Forum - personaggi famosi(miti)

Amministratore
serena1O 25/07/2017 ore 06:25 Quota

(nessuno) Napoli di Matilde Serao







Subito dopo l’Unità d’Italia Napoli è una città brillante, vivace e piena di vita culturale: è la Napoli di Francesco de Sanctis, Bertrando Spaventa e Pasquale Villari. È la Napoli filosofica di Labriola e De Meis, la città di Vittorio Imbriani e delle prime novelle di Salvatore di Giacomo. Ma, soprattutto, è la Napoli di Matilde Serao.

Nel 1861 la piccola Matilde, che all’epoca ha poco più di cinque anni, si era trasferita dalla Grecia nella capitale dell’ormai ex regno insieme alla sua famiglia. Napoli sarà una costante nella vita e nella scrittura della Serao, divenendo molto più di una città come le altre: Napoli, per Matilde Serao, è un mondo unico, nascosto, da scoprire e portare alla luce attraverso la scrittura.

Capolavoro assoluto in questo senso è “Il ventre di Napoli”: nel 1884 la Serao pubblica uno spaccato crudo e verista della condizione degli abitanti della città nel pieno di un’epidemia di colera. Appassionate e intense sono le sue parole sulla miseria della città, taglienti ed acute le riflessioni sulle colpe di una condizione sociale amara, piena di sofferente umanità.

Nel 1900 erano iniziate le inchieste del senatore Saredo su Napoli. All’epoca, Matilde Serao scrive sul Mattino, il giornale fondato insieme al marito Edoardo Scarfoglio: lo scandalo seguito alle indagini sulla corruzione nella città investono anche la giornalista, che nel giro di pochi mesi è costretta ad abbandonare la redazione. Il Ventre di Napoli sarà la reazione più compiuta e convinta ad una politica cieca ed inconcludente nei confronti di un malessere sociale che, secondo la Serao, necessitava di molto più che qualche intervento pubblico di risanamento:
2409928
« immagine » « immagine » « immagine » Subito dopo l’Unità d’Italia Napoli è una città brillante, vivace e piena di vita cultural...
Discussione
25/07/2017 06:25:51
none
  • mi piace
    iLikeIt
    PublicVote
    7
Dael
Partecipante
Dael 25/07/2017 ore 11:17 Quota

(nessuno) Napoli di Matilde Serao

Personaggio molto particolare, oltre al suo crudo romanzo citato, bisognerebbe le cronache del tempo che la riguardano e ci si rende subito conto che tipo di donna forte volitiva e antilitteram fosse.

Ultimamente, (uno o due lustri fa), c'e' stato anche uno sceneggiato televisivo molto celebrante, che qualche verita' pure la raccconta, ma non tutto
IOXSONGXLEGGEND
Proprietario
IOXSONGXLEGGEND 25/07/2017 ore 14:17 Quota

(nessuno) Napoli di Matilde Serao




Napoli è, senza dubbio, una delle città europee e italiane alla quale sono stati dedicati più romanzi dalla fine del XIX secolo. Ciò è da ascriversi al fatto che l’antica Partenope, per la sua storia, per il suo essere pittoresco e per il carattere della sua gente, ha sempre destato curiosità nei viaggiatori, negli scrittori e nei cronisti, anche non napoletani. Un interesse commisto a curiosità che Antonio Ghirelli motiva con queste parole: “Un’occhiata alla storia della città vesuviana trasmetterebbe le emozioni di un canto di Omero, di un dramma di Shakespeare o di un romanzo di Tolstoj, perché non c’è esperienza di civiltà dominanti che essa non abbia vissuto nei quasi tremila anni della sua esistenza ”. Ebbene, tra le tante opere ambientate nel capoluogo campano, sempre in bilico tra sogno e realtà, tra buio e luce, è certamente da considerare Il Ventre di Napoli di Matilde Serao, scrittrice e giornalista inseparabile dalla città campana. Difatti, Matilde Serao è Napoli, e in molti è ancora oggi viva l’immagine della città così come da lei descritta e narrata.

La sua attività di scrittrice e giornalista attira su di sé, tra i tanti, l’attenzione di un lettore come Benedetto Croce, che di lei scrive: “ Tutto ciò che la Serao aveva notato intorno alla vita e al carattere della plebe napoletana, venne fuori nel 1884, nell’occasione del terribile colera che infierì nella città e dopo la visita di re Umberto alle luride strade e case dove abitava la plebe, quando il ministro Depretis, che aveva accompagnato il re e per la prima volta fatta conoscenza di quell’orrido cumulo di miseria, uscì nelle parole, diventate per qualche tempo celebri: “Bisogna sventrare Napoli”. E la Serao scrisse una serie di articoli col titolo Il Ventre di Napoli: pagine tirate d’un fiato, descrizioni rapide, aneddoti narrati con semplicità ”.

Nato come inchiesta giornalistica a seguito dell’epidemia di colera nel 1884 e pubblicato sul romano Capitan Fracassa oltre che a Milano da Treves, Il Ventre di Napoli della Serao è molto più di una semplice inchiesta. Con il suo romanzo la scrittrice si immerge tanto negli splendori quanto nelle miserie di una città amatissima, là dove lo scempio non può che generare pietà e rabbia. Mossa dall’ indignazione, quella stessa che vena la sua sontuosa penna, la Serao dà inizio al suo lavoro lanciando al governo un appello che, lontano da qualsivoglia tipologia di retorica, rivela lo status di emergenza proprio della Napoli del tempo.

E’ una denuncia malinconica, ma non senza finalità costruttive e propositive. Infatti, al governo che, imbattutosi nel vicoli stretti e bui, dietro le vie principali, si limita ad esclamare “Bisogna sventrare Napoli”, risponde: “Sventrare Napoli? Credete che basterà? Vi lusingate che basteranno tre, quattro strade, attraverso i quartieri popolari, per salvarli? Per distruggere la corruzione materiale e quella morale, per rifare la coscienza e la salute a quella povera gente, per insegnare loro come si vive – per dire loro che essi sono fratelli nostri, che noi li amiamo efficacemente, che vogliamo salvarli, non basta sventrare Napoli: bisogna quasi tutta rifarla”. Esplicitato così il suo messaggio- denuncia, nonché il bisogno di iniziative concrete e realistiche, la Serao, alla stregua di un moderno Virgilio, conduce il lettore in uno scenario urbano che regala una precisa descrizione non soltanto delle problematiche della città vesuviana, ma anche delle tradizioni e delle usanze del tempo.

Tra le negatività, emerge il gioco del lotto, piaga sociale paradossalmente interpretata dai napoletani quale dolcissima speranza di redenzione. Il gioco del lotto, benché fonte di ulteriori affanni, va inteso come via di fuga dalle brutture di una realtà che Napoli cerca di migliorare mediante la forza, reale o solamente pensata, dei numeri. Il lotto è un sogno che, come narra la Serao, consola la fantasia dei partenopei oppressi, la cui miseria, dal loro punto di vista, non consiste nel non pranzare, ma nel “Nun m’aggio potuto jucà manco nu viglietto. Al di là del lotto, che riesce a distogliere momentaneamente le menti dal buio della città, esiste un male peggiore: l’usura, definita dall’autrice il vero cancro, di cui muore Napoli e personificata da Donna Carmela che dà il denaro cu ‘a credenza e da Donna Raffaella che dà la robba cu ‘a credenza.



Attraverso queste novelle, dalle quali emerge l’anima calda e antica della città, si perviene alla seconda parte de Il Ventre di Napoli, scritta dalla Serao vent’anni dopo il colera, nel 1904, e avente come titolo “Adesso”. Lo stile appare ora più controllato e manca della veemenza tipica della prima parte. Difatti, ella è intenta a verificare l’attuazione dei cambiamenti promessi dal progetto di Risanamento che si rivela, però, fallimentare.

Quest’ultimo, del resto, non porta un reale ed effettivo miglioramento della città, limitandosi soltanto a dare una facciata di pulizia oltre la quale continuano a esistere le vecchie e fatiscenti case di un tempo, così come i fetidi bassi e i vicoli bui. Tutto ciò è semplicemente e sapientemente nascosto grazie a un architettonico paravento, fatto di palazzi sontuosi e moderni. I problemi, o meglio, Napoli rimane uguale alla sé di venti anni prima. Il Risanamento, allora, crea aspettative che, palesatesi poi illusioni, nulla valgono al suo popolo. Né a risollevare il suo stato, né a migliorare la sua qualità di vita: dove c’era degrado, il degrado rimane. Innanzi a tale condizione di immutabilità, la Serao si fa più spietata e derisoria:

“ Tutto ciò che era il vero Risanamento, perché, perché non è stato risanato, Tutta una parte di popolo per cui si volle il Risanamento edilizio e igienico, che questa parte di popolo a cui si destinarono cento milioni, muoia di tutte le infezioni, dopo averne vissuto, alle spalle di tutti i nuovi palazzi: questo è che fa sollevare di dolore e di rimpianto il nostro cuore e ci fa sembrare una beffarda ironia la maestà esteriore dei nuovi edifici, dietro i quali vi sono il putridume e la cancrena”. Dunque, il popolo napoletano, del quale la Serao si fa appassionata paladina, resta nei bassi dei vecchi quartieri, abietti e senza la possibilità di redimersi. A termine della seconda parte del romanzo, la scrittrice chiede che per il popolo Napoletano finisca l’oblio e l’abbandono; che, applicandosi la legge umana e sociale, Napoli sia trattata come tutte quante le altre città, e cioè dando ai napoletani ciò che possa renderli esseri viventi e, ancor di più, cittadini di una grande metropoli. In tal modo, l’autrice conclude la sua implacabile accusa, scritta con l’impeto dell’indignazione e della delusione, esasperata dalla convinzione che si tratti di un’aspirazione disperata, per la quale occorre profondere tutte le stille del proprio sangue e del proprio amore.

Qualche mese più tardi, nell’autunno del 1904, ella scrive la terza ed ultima parte del romanzo, L’anima di Napoli, in cui sembra essere solo attenta a che nulla ostacoli il risanamento morale e materiale della sua città, alla quale dà ancora una volta la voce: “Ecco, io ho bisogno di risorgere. Io non solo debbo vivere, ma debbo svolgere tutte le mie forze sociali ed individuali: ognuno dei miei cittadini deve avere lavoro, salute, protezione, educazione, e tutti o cittadini, e, io, Napoli, debbo prendere il mio posto bello, nobile, forte, nella vita operosa ed efficace moderna. Insomma, Il Ventre di Napoli è una sincera e fedele fotografia della Napoli di fine Ottocento, una città che, oggi come allora, continua a fare sforzi per godere di una giusta considerazione che faccia da scudo ai suoi detrattori, ogni giorno sempre più numerosi.

IOXSONGXLEGGEND
Proprietario
IOXSONGXLEGGEND 25/07/2017 ore 14:25 Quota

(nessuno) Napoli di Matilde Serao

Matilde Serao, La Prima Donna A Fondare Un Giornale




Matilde Serao diresse il Giorno fino alla sua morte, il 25 luglio 1927, quando fu stroncata da un infarto, mentre stava scrivendo. :rosa

serena1O
Amministratore
serena1O 25/07/2017 ore 20:47 Quota

(nessuno) Napoli di Matilde Serao

@Dael scrive:
Napoli di Matilde Serao
Personaggio molto particolare

so xk ma è inquietante come persona boh una figura forte :mmm





Di lei si ricorda il carattere profondamente sanguigno, sottolineato da una grande napoletanità. Nella città di Napoli era considerata un personaggio tanto popolare che si dice che quando passava in carrozzella, i monelli gridavano a gran voce: "Sta panno a signurì!" (Sta passando la signora!). Sebbene non avesse basi culturali tali da raggiungere un'importante profondità linguistica fu senza dubbio una grande figura nel campo del giornalismo: va ricordata in tal senso la sua idea, creativa e precorritrice, di trovare nuovi abbonati ai suoi giornali attraverso concorsi e cadeaux di varia natura.
serena1O
Amministratore
serena1O 25/07/2017 ore 20:51 Quota

(nessuno) Napoli di Matilde Serao



Biglietto autografo firmato, su cartoncino in-16 obl., intestato __Il Giorno_ Napoli Il Direttore_, dat. Napoli, 15 marzo 1925, alla _mia cara Mari_, alla quale fa _congratulazioni vivissime per il vostro felice debutto_.
Partecipante
dolcecarrie 25/07/2017 ore 22:55 Quota

(nessuno) Napoli di Matilde Serao

@serena1O :

Da " Le leggende napoletane" di Matilde Serao Interprete:Sergio Carlacchiani
serena1O
Amministratore
serena1O 26/07/2017 ore 06:13 Quota

Vuoi partecipare anche tu a questa discussione?

Rispondi per lasciare il tuo messaggio in questa discussione