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serena.10
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serena.10 21/03/2016 ore 06:33

(nessuno) ALDA MERINI NATA A PRIMAVERA!!









ALDA MERINI NATA A PRIMAVERA 2016 La più grande poetessa italiana degli ultimi tempi è nata proprio il 21 marzo, il giorno dell'equinozio di primavera. Tutti gli eventi per ricordarla.








Non si può non rendere omaggio, proprio alla vigilia di quello che sarebbe stato il suo ottantacinquesimo compleanno, a una delle poetesse più importanti della letteratura italiana, protagonista indiscussa del panorama letterario, a cavallo tra 900 e il nuovo millennio Alda Merini.






La poetessa dei Navigli”, aforista, è stata una donna straordinaria: studiosa, dotata di una forte intelligenza e di profonda fede cristiana, era una signora di una sensibilità eccezionale.






Al via il 21 marzo "Il Premio di Poesia Casa Museo Alda Merini"






Sono molteplici le manifestazioni che si organizzano ogni anno per commemorare il giorno di nascita della poetessa, quest'anno è degno di nota proprio il concorso letterario che partirà il 21 marzo a Milano, patrocinato proprio da quest'ultimo e in collaborazione con la casa editrice





La vita felice. Il premio di Poesia Casa Museo Alda nasce con l'intento di "sostenere e diffondere la poesia scritta e performativa", gli organizzatori hanno scelto volutamente il giorno di ricorrenza della nascita della poetessa nonché giornata mondiale della poesia, proclamata dall'UNESCO nel 1999.








Il concorso sarà totalmente gratuito, composto da due sezioni: silloge di poesia e poesia performativa o slam poetry. L'inaugurazione avrà inizio alle ore 19 della serata del 21 marzo 2016 e sarà accompagnata da letture e aperitivo poetico, potrete trovare ulteriori informazioni direttamente sul sito ufficiale del concorso.





La storia straordinaria di Alda Merini



Alda Merini è nata il 21 marzo del 1931 a Milano, in Viale Papiniano ed è morta il 1 novembre del 2009 nella sua stessa città Natale. Aveva solamente dodici anni quando, in seguito ai bombardamenti nel corso della seconda guerra mondiale, si improvvisò ostetrica ed aiutò la madre a dare alla luce il proprio fratello. E’ stata una vita molto dura quella della poetessa, fatta di stenti e sacrifici tra figli, marito e le ombre della sua mente, dovute queste ultime alla sua malattia mentale.





Nonostante fosse molto brava a scuola, a detta del fratello Ezio era la prima della classe, non fu ammessa al liceo Manzoni, non superò la prova di italiano. Terminò solamente i tre anni della scuola secondaria di avvio al lavoro. Alda era sempre malinconica e chiusa e nonostante la sua intelligenza e sensibilità stava sempre in solitudine.

La sua immensa produzione letteraria



Le sue prime poesie le scrisse a soli quindici anni, quando dopo aver iniziato il lavoro in uno studio notarile, inizio a battere a macchina le sue liriche, ma per il suo capolavoro dobbiamo aspettare la raccolta La terra Santa 1984, scritta dopo un periodo buio fu definito il suo capolavoro, con il quale vinse il Premio Librex Montale. Le sue opere sono considerate patrimonio letterario dell'umanità. Tra sofferenze famigliari e problemi di salute Alda Merini morì il 1 novembre del 2009 a causa di un tumore osseo e a noi piace ricordarla con una sua poesia, proprio il giorno che precederà il suo compleanno:












La terra santa”, Alda Merini





Alda Merini è è forse una delle maggiori poetesse italiane contemporanee. Dopo la pubblicazione della raccolta di versi Tu sei Pietro, nel 1962, inizia per lei un difficile periodo di silenzio e di isolamento dovuto all'internamento al "Paolo Pini": una vita vissuta fra periodi di salute e malattia, dovuti ad un grave disturbo bipolare. Nel 1979 la Merini ritorna a scrivere, con testi intensi sulla drammatica e sconvolgente esperienza dell'ospedale psichiatrico, testi contenuti in quello che può essere inteso il suo capolavoro: La Terra Santa, con la quale vincerà nel 1993 il Premio Librex Montale.









Ho conosciuto Gerico,

ho avuto anch'io la mia Palestina,

le mura del manicomio

erano le mura di Gerico

e una pozza di acqua infettata

ci ha battezzati tutti.

E, dopo, quando amavamo,

ci facevano gli elettrochoc

perchè, dicevano, un pazzo

non può amare nessuno.









La Terra Santa è una raccolta di poesie scritta da Alda Merini e stampata da Scheiwiller nel 1984.






Il numero di liriche contenute nella raccolta è di quaranta. La scelta delle poesie è stata effettuata da Maria Corti sulla base di manoscritti e dattiloscritti di un centinaio di poesie, in parte ancora inedite, raccolte nel Fondo Manoscritti di Autori Moderni e Contemporanei dell'Università di Pavia. Da questo momento in poi, la produzione letteraria di Merini è contraddistinta da una sovrabbondante scrittura di testi, alcuni dei quali nascono da necessità terapeutiche






che non sono tutti validi dal punto di vista letterario, e che sono stati amministrati da amici scrupolosi di Merini quali ad esempio Giacinto Spagnoletti, Nicola Crocetti, Vanni Scheiwiller, Maria Corti, Giovanni Raboni. La storia della pubblicazione di questa raccolta è stata testimoniata dalla curatrice Corti, la quale più volte ha ricordato «la generale ottusa indifferenza» delle case editrici italiane per la pubblicazione delle poesie scelte per la costituzione de La Terra Santa, tanto che questo fatto ha concorso a rendere arduo il ritorno di Merini all'interno del panorama letterario italiano.






La Terra Santa è stata ristampata da Scheiwiller nel 1996, insieme alle raccolte Destinati a morire del 1990, Le satire della Ripa del 1983, Le rime petrose datate sempre 1983 e Fogli bianchi del 1987, nel nuovo volume dal titolo La Terra Santa. Con questa raccolta Merini ha vinto il Premio Librex-Guggenheim «Eugenio Montale» nel 1993 per la poesia. La natura della poesia di Merini, facendo propria l'informazione di Giacinto Spagnoletti contenuta ne La letteratura italiana del nostro secolo, è di «trascinare la propria poesia a una sua funzione “archeologica





e con ciò si voleva affermare che, in tutta la sua produzione in versi, la scrittrice sembra che guardi il mondo «sub specie endecasillabica». Insomma, il verso principe della lirica italiana, l'endecasillabo, è la misura metrica guida che Alda Merini scelse da quando si esercitava alle prime prove poetiche, un verso sicuro, un «argine sicuro ha scritto Benedetta Centovalli in una nota a Il volume del canto





per narrare la propria vicenda umana. A causa di questa peculiare scelta metrica, insieme ad altre questioni di carattere stilistico quali, ad esempio l'uso del verso - melopea, l'utilizzo di una lettura «figurale» dei personaggi che attraversano il tessuto narrativo, si è parlato di influenze medievali e stilnovistiche nell'opera di Merini, accostando per questo il “maestro” Manganelli alla «ragazzetta milanese





In questa raccolta poetica, comunque, Alda Merini dimostra di saper far uso anche di altri metri oltre all'endecasillabo quali il quinario, il settenario, il novenario, misure però che rispettano sempre i canoni classici della lirica italiana, che rifiutano qualsiasi violazione alla norma, inserendosi comunque nel solco della tradizione novecentesca che da D'Annunzio a Pascoli ha optato per una lirica in cui «il verso si lascia pervadere dalla prosa







Il tema dominante della raccolta è il manicomio che, Alda Merini assimila metaforicamente alla Terra Santa di fonte biblica. Così in tutta la raccolta questo tema non solo è presente ma viene iterato, e come sintetizza Alda Merini, La Terra Santa «parla ossessivamente dello stesso tema, lo racconta, se ne lamenta. Sembrerebbe, ma non è poesia patologica






Recuperando i giudizi critici, abbastanza generosi, che riguardano questa raccolta poetica, considerata da Maria Corti «fra le creazioni poetiche migliori di Alda Merini», ci si rende conto che il dato costante nelle sue liriche è l'armonia in quanto «valore prelogico», ha scritto Giacinto Spagnoletti, e ancora contraddistinta da versi la cui musicalità è causata dalla presenza di «scatti fonici e verbali






si ricorda che Merini fa spesso uso, nelle sue liriche, del linguaggio musicale acquisito con lo studio del pianoforte. Nella raccolta poetica La Terra Santa il periodo d'internamento della scrittrice








viene creativamente metaforizzato nella vicenda storico-religiosa che il popolo ebraico ha percorso durante l'esodo in Terra Santa e di cui narrano i primi libri dell’Antico Testamento. Essendovi concretamente una sovrapposizione fra Terra promessa e manicomio, e quindi fra il viaggio compiuto







dal “popolo prediletto” da Dio dall'Egitto alla Palestina, Remo Pagnanelli in una recensione al volume ha parlato de La Terra Santa come di «progetto logico e strutturato nel genere coesivo del poema». Il manicomio di Alda Merini viene individuato dalla scrittrice come un inferno e quindi, ne «La Terra Santa, la contrada consacrata da Gerico», scrive Manganelli, «anche l'inferno è sacro







scrib
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scrib 21/03/2016 ore 09:53

(nessuno) ALDA MERINI NATA A PRIMAVERA!!





IOXSONGXLEGGEND
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IOXSONGXLEGGEND 21/03/2016 ore 10:29 Quota

(nessuno) ALDA MERINI NATA A PRIMAVERA!!

Alda Merini e Milva durante la serata al Teatro Strehler di Milano del 2004.



Alda Merini mentre si reca al Caffè Chimera di Milano.

IOXSONGXLEGGEND
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IOXSONGXLEGGEND 21/03/2016 ore 10:49 Quota

(nessuno) ALDA MERINI NATA A PRIMAVERA!!

“E se diventi farfalla nessuno pensa più a ciò che è stato quando strisciavi per terra e non volevi le ali.”
ALDA MERINI

serena.10
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serena.10 21/03/2016 ore 10:58

(nessuno) ALDA MERINI NATA A PRIMAVERA!!

@IOXSONGXLEGGEND scrive:
ALDA MERINI NATA A PRIMAVERA!!
“E se diventi farfalla nessuno pensa più a ciò che è stato quando strisciavi per terra e non volevi le ali.”
ALDA MERINI




Aforismi e magie

Sono questi gli anni in cui la produzione aforistica della Merini diventa molto ricca, come testimonia nel 1997 "Il Catalogo Generale delle Edizioni Pulcinoelefante", edito da Scheiwiller. I minitesti di Alda Merini risultano essere più di cinquecento. Nel 1999 in Aforismi e magie, pubblicato da Rizzoli, viene raccolto per la prima volta il meglio di quel genere. Il volume viene illustrato dai disegni di Alberto Casiraghi, amico, poeta ed editore della Merini che ha sollecitato, raccolto e accompagnato con i suoi piccoli libri "Pulcinoelefante", questa nuova vocazione. È questo il periodo in cui viene insignita del titolo di vincitrice honoris causa del Concorso Nazionale Garzanti. La collaborazione con i piccoli editori - che comprendono, oltre Pulcinoelefante, lo Zanetto, La Vita Felice, il Melangolo e altri - ha portato ad altri "minitesti" come, tra gli ultimi pubblicati, Lettera ai figli, edito da Michelangelo Camilliti per l'edizione Lietocollelibri e illustrato da otto disegni onirici e surreali di Alberto Casiraghi. Da ricordare il volume edito da l'Incisione, Alda Merini, che contiene poesie inedite della poetessa e disegni dell'artista Aligi Sassu, opere stampate su torchio in litografia e serigrafia.
scrib
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scrib 21/03/2016 ore 10:59

(nessuno) ALDA MERINI NATA A PRIMAVERA!!

@IOXSONGXLEGGEND scrive:
Alda Merini con il trio comico Aldo, Giovanni & Giacomo

Grande lei e grande il trio :ok :ok :ok
serena.10
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serena.10 21/03/2016 ore 11:00

(nessuno) ALDA MERINI NATA A PRIMAVERA!!

@scrib :



Alda Merini, una donna sul palcoscenico
Nel 2009 esce il documentario, Alda Merini, una donna sul palcoscenico, del regista Cosimo Damiano Damato, presentato alle Giornate degli Autori della 66ª Mostra internazionale d'arte cinematografica di Venezia. Il film, prodotto da Angelo Tumminelli per la Star Dust International srl di Roma, vede la partecipazione di Mariangela Melato e le fotografie di Giuliano Grittini. Dall'incontro del regista con la poetessa nasce una grande amicizia e tante poesie inedite inserite nel documentario. Una donna sul palcoscenico, la poesia inedita di Alda Merini scritta per il film-documentario di Damato:


Un giorno io ho perso una parola/sono venuta qui per dirvelo e non perché voi abbiate risposta/ Non amo i dialoghi o le domande: mi sono accorta che cantavo in una orchestra che non aveva voci/ Ho meditato a lungo sul silenzio, al silenzio non c'è risposta./ Io le mie poesie le ho buttate/ non avevo fogli su cui scriverle./ Poi mi si sono avvicinati strani animali come uomini di antenate bestie da manicomio/ qualcuno mi ha aiutato a sentirmi unica, mi ha guardato./ Pensavo che per loro non c'erano semafori, castelli e strade./ Questo posto sgangherato come il mio cervello che ha trovato solitudini./ Poi è venuto un santo che aveva qualcosa da dare/ un santo che non aveva le catene, non era un malfattore,/ l'unica cosa che avevo avuto in questi anni./ L'avrei seguito/ finché un giorno non sapevo più innamorarmi./ È venuto un santo che mi ha illuminato come una stella./ Un santo mi ha risposto: perché non ti ami? È nata la mia indolenza./ Non vedo più gente che mi picchia e non vedo più i manicomi./ Sono morta nell'indolenza






IOXSONGXLEGGEND
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IOXSONGXLEGGEND 21/03/2016 ore 11:02 Quota

(nessuno) ALDA MERINI NATA A PRIMAVERA!!

@serena.10 : Gli inediti di Alda Merini sono probabilmente migliaia perché la signora Alda era generosa e “regalava” poesie a tutti. Le scriveva ovunque, sui tovaglioli di carta dei bar e delle trattorie, sui risvolti dei libri, su qualsiasi pezzo di carta che fosse idoneo, ma anche no.
scrib
Partecipante
scrib 21/03/2016 ore 11:04

(nessuno) ALDA MERINI NATA A PRIMAVERA!!

@serena.10 scrive:
qualcuno mi ha aiutato a sentirmi unica, mi ha guardato./ Pensavo che per loro non c'erano semafori, castelli e strade./ Questo posto sgangherato come il mio cervello che ha trovato solitudini./ Poi è venuto un santo che aveva qualcosa da dare/ un santo che non aveva le catene, non era un malfattore,/ l'unica cosa che avevo avuto in questi anni./ L'avrei seguito/ finché un giorno non sapevo più innamorarmi./ È venuto un santo che mi ha illuminato come una stella./ Un santo mi ha risposto: perché non ti ami? È nata la mia indolenza./ Non vedo più gente che mi picchia e non vedo più i manicomi./ Sono morta nell'indolenza

Bellissima :ok :ok :rosa :rosa
serena.10
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serena.10 21/03/2016 ore 11:05

(nessuno) ALDA MERINI NATA A PRIMAVERA!!

Opere di Alda Merini








La presenza di Orfeo, Schwarz, Milano, 1953. Campionario n. 5, Collana di Poesia, diretta da Giacinto Spagnoletti.
Paura di Dio, All'Insegna del Pesce d'Oro, Milano, 1955.
Nozze romane, Schwarz, Milano, 1955. Dialoghi col Poeta, n. 13.
La pazza della porta accanto, Bompiani, Milano, 1995.
Tu sei Pietro. Anno 1961, All'Insegna del Pesce d'Oro, Milano, 1962, Lunario, fuori serie, n. 7.
Destinati a morire. Poesie vecchie e nuove, Lalli, Poggibonsi, 1980.
Poesie, edizione privata, Milano 1981.
Le rime petrose, edizione privata, 1983.






Le satire della Ripa, presentazione di Michele Pierri, testimonianza di Giacinto Spagnoletti, disegno di Delia Fischetti, Laboratorio Arti Visive, Taranto, 1983.
Le più belle poesie, edizione privata, 1983.
La Terra Santa, Scheiwiller, Milano, 1984.
La Terra Santa e altre poesie, introduzione di Giacinto Spagnoletti, Lacaita,Manduria 1984. I Testi, n. 7.
L'altra verità. Diario di una diversa, prefazione di Giorgio Manganelli, Libri Scheiwiller, Milano, 1986. Prosa, n. 2.
Fogli bianchi. 23 inediti, con una nota di Elio Bartolini, Biblioteca Bartolini, Biblioteca Cominiana, Cittadella 1987.
Testamento, a cura di Giovanni Raboni, Crocetti Editore,Milano 1988. Aryballos, n. 13.
Delirio amoroso, nota di Ambrogio Borsani, il melangolo, Genova 1989. Opuscola, n. 30.
Le pietre, autoedizione, Milano 1989.
Balocchi e poesie, Tommaso Spaini, Belgioioso 1991.
Canzone dell'amore spento, Tommaso Spaini, Belgioioso 1991.
Il tormento delle figure, il melangolo, Genova 1990. Nugae, n. 6, 1989.
Delirio amoroso, il melangolo, Genova, 1990.
Le parole di Alda Merini, a cura di Guido Spaini e Antonella Baldi, Stampa Alternativa, Roma, 1991. Millelire.
Valzer, Tommaso Spaini, Belgioioso 1991.
Vuoto d'amore, a cura di Maria Corti, Einaudi, Torino 1991. Collezione di Poesia, n. 224. Torino, Einaudi, 1991.
5 poesie, Biblioteca Comunale, Mariano Comense 1992.
Aforismi, con una nota di Angelo Gaccione, Nuove Scritture, Milano 1992.
Cinque poesie, Mariano Comense, Biblioteca Comunale, 1992.
Ipotenusa d'amore, con quattro disegni di Massimo O.Geranio, La Vita Felice, Milano 1992.
La vita facile. Aforismi, disegni di Alberto Casiraghi, Pulcinoelefante, Osnago 1992.
La palude di Manganelli o il monarca del re, con cinque disegni di Marco Carnà, La Vita Felice, Milano 1992.
La vita felice: aforismi, Osnago, Pulcinoelefante, 1992.
La vita più facile: Aforismi, Osnago, Pulcinoelefante, 1992.
La presenza di Orfeo (Paura di Dio, Nozze Romane, Tu sei Pietro), Milano, Scheiwiller, 1993.
Le zolle d'acqua. Il mio naviglio, a cura di Luigi Maino, Montedit, Cernusco sul Naviglio (Milano), 1993.
Rime dantesche, Divulga, Crema, 1993.
Se gli angeli sono inquieti. Aforismi, con Alberto Casiraghi, Shakespeare and Company, Magreglio 1993.
Titano amori intorno, Milano, La Vita Felice, 1993. Labirinti, n. 1.
Ulisse.Poesie, con Luisa Agostino e Daniela Pazza, con quattro disegni di Marco Carnà, Divulga, Crema 1993.
25 poesie autografe, La città del sole, Torino 1994.
Reato di vita. Autobiografia e poesia, Milano, Melusine, 1994.
Il fantasma e l'amore. Un monologo, tre poesie e... , La Vita Felice, Milano 1994.
Lettera ai figli a cura di Michelangelo Camilliti, LietoColle, Faloppio 1994. Lettera n. 2.
Reato di vita. Autobiografia e poesia, a cura di Luisella Veroli, Melusine, Milano 1994.
Ballate non pagate a cura di Laura Alunno, Einaudi, Torino 1995. Collezione di Poesia, n. 252.
Delirio amoroso. Un monologo di Licia Maglietta su testi di Alda Merini, Dante & Descartes, Napoli 1995.
Doppio bacio mortale, Lietocolle, Faloppio 1995; 2005; 2010. Aretusa.
La pazza della porta accanto, a cura di Guido Spaini e Chicca Gagliardo, Bompiani, Milano 1995. I grandi Tascabili, n. 375.
Lettera a Maurizio Costanzo, LietoColle, Faloppio 1995. Lettera n. 10.
Sogno e poesia, La Vita Felice, Milano 1995. Carte d'Artista.
La terra Santa. 1980-1987 (contiene Destinati a morire, La Terra Santa, Le Satire della Ripa, Le rime petrose, Fogli bianchi), Libri Scheiwiller, Milano 1996. Poesia, n. 60.
La vita facile. Sillabario, a cura di Guido Spaini e Chicca Gagliardo, Bompiani, Milano 1996. I Grandi Tascabili, n. 499.
Refusi, Vittorio Zanetto, Montichiari 1996. Collana Letteraria.
Un'anima indocile. Parole e poesie, La Vita Felice, Milano 1996; 2006. Labirinti, n. 12.
Aforismi, Milano, Pulcinoelefante, 1996.
La pazza della porta accanto, Milano, Mondadori, 1996.
La Terra Santa: (Destinati a morire, La Terra Santa, Le satire della Ripa, Le rime petrose, Fogli bianchi) 1980-987, Milano, Scheiwiller, 1996.
Un poeta rimanga sempre solo, Scheiwiller, Milano 1996.
Immagini a voce, Motorola, 1996
Aforismi, a cura di Roberto Bernasconi e Cesare dell'Orto, Pulcinoelefante, Osnago 1997.
Il dono. Due poesie e una incisione all'acquaforte, edizioni dell'Ariete, Crema 1997.
Ape Regina, testi di Alda Merini e musiche di Andrea Donati, Amiata Records, ARNR 2597, Firenze 1997.
L'altra verità. Diario di una diversa, Milano, Rizzoli, 1997.
La volpe e il sipario. Poesie d'amore, Legnago, Girardi, 1997. ISBN 88-17-86471-4
Le più belle poesie di Alda Merini, Milano, La Vita Felice, 1997.
Curva di fuga, incisioni di Giovanni Bonaldi, introduzione di Roberto Sanesi, la copertina in pergamena contiene 14 quartini di cm. 44x31, edizione numerata dalle edizioni dell'Ariete, Crema 1997.
Orazioni piccole, Edizioni dell'Ariete, Crema 1997.
Ringrazio sempre chi mi dà ragione. Aforismi, Viterbo, foto di Giuliano Grittini, Stampa Alternativa, Roma 1997.
Salmi della gelosia, con disegni di Giovanni Bonaldi, edizioni dell'Ariete, Crema 1997.
Certificazioni d'esistenza, con due incisioni di Giovanni Bonaldi, testi critici di Riccardo Barletta e Lucio Del Pezzo, edito e numerato dall'artista, copertina di metallo cm.16x22, foglio disteso cm. 22x120, Milano 1997.
57 poesie, Milano, Mondadori, 1998.
Alda Merini & Enrico Baj. quattro poesie inedite, Giorgio Upiglio Grafica Uno, Milano 1998.
Eternamente vivo, L'Incisione, Corbetta 1998.
Favole, Orazioni, Salmi, scritti raccolti da Emiliano Scalvini, immagini di Gabriele Bellagente, La Libraria, Soncino 1998.
Fiore di poesia (1951-1997) (a cura di Maria Corti), Torino, Einaudi, 1998, Tascabili, n. 519. ISBN 88-06-17377-4
Ladri di destini, con una incisione di Agostino Arrivabene, edizioni dell'Ariete, Crema 1998.
Lettere a un racconto. Prose lunghe e brevi, a cura di Bruno Pedretti, con una nota di Benedetta Centovalli, Rizzoli, Milano 1998. Piccola biblioteca La Scala.
Aforismi e magie, disegni di Alberto Casiraghi, Rizzoli, Milano 1999.
Figli e addii, F. Soldini, Novazzano 1999. Le Carte di Calliope, n. 12.
Il ladro Giuseppe. Racconti degli anni Sessanta, Libri Scheiwiller, Milano 1999. Prosa n. 64.
La poesia luogo del nulla. Poesia e parole con Chicca Gagliardo e Guido Spaini, Piero Manni, Lecce 1999. Pretesti n. 65.
L'uovo di Saffo. Alda Merini e Enrico Baj, Proposte d'Arte Colophon, Belluno 1999.
L'intima morte della parola, Manni, Lecce 1999.
Le ceneri di Dante: con una bugia sulle ceneri, Osnago, Pulcinoelefante, 1999.
21 febbraio, un'incisione con intervento tattile di Giovanni Bonaldi, foglio cm. 20x27, edizioni Pulcinoelefante, Osnago





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IOXSONGXLEGGEND 21/03/2016 ore 11:13 Quota

(nessuno) ALDA MERINI NATA A PRIMAVERA!!

@serena.10 :

Questa è una biografia di Alda Merini scritta dalle sue quattro figlie: Emanuela,Flavia,Barbara e Simona.



Prima di iniziare a parlarvi di questa meravigliosa donna per come noi la ricordiamo, vogliamo raccontarvi il periodo che noi non conosciamo, quello prima del nostro arrivo, attraverso le sue parole tratte da un testo autobiografico in cui si racconta alla giornalista Cristiana Ceci nell’autunno del 2004.
“Sono nata a Milano il 21 marzo 1931, a casa mia, in via Mangone, a Porta Genova: era una zona nuova ai tempi, di mezze persone, alcune un po’ eleganti altre no. Poi la mia casa è stata distrutta dalle bombe. Noi eravamo sotto, nel rifugio, durante un coprifuoco; siamo tornati su e non c’era più niente, solo macerie. Ho aiutato mia madre a partorire mio fratello: avevo 12 anni. Un bel tradimento da parte dell’Inghilterra, perché noi eravamo tutti a tavola, chi faceva i compiti, chi mangiava, arrivano questi bombardieri, con il fiato pesante, e tutt’a un tratto, boom, la gente è impazzita. Abbiamo perso tutto. Siamo scappati sul primo carro bestiame che abbiamo trovato. Tutti ammassati. Siamo approdati a Vercelli. Ci siamo buttati nelle risaie perché le bombe non scoppiano nell’acqua, ce ne siamo stati a mollo finché non sono finiti i bombardamenti. Siamo rimasti lì soli, io, la mia mamma e il piccolino appena nato. Mio padre e mia sorella erano rimasti in giro a Milano a cercare gli altri: eravamo tutti impazziti. Ho fatto l’ostetrica per forza portando alla luce mio fratello, ce l’ho fatta: oggi ha sessant’anni e sta benissimo. La mamma invece ha avuto un’emorragia, hanno dovuto infagottarla insieme al piccolo e portarseli dietro così, con lei che urlava come una matta. A Vercelli ci ha ospitato una zia che aveva un altro zio contadino, ci ha accampati come meglio poteva in un cascinale. Sembrava la Madonna mia madre, faceva un freddo boia, era una specie di stalla, ci siamo rimasti tre anni. Non andavo a scuola, come facevo ad andarci? Andavo invece a mondare il riso, a cercare le uova per quel bambino piccolino: badavamo a lui, era tutto fermo, c’era la guerra. Stavo in casa e aiutavo la mamma, andavo all’oratorio, ero una brava ragazza io. Io sono molto cattolica, la mia parrocchia a Milano era San Vincenzo in Prato. Mi sento cattolica e profondamente moralista, nel senso che sono una persona seria allevata da genitori serissimi, pesanti e pedanti in fatto di morale. Non lo so se credo in Dio, credo in qualcosa che… credo in un Dio crudele che mi ha creato, non è essere cattolici questo? Perché, Dio non è così? Tutti abbiamo un Dio, un idoletto, ma proprio il Dio specifico che ha creato montagne, fiumi e foreste lo si immagina solo… con la barba, vecchio, un po’ cattivo, un Dio crudele che ha creato persone deformi, senza fortuna. Credo nella crudeltà di Dio. Non penso siano idee blasfeme, la Chiesa non mi ha mai condannata. Anzi, il mio “Magnificat” è stato esaltato, perché ho presentato una Madonna semplice, come è davvero lei davanti a questo stupore dell’Annunciazione, che non accetta fino in fondo perché lei ha San Giuseppe. Io pregavo da bambina, ero sempre in chiesa, sentivo sette, otto, dieci messe al giorno, mi piaceva, però non ci vado più dai tempi del manicomio. Ho trovato una tale falsità nella Chiesa allora, in manicomio vedevo le ragazze che venivano stuprate e dicevano di loro che erano matte. Stuprate anche dai preti, allora mi sono incazzata davvero. L’ho visto accadere ad altri, non è una mia esperienza. La Chiesa è dura con le donne, da sempre. Però oggi come sono magre e secchette le donne, prima erano belle adipose. Sono tornata a Milano quando è finita la guerra, siamo tornati a piedi da Vercelli, solo con un fagotto, poveri in canna, e ci siamo accampati in un locale praticamente rubato, o trovato vuoto, di uno straccivendolo. E ci stavamo in cinque. Abbiamo ripescato anche mia sorella che era partita con i fascisti, con i tedeschi, aveva imparato, si metteva in strada, tirava su le gonne, i tedeschi andavano in visibilio e le regalavano il pane, si sfamava così, si alzava solo la gonna, era bellissima. In questo stanzone stavamo tutti e cinque, accampati, con delle reti, allora sono andata con il primo che mi è capitato perché non ce la facevo più. Avevo 18 anni, dove dormivo scusate? Così poi l’ho sposato, nel 1953. Era un operaio, è morto nel 1983, un lavoratore. Si chiamava Ettore Carniti, io sono zia del sindacalista Pierre Carniti e anche mio marito era sindacalista. Un bell’uomo. Ho avuto quattro figlie da lui. Andavamo a mangiare la minestra da mia madre perché lui non aveva ancora un lavoro. Poi abbiamo preso una panetteria in via Lipari, non è che proprio facevamo il pane, era solo una rivenditoria. Mi chiamavano la fornaretta. Ho avuto la mia prima bambina nel 1955, Emanuela, poi nel 1958 è nata anche Flavia. Avevo 36 anni quando è nata la mia ultima figlia, Simona, e prima ancora era arrivata Barbara.”



Ed eccoci qua a raccontarvi la storia di nostra madre, una madre privata delle figlie perché ritenuta psicolabile,una donna che ha amato profondamente nostro padre, Ettore Carniti, un uomo geloso, un gran lavoratore, ma un uomo poco incline a capire e a condividere la passione per la poesia di nostra madre. Ettore era un uomo semplice, concreto, indifferente agli interessi culturali di nostra madre. Era una scrittrice lei, già dall’età di 15 anni scriveva le sue poesie, e anche se vivevamo in una condizione di povertà e pativamo spesso la fame, nostra madre perseguiva i suoi sogni.



Io, Flavia, e la mia sorella maggiore, Emanuela, abbiamo vissuto con i nostri genitori fino all’età di sette anni, quando, dopo una lite, veniamo mandate tutte e due in un Istituto, e dopo un breve periodo, io Flavia, mandata definitivamente a vivere presso uno “zio” a Torino, mentre mia sorella Emanuela tornerà a vivere con i nostri genitori e ci resterà fino all’età di 15 anni, periodo in cui si sposerà. Questo è anche il periodo dove iniziano gli internamenti di nostra madre. Solo successivamente veniamo a scoprire le cause del nostro affido ad altre famiglie: una notte nostro padre era rientrato a casa dopo essere andato in giro con gli amici e aver speso tutti i soldi, quella notte nostra madre gli scaraventò contro una sedia facendolo finire all’ospedale. Soffriva molto lei, non di gelosia, soffriva perché veniva picchiata quando lui era ubriaco, ma lei lo amava e si crogiolava nell’illusione che lui cambiasse. Questa grande sofferenza non l’abbandonerà più e sarà la stessa sofferenza che segnerà e condizionerà anche il futuro di noi figlie…



Dopo questo episodio ha inizio un triste periodo di silenzio e separazione dovuto all’internamento manicomiale di nostra madre presso l’Ospedale Psichiatrico Paolo Pini di Milano. Nostra madre smette di scrivere… un buco nero per lei e per noi.
Alda: “Per me è stato un miracolo di Dio essere uscita viva da lì. Ho visto morire tanti ragazzi. Mi ha salvata mio marito che veniva a trovarmi, perché chi non aveva nessuno scompariva all’improvviso nel nulla”.



Negli intervalli concessi per i rientri in famiglia, intervalli sempre più brevi a causa delle profonde depressioni che le provoca l’ambiente domestico, vengono concepite Barbara nel 1968 e Simona nel 1972. Anche per loro il destino vuole l’allontanamento dalla famiglia. Sempre nel 1972 nostra madre esce dal manicomio; si alternano periodi di salute e di malattia con sporadici periodi di internamento, fino al 1979, quando fa definitivo ritorno a casa e ricomincia a scrivere raccontando la sua esperienza, gli orrori e le torture dell’internamento nell’ospedale psichiatrico.



Nel 1983, dopo una lunga malattia, viene a mancare nostro padre. Alda rimasta sola vive la sua solitudine di artista e donna, in uno stato psichico ancora debole. La non felice situazione finanziaria in cui versa, la porta ad affittare una stanza ad un amico pittore. Nello stesso periodo inizia un’amicizia con il poeta Michele Pierri che aveva dimostrato di apprezzare le sue poesie. L’intesa fra i due si fa sempre più forte, malgrado i trent’anni e la distanza che li separano, fino a quando, nel 1983 decide di sposarlo, solo con rito religioso, e si trasferisce a Taranto dove vi rimane per circa quattro anni. Questo periodo di apparente tranquillità non dura però a lungo, l’aggravarsi delle condizioni di salute di Pierri viene preso come pretesto dai figli del medico-poeta, da sempre contrari al loro matrimonio, per allontanare nostra madre. Questo le provoca un profondo stato depressivo che la riporterà a vivere nuovamente le torture e gli orrori dell’ospedale psichiatrico, questa volta di Taranto.
Nel 1986, rientra finalmente a Milano, sulle rive dell’amato Naviglio, dove riprende a scrivere e ricuce le amicizie di un tempo. Sono anni fecondi per la poetessa Merini, anni dove si contano sempre maggiori pubblicazioni ed interventi pubblici, anni in cui le vengono assegnati diversi premi letterari e una laurea honoris causa dall’Università di Messina. Ma soprattutto anni in cui la personale battaglia di nostra madre con la sua indomabile vicenda esistenziale, la sua fragilità emotiva, provata dai lunghi periodi in manicomio e dalle ombre che ancora saltuariamente popolano la sua mente, trova finalmente la serenità a lungo cercata.



Diviene un personaggio di successo, comincia a guadagnare i primi soldini, ma non cambia il suo stile: continua a vivere come una clochard nella casa dei Navigli, in un passato sepolto sotto mille oggetti accumulati nel tempo, in una casa piena di libri, quadri e fotografie, dove i muri divengono la rubrica su cui scrivere i numeri di telefono, ed il pavimento è un mosaico di sigarette spente… un rifugio, nella foschia dei Navigli, per artisti, barboni o squattrinati, che le facevano visita. La sola volta che lascia il suo rifugio è quando ottiene il premio Montale Guggenheim; con in tasca i soldi vinti chiude a chiave la sua amata casa in Ripa di Porta Ticinese 47 è si trasferisce all’hotel Certosa, dove vi rimane fino a quando non finisce tutti i soldi, in buona parte donati ai barboni che incontra per strada.



Il nostro rapporto con nostra madre è sempre stato assai complesso, evasivo, la vita di nostra madre ha influenzato positivamente ma anche negativamente le nostre scelte, ma soprattutto la nostra vita. Un rapporto iniziato con difficoltà già dai nostri primi anni.
Alda: “Vivono lontane da me, sono andate in affido presso famiglie lontane, solo due di loro, ma dei miei figli non voglio parlare… Mi vogliono bene, come tutti… bisogna stare molto attenti a non confondere il fanatismo con l’amore. Voglio dire che il poeta non c’è, c’è la figura umana del poeta. Io credo che sul piano umano sono stata molto più grande che sul piano della poesia. Forse plaudono in me questo”.
Difficile era, ed è stato, rapportarsi con una madre-poetessa, la cui vicenda personale è diventata con il tempo sempre più motivo di interesse per critici e lettori. Un poetessa che conta un numero sempre maggiore di pubblicazioni e di interventi pubblici, anche se il maggior numero di liriche è riposto nei cassetti di vari scrittori, amici o conoscenti occasionali, data la tendenza di nostra madre a regalare i propri manoscritti.



Alda: “Ho la sensazione di durare troppo, di non riuscire a spegnermi: come tutti i vecchi le mie radici stentano a mollare la terra. Ma del resto dico spesso a tutti quelli, che quella croce senza giustizia che è stato il mio manicomio non ha fatto che rivelarmi la grande potenza della vita”.
Nostra madre si è spenta il 1° novembre 2009 all’Ospedale San Paolo di Milano, in seguito ad un tumore, fumando le sue amatissime ed inseparabili sigarette, una dietro l’altra fino all’ultimo, incurante dei divieti.
Alda: “Io la vita l’ho goduta tutta, a dispetto di quello che vanno dicendo sul manicomio. Io la vita l’ho goduta perché mi piace anche l’inferno della vita e la vita è spesso un inferno…. per me la vita è stata bella perché l’ho pagata cara”.

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