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serena.10
Partecipante
serena.10 13/01/2015 ore 17:03

(nessuno) Ma voi, avete mai visto una vera mmummara?

È stato sicuramente prima del 2000, anno in cui fu ufficialmente aperta (e presto richiusa) ai cittadini la fonte di Via Riccardo Filangieri Candida Gonzaga che ho potuto assaggiare la famosa acqua sulfurea o ferrata detta dai napoletani acqua “zurfegna” o “suffregna”che sgorgava proprio da un’apertura nella parete sul perimetro del Palazzo Reale di Napoli. La fonte era protetta da una grata ma con le maglie abbastanza larghe da poterci infilare un’asticella a cui era stato legato un bicchiere di plastica. Finalmente la mia curiosità sull’acqua di mmummara stava per essere soddisfatta.
Attesi qualche scondo prima di poterla bere, giusto il tempo di vedere depositarsi sul fondo dei granuli rossastri ,credo si trattasse del ferro. L’odore di zolfo non era davvero eccessivo, il sapore non sgradevole ma trovai che la consistenza dell’acqua fosse un po’ pesante, personalmente sentii che non sarei riuscita a berne grandi quantità. Eppure questa, una volta, era l’acqua del popolo e fino agli anni ’50 era venduta per le strade o dagli acquafrescai che la usavano per ‘allungare’ aranciate o limonate.
Era attinta liberamente alla fonte del Chiatamone, una strada ai piedi del monte Echia (da qui anche il nome di acqua del Chiatamone) e raccolta nelle mmummare, orci di terracotta a doppia ansa. Veniva venduta al dettaglio nelle mmummarelle, più piccole, da cui normalmente la si beveva e che venivano poi restituite e riutilizzate, credo contro ogni principio di igiene.
Nel ’73, in seguito al colera, la fonte del Chiatamone fu chiusa perchè ritenuta infetta, così scomparve l’acqua, le mmummare e con esse una caratteristica di Napoli.
Una caratteristica cosi’ radicata che qui e ed in nessun altro luogo in Italia, ancora oggi, si definisce ‘faccia ‘e mmummara’ un volto molto paffuto con zigomi sporgenti, di quelli detti ‘a palloncino’.
Infine, sembra che in alcuni casi le mmummare siano state utilzzate sinanche come camera d’aria nella costruzione o forse nel rifacimento della pavimentazione di edifici antichi, come può dedursi dal loro ritrovamento in loco durante dei lavori.
Ma voi, avete mai visto una vera mmummara?






--NAPOLI 1955--------------- -------L'ACQUAFRESCAIO-------- VENDITORE DI ACQUA DI VARIO GENERE COME ACQUA CON LIMONE E BICARBONATO, ORZATA, ED ALTRI GUSTI E LA CLASSICA ACQUA DI " MUMMERA ACQUA CON FORTE SAPORE FERROSO CUSTODITO IN CONTENITORI DI TERRACOTTA CHIAMATI APPUNTO MUMMERA


Napoli aveva, fino a qualche decennio fa, una fonte di acqua minerale sulfurea che sgorgava nella zona di Santa Lucia: tutti la chiamavano l'"acqua d''e mummarelle".
Quest'acqua ha dissetato, rinfrescato e ritemprato i napoletani per secoli. Essa era ritenuta un'autentica panacea per tanti dolori fisici. Del luogo dove sorgeva la fonte, Santa Lucia, abbiamo avuto modo di cennare in altri capitoli del nostro viaggio nella storia di questa città. Di questo posto abbiamo detto che è stato uno dei primi, se non il primo insediamento a Napoli.
Santa Lucia, nasceva come borgo di pescatori, sotto il monte Echia, vicino alle grotte platamoniche che, probabilmente, con l'inevitabile corruzione del termine dovuta al trascorrere del tempo, regalano alla toponomastica cittadina la famosa via del Chiatamone, alle spalle dei grandi hotels del lungomare.
Questo borgo, a mano a mano che Napoli cresceva, veniva inglobato nel resto della città e Napoli lo avvolgeva sempre di più. Oggi, Santa Lucia, è come una rosa accolta dal seno di una bella donna.
Sotto la strada di Santa Lucia vi era quindi una fonte di acqua sulfurea e quest'acqua si vendeva e si beveva in tutta Napoli e non solo.

Acquafrescaio
I Luciani, nei secoli scorsi, hanno costruito le loro fortune sulla vendita dell'acqua inventando, di fatto, il mestiere di "acquafrescaio".
Sempre nei secoli scorsi, chiunque passeggiasse d'estate sulla Riviera di Santa Lucia, si imbatteva in uno stuolo di venditrici di acqua sulfurea, giovani soprattutto, che offrivano i loro bicchieri colmi d'acqua fresca e frizzante. I Luciani usavano chiudere questo loro lucroso mercato con un festa che aveva luogo l'ultima domenica di agosto in onore della Madonna della Catena. Essi avevano l'abitudine di tuffarsi a mare e facevano la stessa cosa con chiunque si trovasse a passare a quell'ora per la riviera. Possiamo quindi affermare, con una buona dose di certezza, di aver finalmente scoperto come sono nati i "gavettoni".

Un moderno acquafrescaio
La fonte, per tornare alla nostra storia, la si poteva anche visitare scendendo la grande scalinata che era stata creata apposta. Una volta scesi, ci si ritrovava in una oscura grotta dove il rumore delle acque si univa alle urla dei venditori che qui venivano a riempire i loro orciuoli. Da qui, numerose carrozze in attesa sulla strada sovrastante, raggiungevano cariche d'acqua tutti gli angoli di Napoli e altre località dei dintorni fino a Caserta, Torre del Greco, Capua.
Col tempo, il mestiere di acquafrescaio, come un po' tutte le cose, acquistò molta visibilità e stabilità, con un posto vendita fisso, formato da un chioschetto dove, fra grappoli di limoni e arance, enormi blocchi di ghiaccio, attrezzi per le spremute e sciroppi di vario tipo, venivano poste in bella mostra "'e mummarelle", gli orciuoli, appunto. Erano delle splendide anfore in terracotta che possedevano la caratteristica di conservare sempre fresco e godibile il liquido in esse contenuto: l'acqua d''e mummarelle, la mitica acqua sulfurea di Santa Lucia.
Acquistata la visibilità però, questo mestiere perse, col tempo, molta di quella poesia che lo rendeva affascinante.

Le belle Luciane, sorridenti, procaci, canterine e itineranti, venivano sostituite da figuri dall'espressione anonima, silenti e dal posto di vendita fisso cosicché, dopo alcune ordinanze con le quali in seguito agli eventi collegati all'epidemia di colera del 1973, la fonte di Santa Lucia fu definitivamente soppressa, anche costoro, gli ultimi residui di un mestiere storico e caratteristico di Napoli, possono dirsi scomparsi, fatti salvi alcuni che proseguono l'attività in alcune zone strategiche della città. Questi ritrovi, però, hanno più la connotazione di chalet che di chiosco di acquafrescaio.

Se potessi, cari amici, amanti di Napoli, napoletani e non, lancerei una petizione per la raccolta di firme per riaprire la fonte dell'"acqua d''e mummarelle", per consentire ai napoletani e ai visitatori di questa meravigliosa città, di recuperare un tesoro storico che appartiene a Napoli e che da tanti viene considerato ingiustamente sottratto.
Chissà se mai potremo, un giorno, tornare a dissetarci con un'acqua di cui non ce ne sono uguali, l'"acqua d''e mummarelle".

La mummarella


Allora l’Europa Unita non c’era ancora…o certe cose nessuno gliele andava a riferire.
Così lei poté campare tranquilla: la mummarella.
Voi adesso mi direte che, per contenere l’acqua, sono sempre esistiti quei piccoli orci di terracotta e li hanno usati e li usano in tutto il mondo. È vero, ma la mummarella… no, quella è un’altra cosa. Lei fu creata per mantenere fresca un’acqua che era solo nostra: l’acqua ferrata.
Figlia di un dio e di una sirena.
Un’acqua dal sapore antico.
Per prima, aveva addolcito la lingua del colono greco arrivato dal mare.
Aveva percorso le campagne della Gallia e le assolate pianure della Giudea nella sacca di un legionario romano, pronta a placarne la sete.
Aveva traversato l’oceano nella stiva del galeone che portava un avventuriero spagnolo in cerca di gloria e di fortuna in terre lontane.
Un’acqua democratica.
Accostando, un giorno, le labbra alla stessa creta fresca, la bella signora con l’ombrellino di seta sentì il sapore di un giovane pescatore dai capelli ricci che odorava di mare e di gioventù; in quegli occhi neri smarrì i suoi occhi azzurri.
Un’acqua imparziale.
Seduto di fronte al mare, l’aveva assaporata, prima di partire col suo re, il soldato calabrese sceso dal vicino palazzo reale: ogni sorso, un bacio a Concettina, la bella contadina lasciata giù al paese.
Di fronte al mare, l’aveva bevuta un giovane bersagliere venuto dal nord, pensando alle labbra fresche della tosa lontana.
Ancora di recente, aveva dissetato l’operaio che, col fazzoletto rosso al collo, tornava dal comizio di Togliatti; aveva rinfrescato un parroco di provincia che guidava i parrocchiani al comizio di De Gasperi; aveva raffreddato gli ardori degli infiammati seguaci di Almirante.
Un’acqua eterna.
Era eterna Marietta: la sacerdotessa della mummarella.
Marietta non la vendeva l’acqua: la elargiva…come in un rito fuori dal tempo.
Dalle sue mani passava nelle tue e nelle mani sentivi, allora, il respiro della vita che percorreva la terra e l’acqua insieme.
Sempre lei, Marietta. Con gli occhi di fiamma in un volto bruno dal sole.
Giù alla Litoranea, la bella strada che accompagna la città al mare, che al mare dà il benvenuto della città.
Attraversando i secoli. Marietta. Senza età.
La stessa che, giovane, un senatore romano aveva strappata ad un mercante greco.
Che era stata un giorno gota e, un altro, bizantina. Era stata normanna, sveva ed angioina.
La volevano tutti Marietta. Piaceva a tutti la sua mummarella.
Un cavaliere l’aveva salvata da un corsaro saraceno. Un viceré spagnolo l’aveva contesa ad un giovane pescivendolo.
Un marinaio americano voleva portarla via con sé.
Era stata di tutti la mummarella di Marietta.
Si era data, con indifferenza superba, ugualmente, a conquistatori e liberatori.
Mai nessuno l’aveva posseduta veramente.
Fresca e saporita, era scorsa per secoli libera quell’acqua magica.
Aveva resistito, serena e sicura nella mummarella affidata dagli dei a Marietta, a invasioni, guerre e pestilenze.
Fragile materia, aveva superato, intatta, i bombardamenti.
Non poté resistere al mondo nuovo.
Un giorno, arrivò l’Europa e decretò: “le bevande debbono essere tenute in idonei contenitori. Deve esserne indicata la provenienza e le proprietà.”
L’acqua ferrata, offesa e spaventata, continuò a scorrere, ma di nascosto.
Oggi, se scendete giù alla Litoranea, ci trovate ancora una donna, dall’età indefinibile, che vende bibite.
Come si chiama? Non importa.
Non si chiama più Marietta.
Non è sacerdotessa e non c’è magia. Dalle sue mani non riceverete l’acqua nella mummarella.
È soltanto una donna che vende bibite. In lattina.












Vorría addeventare no picciuotto,
co na langella a ghire vennenn'acqua,
Pe' mme ne jí da chisti palazzuotte:
Belli ffemmene meje, ah! Chi vó' acqua...
Se vota na nennella da llá 'ncoppa:
Chi è 'sto ninno ca va vennenn'acqua?
E io responno, co parole accorte:
Só' lacreme d'ammore e non è acqua!..






A mmummera

Quando la chiusero, fu per i napoletani un colpo duro.

E tutti capimmo che era l’inizio di una fine, anche se non sapevamo bene di cosa. Una Napoli che svaniva… per fare posto ad un’altra magari migliore?... speriamo!

“Inquinata!” La parola ci arrivò addosso come una condanna, il fosco presagio un verdetto ineluttabile. Come quando, sentendoti ancora abbastanza bene, ti viene diagnosticato un male inguaribile; non senti dolore, ma ti senti già morto.

Di cosa parlo?... della fonte del Chiatamone.

C’era un piccolo chiosco decorato, di uno stile incerto fra il barocco ed il liberty giusto nell’angolo dove via Chiatamone presenta un varco non carrozzabile (allora) che con alquanti larghi gradini mena alla sottostante via Partenope, ai riflessi azzurro ed oro del mare ed alla maestosa vista dell’imponente castel dell’Ovo, baluardo inespugnabile in difesa della ninfa Partenope.

Un chiosco piccolo dicevo, poco più di un’edicola abbondantemente ingentilito da rami verdi di limone e vassoi con i deliziosi, profumati frutti. Un banco di marmo e due grandi, inconfondibili mmummere.

In quel posto infatti, dalle profonde viscere misteriose di quella terra ardente, giusto alle spalle del prestigioso Hotel Continental era la sorgente perenne e generosa dell’ “Acqua zuffregna” cantata, secondo la tradizione sin dal ‘500 nella seconda strofa della celeberrima “Fenesta vascia”.

La mmummera, come la langella da cui deriva, è un orcio di terracotta non smaltata per il trasporto dell’acqua.
Tipicamente, a Napoli, l’acqua zuffregna del Chiatamone.
Diciamo qualcosa di più.
L’acqua di questa fontana è tecnicamente un’acqua sulfurea, con acido solfidrico a sufficienza da darle un deciso ma non sgradevole tipico odore; ha anche disciolta molta anidride carbonica che la rende naturalmente frizzante. Infine, l’azione dei minerali disciolti la rende esente da germi e la conserva a lungo biologicamente pura… insomma una benedizione di acqua!

La mmummera, per essere non smaltata, è molto porosa, ed un velo di umidità affiora costantemente rinnovato sulla sua superficie esterna. Evaporando, raffredda notevolmente il recipiente ed il suo contenuto, per il sollievo dei consumatori.

Fredda, frizzante, profumata. Come dire?... «Nu bicchiere de acqua zuffregna, te fa addicrià!...»

Poi chiusero la fonte… s’era inquinata pure quella!... lentamente, impercettibilmente, il cancro della modernità sfibrava la meravigliosa ninfa Partenope, troppo sfrontatamente bella, troppo altera per accorgersi l’onta del tempo, invecchiamento e declino!

Anche la chiusura della fonte del Chiatamone fece poco scalpore, in una Napoli convertita ormai alla CocaCola e le Shweppes ghiacciate di frigorifero ed anche gli atleti del Gymnasium, la gloriosa palestra di atletica sotto palazzo Reale lagnarono per la perdita di cotanto simbolo; oramai non si ristoravano più alle cannelle a quella fonte collegate.
Anche loro votati al Gatorade ed agli “integratori salini”.

Eppure quella fonte di acqua sulfurea per centinaia d’anni era stata la principale fonte di guadagno per gli abitanti di quella via (certo i grandi alberghi erano di là da venire…).
Durante il giorno le giovani popolane giravano per la città con la mmummera in bilico sul testa vendendo l’acqua agli operai affaticati (sarà un caso, o la somiglianza nella forma, o il sollievo rinfrescante di un attimo di pausa… o qualcos’altro a dare il soprannome di mmummera anche al seno femminile, quando prosperoso?).

Alla sera invece caricate una scorta di mmummere sulla “carrettella a mano” gli uomini facevano il giro di rifornimento per i chioschi degli “acquafrescai” (venditori di acqua fresca) e dei signori dei piani nobili… quelli che “potevano spendere pure per l’acqua!”.

Certo l’acqua sempre acqua è, e com’è oggi ce ne è per tutti e il fatto è più civile e democratico, ma volete mettere una bella mummera di acqua zuffregna gelata di suo con una bottiglia di plastica celeste schiaffata così, dentro un frigorifero?...




L’antica storia dell'”acqua d”e mummarelle”


Munastero ‘e Santa Chiara / tengo ‘o core scuro scuro… / Ma pecché, pecché ogne sera, / penzo a Napule comm’era, / penzo a Napule comm’è…». Questi sono i famosissimi versi dell’altrettanto famosissima canzone Munasterio ‘e Santa Chiara che introducono un’avvincente storia tutta napoletana, che non è di per sé il Monastero di Santa Chiara, ma ciò che era prima che diventasse un monastero. Infatti non tutti sanno che questo complesso sorse su uno molto più ampio che altro non era che un complesso termale! Infatti a Napoli vi è sempre stato questo connubio tra acqua delle terme e fuoco dei vulcani da cui scaturiscono lava ma anche le acque calde … questa è una particolarità della natura napoletana che in una mano brandisce terremoti ed eruzioni portatori di sofferenze e dall’altra offre le sue miracolose acque termali che tanto hanno lenito e leniscono tutt’ora le sofferenze dei napoletani.

Da noi il complesso più importante di agglomerati vulcanici sono i campi flegrei che si estendono da Fuorigrotta fino a Capo Miseno. In quest’area così vasta vi si trovano importanti complessi termali già utilizzati nietepopodimenochè 2700 anni fa dai navigatori Calcidesi, i quali fondarono nel 776 a.C. Cuma, quella che si pensava fosse la prima colonia greca in Italia. Le acque termali, subito definite miracolose e terapeutiche, furono il motivo di fondazione di alcune cittadine o piccoli insediamenti come Puteoli (Pozzuoli), Agnano e Baia. Sin dall’antichità presero piede nell’immaginario collettivo come posti magici e spettrali. Addirittura come ingresso degli Infer


Le terme nei secoli crebbero di importanza ed assunsero un ruolo sociale. Prima i greci, poi i romani, andavano alle terme in quanto punto d’incontro dove si conversava, si facevano affari, si discuteva di politica, si assisteva a spettacoli di recitazione e di musica. Con la caduta dell’impero romano tutta l’area termale flegrea perse di importanza però non smise mai di funzionare. Infatti vi sono nel Medioevo testimonianze di imperatori come Lucovico e Atalarico, i quali dopo le loro battaglie si recarono rispettivamente a Pozzuoli e Baia per curare i loro “acciacchi”. Anche Federico II di Svevia si curò alle Terme di Pozzuoli. Nei secoli ai fenomeni termali si accompagnarono anche quelli dovuti al “vivere” della terra in quelle zone. La terra infatti ha una sua vita e su muove costantemente. Ed ecco che ancora oggi a Pozzuoli, ma anche a Fuorigrotta, capo Posillipo etc… la terra si alza e si abbassa. Questo è il famoso fenomeno del bradisismo! Nel passato accadeva anche ad un paesino che fu poi inghiottito, come narra la leggenda, nel lago di Agnano, lago che poi fu prosciugato nel 1870 dal neonato Regno d’Italia. Ed infatti in seguito a tale episodio vennero a galla più di 75 fonti con acque tutte diverse ed ognuna era atta ad una terapia.

In seguito e nel recente passato l’importanza delle Terme in generale non è mai finita. I Napoletani hanno avuto bisogno delle terme e le più gettonate erano quelle di Agnano, dove si continuava, come al tempo dei romani, la vita sociale. Ma prima di ricordare gli stabilimenti di Ischia e Capri, è bene soffermarsi sulle terme napoletane doc, per intenderci, quelle situate in città tra Santa Chiara, Pizzofalcone e Santa Lucia; le famose cinque acque napoletane che venivano bevute nei chioschi nati ad hoc, ossia: l’acqua Ferrata, l‘acqua del Fontaniello, l’acqua Sulfurea Antica, l’acqua Sulfurea Nuova e l’acqua Acidula. Queste venivano versate nelle famose mummarelle, anfore di terracotta nelle quali l’acqua si conservava fresca. Purtroppo la storia di queste acque è andata perduta con tutti i documenti del Tribunale della Fortificazione Mattonata ed Acqua nell’incendio dell’Archivio Storico Municipale del 1946. Ormai questa storia è stata cancellata prima dal fuoco e poi, per ironia della sorte, dall’acqua usata per spegnerlo. Ci restano, per fortuna, le testimonianze delle foto di queste fonti acquifere e, volendo chiudere con una battuta, chissà se quest’acqua non è la stessa che Totò usò per “sfamare” il cavallo in “Totò … 47 morto che parla




L'acqua "zurfegna" conosciuta anche con i nomi di suffregna, ferrata, delle «mummare», fu per secoli la bevanda preferita dai napoletani.
L'acqua, unica nel suo genere, era denominata "Acqua della sorgenti del Monte Echia" e proviene dal pozzo artesiano situato nel Palazzo Reale, pozzo realizzato nel 1850 circa dall'Ing. L.Cangiano su ordine di Ferdinando II.
In seguito ad indagini chimiche e batteriologiche fu classificata come acqua minerale naturalmente gassata, ricca di sali naturali, contenente bicarbonato di sodio, clururata, calcica sodica magnesica e ferruginosa, microbatteriologicamente pura.


Gli acquafrescai napoletani la distribuivano nelle caratteristiche mmummare, una specie di anfora in creta con doppi manici, dove veniva conservata per non alterare le sue proprietà sorgive (qualora non bevuta direttamente alla fonte).


serena.10
Partecipante
serena.10 14/01/2015 ore 19:04

(nessuno) Ma voi, avete mai visto una vera mmummara?

Da alcuni riferimenti storici si è appreso che quando lo sfortunato Franceschiello, ultimo re Borbone, accompagnato dalla bella moglie Maria Sofia, andò esule a Parigi, chiese ad un Ministro napoletano che gli era andato a rendere omaggio di portargli un ricordo della sua amata Napoli.
Il Ministro chiese allora a Vincenzo Gemito di modellare espressamente per il re la statua dell'acquaiolo fusa in argento: il classico scugnizzo con la "mummera" sotto al braccio e con la "mummarella" in mano



venite 'a rinfrescarvi tengo l'acqua do' Chiatamone, c'arance e limoni 'e Surriento; chest' è acqua 'e paradiso, è acqua 'e mummera; 'na veppet' è chest' acqua te cunzola (una bevuta di quest'acqua ti consola); L'acqua "zurfegna" conosciuta anche con i nomi di suffregna, ferrata, delle «mummare», fu per secoli la "bevanda" per eccellenza dei napoletani. Molti la sorseggiavano in piccole dosi con il vino, oppure la gradivano consumandola presso una «banca dell'acqua» dove il venditore d'acqua, detto acquaiolo, la serviva liscia o con l'aggiunta di spremute d'arancia, di limone e un pizzico di bicarbonato di sodio. Un vero è proprio bene da tutelare e promuovere, dunque, quello dell'acqua suffregna che invece è lasciato a se stesso, dimenticato dalle istituzioni. L'acqua zurfegna era tanto nota a Napoli che un ministro napoletano, in visita da Franceschiello, ultimo re Borbone, esule a Parigi con la moglie Maria Sofia, decise di portare in omaggio al re un ricordo della città che raffigurasse uno scugnizzo con la "mummara" sotto braccio e la "mummarella" in mano. Per questo chiese allo scultore Vincenzo Gemito di forgiare la statua in argento fuso oggi esposta nella Galleria Nazionale d'Arte Moderna.





L'ACQUA SUFFREGNA do' Chiatamone



ti67
Partecipante
ti67 14/01/2015 ore 21:37

(nessuno) Ma voi, avete mai visto una vera mmummara?

Da noi si chiamava bombolo ( bumulu). Lo usavano molto i contadini, perché l' acqua si manteneva fresca ed era usanza spremere all'interno dei limoni, così diventava una bevanda dissetante. Mio padre ne possiede ancora uno.
IOXSONGXLEGGEND
Proprietario
IOXSONGXLEGGEND 15/01/2015 ore 11:47 Quota

(nessuno) Ma voi, avete mai visto una vera mmummara?

@serena.10 scrive:
L'ACQUA SUFFREGNA do' Chiatamone

Acqua zurfegna
L'acqua zurfegna sgorga a Napoli dal Monte Echia ed è conosciuta anche come acqua del Chiatamone, dalla strada in cui si trova la fonte originaria, dove avveniva l'imbottigliamento nelle "mummare", fiasche in terracotta di forma panciuta, usate per conservare senza alterare le proprietà dell'acqua raccolta. Metodo molto antico, usato anche nelle zone desertiche e semi-desertiche della Terra, dove l'esigenza di raccogliere e conservare l'acqua potabile è un problema molto serio.

Conosciuta con i nomi di "suffregna", "ferrata" e "delle mummare", quest'acqua ha rappresentato per secoli la bevanda per eccellenza dei napoletani, abituati a sorseggiarla in piccole dosi mescolata con il vino, oppure a gustarla presso le "banche dell'acqua", dove il venditore, l'"acquaiolo", la serviva liscia o con l'aggiunta di arancia o limone ed un pizzico di bicarbonato. L'acquaiolo, presente nelle strade di Napoli fino al 1973, l'anno del colera, attirava i passanti con il suono dello spremiagrumi in ferro, e gridando: «Venite 'a rinfrescarvi tengo l'acqua do' Chiatamone, c'arance e limoni 'e Surriento; chest' è acqua 'e paradiso, è acqua 'e mummera; 'na veppet' è chest' acqua te cunzola (una bevuta di quest'acqua ti consola); vih! Che freschezza».

L'acqua zurfegna era tanto nota a Napoli che un ministro napoletano, in visita da Franceschiello, ultimo re Borbone, esule a Parigi con la moglie Maria Sofia, decise di portare in omaggio al re un ricordo della città che raffigurasse uno scugnizzo con la "mummara" sotto braccio e la "mummarella" in mano. Per questo chiese allo scultore Vincenzo Gemito di forgiare la statua in argento fuso oggi esposta nella Galleria Nazionale d'Arte Moderna. Attualmente la fonte è chiusa.
serena.10
Partecipante
serena.10 15/01/2015 ore 11:52

(nessuno) Ma voi, avete mai visto una vera mmummara?

@42.raffaele scrive:
a brocc


a brocc, si a chiammam a brocc :clap :clap
serena.10
Partecipante
serena.10 15/01/2015 ore 11:53

(nessuno) Ma voi, avete mai visto una vera mmummara?

@ti67 scrive:
Moderatore14/01/2015 ore 21:37
segnala
Ma voi, avete mai visto una vera mmummara?
Da noi si chiamava bombolo

:-) nn sapevo , grazie ti67
serena.10
Partecipante
serena.10 15/01/2015 ore 11:54

(nessuno) Ma voi, avete mai visto una vera mmummara?

@IOXSONGXLEGGEND scrive:
Conosciuta con i nomi di "suffregna

wewewewe si se conosce comm acqua e suffregna :mmm :mmm :mmm :hoho :hoho :hoho :hoho :hoho
serena.10
Partecipante
serena.10 15/01/2015 ore 11:56

(nessuno) Ma voi, avete mai visto una vera mmummara?

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