Caserta, Capua, Torre del Greco ed altre città limitrofe alla grande Partenope, pronte a far scorta di quell’acqua così preziosa, biologicamente pura e in grado di poter curare l’anemia e le carenze di ferro.










E’ proprio l’acqua sulfurea di Santa Lucia, bevanda naturale preferita dai napoletani, che con il tempo ha rappresentato la principale fonte di guadagno per gli abitanti di via Chiatamone. Le giovani venditrici ambulanti, belle e avvenenti, giravano per la città vendendo l’acqua zuffregna a chi cercava refrigerio; mentre “l’acquaiuolo” nel suo chioschetto tra grappoli di limoni, arance, blocchi di ghiaccio e vari attrezzi, metteva in bella mostra “‘e mummarelle”, anfore in terracotta che riuscivano a conservare l’acqua zuffregna sempre fresca e frizzante che poteva essere servita anche con un pizzico di bicarbonato. E’ così che per le vie di Napoli, come recita la poesia “‘E mummarelle”, si potevano udire frasi gridate al popolo per incentivare a comprare e bere l’acqua della fonte di Santa Lucia:

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