Forum - personaggi famosi(miti)

serena1O
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serena1O 04/01/2017 ore 20:10 Quota

(nessuno) I grandi miti greci

La storia di Piramo e Tisbe
La morte di Piramo e Tisbe, affresco di Pompei
Secondo De Crescenzo, Piramo e Tisbe furono i primi Romeo Montecchi e Giulietta Capuleti della storia.
La vicenda è ambientata in Babilonia, in una città dove due famiglie si odiavano intensamente, recandosi quasi sempre scherno e facendo accadere sempre furibonde liti e zuffe.
Tuttavia una piccola briciola d'amore esisteva tra i due casati: l'affetto di Piramo e Tisbe. I genitori sapevano del loro rapporto e per questo li fecero rinchiudere in due stanze, senza far sapere ai due che queste fossero adiacenti.
Ma Piramo e Tisbe se ne accorgono e possono solo così comunicarsi piangendo dolci frasi d'amore.
Passati alcuni giorni, Piramo ha un'idea e propone a Tisbe che ognuno di loro, appena giunti i servi con il cibo, li saltassero addosso, legandoli e rubassero le chiavi delle stanze, per poi recarsi lontano sotto un albero di gelso.
Tisbe è entusiasta dell'idea e appena giunge la serva la tramortisce legandole e scappa sotto l'albero. Ma la giovane essendo vicina ad una sorgente intravede un leone feroce con la bocca sporca di sangue, reduce da un recente pasto e fugge via terrorizzata.
Anche Piramo è riuscito a liberarsi, ma con un'ora di ritardo e si sta avviando speranzoso perso il luogo stabilito.
Intanto il leone, appena visto il panno con cui Tisbe si era camuffata caduto per terra, ci si pulisce il muso, squarciandolo. Giunge Piramo e vede il panno di Tisbe lacero e lordo di sangue e pensa il peggio: la morte violenta della sua Tisbe. Senza esitare, estrae un pugnale e si uccide.
Pochi minuti dopo Tisbe, pensando che il leone si fosse allontanato, arriva sul posto e vede il suo amore a terra, privo di vita. Tisbe piange e impreca contro i genitori nemici e poi senza emettere un gemito e senza versare una lacrima, si trafigge, mentre il suo sangue giunge fino alle radici dell'albero di gelso, macchiando tutti i fiori.




















La morte di Piramo e Tisbe, affresco di Pompei
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serena1O 04/01/2017 ore 20:12 Quota

(nessuno) I grandi miti greci

Gli Argonauti

Re Pelia incontra il nipote Giasone
Per gran parte del libro De Crescenzo racconta il famoso mito degli Argonauti, ispirandosi al poema Le Argonautiche di Apollonio Rodio.
Giasone è un giovane figlio di un potente re, spodestato però dal crudele fratello. Così l'eroe vive gran parte della sua infanzia in povertà non sapendo le sue origini fino a quando non viene a saperlo da una dea al quale, travestita da vecchia, dà una mano ad attraversare un impetuoso fiume. Nella traversata il giovane Giasone perde un sandalo, ma la dea lo rassicura rivelandogli che compirà grandi imprese e di recarsi subito alla corte dello zio per reclamare il trono.
Lo zio, riconoscendo il nipote, non vuole cederglielo, ma inventa una scusa raccontando di un famoso "Vello d'oro" custodito da creature magiche nella lontana Colchide e di volerlo ottenere in cambio del trono.

Le donne di Lemno
Giasone accetta e si mette in viaggio arruolando una schiera di volontari, tra i quali Ercole, Laerte e molti genitori dei grandi eroi che oggi conosciamo. Così gli Argonauti partono per la Colchide e facendo prima sosta si fermano nell'isola di Lemno. Questo è un luogo abitato da sole donne, punite da Artemide con il puzzo, per un mancato sacrificio, costrette a emanare fetore per l'eternità. Giasone approda, ma non tiene conto all'odore e si unisce alla regina Ippolita, e i compagni con le popolane in un'enorme orgia.
Solo dopo settimane gli eroi si decidono a ripartire superando voragini grazie all'aiuto degli dei e uccidendo feroci arpie garantendosi il buono auspicio da un indovino cieco, fino ad arrivare alla terra del Vello d'oro.












Re Pelia incontra il nipote Giasone
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serena1O 04/01/2017 ore 20:16 Quota

(nessuno) I grandi miti greci

Le donne di Lemno
Giasone accetta e si mette in viaggio arruolando una schiera di volontari, tra i quali Ercole, Laerte e molti genitori dei grandi eroi che oggi conosciamo. Così gli Argonauti partono per la Colchide e facendo prima sosta si fermano nell'isola di Lemno. Questo è un luogo abitato da sole donne, punite da Artemide con il puzzo, per un mancato sacrificio, costrette a emanare fetore per l'eternità. Giasone approda, ma non tiene conto all'odore e si unisce alla regina Ippolita, e i compagni con le popolane in un'enorme orgia.
Solo dopo settimane gli eroi si decidono a ripartire superando voragini grazie all'aiuto degli dei e uccidendo feroci arpie garantendosi il buono auspicio da un indovino cieco, fino ad arrivare alla terra del Vello d'oro.

Giasone e Medea

Medea mescola le sue pozioni, dipinto di Anthony Frederick Augustus Sandys
Giasone e i compagni vengono ricevuti a corte e l'eroe s'innamora della bella maga Medea la quale anch'essa s'innamora aiutandolo nel prendere il vello, facendo addormentare il custode: un potente drago sputafuoco. Alla fine Giasone, tradendo la fiducia del re, fugge via con Medea, il vello e il fratello minore di questa che poi verrà ucciso per rallentare le barche del sovrano.
In Grecia Giasone diventa finalmente re non prima della morte violenta dello zio Pelia, sempre a opera di Medea. Con un astuto trucco la ragazza si traveste da vecchia e propone a Pelia di ringiovanirlo, immergendolo in un calderone di acqua bollente. Il re non ci crede, ma dopo un altro abile tranello di Medea che consiste nell'immersione di un vecchio capro per poi tirare fuori dalla pentola un agnellino, le figlie del re accettano la proposta e con la forza gettano Pelia nel calderone, uccidendolo. Così Giasone assume il comando, ma dopo un po' deve prendere accordi con un popolo nemico, sposando la figlia del monarca. Medea monta su tutte le furie, giacché era felice con suo marito, dandogli alla luce anche due bei figli, ma Giasone è irremovibile e compie il sacro rito. Medea vendicandosi regala una tunica avvelenata alla nuova consorte che muore tra mille dolori e fa squartare con l'inganno il monarca nemico, per poi uccidere i suoi due adorati figli.















Medea mescola le sue pozioni
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serena1O 04/01/2017 ore 20:17 Quota

(nessuno) I grandi miti greci

La camicia di Nesso
Tuttavia dopo qualche anno Eracle e sua moglie s'imbattono in un centauro: Nesso che tenta di rapire Deianira, ma Eracle lo trafigge appena in tempo. Negli ultimi istanti di vita Nesso si rivolge a Deianira dichiarandole di intingere una tunica nel suo sangue e di metterlo sulle spalle del marito, se questi un giorno si fosse innamorato di un'altra. Deianira bagna la camicia del sangue e si accorge che dopo qualche anno ancora Eracle non comincia più a darle le attenzioni di un tempo, così gli mette la tunica. In realtà il centauro aveva mentito perché il suo sangue è avvelenato e si attacca alla pelle causandole dolori micidiali tanto che Eracle, pazzo di follia, erige una pira e vi si dà fuoco.











Ercole e l'idra (dipinto di Antonio Pollaiolo)
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serena1O 04/01/2017 ore 20:20 Quota

(nessuno) I grandi miti greci











Il mito di Teseo
Teseo contro il Minotauro
Il giovane eroe greco Teseo viene a sapere che nell'isola di Creta il re Minosse preleva dalla Grecia un gruppo di giovani maschi e femmine per darli in pasto al suo figlio disgraziato: il Minotauro. Questi è un essere metà uomo e metà toro, rinchiuso in un grande labirinto costruito da Dedalo e Icaro.
Teseo parte con un gruppo di compagni per ucciderlo, arrivato si reca a palazzo dove incontra la bellissima principessa Arianna che lo aiuta nell'impresa: lei gli dona un gomitolo di lana in modo che l'eroe possa trovare la via del ritorno nel labirinto, senza perdersi.
Infatti il trucco riesce: Teseo dopo un po' nel labirinto trova alcuni cadaveri dei suoi compagni e infine la mostruosa bestia che uccide con un colpo di spada ben assestato. Infine l'eroe ritorna verso la Grecia portandosi con sé Arianna che ben presto abbandona, mentre lei dorme, nell'isola abitata dal dio Dioniso.
Tuttavia il fato si vendica contro Teseo: questi si dimentica di issare la vela bianca, simbolo della vittoria e lascia quella nera, segno della sua morte e il padre, vedendo la barca ritornare, si lascia cadere in mare da una rupe.

In una sua seconda avventura, Teseo si trova in compagnia di Piritoo amico con quale ha condiviso molte avventure tra le quali alcuni rapimenti di Elena, la futura sposa di Menelao e la discesa nella dimora oscura di Ade. Infatti Piritoo è venuto per reclamare Persefone, la sua fidanzata, rapita dal dio molto tempo prima per tenerla nell'Oltretomba come sua sposa.
Ade con un abile trucco invita i due a sedere in due poltrone che, al contatto con la pelle, si trasformano in carne diventando un tutt'uno con gli eroi. Solo Eracle riuscirà a salvarli molto tempo dopo, ma Piritoo ci rimetterà la pelle.
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serena1O 04/01/2017 ore 20:22 Quota

(nessuno) I grandi miti greci





La caduta dei Titani di Peter Paul Rubens








La guerra dei Giganti

La caduta dei Titani di Peter Paul Rubens
Crono è il padrone del Cielo e facendo l'amore con la sposa Rea, dà alla luce gli dei più famosi: Zeus, Demetra, Ade, Era (futura moglie di Zeus) e Poseidone. Ma il timore di essere deposto serpeggiava anche nell'animo di Crono che se li mangiò tutti appena nati, tranne Zeus, nascosto dalla madre con una pietra. Divenuto grande e capace di combattere, il dio giunse sull'Olimpo costringendo il padre a vomitare fuori tutti i suoi fratelli e sorelle, per poi mandarlo in esilio. Ciò scatena una tremenda battaglia tra gli dei (e i loro figli tra i quali Apollo ed Eracle) contro i giganti Centimani e i Titani, usciti fuori dal Tartaro. I vari scontri sono cruentissimi e vinti tutti da Zeus e la sua schiera. Rimane solo un ultimo mostro da sconfiggere: Tifone. Questi è il frutto degli abominevoli pensieri di Gea la quale lo ha concepito proprio dalla sua testa, (come Zeus con la figlia Atena) creandolo grande quanto la Terra con draghi e serpenti fuoriuscenti dal suo corpo. All'inizio della battaglia Zeus ha la peggio e viene privato dei tendini delle braccia e delle gambe, quindi rinchiuso in una torre. Tuttavia dopo molti anni un eroe di nome Cadmo giunge da quelle parti e pensa di salvare il Padre degli Dei con la sua arte della musica, facendo addormentare Tifone, per poi rubargli i tendini nascosti. Allora Zeus, appena riacquistate le forze riempie il mostro di fulmini, terremoti, temporali e saette, facendogli precipitare addosso un enorme masso che poi si trasformerà nel Monte Etna.
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serena1O 04/01/2017 ore 20:23 Quota

(nessuno) I grandi miti greci

Il nobile Paride, un tempo povero contadino abbandonato dal re Priamo per un triste presagio della folle figlia Cassandra, viene convocato in una pianura della sua casupola rustica da tre dee: Era, Atena e Afrodite. Le donne, reduci da una furiosa lite per chi era la più bella, hanno stabilito che il giovane pastore Paride debba decidere il verdetto e per questo fanno di tutto per convincere l'uno a scegliere l'altra. Si mostrano nude, si manifestano con splendidi abiti, gli promettono doni infiniti e immensi, ma Paride è irremovibile fino a quando Afrodite gli promette la mano di Elena, la bellissima sposa di Menelao, re di Sparta. Paride è entusiasta della proposta e consegna il pomo alla dea, mentre Era e Atena meditano la vendetta contro Troia.


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