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serena.10
Partecipante
serena.10 14/02/2016 ore 09:55

(nessuno) Gennaro Verolino, lo sconosciuto eroe campano che si oppose al Nazismo









Gennaro Verolino, lo sconosciuto eroe campano che si oppose al Nazismo



Gennaro Verolino alle spalle di Papa Paolo VI e Aldo Moro






Dopo più di 70 anni dalla tragedia umana della Seconda Guerra Mondiale e dagli orrori del Nazismo, il mondo ricorda ancora gli eroi che hanno sacrificato tutto, anche la vita, per opporsi a un potere inarrestabile e alla barbarie che caratterizzarano l’Europa in quegli anni bui. Così, film, documentari e libri ricordano le azioni di Schindler, la strategia bellica di Churchill e il dolore dei campi di stermini. Spesso però, con tutte queste icone, dimentichiamo che anche noi campani abbiamo avuto il nostro ruolo positivo ed abbiamo generato eroi della stessa risma.

Gennaro Verolino, sacerdote di Acerra, salvò così tanti ebrei in Ungheria che nel 2010 gli è stata dedicata una scuola per bambini disabili a Budapest. Nato nel 1906, Gennaro fu ordinato sacerdote il 23 dicembre del 1928 dopo aver studiato alla facoltà teologica dei Gesuiti di Napoli. Divenuto prete, continuò gli studi a Roma e divenne esperto di Diritto Internazionale. Proprio per questa sua specializzazione fu inviato come segretario della Nunziatura Apostolica, una sorta di consolato della cristianità nel mondo, in Ungheria, al tempo diretta dal Nunzio Angelo Rotta.










Gennaro Verolino




Era il 1944 e la Germania nazista era pronta ad eseguire la “soluzione finale”, lo sterminio sistematico ed organizzato di tutti gli ebrei presenti nei campi di concentramento. Fu allora che la Nunziatura Apostolica si oppose all’orrore proteggendo quante più persone poteva: Angelo Rotta, ad esempio, divenne celebre per aver fermato un treno di deportati mettendosi in persona sui binari. Gennaro Verolino fu in prima linea in questa lotta creando passaporti falsi, distribuendo oltre 15.000 carte di protezione della Chiesa e, spesso, nascondendo ebrei direttamente nella sede. Alla fine del conflitto, oltre 30.000 persone erano vive soltanto grazie agli sforzi di Verolino e di Rotta.

Dopo l’esperienza della guerra il sacerdote scalò i ranghi della Chiesa e continuò ad operare come Nunzio Apostolico e si ritirò dalle cariche soltanto dopo il Concilio Vaticano II, nel 1986. Morì il 17 novembre del 2005 a Roma, all’età di 99 anni, ma come aveva disposto, i suoi resti riposano nella cappella dei vescovi nella sua città natia, Acerra. L’anno dopo il Comune ha tributato ai suoi familiari la medaglia d’oro della città, ma la vera onorificenza è stata sancita nel 2007 quando l’Istituto Yad Vashem di Gerusalemme lo nominò Giusto tra le Nazioni
gufo59
Partecipante
gufo59 14/02/2016 ore 10:18

(nessuno) Gennaro Verolino, lo sconosciuto eroe campano che si oppose al Nazismo

@serena.10 : io abito in via aldo moro lo so non centra un cavolo ma e na coincidenza :many :many :many :many :many :many :many :many
serena.10
Partecipante
serena.10 14/02/2016 ore 10:59

(nessuno) Gennaro Verolino, lo sconosciuto eroe campano che si oppose al Nazismo

@gufo59 scrive:
io abito in via aldo moro lo so non centra un cavolo ma e na coincidenza

:many :many
IOXSONGXLEGGEND
Proprietario
IOXSONGXLEGGEND 14/02/2016 ore 11:27 Quota

(nessuno) Gennaro Verolino, lo sconosciuto eroe campano che si oppose al Nazismo

Visse la sua infanzia e giovinezza ad Acerra, paese di origine della madre. Studiò presso il seminario di Acerra, e poi, alla facoltà teologica dei Gesuiti di Napoli. Fu ordinato sacerdote il 23 dicembre 1928, nella cappella privata di monsignor Francesco De Pietro, vescovo di Acerra.

Dopo poco fu inviato a Roma dove studiò presso l'Apollinare. Conseguì la laurea in utroque iure, scegliendo di seguire la carriera diplomatica al servizio della Santa Sede. Come segretario della nunziatura apostolica, nel 1944 visse in Ungheria, retta allora dal nunzio Angelo Rotta.

In quel periodo, in piena seconda guerra mondiale, rischiando la propria incolumità fisica, si distinse per aver salvato da morte certa più di 30000 ebrei. I nazisti avevano deciso di attuare la loro eliminazione di massa, di deportarli nei campi di concentramento per sterminarli, essendo l'Ungheria occupata dalle truppe di Adolf Hitler. Il futuro arcivescovo li mise sotto protezione diplomatica, con passaporti falsi. Il tutto avvenne con l'appoggio determinante del Nunzio Apostolico di allora, e con il pieno assenso di papa Pio XII.

Dal febbraio 1948 al novembre dello stesso anno sostituì come Incaricato d'affari l'Internunzio apostolico per la Cecoslovacchia Saverio Ritter.

Pio XII lo nominò arcivescovo titolare di Corinto e nunzio apostolico in El Salvador e in Guatemala il 5 settembre 1951; venne consacrato vescovo dal cardinale Clemente Micara il 7 ottobre successivo. Il 15 febbraio 1957 divenne nunzio apostolico in Costarica e il 2 marzo 1963 segretario della Sacra Congregazione Cerimoniale, fino alla soppressione della stessa, nel 1967, a causa della riforma della Curia Romana voluta da Paolo VI.

Partecipò a tutte le sessioni del Concilio Ecumenico Vaticano II.

Nel 1986 si dimise da tutti gli incarichi, per raggiunti limiti di età, come prescrive il Codice di diritto canonico. Morì a Roma il 17 novembre 2005, alla veneranda età di 99 anni.

Dal 2007 è sepolto nella cappella dei vescovi del cimitero di Acerra.
Giunone1960
Moderatore
Giunone1960 15/02/2016 ore 13:08 Quota

(nessuno) Gennaro Verolino, lo sconosciuto eroe campano che si oppose al Nazismo

Non conoscevo questa bella persona che si è esposta per salvare i tanti sfortunati vittime del nazismo.Non ho molta simpatia per la Chiesa e i suoi rappresentanti ma sono disposta a inchinarmi a chi davvero fa sue idee di fratellanza,carità e unione :rosa
serena.10
Partecipante
serena.10 15/02/2016 ore 19:48

(nessuno) Gennaro Verolino, lo sconosciuto eroe campano che si oppose al Nazismo

@Giunone1960 scrive:
.Non ho molta simpatia per la Chiesa e i suoi rappresentanti ma sono disposta a inchinarmi a chi davvero fa sue idee di fratellanza,carità e unione


se devo dirla tutta io nemmeno,ma è da dire che molte cose positive ,manco le conosciamo :rosa




@Giunone1960 scrive:
Non conoscevo questa bella persona che si è esposta per salvare i tanti sfortunati vittime del nazismo

un vero eroe
serena.10
Partecipante
serena.10 15/02/2016 ore 20:08

(nessuno) Gennaro Verolino, lo sconosciuto eroe campano che si oppose al Nazismo

Ho fatto il mio dovere, grazie a Dio»

La nunziatura di Budapest nel 1944 strappò ai nazisti decine di migliaia di ebrei. Monsignor Gennaro Verolino era lì. Ecco la sua prima intervista Monsignor Gennaro Verolino ha già compiuto 98 anni. È impressionante ascoltare i racconti di un testimone oculare degli anni in cui i nazisti perseguivano la soluzione finale. Con la limpidezza disarmante del suo sguardo benevolo, monsignor Gennaro, una vita intera trascorsa in Segreteria di Stato, da minutante a nunzio, racconta oggi una storia di cui è stato attore senza aver mai cercato il palcoscenico, ma compiendo solo il suo dovere di cristiano.
Nel 1944 l’Ungheria – che sino ad allora, nonostante una severa legislazione razziale, aveva offerto un rifugio relativamente sicuro anche agli ebrei scampati dalla Polonia e dalla Slovacchia – fu via via occupata dalle truppe tedesche e divenne uno dei Paesi dove maggiormente infuriò la persecuzione omicida nazista. Gennaro Verolino era lì, segretario della nunziatura retta da monsignor Angelo Rotta, e assieme ai diplomatici dei Paesi allora neutrali lavorò per sottrarre quanti più ebrei possibile al viaggio che li avrebbe portati a morire ad Auschwitz o in Austria. In quei mesi d’occupazione nazista la nunziatura redasse e distribuì agli ebrei tra le 25mila e le 30mila “lettere di protezione”, con le quali si poteva scampare alla deportazione.
Nell’ottobre scorso il governo di Stoccolma ha insignito monsignor Verolino del premio “Per Anger”, intitolato al valoroso ambasciatore svedese di stanza a Budapest in quegli anni.
Monsignor Verolino ci ha spalancato la sua casa romana e i suoi ricordi il 26 gennaio, alla vigilia del “giorno della memoria”, in cui si sono celebrati i sessant’anni dell’entrata delle truppe dell’Armata rossa ad Auschwitz.

Che rapporti aveva la nunziatura con la comunità ebraica ungherese?
GENNARO VEROLINO: C’erano rapporti non particolarmente speciali. Ma quando si è trattato di aiutarli, quando c’è stato bisogno, la nunziatura è intervenuta per salvare gli ebrei. Mandavamo delle note di protesta al governo contro le persecuzioni e rilasciavamo certificati con cui queste persone riuscivano a salvarsi, cioè delle lettere di protezione nelle quali si affermava semplicemente che il latore era sotto la tutela della nunziatura. Grazie a tali documenti gli ebrei potevano evitare di essere caricati sui convogli “ufficialmente” inviati in Germania, dove, secondo i nazisti, gli ebrei andavano a “lavorare”. Ma come era possibile credergli, quando venivano portati via vecchi di ottant’anni o bambini piccoli? Non era vero, ma i nazisti volevano ingannare la gente. Spesso siamo riusciti a impedire che quei poveretti partissero. Alle volte abbiamo anche mandato dei camion per ricondurre a Budapest quelli che stavano già sulla via della deportazione.
Lei si recava dagli ufficiali nazisti per chiedere che le lettere di protezione della nunziatura fossero tutte riconosciute valide…
VEROLINO: Sì, qualche volta loro adducevano difficoltà, e allora andavo a parlarci, ma soprattutto chiedevo aiuto alle autorità ungheresi locali. Così facendo salvavamo qualcuno in più. Il governo ungherese era più accessibile, si poteva avere ascolto più facilmente. Certo, all’atto pratico anche loro trovavano difficoltà coi nazisti, ma era l’unico modo di poter fare qualcosa…
Qualcuno le ha mai parlato di Auschwitz?
VEROLINO: La nunziatura si peritava di far tornare indietro quelli che erano destinati lì, appunto perché temevamo il peggio per quella povera gente... Le guardie che accompagnavano i deportati parlavano, raccontavano… Naturalmente, la polizia e i gendarmi ungheresi non si confidavano direttamente con noi, ma venivamo in qualche modo a conoscenza solo tramite l’intermediazione di uomini di buona volontà.
PERSECUZIONE. Una coppia di ebrei del ghetto di Budapest mostra la stella gialla imposta loro dal governo nell’aprile del 1944
PERSECUZIONE. Una coppia di ebrei del ghetto di Budapest mostra la stella gialla imposta loro dal governo nell’aprile del 1944
In che modo gli ebrei si mettevano in contatto con voi per chiedere aiuto?
VEROLINO: Venivano alla nunziatura, le porte erano aperte a tutti, nessuno veniva respinto. Chiunque fosse. Noi non domandavamo nemmeno di che religione uno fosse. Chiedevano questa protezione, e la protezione veniva data.
Magari c’era anche chi invece veniva a spiare l’attività della nunziatura…
VEROLINO: Mah, non ce n’era bisogno…
In una nota monsignor Montini le chiedeva quante lettere di protezione avevate scritto.
VEROLINO: È difficile dirlo perché non le abbiamo contate, ma direi tra le 25mila e le 30mila. Tutte prodotte dalla nunziatura, in meno di un anno.
Come giungevano ai destinatari?
VEROLINO: Venivano loro a prenderle in nunziatura. Noi oramai non facevamo altro che questo, le “lettere”. Tutti gli altri lavori erano stati messi da parte, si pensava solo a scrivere il testo delle lettere di protezione: si scriveva il nome della persona e che era sotto la protezione della nunziatura, poi seguiva la firma del nunzio, e bastava. Davanti alla nunziatura si formavano file immense, più lunghe di quelle che c’erano davanti ai negozi di generi alimentari. La coda per i certificati era più lunga.
Molti ebrei furono ospitati da voi direttamente.
VEROLINO: Vivevano con noi nella nunziatura, non uscivano neanche, per paura dei nazisti. Tutti i nostri uffici e le camere erano stati messi a disposizione, e gli ebrei sono vissuti con noi tutto il tempo.
E come sono arrivati ad alloggiare da voi?
VEROLINO: Hanno bussato alla porta, hanno chiesto protezione, soprattutto al nunzio, e li abbiamo aiutati.
Decine di migliaia di lettere solo per gli ebrei ungheresi…
VEROLINO: Per tutti gli ebrei che venivano. Sul modulo si scrivevano i dati personali, e nient’altro. C’era un gruppo di ebrei volontari – alcuni di questi erano ospiti della nunziatura – che, lavorando a turno, aiutavano a battere il testo, e il nunzio firmava fogli tutta la giornata.
Avete però dovuto insistere con la gerarchia episcopale ungherese perché fosse più attiva…
VEROLINO: I vescovi ungheresi cercavano anche loro di salvare questi poveretti. Non ricordo che monsignor Rotta abbia censurato pubblicamente i vescovi ungheresi. La Chiesa ungherese era d’accordo con la nunziatura, i vescovi hanno cercato di fare quanto di meglio potevano.
Anche i vescovi ungheresi mandavano da voi in nunziatura gli ebrei per avere i certificati?
VEROLINO: Noi non domandavamo nulla. Chiunque voleva un certificato di protezione lo riceveva. Chiedevamo semplicemente i dati personali necessari a redigere il modulo.
È noto che vi fossero in Ungheria molti ebrei battezzati.
VEROLINO: Sì, erano parecchi, anche perché vi erano molti convertiti già prima della guerra. E ora, durante la persecuzione, molti speravano di avere un migliore trattamento. Ma la nunziatura ha cercato di salvare tutti, senza distinzione di religione, battezzati o no.
A Budapest c’erano moltissimi ebrei che si facevano battezzare, sin da tempi lontani, già molti anni prima.
Ma altri si fecero battezzare durante la guerra…
VEROLINO: Chiaro. Quando è cominciata la persecuzione, qualcuno ha creduto che fosse più facile salvarsi diventando cristiani. In realtà non era vero, perché le leggi dei nazisti consideravano l’origine razziale.
Si battezzavano anche quelle persone che lo chiedevano solo per salvarsi la vita?
VEROLINO: Solo quando si trattava di conversioni sincere, li battezzavamo.
Erano decisioni difficili.
VEROLINO: In quei frangenti come si fa a saperlo? Siamo nelle cose umane, si cercava di conoscere la verità, a volte ci si arrivava, a volte no.
Quando gli ebrei furono chiusi nel ghetto di Budapest tentaste di salvare i bambini…
VEROLINO: Anche in quella occasione inviammo note di protesta al governo e cercammo di mettere questi bambini ebrei nelle case religiose. E in genere il governo ungherese rispettava i luoghi dove la Chiesa aveva trovato rifugio a questa gente.
È mai successo che qualcuno di questi bambini sia stato battezzato? Lei ricorda che qualcuno si sia lamentato di tali fatti?
VEROLINO: Allora non c’era questo problema. Il nostro principio era di salvare le persone rispettando la religione di ciascuno. La protezione che davamo era esclusivamente civile, era protezione dai nazisti, che volevano portarli via. I bambini custoditi dalla nunziatura negli istituti erano per lo più con i loro genitori, muniti di lettera di protezione.
RICONOSCIMENTO. Un momento della cerimonia di consegna del premio “Per Anger”
a monsignor Verolino, cui era presente anche il cardinale Sodano. Una sopravvissuta ebrea ringrazia l’anziano segretario della nunziatura di Budapest
RICONOSCIMENTO. Un momento della cerimonia di consegna del premio “Per Anger” a monsignor Verolino, cui era presente anche il cardinale Sodano. Una sopravvissuta ebrea ringrazia l’anziano segretario della nunziatura di Budapest
All’epoca, il governo istituì un Comitato centrale ebraico. Scrive nelle sue note il nunzio Rotta che tale Comitato «procura di sacrificare in prima linea» gli ebrei battezzati «per soddisfare le esigenze del governo».
VEROLINO: Gli ebrei battezzati pativano talvolta più degli altri.
Che cosa facesse questo Comitato, non mi ricordo. Mi dispiace di non poter rispondere a tutto.
Sono stati mandati ad Auschwitz anche ebrei battezzati…
VEROLINO: Ma senz’altro! I nazisti non facevano alcuna distinzione di religione, dicevano che “è la razza, la stirpe quella che noi combattiamo, non la religione”.
Avete avuto in nunziatura minacce dai nazisti?
VEROLINO: Direttamente no, so che si discuteva molto di quanto noi facevamo, la stampa anche ne parlava. Ma grazie a Dio non è successo niente.
Ha mai avuto timore per la sua vita?
VEROLINO: A dire il vero non mi sono mai posto il problema. Ho cercato di fare il mio dovere e, grazie a Dio, non mi sono mai trovato in pericolo. Eh sì, l’ho fatto con piacere, perché era una cosa giusta, e se dovessi ricominciare farei lo stesso.
Sono noti i ringraziamenti fatti all’epoca da parte delle organizzazioni ebraiche per l’attività di Pio XII e della Santa Sede. Ha mai pensato al perché sono arrivati in seguito i rimproveri a papa Pacelli?
VEROLINO: Così vanno le cose umane. Prima si approva e poi si disapprova. Non so che dirle. Bisognerebbe chiederlo a chi critica. Certo che la Chiesa e la nostra nunziatura hanno cercato di fare il loro dovere e credo che lo abbiano fatto bene.
Lei quando è stato ordinato sacerdote?
VEROLINO: Nel 1928.
Nel 2003 ha celebrato i settantacinque anni di sacerdozio…
VEROLINO: Sono parecchi, ero molto giovane, avevo appena ventidue anni e pochi giorni quando sono stato ordinato.
Perché ha scelto il seminario?
VEROLINO: Avevo uno zio, fratello di mia madre, che era sacerdote, un ottimo sacerdote. Forse il suo esempio mi ha ispirato. Da piccolo sono stato nel seminario diocesano di Acerra, in provincia di Napoli, e poi a Posillipo, nel seminario regionale campano, per gli ultimi due anni di ginnasio, per il liceo e poi per gli studi di filosofia e teologia.
Come le è successo di arrivare alla Segretaria di Stato?
VEROLINO: Sono stato ordinato molto giovane e non potevo ancora esercitare tutte le funzioni di sacerdote, allora per non sprecare il tempo sono andato a Roma a studiare diritto canonico e diritto civile all’Apollinare. Essendo i miei professori della Segreteria di Stato, si sono poi ricordati di questo alunno e mi hanno chiamato.
Ricorda l’impatto con la Segreteria di Stato? Con chi ebbe i primi contatti?
VEROLINO: Con monsignor Montini, poi con il cardinale Ottaviani.
Ricorda cosa le dissero?
VEROLINO: Montini era molto gentile e molto buono, così pure fu Ottaviani.
Lei ha visto tanti papi durante la sua vita. Quale ricorda meglio, o ha ritenuto più vicino a lei?
VEROLINO: Che le devo dire, tutti mi parevano molto buoni e persone di grandi virtù e preparazione intellettuale. Dire è meglio questo o quello, è molto difficile…
FINE DELL’OCCUPAZIONE NAZISTA. L’esercito sovietico entra a Budapest
il 13 febbraio 1945
FINE DELL’OCCUPAZIONE NAZISTA. L’esercito sovietico entra a Budapest il 13 febbraio 1945
Per restare sul tema storico, che ricordo ha di Pio XII?
VEROLINO: Molto buono. Poche volte sono andato a trovarlo, allora ero solo un giovane segretario, e m’ha ricevuto sempre con molta deferenza e molta bontà.
Una domanda personale. Dopo così tanti anni di sacerdozio, come recita le sue preghiere?
VEROLINO: Dico la messa come si deve dire. Si prega secondo la liturgia approvata dalla Chiesa. In genere io continuo a dire la messa in latino.
E di quale santo è più devoto?
VEROLINO: San Gennaro, il mio protettore… eh sì, un grande santo, vescovo e martire...

Il cardinale Sodano ha scritto una nota personale per ringraziare ancora una volta monsignor Verolino. A Nazareth c’è una scuola retta dai frati francescani dove i 749 piccoli alunni hanno scritto una lettera di ringraziamento a monsignor Gennaro, che ha donato loro l’intero ammontare del premio assegnatogli nell’ottobre scorso dal governo svedese.
Alla consegna del premio, erano presenti anche due ebrei ungheresi sopravvissuti grazie a lui (uno era Giorgy, il ragazzo che lo accompagnava durante i viaggi con i camion per tirare fuori dai treni chi era già destinato ai campi di annientamento). Quando gli si sono fatti avanti, con lacrime di ringraziamento, monsignore non ha parlato, si è fatto il segno della croce e li ha accarezzati






serena.10
Partecipante
serena.10 15/02/2016 ore 20:09

(nessuno) Gennaro Verolino, lo sconosciuto eroe campano che si oppose al Nazismo

@Giunone1960 scrive:
Gennaro Verolino, lo sconosciuto eroe campano che si oppose al Nazismo
Non conoscevo questa bella persona che si è esposta per salvare i tanti sfortunati vittime del nazismo.Non ho molta simpatia per la Chiesa e i suoi rappresentanti ma sono disposta a inchinarmi a chi davvero fa sue idee di fratellanza,carità e unione

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