Forum - personaggi famosi(miti)

serena.10
Partecipante
serena.10 01/05/2016 ore 18:55

(nessuno) Iside ,Strega e Madonna di Benevento!























Inno a Iside








Dea dalle molte facoltà,
onore del sesso femminile.
Amabile, che fa regnare la dolcezza nelle assemblee,
nemica dell'odio
Tu regni nel Sublime e nell'Infinito.
Tu trionfi facilmente sui despoti con i tuoi consigli leali.
Sei tu che, da sola, hai ritrovato tuo fratello (Osiri), che hai
ben governato la barca, e gli hai dato una sepoltura degna di lui.
Tu vuoi che le donne (in età di procreare) si uniscano agli uomini.
Sei tu la Signora della Terra








Tu hai reso il potere delle donne uguale a quello degli uomini!
gufo59
Partecipante
gufo59 01/05/2016 ore 19:36

(nessuno) Iside ,Strega e Madonna di Benevento!

@serena.10 : che storia a fasciinante :fiore :bye
serena.10
Partecipante
serena.10 01/05/2016 ore 20:10

(nessuno) Iside ,Strega e Madonna di Benevento!

@gufo59 scrive:
che storia a fasciinante



si è una storia veramente affascinante !




Il mito
Iside, originaria del Delta, è la grande Dea della maternità e della fertilità nella mitologia egizia.
Forte dei suoi molteplici talenti e della sua magnificenza, Iside è altresì rivelatrice della forza di una donna che ama e del potere della sofferenza che tutto trasforma.
Iside dalle braccia alate, prima figlia di Nut, il cielo che tutto abbraccia, e del dio della piccola terra Geb, nacque nelle paludi del Nilo il primo giorno di uno dei primi anni della creazione.
Fin dal principio Iside rivolse un occhio benevolo sul popolo della terra, insegnando alle donne a macinare il grano, a filare il lino, a tessere e ad addomesticare gli uomini a sufficienza per riuscire a vivere con loro. La stessa Dea viveva col proprio fratello Osiride, dio delle acque del Nilo e della vegetazione che spunta dall’inondazione delle sue rive.
Una volta raggiunta l’età adulta, Iside andò in sposa al fratello Osiride. L’armonia che li circondava era tale che tutti ne rimanevano piacevolmente coinvolti. Le loro giornate scorrevano all’insegna del nutrimento del mondo; i poteri di Iside associati a quelli di Osiride facevano sì che il cibo scaturisse a profusione dal ricco suolo egiziano e dal fertile Nilo.
Le loro notti erano scandite dall’estasi dell’amore; non vi era luna o stella che potesse offuscare la loro passione.
















Tutti amavano Iside e Osiride – tutti tranne Set, il loro gelosissimo fratello.
Per porre fine al loro dominio idilliaco, Set assassinò Osiride e ne depose il cadavere in una bara, intorno alla quale, col tempo, crebbe un grande albero.

La Dea, travolta dal dolore si tagliò i capelli e si strappò le vesti soffrendo per la perdita subita. Setacciò ogni angolo alla ricerca del suo innamorato e dopo molto vagare giunse in Fenicia, dove la regina Astarte fu presa da pietà per lei senza tuttavia riconoscerla e la prese come nutrice del principe ancora bambino.
Iside curò tanto bene il piccolo da metterlo come fosse stato un ciocco nel focolare del palazzo, dove la madre, terrorizzata, lo trovò fumante. Essa afferrò il piccolo e lo estrasse dalle fiamme, annullando in tal modo la magia che Iside stava effettuando su di lui per dargli l’immortalità. Iside fu chiamata a spiegare il suo comportamento e così venne rivelata l’identità della Dea e raccontata la sua ricerca. Allora Astarte ebbe a sua volta una rivelazione: che il fragrante albero di tamarindo nel giardino conteneva il corpo del perduto Osiride.
Iside riportò finalmente il cadavere in Egitto per sepellirlo ma il malvagio Set non si diede per vinto: animato dalla più feroce crudeltà, tagliò Osiride in quattordici pezzi che sparpagliò attraverso l’Egitto.
Senza perdersi d’animo, Iside si trasformò in uccello e percorse il Nilo in lungo e in largo, raccogliendo ogni frammento di Osiride. Nel collocare ciascun frammento l’uno accanto all’altro, servendosi della cera per unirli, Iside si accorse che mancava il fallo di Osiride; per questo motivo, essa ne plasmò uno nuovo usando l’oro e la cera.
Successivamente, grazie ai suoi poteri magici, Iside fece rivivere Osiride per un breve lasso di tempo. Fu in questa occasione che inventò i riti di imbalsamazione per cui gli egizi sono ancora famosi e li eseguì sul corpo di Osiride, pronunciando delle formule magiche: il dio risorse vivo come lo è il grano dopo le inondazioni primaverili in Egitto. E la magia del loro amore le permettè di concepire un figlio suo.
Quel bambino, il dio Horus con la testa di falco, divenne forte e possente – e la sua forza lo spinse a vendicarsi di Set per l’assassinio di Osiride. Ma Iside, madre di tutte le cose, non gli permettè di distruggerlo fino in fondo.
Su Iside esiste un altro racconto.
Decisa ad avere il potere su tutti gli altri dei, essa forgiò un serpente e lo mandò a mordere Rà, il maggiore degli dei. Ammalatosi e sempre più debole, Ra mandò a chiamare Iside perché applicasse i suoi poteri curativi alla ferita. Ma la Dea dichiarò di non avere il potere di liberarlo dal veleno se non sapeva il nome segreto del dio, il suo nome di potenza , la sua essenza. Ra esitò e tergiversò, ma diventava senpre più debole. Infine in preda alla disperazione fu obbligato a bisbigliare il nome a Iside. Lei lo guarì ma Rà aveva pagato il prezzo per darle un potere eterno su di lui.






l culto








Il culto e la religione di Iside-Osiride fu molto lunga (migliaia di anni) e subì forti variazioni fra la forma antica, 3000 AC e la forma ellenistica con misteri e iniziazioni (500 AC, di cui abbiamo notizie da Plutarco).
Iside fu una delle divinità più famose di tutto il bacino del Mar Mediterraneo. Dall'epoca tolemaica la venerazione per la dea, simbolo di sposa e madre e protettrice dei naviganti, si diffuse nel mondo ellenistico, fino a Roma. Da qui il suo culto, diventato misterico per i legami della dea con il mondo ultraterreno e nonostante all'inizio fosse ostacolato, dilagò in tutto l'impero romano.
Quando era nata in egitto, il nome della Dea era Au Set che significa regina eccellente o semplicemente spirito. Ma i greci colonizzatori alterarono la pronuncia fino a farne il nome familiare Iside, un nome che venne usato per generazioni allorchè il culto della Dea si diffuse dal delta del Nilo alle rive del Reno. Come Ishtar, anche Iside assume le identità di dee minori finchè fu riverita come la Dea universale della cui femminilità totale le altre dee rappresentavano solo dei singoli aspetti.
Essa divenne la signora dai diecimila nomi il cui vero nome era Iside.
Poi crebbe diventando Iside panthea (tutte le dee).
Durante il suo sviluppo nell' impero romano il culto di Iside si contraddistinse per processioni e feste in onore della dea molto festose e ricche. Le sacerdotesse della dea vestivano solitamente in bianco e si adornavano di fiori; a Roma, probabilmente a frutto dell' influenza del culto autoctono di Vesta, dedicavano talvolta la loro castita' alla dea Iside.
Nella forma più antica invece, Osiride era la Luna e Iside la natura, Urikkitu, la Verde. Ma in seguito essa divenne la luna – sorella, madre e sposa del dio della luna.
Era la moglie dolente e tenera sorella, era colei che apportava la cultura e dava la salute.
Era il trono e la quindicina di dee. Era una forma di Hathor oppure questa era una sua forma. Era anche Meri, la dea del mare e Sochit il campo di grano. Ma rimase eternamente per i suoi fervidi seguaci la venerata dea che era essa stessa tutte le cose e che aveva promesso: “vivrete nella grazia, vivrete gloriosi nella mia protezione e quando avrete compiuto tutto il tratto di via che vi è stato assegnato e scenderete nel mondo sotterraneo, anche lì vedrete me, così come mi vedete ora, splendente… e se vi mostrerete obbedienti alla mia divinità, saprete che io sola vi ho permesso di estendere la vostra vita al di là del tempo assegnatovi dal vostro destino”.
Iside che vinse la morte per riportare il suo amato alla vita, può con altrettanta facilità abolire la morte per i suoi seguaci pieni di fede. Solo l’onnipotente iside era colei che poteva proclamare: io vincerò il fato.





Attributi





Iside, La luna, è anche Madre Natura, che è sia buona che cattiva. Tollera tutte le cose, proprio come nel mito non permette a Hor di distruggere fino in fondo il Tifone-Set, in quanto crescita e decadenza sono le componenti inevitabili della natura.
Iside viene mostrata mentre decreta che non potrebbe esserci armonia perpetua, se il bene fosse sempre nell’ascendente. Essa, al contrario, delibera che vi sia sempre un conflitto fra le potenze della crescita e quelle della distruzione.
Iside aveva due aspetti: Natura e Luna. Essa era la madre, la creatrice, la nutrice di tutto, ed era anche la distruttrice.
Il suo nome, Iside, significa antico ed era chiamata anche Maat, che significa Conoscenza o Sapienza.
Iside è Maat, la Sapienza Antica. Ovvero la sapienza delle cose come esse sono e come sono state sempre, la capacità innata, intrinseca di seguire la natura delle cose sia nella loro natura presente sia nel loro inevitabile sviluppo nel rapporto reciproco. E’ la sapienza dell’istinto.
Iside era vergine e madre, spesso rappresentata col bimbo in braccio.
Iside, nel periodo del lutto, era vestita di nero, oppure era essa stessa nera. Come la vergine nera dei santuari europei, che le è così strettamente collegata, essa era una Dea della guarigione.
Di Iside era detto: “dove tu guardi pietosa, l’uomo morto ritorna in vita, il malato è guarito”.
Le statue nere di Iside possiedono anche un altro significato. Plutarco dice che “tra le statue quelle con le corna sono rappresentazioni della sua luna crescente, mentre quelle vestite di nero i modi occulti e nascosti in cui essa segue il Sole – Osiride – e brama di unirsi con lui. In conseguenza a ciò essi invocano la luna per le questioni amorose e Eudosso dice che Iside regna sull’amore.










Il velo di Iside





Il velo colorato di Iside è simile al velo di Maya di cui parla la filosofia indiana.
Esso rappresenta le molteplici forme della natura nelle quali è rivestito lo spirito.
L’idea è che lo Spirito Creativo si rivestì in forme materiali di grande diversità e che l’intero universo che noi conosciamo fu fatto in questo modo, è cioè la manifestazione, sotto forma materiale, dello spirito del Creatore.
Plutarco disse : Iside è il principio femminile della natura e quello che è in grado di ricevere tutto ciò che è creato; a causa di ciò è stata chiamata “Nutrice “ e “Omni-ricevente” da Platone…
Perciò la veste o velo di Iside è la forma continuamente mutevole della natura, la cui bellezza e tragedia vela ai nostri occhi lo spirito. Questo perpetuo gioco reciproco nel mondo manifesto, che comprende gli oggetti esterni, gli alberi, le colline, e il mare, come pure gli altri esseri umani ed anche noi stessi, i nostri corpi, le nostre reazioni emotive, l’intero dramma del mondo, ci sembra possedere una tale realtà assoluta che non pensiamo a metterla in dubbio. Tuttavia in alcuni momenti di particolare intuizione, indotti forse dal dolore o dalla sofferenza o da una grande gioia, possiamo improvvisamente renderci conto che ciò che costituisce l’ovvia forma del mondo, non è quella vera, quella reale.
E’ detto che l’essere vivente viene afferrato nella rete o velo di Iside, e ciò significa che alla nascita dello spirito, la scintilla divina che è in ognuno, fu incorporata o afferrata nella carne.




Iconografia





Iside è spesso simboleggiata da una vacca, in associazione con Hathor, ed è raffigurata con le corna bovine, tra le quali è racchiuso il sole. Nell'iconografia è rappresentata spesso come un falco o come una donna con ali di uccello e simboleggia il vento. In forma alata è anche dipinta sui sarcofagi nell’atto di prendere l’anima tra le ali per condurla a nuova vita. Solitamente viene raffigurata con una donna vestita, con in testa il simbolo del trono, che tiene in mano un loto, simbolo della fertilità. Frequenti anche le rappresentazioni della dea mentre allatta il figlio Horo. Il suo simbolo è il tiet, chiamato anche nodo isiaco, che si trova utilizzato per assicurare le vesti egiziane. L'esatta origine del simbolo è sconosciuta, ma probabilmente rappresenta la resurrezione e la vita eterna.”













Simboli



Nei rituali pubblici celebrati in suo onore, nella festa della fertilità, e nel mese di Hathor, novembre, erano portati in processione un fallo, rappresentante Osiride, e un vaso pieno di acqua che lo precedeva. La coppa e il fallo sono gli eterni simboli della generazione che ricorrono sempre. Li troviamo nei riti primitivi – la torcia, che è chiamata l’uomo, e la coppa in cui penetra, che è detta la donna. Il foro nella terra al centro dell’accampamento in cui ogni soldato romano gettava la sua lancia; il calice del santo graal, nel quale era conficcata una lancia che faceva gocciolare eternamente sangue, la sacra fonte battesimale fertilizzata dall’immersione della candela accesa.






Rito di Iside : la trasformazione di Osiride






Come accade da tempo immemore, l’intensa vicenda di Osiride dona forza e speranza alle donne afflitte dalla perdita dell’amato compagno. Essa ci svela in che modo possiamo far scaturire la speranza dall’abbandono – come è avvenuto attraverso la mistica resurrezione di Osiride operata da Iside.
Nell’antico Egitto, il mito di Iside e Osiride veniva proposto ogni anno nell’ambito di un sontuoso rito in segno di lutto. Questa cerimonia costituiva uno dei più importanti riti religiosi, che permetteva a chi ne prendeva parte di sperimentare le dolorose emozioni della dea mentre ricercava spasmodicamente il marito-fratello, che poi avrebbe pianto con strazio immane. Gli astanti percepivano altresì la gioia in seguito alla rinascita di Osiride nelle sembianze del figlio Horus.
Quando non si è manifestato appieno il riconoscimento del dolore, esso fluisce in tutti gli altri aspetti della vita, tingendola di nero. La sofferenza di Iside durante la disperata ricerca di Osiride da un capo all’altro del Nilo è indicativa del cupo viaggio che dobbiamo intraprendere per affrontare il dolore e trasformarlo.
Onde favorire la trasformazione della pena che vi affligge, plasmate un piccolo cuore – il vostro cuore infranto – utilizzando un foglio di allumnio. Mentre scolpite questo talismano, pensate a Iside e alla sua vicenda, ma pensate anche alla vostra vicenda. Fate confluire nella vostra energia tutto il dolore del vostro cuore infranto, con la saggezza che ne deriva.
Riempite quindi una ciotolina a fondo piatto con dell’acqua salata come le lacrime. Al centro della ciotolina, ponete una candela larga e massiccia. Accendete la candela. Dopo che si sarà sciolta una minuscola quantità di cera, intingetela nel vostro talismano a forma di cuore. Immaginate che la cera stia ricomponendo i frammenti del vostro cuore, come ha fatto con il corpo di Osiride. Nel fare ciò, dite:






Lacrime in acqua salata, cera in metallo
Iside, fai cessare le mie lacrime, trasforma il mio dolore.
Guarisci il mio cuore perché possa amare ancora.

A questo punto spegnete la candela.
Ripetete il rito della candela con il vostro talismano per quattordici notti, aggiungendo man mano l’acqua salata che occorre. Trascorso questo periodo, prendete il cuore coperto di cera e seppellitelo vicino ad un albero affinché Iside lo possa trovare e guarire, come ha fatto con Osiride. Infine versatevi sopra la rimanente acqua salata.






IOXSONGXLEGGEND
Proprietario
IOXSONGXLEGGEND 01/05/2016 ore 21:13 Quota

(nessuno) Iside ,Strega e Madonna di Benevento!

Unguento, Unguento portaci al noce di Benevento per acqua e vento e per ogni maltempo.
IOXSONGXLEGGEND
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IOXSONGXLEGGEND 01/05/2016 ore 21:14 Quota

(nessuno) Iside ,Strega e Madonna di Benevento!

Benevento è terra di streghe. La leggenda delle streghe si diffuse nel capoluogo sannita durante il regno del Duca longobardo Romualdo II, negli anni 680-683, quando l’imperatore bizantino Costante teneva in assedio la città. La saga, antica per tradizione, fu recepita dal popolo che, suggestionato, credeva nel suo potere magico. Romualdo, preoccupato della situazione che peggiorava drammaticamente in città, si consultò con il prete Barbato, il quale dialogò con Costante che desistette dal suo progetto di conquista, ma pretese che Romualdo ed il suo popolo si convertissero al cristianesimo. I longobardi si convertirono e Barbato fu acclamato vescovo di Benevento; egli sconfessò ogni forma di superstizione, specie quella degli alberi, ai quali i longobardi appendevano pelli di animali sacrificati, abbattendo l’albero sacrilego prescelto come simbolo del culto idolatrico: il noce. Ma i “voli” delle streghe non finiranno mai, specie i voli di quelle beneventane che ebbero un’importanza basilare nella storia della città. Esse, si narra, riuscirono a richiamare nel Sannio streghe provenienti addirittura dalla Sicilia, dal Piemonte, oltre che dalla Campania, dalle Marche e dall’Umbria. Benevento divenne la capitale dell’industria della magia e della fattura: unguenti e pozioni ottenuti da capelli, peli, radici di alberi velenosi, penne di gufo e di civetta, sangue di rospo e veleno di serpente erano un segreto gelosamente e diabolicamente custodito dalle streghe beneventane. Esse producevano infusi capaci di ispirare odio e amore, in grado di trasformare gli uomini nemici in lupi mannari o maiali. Il palcoscenico su cui le streghe si esibirono fu la “campagna”; oggi esse sono diventate cittadine-metropolitane, si sono spostate in città, ma non potranno mai rinnegare la loro origine, nè le loro radici. Vivono nei centri urbani e non si chiamano più streghe, janare o inciarmatrici. A questi sono stati sostituiti appellativi più moderni e sofisticati che affondano l’origine nel paranormale. Si fanno chiamare Veggenti, chiromanti o cartomanti, ma alla base delle loro attività paranormali vi è sempre l’antica matrice di stregoneria e fattucchieria. Anche il linguaggio si è evoluto: il malocchio, tanto per fare un esempio, si chiama psicobolia, cioè lancio di onde magnetiche negative, ma pur sempre di “malocchio” si tratta. La storia, come un po’ in tutte le cose di questo mondo, si ripete anche se con una rivisitazione diversa sia sociologica che antropologica. Cambiano gli attori, i nomi, ma le azioni e i “sortilegi” rimangono sempre più avvolti nel fascino del credere o del non credere. Il fenomeno della stregoneria continua ed in alcune parti del mondo è addirittura ratificato per legge come attività consentita con la formazione di regolari associazioni e tanto di “autorizzazioni per l’esercizio”. In Inghilterra, ad esempio, sulla stregua del “Witchcraft today”, scritto da Gerald Gardner, il famoso Alex Sander, “re delle streghe”, dirige tuttora una congrega chiamata delle “streghe bianche” (perseguitrici dell’elevazione spirituale e dell’amore verso il prossimo), con ramificazioni negli Stati Uniti, Francia e Germania, cui si contrappone quella cosiddetta delle “streghe nere”(seguaci di Satana e temute per le loro attività funeste).
serena.10
Partecipante
serena.10 01/05/2016 ore 21:28

(nessuno) Iside ,Strega e Madonna di Benevento!

@IOXSONGXLEGGEND :









Su quella che dovrebbe essere la tomba di Iside, vicino a Menfi, era stata eretta una statua ricoperta di un velo nero.
Sulla base della statua era stata incisa questa iscrizione:
"Io sono tutto ciò che fu (QUID FUIT), ciò che è (QUID EST), ciò che sarà (QUID ERIT) e nessun mortale ha ancora osato sollevare il mio velo."
Sotto questo velo si nascondono tutti i misteri e il sapere del passato.
La rimozione del velo di Iside rappresenta la rivelazione della luce.
serena.10
Partecipante
serena.10 02/05/2016 ore 07:43

(nessuno) Iside ,Strega e Madonna di Benevento!

@treme1978 scrive:
che storia



serena.10
Partecipante
serena.10 02/05/2016 ore 07:49

(nessuno) Iside ,Strega e Madonna di Benevento!






@IOXSONGXLEGGEND :


Significato del nome Iside






Nome legato alla divinità egizia Iside (dea della maternità e della fertilità). Si ipotizza il significato di "trono".




IOXSONGXLEGGEND
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IOXSONGXLEGGEND 02/05/2016 ore 10:13 Quota

(nessuno) Iside ,Strega e Madonna di Benevento!

@serena.10 scrive:
Nome legato alla divinità egizia Iside (dea della maternità e della fertilità). Si ipotizza il significato di "trono".



Le ianare erano conosciute anche per i dispetti che facevano ai contadini, manomettendo i loro strumenti di lavoro, facendo marcire le loro provviste. Alcuni contadini assicurano che di mattina, recandosi nella stalla, trovavano i cavalli sudati (si racconta che a volte succedesse lo stesso con le mucche) come se avessero cavalcato per tutta la notte; a volte i crini delle loro criniere erano raccolti in numerose treccine. Ovviamente la responsabilità di tali prodigi, veniva attribuita alle janare.

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