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serena.10
Partecipante
serena.10 03/06/2016 ore 11:16

(nessuno) Tina Pica ha donato a poveri e carcerati.

Tina Pica ci ha lasciati solo fisicamente.!

La sua grandezza, e’ immortale, come l’anima di Napoli.





TINA PICA NAPOLETANA DOC

Nasce a vicino al Borgo S. Antonio Abate il 31 marzo del 1884.

La vita privata di Concetta Annunziata Pica è funestata da due terribili lutti: il primo marito, Luigi, muore dopo appena sei mesi di matrimonio, così come la loro figlioletta. Dopo molti anni Tina trova la serenità affettiva accanto a Vincenzo Scarano, appuntato di Pubblica Sicurezza.

Pica non è stata solo una grande attrice, attiva, quasi senza interruzioni, dai 7 agli 80 anni.

È stata anche capocomica, traduttrice, autrice di testi teatrali. Quasi nessuno sa ormai che questa donna minuta e secca, carica di energia, dallo sguardo severo e con la voce cavernosa e quasi caricaturale, conosciuta soprattutto per i suoi ruoli die attrice comica nel cinema, è arrivata al cinema appena a cinquant’ anni.



Nel 1934 infatti esordì al cinema nel film “Il cappello a tre punte“.gnerebbe inventare un suono» (Franca Valeri) risuona nella memoria di chiunque l’abbia vista, per esempio, in Pane, amore e gelosia, (1954, regia di Luigi Comencini) quando l’energica e invadente governante Caramella incalza fieramente De Sica, Maresciallo dei Carabinieri:

«…difendo l’Arma, io servo l’Arma da trent’anni, ho trent’anni di servizio e mi sento carabiniera, si, carabiniera mi sento!»


Concetta , seconda di tre figli, fra Anna e Francesco, non lontano dal teatro San Ferdinando. Proprio in quel teatro debutta a soli 7 anni in panni maschili, scelta da Federico Stella per Il cerinaio della ferrovia e partecipa anche a sacre rappresentazioni popolari fra le quali si ricordano Santa Maria Goretti e Santa Rita da Cascia.

La madre, Clementina Cozzolino, è attrice; il padre è il capocomico Giuseppe Pica il quale, con la famiglia e altri attori, forma una Compagnia che da Napoli raggiunge i paesi e le più remote frazioni.

Il padre Giuseppe, ottantenne, una sera non si sente bene e Tina si offre di sostituirlo nel personaggio di Tartaglia ma lui glielo vieta («Don Tartaglia muore con me!», grida, strappando le pagine del copione).

Tina recita ugualmente riscuotendo un grande successo; impersonerà anche il Principe Amleto, in una versione napoletana di Shakespeare.

Negli anni Venti forma una Compagnia stabile al Teatro Cabiria di Bagnoli recitando spettacoli per famiglie: Il ponte dei sospiri, Il fornaretto di Venezia, La fanciulla di Pompei.
Farsa, dramma, sceneggiata, rivista e anche cinematografo: nel 1916 Tina aveva esordito nel muto (Carmela la sartina di Montesanto, Ciccio, il pizzaiuolo del Carmine); nel 1934 è nel Cappello a tre punte (regia Mario Camerini, con i fratelli De Filippo) e, nel 1937 in Fermo con le mani, esordio cinematografico di Totò.

Traduce in lingua napoletana testi come San Giovanni decollato di Nino Martoglio.

Gestisce a Napoli il Teatro Italia, dapprima con Agostino Salvietti e poi da sola. Recita in commedie di uno o due atti, spesso scritte da lei stessa, che precedono la proiezione del film

.
Gli anni Trenta segnano, con l’ingresso nella “Compagnia Teatro Umoristico I De Filippo”, l’inizio della sua collaborazione artistica con Eduardo, il quale inventa personaggi per lei e le affida ruoli di rilievo. Il debutto di Natale in Casa Cupiello la vede nei panni di Concetta (forse pensata su di lei), la moglie di Lucariello, non meno protagonista di Eduardo.

Dopo un primo addio, rientra nel marzo del 1945 nella nuova Compagnia “Il Teatro di Eduardo” e vi resta fino al 1947 recitando in capolavori come Napoli milionaria, Filomena Marturano, Questi fantasmi. Poi una lunga assenza, ma, nel 1954, Tina è di nuovo al suo fianco, al Teatro San Ferdinando di Napoli per Palommella zompa e Vola (Antonio Petito), Miseria e Nobiltà (Edoardo Scarpetta), fino al burrascoso e definitivo addio nella primavera del 1955.




Tina aveva ottenuto da Eduardo una “breve vacanza” per interpretare Pane, Amore e Fantasia ma la lavorazione del film si protrae per parecchio tempo. Al suo ritorno, Eduardo la accoglie con un freddo «Mo nun me sierve. Ti chiamerò io quando avrò bisogno»,
Tina ribatte:«Al piacere di non rivederla!».

Questo scambio di amare battute segna la fine del loro sodalizio artistico e determina la scelta esclusiva di Tina per il cinema, grazie alla quale oggi possiamo conoscerla e apprezzarla.

L’espressione stupita e attonita e la sola sua presenza in scena suscitano ilarità; con quella grazia semplice e seria che hanno i figli d’arte e i grandi attori, filtra i ruoli, le parole che le prestano gli autori e le riscrive con il suo inimitabile corpo scenico.

Tina Pica ha avuto due grandi passioni: il fumo e il gioco. Giocava a poker con accanimento, ma amava, oltre alle carte, il lotto, le lotterie, la roulette.

Si racconta che in seguito al successo di Filomena Marturano, il 13 luglio 1947, la Compagnia venne ricevuta in udienza privata dal Papa.

Tina sussurra all’orecchio di Eduardo: «Direttò, questa sarebbe una buona occasione per chiedere al Papa tre numeri buoni da giocare al lotto».

Non era irriverenza, ma un suo modo, molto personale, di esercitare la propria fede che andava di pari passo con la superstizione. Pretende, nella casa del nipote dove si trasferirà in seguito alla morte del secondo marito (1967), l’allestimento di una piccola cappella, ricavata da un ripostiglio, che riempie di santini.

Recitava le sue orazioni in un latino napoletanizzato, lo stesso che Eduardo le concede in Napoli Milionaria; a chi le chiese: «Recitate una preghiera per ogni Santo?» lei rispose. «Oh no, sono troppi, faccio un forfait».



L’orgogliosa e attempata “signorina” si sposò due volte. Il primo matrimonio è segnato da due terribili lutti. Luigi, orefice, viene a mancare dopo sei mesi di matrimonio e, a soli quattro mesi dalla nascita, muore la bambina nata da questa unione.

Solo dopo molti anni, Tina Pica si risposa con Vincenzo Scarano, appuntato di Pubblica Sicurezza, suo compagno per più di quarant’anni, che condivide la passione per il teatro; insieme a lui scriverà alcune commedie come L’onorevole Pipì e Giacomino e la suocera.

Nella sua vita aveva fatto anche grandi opere di bene, donando ai poveri e ai carcerati gran parte dei suoi guadagni cinematografici.



A Roma le è stata intitolata una strada e a Napoli un giardino pubblico.

Vorrei concludere la bella dedica che Eduardo le rivolse nel 1931:

«A Tina Pica che con la sua arte ha dato vita a tante povere creature del mio sogno, creature che lasceranno ombre vive nella storia del teatro umoristico».
Giunone1960
Moderatore
Giunone1960 03/06/2016 ore 13:33 Quota

(nessuno) Tina Pica ha donato a poveri e carcerati.

Bellissimo questo post dedicato a un'attrice e a una donna come non ce ne stanno più : la grandissima e favolosa Tina Pica.Ho sempre apprezzato questa attrice,non bella,ma espressiva e di talento e come donna si sapeva che era molto devota,faceva tanta beneficenza.Non sapevo di questa storia con Eduardo,doveva essere molto fiscale ! Ancora adesso se in tv c'è qualche suo film me lo vedo unicamente per lei :rosa :rosa :rosa
IOXSONGXLEGGEND
Proprietario
IOXSONGXLEGGEND 03/06/2016 ore 13:38 Quota

(nessuno) Tina Pica ha donato a poveri e carcerati.

La scena finale de “la nipote Sabella”(1958), che conclude le avventure del divertente quintetto di attori. Qui Tina Pica, Peppino De Filippo, Sylva Koscina, Renato Salvatori e Dolores Palumbo, annunciano al paese intero, che il giacimento di petrolio che li ha resi ricchi, è di tutta la famiglia Mancuso al completo e dei suoi eredi. Un commovente lieto fine.
IOXSONGXLEGGEND
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IOXSONGXLEGGEND 03/06/2016 ore 13:39 Quota

(nessuno) Tina Pica ha donato a poveri e carcerati.

@Giunone1960 scrive:
Ancora adesso se in tv c'è qualche suo film me lo vedo unicamente per lei

anche io,mi faccio un po di risate :many
IOXSONGXLEGGEND
Proprietario
IOXSONGXLEGGEND 03/06/2016 ore 13:50 Quota

(nessuno) Tina Pica ha donato a poveri e carcerati.

Se devi metterti a cucinare, dimentica la fretta. Che i pomodori la sentono e non si lasciano peppïà come si deve. Nisciuno te corre aret e a chi ti sta davanti augura buona corsa. E poi la mattina na donna cumme me, appicciata la candela alla Madonna che ha più da fare? Prima ci stava il teatro. Ore e ore a sentì De Filippo che ci raccontava la sua Filumena. E poi altrettante per rifarla uguale uguale. E il tempo perso con De Sica manco lo conto: "C'hai la faccia per far cinema" diceva, così mi son trovata davanti n'altro altarino a fingermi bigotta ed eterna zitella. Tra una scena e l'altra c'avevo il tempo d'un rosario intero. Vincenzo quando mi vedeva sorrideva contento. Non mi ha mai sposata, così per tutti son sempre stata na' vedova. Altro che.Il segreto per far peppiare la salsa sta – oltre che nel tenere la fiamma piuttosto bassa - nel non turare completamente con il coperchio la bocca della pentola, ma nel poggiarlo su di un lato mentre, in direzione opposta, occorre poggiare il coperchio non sul bordo della pentola, ma sul cucchiaio di legno posto di traverso l’imboccatura, per modo che si crei una piccola circolazione d’aria che impedisca alla salsa di attingere forza dal fuoco e le impedisca di precipitare nel bollore cosa che rovinerebbe tutta la faccenda.Oggi che sto a casa di Giuseppe, mio nipote, su al Vomero, nessuno più mi cerca: ogni tanto qualcuno mi viene a domandare di Fabrizi o Taranto. Qualche studente che vuole farci na' ricerca. E io ascolto e sorrido. Che c'hanno mai da ricercà mi son sempre chiesta. E allora racconto pure a loro il segreto del ragù napoletano: col lardo di pancia e il rosso secco. Bella non lo son mai stata, che dice? A quelle belle non ci fan fare i ruoli che faccio io, che facevo io. Per cui meglio così. Nel ragù ci deve stare la cipolla vecchia per dare sapore, per alzarsi dal piatto col sorriso sul labbro.

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