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serena1O 04/01/2017 ore 19:56 Quota

(nessuno) I grandi miti greci






Luciano De Crescenzo




I grandi miti greci, è un libro dello scrittore italiano Luciano De Crescenzo pubblicato nel 1999 da Arnoldo Mondadori. L'autore, nella premessa parla dei miti antichi e dei miti moderni e di quando e come si è appassionato ad essi. Attraverso gli scritti di Omero, Esiodo, Virgilio, Pausania, Sofocle, Apollonio Rodio, Ovidio e tanti altri, De Crescenzo racchiude nel libro gran parte di tutto il patrimonio mitologico greco, unico al mondo.
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serena1O
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serena1O 04/01/2017 ore 19:57 Quota

(nessuno) I grandi miti greci

L'arte amatoria
Nella sua Ars amatoria, lo scrittore romano Ovidio spiega i vari mezzi per conquistare una ragazza o un ragazzo. Ma l’autore passando da libro a libro si spinge ben oltre, infatti si accinge a spiegare nei minimi particolari ogni azione che un corteggiatore deve compiere per amare un’amata passando da metodi di comportamento e di galanteria a quelli di vestizione e di lussuria. Tuttavia l'autore nei vari libri dell'Ars amatoria pare schierarsi una volta dalla parte dell'uomo, altre nei confronti della donna. Ad esempio Ovidio suggerisce agli amanti di assecondare in ogni caso i voleri delle donne e a volte, se si è sposati, di tradirle pure; mentre alle ragazze consiglia di concedersi a volte facilmente al proprio amante, in altri casi di fare pesare gravemente addosso al corteggiatore il peso dell'impazienza e del desiderio amoroso. Infine Ovidio conclude l'opera con una profonda riflessione personale sul culto dei pastori.






Socrate e Alcibiade nel simposio di Agatone, dipinto di J.-B. Regnault (1791)












Il Simposio


Nel dialogo di Platone, Socrate partecipa a un banchetto serale (appunto il Simposio) condotto dal poeta Agatone. Gli invitati oltre al filosofo sono Fedro, Eurissimaco, Aristofane, Pausania, Aristodemo (che racconta poi la vicenda all'amico Apollodoro) e infine l'imbucato Alcibiade.
Nel Simposio greco si osservavano severe regole: bisognava lavarsi le mani, mangiare in abbondanza, risciacquarsi le mani, bere a sazietà vino mischiato a miele e poi conversare con gli amici. Nella sala erano ammessi solo uomini (le donne dovevano dormire nel gineceo) e, se volevano, potevano giacere nel triclinio di un loro compagno.
Socrate giunge solo verso la fine del banchetto, dato che durante il viaggio si era fermato a meditare e gli amici, dopo aver mangiato e bevuto, decidono di parlare dell'Amore (Eros). Eurissimaco propone l'argomento e Fedro inizia a esprimere i suoi pareri. Per lui l'Amore è il più antico di tutti gli Dei, come dice Esiodo e che ogni cosa che è bella, ed è amata, equivale al bene.
Il secondo a parlare è Pausania, egli afferma che esistono due tipi di Amore, collegati alla dea Afrodite. In base all'etica di comportamento di un amante e di un amato si stabilisce il genere di dea. Esiste Afrodite Urania, simbolo del sentimento, e Afrodite Pandemia, rappresentante della lussuria e dell'amore volgare.
Il terzo a prendere la parola è Eurissimaco, perché Aristofane ha la tosse; secondo lui esistono vari tipi di amore, il più benefico e speciale è quello collegato alla medicina e alla salute, essendo Eurissimaco un medico.
Ma Aristofane lo interrompe per dire la sua: in un tempo remoto sulla terra esistevano esseri detti "Androgini" possedenti quattro braccia, quattro gambe, due teste, quattro occhi, molto superbi e sfrontati. Per questo Zeus li ha puniti dividendoli in due. Dalla spaccatura sono nati gli uomini e le donne e insieme a loro il desiderio d'amore di unirsi l'uno con l'altra.
L'ultimo a parlare è Socrate: secondo lui Amore è il risultato dell'unione amorosa degli dei Espediente e Povertà, il primo furbo e imbroglione, l'altra misera e malconcia. Quindi Amore sarebbe un dio povero e imbroglione che andrebbe insidiando le menti dei giovani e delle ragazze e compiendo tutti i mali possibili.
Dopo una contestazione da parte degli invitati nella sala fa irruzione Alcibiade ubriaco chiedendo di unirsi al Simposio. Questi si va a sedere nel triclinio di Agatone, frapponendosi fra lui e Socrate, il suo amante e si mette a discorrere con gli altri. Poi, provato dal desiderio di amore e rispetto per il compagno, comincia a esprimere i suoi pensieri riguardo al filosofo. Alcibiade si era innamorato di Socrate sin da quando lo aveva sentito usare per la prima volta la sua "dialettica" e ha tentato tutto pur di essere ricambiato da lui, riuscendoci alla fine, ma in parte.
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serena1O 04/01/2017 ore 19:59 Quota

(nessuno) I grandi miti greci

Il mito di Narciso

Narciso si vede riflesso nello stagno
Narciso è un giovane di straordinaria bellezza nato da una ninfa e dal fiume Cefiso. La madre, essendo ancora egli un infante, interrogò l'indovino Tiresia, chiedendogli quanto avrebbe vissuto il ragazzo e l'uomo rispose che sarebbe vissuto fino a quando non si sarebbe visto il volto.
La ninfa fa di tutto per impedirlo, ma il ragazzo, essendo anche scorbutico e amante solo delle sue prodezze, un giorno si scontra prima con la dea Eco e poi si vede riflesso in uno specchio d'acqua. Subito Narciso s'innamora del suo ritratto alla follia. Essendo il suo amore condannato ed impossibile da realizzare, Narciso si getta in acqua disperato.






Narciso si vede riflesso nello stagno
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serena1O 04/01/2017 ore 20:00 Quota

(nessuno) I grandi miti greci










I viaggiatori dell'Oltretomba
Il viaggio di Ersi




Le tre Moire, scultura di Johann Gottfried Schadow, Berlino
Nella Repubblica di Platone nella casa di un suo amico, il filosofo Socrate, parlando della nascita di uno Stato, inizia a raccontare il racconto di un giovane: Ersi. Questi è stato coinvolto in un aspro conflitto, dal quale gran parte dei soldati è stata uccisa. Si ritiene che anche il giovane Ersi sia morto in guerra e il suo cadavere esanime viene deposto sulla pira per essere cremato, quando all'improvviso Ersi ridesta, sotto lo stupore di tutto il popolo. Ersi dichiara di essersi trovato, durante il suo breve stato vegetativo, in una sorta di Antinferno dove vi erano due schiere di anime: i dannati urlanti e piangenti e gli spiriti dei gaudenti ed esultanti provenienti dal Paradiso. Tuttavia i guardiani dell'Inferno compreso il nocchiero Caronte, invitano Ersi a non avvicinarsi troppo agli altri, essendo egli ancora tra i vivi. Ad un certo punto, dopo il tentativo di un dannato di fuggire dalla zona assegnatali e l'immediato intervento punitivo di un'entità divina, un messaggero giunge dall'alto, gettando in mezzo alle anime una manciata di dadi, invitando le anime a raccoglierli. Sui dadi è scritto il corpo o la materia in cui gli spiriti dovranno reincarnarsi nella loro via futura e perciò l'araldo invita le anime a scegliere con saggezza e perseveranza, escludendo ovviamente Ersi. Compiuta l'operazione le anime, sempre senza Ersi, si avviano a bere le acque del Lete per perdere la memoria della loro vita trascorsa e proprio in quel momento l'anima di Ersi torna in vita tra i mortali, sopra la pira
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serena1O 04/01/2017 ore 20:01 Quota

(nessuno) I grandi miti greci



L'anima di Tiresia appare ad Odisseo










Il viaggio di Ulisse


L'anima di Tiresia appare ad Odisseo, dipinto di Johann Heinrich Füssli
Nell’Odissea, sotto consiglio della maga Circe, Ulisse si reca nell'antro dell'inferno per interrogare l'anima dell'indovino Tiresia, affinché gli prediga i prossimi viaggi da compiere e il loro destino. Ulisse, salutata la donna parte e giunge in una zona nebbiosa e tetra, camera dell'Oltretomba. Scavata coi compagni una piccola fossa, Ulisse sacrifica alcune bestie, mischiando il loro sangue a del cibo offerto in onore della anime. Infatti dopo pochi secondi ecco arrivare una schiera di persone magre, smunte e trasparenti che si lamentano piangendo la loro sorte. Ulisse tra i dannati cerca Tiresia e lo trova, dopo aver dialogato commosso con l'anima della madre e di un giovane amico, morto qualche sera prima. Tiresia predige ad Ulisse il viaggio di ritorno che dovrà affrontare per Itaca, attraversando le isole delle Sirene, delle mandrie di Apollo, dello stretto dei mostri Scilla e Cariddi e infine dei sette anni che dovrà trascorrere in balia della ninfa Calipso. Dopo la soddisfazione dell'indovino per l'offerta a base di sangue di Ulisse, sulla scena entrano gli eroi Achille, Agamennone e Aiace Telamonio. Le anime piangono la loro triste sorte e maledicono le guerre e le mogli infedeli. Solo Aiace non parla, adirato a morte con Ulisse per lo sgarbo che gli hanno fatto il giorno dell'assegnazione delle armi di Achille, dopo la sua morte. A causa della vittoria di Ulisse, Aiace è impazzito e dopo aver sterminato una mandria di capre si è ucciso conficcandosi la spada nell'ascella, unico punto debole. Infatti l'anima non vuole nemmeno parlare con l'eroe e svanisce.
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serena1O 04/01/2017 ore 20:03 Quota

(nessuno) I grandi miti greci

Il viaggio di Teseo



Ormai ultracinquantenni, gli eroi Teseo e Piritoo decidono di spassarsela rapendo belle fanciulle di stirpe divina o reale. Teseo decide di catturare Elena, la stupenda moglie di Menelao, mentre Piritoo ha progetti più ambiziosi: andare a chiedere nell'Oltretomba la mano della moglie di Ade: Persefone. I due eroi riescono a superare con una scorciatoia gli ingressi dell'Inferno e giungono direttamente nella camera dei tetri sovrani, pretendendo con la forza la mano della signora. Ade allora pensa di imbrogliarli e li invita a sedersi per mangiare. Gli eroi acconsentono e si siedono su due poltrone che però si tramutano immediatamente in carne umana, attaccandosi alla pelle dei due, impedendo loro la fuga. Solo alcuni anni dopo un altro avventuriero dell'Inferno: il possente Ercole. Riesce a salvare Teseo strappandolo con la forza dalla sua prigione, ma non riuscendo a fare altrettanto con Piritoo.











Il viaggio di Enea


Nel poema epico Eneide scritto dal poeta romano Virgilio, l'eroe troiano Enea è alla ricerca di un luogo dove fondare la "nuova Troia", ossia la Roma che oggi conosciamo. Ha già naufragato in molti posti inclusa la città marinara di Cartagine dove è stato accolto e curato dalla regina Didone ed ora il guerriero si trova nei pressi dell'Italia, precisamente nella zona degli odierni Appennini dove risiede l'oracolo della Sibilla. Enea si trova in un luogo sconosciuto e inaccogliente, pieno di paludi e di nebbia e, vedendo la maga, la supplica di condurlo negli Inferi per conoscere la sorte dell'anima del padre Anchise. Con un po' di difficoltà l'eroe riesce a convincere la Sibilla e farsi portare nell'Oltretomba senza l'accompagnamento degli amici. Il luogo è descritto nel più terribile e spaventoso dei modi rispetto alle altre citazioni degli scrittori ed Enea non sa se sguainare la spada o fuggire di fronte alle anime urlanti dei defunti e di fronte alle bestie e ai guardiani dell'Inferno. Tra gli spiriti maledetti scorge anche quello di Didone, la regina cartaginese tradita da lui dopo averlo confortato e sedotto sperando di avere un consorte che l'avrebbe aiutata nella direzione del regno. La regina è ancora infuriata e addolorata con l'eroe per le bugie e le false scuse inventate da Enea per partire al più presto all'inseguimento del suo sogno e per questo, quando lui tenta di abbracciarla per farsi perdonare, fugge via inorridita. Passate altre zone dell'Inferno, finalmente Enea giunge nel giardino del Lete ove siedono le anime in attesa di dimenticare i loro ricordi passati; tra queste vi è anche Anchise che non ha ancora bevuto le acque dell'oblio e appena lo vede abbraccia il figlio commosso. Finalmente Enea può sapere dal padre le sorti dei suoi viaggi e il destino della nuova città. Secondo Anchise Roma avrà un impero e una storia gloriosa che supererà di molto quella di Troia, grazie al comando di Cesare e poi dell'imperatore Augusto.
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serena1O 04/01/2017 ore 20:05 Quota

(nessuno) I grandi miti greci

Il viaggio di Orfeo
Una tracia regge la testa di Orfeo sopra la lira, dipinto di Gustave Moreau
Orfeo è un giovane e bel ragazzo che ha l'arte di incantare qualsiasi cosa, perfino senza vita come le pietre o le montagne, con la dolce musica della sua voce.
Egli è famoso in tutta la Grecia e presto le pretendenti non tarderanno a farsi aventi per sposarlo. Ma Orfeo tra le tante fanciulle sceglie la soave e mite Euridice che però muore subito dopo le nozze a causa del morso velenoso di un serpente mentre correva, tentando di sottrarsi alle attenzioni di Aristeo. L'anima della sventurata vola nell' Oltretomba, la casa dell'oscuro Ade e Orfeo è disperato. Tuttavia decide di scendere negli Inferi per riprendersi la sua amata sposa e con il suo canto riesce ad addolcire sia il nocchiero Caronte che il cane a tre teste Cerbero, il guardiano dell'Inferno messo da Ade.
Quando Orfeo si presenta da Ade e la sposa Persefone, i due sovrani rimangono stupiti e abbagliati dalle doti del mortale e così il dio decide di premiare il cantore restituendogli l'anima della sposa a patto che questi le si rivolga solo dopo usciti dagli oscuri meandri dell'Oltretomba.
Orfeo obbedisce e il fantasma di Euridice lo segue, ma la tentazione è troppo forte e lo sposo si gira per vedere un'ultima volta la sua cara amata. Senza più voglia di vivere Orfeo si suicida per andare a trovare il suo amore.

Il mito di Protesilao
Qualche giorno prima della guerra di Troia il giovane Protesilao s'innamora perdutamente della bella Laodamia, figlia di un nobile sovrano acheo che ha prestato giuramento sull'onore di Elena, se fosse stata rapita. Accade che il giovane principe troiano Paride, giunto con un'ambasceria a Sparta, s'invaghisce della moglie di Menelao e se la porta a Troia. Tutti i capi achei si preparano per la spedizione contro i nemici, sebbene il padre di Laodamia protesti. Tuttavia il re decide di ordire un astuto complotto e manda l'ignaro Protesilao assieme ai guerrieri, promettendogli la mano della sua amata.
Il giovane parte ma, a causa della dea Afrodite (altri dicono per colpa di Ulisse), Protesilao scende per primo sul suolo nemico e viene trafitto da una lancia di Ettore .
La notizia vola fino in Grecia all'orecchio di Laodamia che scoppia in pianto e prega gli Dei affinché gli concedano un'ultima notte d'amore con il suo Protesilao. Gli dei commossi accettano la richiesta di Laodamia e fanno resuscitare per una sola notte Protesilao. Giunti gli amanti in camera, Laodamia chiede al suo amore di posare per lei, affinché possa fabbricare con la cera una statua simile a lui, per poterlo abbracciare piangendo ogni notte.
Protesilao accetta a malincuore e così ogni notte la povera Laodamia si stringe alla statua sospirando e gemendo. Il padre la scorge dal buco della serratura e ordina che la statua venga bruciata in un calderone. Quando la scultura di cera viene gettata, anche Laodamia si butta tra le fiamme.















Una tracia regge la testa di Orfeo sopra la lira
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serena1O 04/01/2017 ore 20:06 Quota

(nessuno) I grandi miti greci

L'asino d'oro

L'asino Lucio e il suo padrone in un mosaico bizantino
La Metamorfosi di Apuleio è una delle più celebri storie di fantasie romane del II secolo d.C.. Il protagonista è un giovane greco di nome Lucio il quale si reca in Tessaglia per affari. Tuttavia nella casa in cui viene ospitato il ragazzo s'innamora di una bella schiava che gli rivela, una notte dopo aver consumato l'ennesimo amplesso, di avere una strega come padrona, capace di trasformarsi in qualsiasi cosa o animale grazie a potenti vasetti magici. Una notte, senza farsi vedere Lucio sbircia nella serratura della porta della camera di Fotide e la vede tramutarsi in uccello per poi volare via dalla finestra: a questo punto il ragazzo non resiste più alla tentazione ed entra per provare uno di quelli vasetti. Purtroppo sbaglia contenuto e diventa un asino peloso e ragliante. Sopraggiunge la serva che lo consola, promettendogli di supplicare la padrona per farlo tornare come prima. Ma Lucio per ridiventare umano dovrà affrontare tante avventure e dure prove. Infatti già quella sera viene rapito da una banda di ladri, bisognosi di un mulo per trasportare il loro malloppo. Lucio viene condotto in una caverna dove scopre di trovarsi in compagnia di una bellissima ragazza, anch'essa rapita dai banditi perché di nobile famiglia. La giovane è inconsolabile e allora una vecchia signora, balia dei ladri, pensa di raccontarle una dolce storia: la favola di Amore e Psiche. Finalmente la ragazza si calma e addirittura pensa di fuggire via con l'asino Lucio, ma il tentativo fallisce. Passa qualche tempo e Lucio si fa male ad una zampa e per questo viene

considerato inservibile dai ladri, che lo vendono. Da questo momento inizia una girandola di scambi crudeli e di soprusi tutti a discapito del povero Lucio che viene barattato e gettato nelle mani di moltissimi venditori e imprenditori, l'uno più crudele dell'altro. Tra i tanti vi sono l'uomo imbroglione che ha truffato un contadino facendogli credere che Lucio fosse una macchina produttrice di monete. Infatti l'asino aveva mangiato i soldi nascosti nella paglia e poi li aveva ricacciati per fare i suoi bisogni, sotto gli occhi esterrefatti del villico; e anche un rozzo pasticcere il quale ha comprato l'asino per poi scoprire ancora in Lucio qualche abitudine umana, come mangiare dolci o emettere brevi fonemi, per usarlo quindi nei suoi spettacoli da strapazzo. Passano molti anni e Lucio ormai non ne può più di continui soprusi, per questo invoca pentito la maga Fotide che gli dà un consiglio. Lucio si sarebbe recato a Corinto dove vi era una festa in onore di Iside e lui avrebbe mangiato alcune rose della ghirlanda del sacerdote per poi riprendere le sue originali forme umane. Tuttavia Lucio da quel momento avrebbe fatto voto di castità di sua spontanea volontà e avrebbe prestato servizio nel tempio della dea.













L'asino Lucio e il suo padrone in un mosaico bizantino
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serena1O 04/01/2017 ore 20:07 Quota

(nessuno) I grandi miti greci









Amore e Psiche di Antonio Canova, Museo del Louvre







La favola di Amore e Psiche

Amore e Psiche di Antonio Canova, Museo del Louvre
La dea Venere scatena violenze su una città greca per la bellezza straordinaria di una fanciulla di nome Psiche. I cittadini allora decidono di sacrificarla per ingraziarsi la divinità ma di notte, mentre la ragazza aspetta la sua sorte piangente su un'altura, scende dal cielo il dio Amore (ovvero "Eros") per salvarla, innamorato della sua immacolata bellezza.
Questi porta la ragazza nel suo splendido palazzo d'oro e passa intere notti d'amore intenso con Psiche, raccomandandole però di non guardarlo mai in faccia altrimenti lei sarebbe tornata alle sue misere condizioni.
Psiche promette ciò al suo amante, ma una sera, vinta dalla curiosità si avvicina con una candela al volto di Amore e inavvertitamente fa cadere una goccia di cera fusa sulla sua spalla. Il dio si sveglia e vola via per sempre.
Psiche ora è veramente nei guai perché ritorna magicamente sulla Terra e per di più scopre che le sue sorelle stanno tramando contro di lei per andare a letto con Amore.
Solo un aiuto divino può salvare Psiche e alla fine sarà proprio Venere, la dea che tanto voleva vederla morta, ad aiutarla, facendole superare quattro dure prove per riavere per sé il suo Amore.
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(nessuno) I grandi miti greci















La sfortuna di essere belli
Adone

Paolo Veronese, Venere e Adone, Madrid, Museo del Prado
Adone è il simbolo stesso della bellezza. Egli era così splendido che perfino le dee Afrodite e Persefone (futura moglie di Ade, dio dell'Oltretomba) s'innamorano pazzamente di lui. Zeus stabilisce che entrambe siano a goderne i favori, ma Afrodite, scaltra come non mai, indossa la sua cintura della bellezza, consumando ben otto mesi d'amore con Adone. Persefone lo scopre e si reca da Ares, comunicandogli del tradimento dell'amante sfacciata. Ares s'infuria come una belva e si trasforma in cinghiale, trafiggendo Adone mentre sta cacciando con Afrodite.

Titone
Titone è un pescatore troiano, amato follemente dalla dea Aurora. Questa chiede al padre Zeus di rendere immortale il suo amore e il dio così fa, a patto che la dea non gli chieda più nient'altro per sempre.
Aurora nemmeno fa caso alle ultime parole di Zeus e corre via ad abbracciare Titone. Passano così molti anni di amore puro e intenso, fino a quando Titone non comincia ad invecchiare, diventando sempre più brutto e raggrinzito. Infatti Aurora nella sua richiesta si era dimenticata di domandare a Zeus anche l'eterna giovinezza per Titone, ora decrepito e malconcio.
Aurora scopre di non amare più quell'uomo e di essere impedita nel fare una seconda richiesta al padre. Perciò ordina che Titone venga rinchiuso in una grotta senza uscite, tranne una piccola apertura per consegnargli una ciotola di bevande

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