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serena.10
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serena.10 01/12/2014 ore 11:19

(nessuno) Il romanticismo delle canzoni partenopee arriva diritto al cuore.






La musica napoletana ha fatto sognare ed innamorare intere generazioni sia in Italia che all’estero.


Ecco una selezione delle più belle, delle più romantiche canzoni di Napoli di sempre. Per ogni canzone viene proposta sia una versione “classica” che una rivista in chiave “moderna”. L’elenco è in ordine alfabetico. I testi sono libere elaborazioni estratte da Wikipedia.

Ecco un mio personale omaggio musicale che dedico con tutto il cuore alla bellezza di Napoli e del suo straordinario popol0:


Il romanticismo delle canzoni partenopee arriva diritto al cuore.



Malafemmena


Malafemmena è una canzone scritta da Totò nel 1951 in occasione del concorso di Piedigrotta La Canzonetta 1951 e fu assegnata a Mario Abbate che la incise su disco Vis Radio. Fu, in seguito, portata al successo da Giacomo Rondinella. La canzone, scritta in napoletano, parla in termini drammatici di un amore contrastato per una malafemmena, che in questo caso assume il significato di donna affascinante e che fa soffrire, quasi cattiva, indifferente alle pene d’amore che infligge al proprio innamorato. Ve la proponiamo nella storica versione di Teddy Reno ed in quella di Gigi D’Alessio.




Anema ‘E Core


Anema e core è una canzone del 1950, composta dal musicista Salve D’Esposito e dal paroliere Tito Manlio. Fin dagli anni cinquanta la canzone riscosse molto successo presso il grande pubblico, sia in Italia che all’estero. Qui vi proponiamo la versione storica del grande tenore Tito Schipa e quella del bravo Sal Da Vinci.

Core ‘ngrato


Core ‘ngrato è una canzone napoletana scritta nel 1911 dall’emigrato calabrese Alessandro Sisca (detto Cordiferro), nato a San Pietro in Guarano (CS), dove il padre, Francesco Sisca, era impiegato presso il Municipio, trasferitosi per terminare gli studi a Napoli, città d’origine della madre Emilia Cristarelli, e successivamente emigrato a New York. La canzone fu musicata da Salvatore Cardillo. Inizialmente nessuno dei due aveva intenzione di realizzare un grande successo, anzi Cardillo la considerava una «porcheriola». Sbarcata a Napoli, Core ‘ngrato ebbe invece una grande presa sul pubblico e divenne la prima canzone napoletana di successo proveniente dall’America. Ve la proponiamo nella bellissima versione cantata dal grande Enrico Caruso e dalla toccante interpretazione di Mina.



le donne piu belle di tutti i tempi !!


Funiculì funiculà

Funiculì funiculà è una celebre canzone napoletana scritta nel 1880 dal giornalista Giuseppe Turco e musicata da Luigi Denza. Il testo fu ispirato dall’inaugurazione della prima funicolare del Vesuvio, costruita nel 1879, per raggiungere la cima del Vesuvio. La canzone, eseguita alla festa di Piedigrotta, descrive quindi ai napoletani e soprattutto ai turisti i vantaggi offerti dal nuovo mezzo di trasporto, che permette di salire senza fatica, ammirando il panorama. In breve tempo la melodia divenne celebre in tutto il mondo, consentendo all’editore Ricordi di venderne un milione di copie in un solo anno. Nel 1886, Richard Strauss incorpora la canzone nel quarto movimento del poema sinfonico Aus Italien, ispirato dal viaggio in Italia compiuto dal compositore durante l’estate dello stesso anno. Ve la proponiamo nell’indimenticabile versione di Mario Lanza e nell’interpretazione del tenore Andrea Bocelli.


I’ Te Vurria Vasà

La canzone ha origine dall’amore infelice dell’autore Vincenzo Russo per Enrichetta Marchese. L’unione tra lo spiantato poeta e la ragazza, figlia di un gioielliere, era fortemente osteggiata dalla famiglia di lei, nonostante l’amore di Russo fosse corrisposto. I versi, composti sul finire del 1899 da Russo, furono musicati tra 1 ed 2 gennaio 1900 da Eduardo di Capua, famoso autore di ‘O sole mio, nonché amico e sodale di Russo. Secondo quanto riporta la tradizione, il foglio con i versi fu consegnato da Russo a Di Capua la sera del 1º gennaio 1900 alla fine di una rappresentazione teatrale al Salone Margherita, dove si esibiva Armando Gill. Presentata al concorso “La tavola rotonda”, I’ te vurria vasà non ebbe immediato successo, arrivando solo seconda ex aequo. Negli anni successivi, tuttavia, il brano ebbe grandissima diffusione, e fu interpretata da una serie infinita di artisti napoletani, italiani ed internazionali. Qui ve la presentiamo nella interpretazione di Roberto Murolo e nella versione di Gigi Finizio.




Maria Marì (Oj Marì)

Una de’ ccose ca ha fatto addeventà Napule accussì fammosa pe’ tutte ‘o munno, a fora ‘o sole, ‘a pizza, Margellina, ‘o Vesuvio e San Gennaro, è stata sicuramente ‘a canzona napulitana. Chesta particulare forma d’arte ca a Napule, tene siecule ‘e storia; nascette verzo ‘o Milleduiciento ma, avette ‘o periodo ‘e cchiù granne successso, tra ‘a fina d’ ‘ o Ottuciento e ‘o prencipio d ‘ ‘o Noviciento. Fuje proprio dinte a chillu periodo d’oro ca nascetteno ‘e cchiù belli canzone, ‘e cchiù granne puete e ‘e meglio museciste napulitane, senza vulè levà merito a chille ca venetteno doppo. ‘E canzone nate dinte a chillu periodo, c ‘ ‘o tiempo, addeventajeno e fujeno chiammate ” classiche ” , e ancora ogge, a distanza ‘e cchiù ‘e ‘nu siecolo, sò ancora cantate da ‘e meglio cantante, napulitane, ‘taliane e straniere e sò apprezzate pe’ tutto ‘o munno. Ognuna ‘e chesti canzone, accummencie cu’ esse ‘na storia; ‘a storia ‘e chi l’ha scritta, ‘e chi l’ha musecata, chi l’ha cantata, addò, quanno, comme e pecchè. Spisso so’ storie allère oppure amare, a vvote pareno quase ‘nu rumanzo . L’atmusfera d’ ‘O Festival ‘e Napule e, primma ancora, ‘a Piererotta, ‘e mutive, ‘e parole, ‘a meludia, so’ tutte cose ca oramaje, so’ trasute a fa parte d’ ‘a storia e d ‘ ‘a trarezzione e d’ ‘a cultura ’e Napule . Tramete chesti canzone fammose, è stato scritto ’a storia d ‘ ’a canzona napulitana, ’a quanno è nata, fino e‘ juorne d’ogge. Chesta è una ’e chelli ccose belle ca fanno parte ’e ll’onore ’e Napule, ’a cchiù genuina, autenteca e vera. ’Na bannera addò nce stanno scritto ’ncoppa ’e cchiù belli note, ’e cchiù belli parole d’ammore, ’e cchiù belli sentemiente. Proprio grazie a tutto chesto, ca Napule è canusciuta pe‘ tutto ’o munno, comme ’a Patria d‘ ’a canzona. Questa splendida canzone scritta da Di Capua & Russo ve la presentiamo nelle interpretazioni del tenore Giuseppe Di Stefano e di Roberto Alagna.


Munasterio ‘E Santa Chiara

Scritta nel 1945, “Munasterio ‘e Santa Chiara” fu proposta da Giacomo Rondinella nella rivista di Galdieri, autore del testo, “Imputato alziamoci” con Totò, Anna Magnani, Alberto Sordi e Peppino De Filippo. Il brano canta il desiderio di tornare a Napoli dopo la guerra e, allo stesso tempo, la paura di trovare solo distruzione (alle macerie dell’antica chiesa di Santa Chiara allude il titolo), sulla melodia lenta composta da Alberto Barberis. La devastazione lasciata dai bombardamenti non è solo quella delle strade, dei palazzi, ma è anche quella dei costumi, del “core”, motivo centrale della canzone napoletana, di cui Galdieri testimonia qui la fine. “Munasterio ‘e Santa Chiara” ottenne un immediato successo in Italia ed all’estero, divenendo un classico del repertorio dei più grandi interpreti della canzone napoletana. Presentiamo questa intramontabile canzone interpretata prima da Vittorio De Sica e poi da Maria Nazionale.



O Sole mio


‘O Sole mio è una canzone in lingua napoletana pubblicata nel 1898 e conosciuta in tutto il mondo. È stata incisa da cantanti di tutte le lingue. Giovanni Capurro, giornalista e redattore delle pagine culturali del quotidiano “Roma” di Napoli, nel 1898 scrisse i versi della canzone affidandone la composizione musicale a Eduardo Di Capua. In quel tempo Di Capua si trovava a Odessa, in Ucraina, con suo padre, violinista in un’orchestra. La musica sembra sia stata ispirata da una splendida alba sul Mar Nero; il brano venne poi presentato a Napoli ad un concorso musicale promosso dall’editore Bideri ma senza ottenere grande successo ed arrivando secondo, ma in seguito si diffuse sempre più – anche fuori dall’Italia – fino a diventare un vero e proprio patrimonio della musica mondiale. ‘O Sole mio è una delle canzoni più famose di tutti i tempi, ma non fruttò molto ai suoi due autori, Capurro e Di Capua, che morirono in povertà negli anni dieci. La casa di edizioni musicali Bideri continua a percepire le royalties del pezzo, che – nonostante sia passato più di un secolo dalla registrazione – non è ancora divenuto di pubblico dominio. Infatti, nell’ottobre 2002, un tribunale di Torino ha riconosciuto Alfredo Mazzucchi, deceduto nel 1972, come co-autore della melodia, di conseguenza il brano rimarrà sotto copyright fino al 2042. La presentiamo nella versione di Elvis Presley e nell’interpretazione di Luciano Pavarotti.




O Surdato ‘Nnamorato


‘O surdato ‘nnammurato (in italiano: Il soldato innamorato) è una delle più famose canzoni in lingua napoletana, scritta dal poeta santegidiano Aniello Califano. Il testo fu scritto da Aniello Califano e musicato da Enrico Cannio nel 1915. La canzone descrive la tristezza di un soldato che combatte al fronte durante la Prima guerra mondiale e che soffre per la lontananza dalla donna di cui è innamorato. Molto famosa è l’interpretazione di Anna Magnani, nel film La sciantosa. Tra gli interpreti contemporanei di questa canzone sono da segnalareMassimo Ranieri, Marco Armani (che l’ha interpretata sul palco del Festival di Napoli nel 1994), Enzo Jannacci (che ha inciso la canzone all’interno dell’album Discogreve) e Roberto Vecchioni (il quale l’ha interpretata sul palco del Festival di Sanremo 2011). Il brano è inoltre riconosciuto da gran parte della tifoseria del Napoli come inno storico della squadra partenopea. Presentiamo le interpretazioni di Anna Magnani e di Massimo Ranieri.


Reginella


Reginella è una delle canzoni napoletane più famose di tutti i tempi. Pubblicata dalla Casa editrice musicale La Canzonetta, è stata scritta nel 1917 da Libero Bovio (tra l’altro autore di moltissime altre canzoni napoletane di successo come Lacreme napulitane, Silenzio cantatore, Tu ca nun chiagne, ‘O Paese d’o sole, Zappatore, Chiove, Signorinella, Guapparia) e musicata da Gaetano Lama a tempo di valzer. La presentiamo nella storica versione di Roberto Murolo e nell’interpretazione di Mia Martini.

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IOXSONGXLEGGEND 01/12/2014 ore 11:33 Quota

(nessuno) Il romanticismo delle canzoni partenopee arriva diritto al cuore.

‘A penzione

Doppo ch’ha faticato quarant’anne
Aspettanno na vita chistu juorno ,
mo p’’a felicità nun sta ‘int’’e panne
stu vicchiariello chiagne senza scuorno .
Spartenno ‘e sorde d’’a liquidazione ,
ca nun è assaje , cu’ tutte quante ‘e figlie ,
s’è fatto ‘e cunte e penza che ‘a penzione
l’abbastarrà pe’ mantenè ‘a famiglia .
Nu quartino , sul’isso cu’’a mugliera ,
‘e proprietà accussì , senza pretese ,
senza fa viagge , senza ascì maje ‘a sera ,
farranno abbastà ‘e sorde ‘a ffine mese .
Ma se lusinga ! Nu melione e passa
Tra acqua , luce , telefono e ati spese
Senza cuntà ‘e vestite , ‘e scarpe ,’e ttasse ,
‘o farranno truvà tanta surprese .
Le restarranno cape ‘e sarachielle
Campanno a botte ‘e stiente e privazione
Chisto è ‘o destino ‘e tutt’’e puverielle
Che già so’ fortunate ‘e avè ‘a penzione !

Luciano Somma
serena.10
Partecipante
serena.10 01/12/2014 ore 11:33

(nessuno) Il romanticismo delle canzoni partenopee arriva diritto al cuore.

t.roppofigo
Partecipante
t.roppofigo 01/12/2014 ore 12:17

(nessuno) Il romanticismo delle canzoni partenopee arriva diritto al cuore.

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selly.65
Partecipante
selly.65 21/12/2014 ore 07:02

(nessuno) Il romanticismo delle canzoni partenopee arriva diritto al cuore.

SONO TROPPO BELLE....NON HO PAROLE :cuore :cuore :cuore
serena.10
Partecipante
serena.10 21/12/2014 ore 07:15

(nessuno) Il romanticismo delle canzoni partenopee arriva diritto al cuore.

@selly.65 scrive:
SONO TROPPO BELLE....NON HO PAROLE

:-) :rosa :rosa te ne dedico una !in segno di amicizia ..... :-)

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