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IOXSONGXLEGGEND 19/01/2016 ore 21:05 Quota

(nessuno) Roberto Murolo, l’inventore di un nuovo stile musicale napoletano



Salvatore di Giacomo, Raffaele Viviani e Ferdinando Russo, furono solo alcuni dei grandi artisti che frequentarono il suo salotto. Il padre fu un importante poeta e scrittore napoletano, autore di alcune sceneggiate, come “Napule ca se ne va”, e fondatore di una compagnia di filodrammatici che era solita esibirsi all’odierno Teatro Bracco. A chi ci riferiamo? A Roberto Murolo. Nato il 19 gennaio del 1912 a Napoli, il cantante prima di diventare un celebre artista, si dedicò ad altri interessi quali il nuoto, specialità tuffi, pugilato e canottaggio. Imparò anche a suonare diversi strumenti come il sassofono, la fisarmonica e la chitarra. Ad un certo punto capì che era arrivato il momento di impegnarsi seriamente nella sua principale passione: la musica. Nel 1934 fondò con Amilcare Imperatice, Enzo Diacova e Alberto Arcamone il quartetto vocale “Mida”, il cui repertorio si ispirava ai suoni d’Oltreoceano. Grazie al gruppo iniziò una tournée che lo portò in tutta Europa, nei teatri tedeschi, bulgari, spagnoli, ungheresi e greci.



Tornato a Napoli e lasciati i “Mida”, Murolo si trasferì a Capri dove iniziò a suonare, accompagnato solo dalla propria chitarra, al Tragara Club. Fu grazie a questa esperienza che il giovane artista conquistò definitivamente il pubblico. Iniziarono ad essere trasmessi alla radio i suoi primi 78 giri composti dai classici tradizionali, come ‘A casciaforte e ’O surdato ’nnammurato, e da nuovi componimenti. Murolo fu il primo cantante napoletano ad incidere dischi soltanto con l’aiuto della sua voce, da molti definita “confidenziale”, e con la chitarra. Dopo la musica arrivò il cinema. Murolo partecipò a diversi film come Tre passi al Nord e Saluti e baci. La sua ascesa si interruppe però nel 1954 quando fu arrestato con l’accusa di molestie sessuali su minore. L’accusa si rivelò poi infondata, ma colpì nel profondo il cantante che si ritirò, per un periodo, nella sua casa al Vomero.



Roberto Murolo con Fabrizio De André



Tornò a metà degli anni Sessanta con Napoletana. Antologia cronologica della canzone partenopea composta da alcune celebri villanelle partenopee e da brani della tradizione orale. Nel 1969 incise, invece, I grandi della Canzone napoletana: Salvatore Di Giacomo, Libero Bovio, Ernesto Murolo, E.A. Mario. Tra gli anni Settanta e i Novanta iniziò a collaborare con artisti stranieri e italiani. Da Amalia Rodrigues a Peppino Di Capri, da Fred Bongusto a Baden Powell, fino a rivisitare classici già famosi con i relativi autori. Cantò Caruso con Lucio Dalla, Don Raffaè con Fabrizio De André e Na tazzulella ’e cafè con Renzo Arbore. Una delle opere maggiormente acclamate dal pubblico fu Cu’ mme, un successo scritto da Enzo Gragnaniello, che cantò con Mia Martini. Con i due celebri artisti, Murolo, incise anche l’album L’Italia è bbella e con la canzone omonima partecipò, nel 1993, al Festival di Sanremo. Nel 2002 allo stesso concorso canoro gli fu consegnato il premio alla carriera. Morì un anno dopo ma, nonostante il passare degli anni, sarà sempre ricordato come l’inventore di un nuovo stile che contribuì a fare amare la canzone napoletana in tutto il Paese.
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serena.10 19/01/2016 ore 21:11

(nessuno) Roberto Murolo, l’inventore di un nuovo stile musicale napoletano

@IOXSONGXLEGGEND scrive:
Roberto Murolo,




Lasciate cantare sempre e soprattutto il cuore, perché è lui che ne ha bisogno più di noi per vivere
(Roberto Murolo)



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serena.10 19/01/2016 ore 21:13

(nessuno) Roberto Murolo, l’inventore di un nuovo stile musicale napoletano

Roberto Murolo nasce a Napoli il 19 gennaio 1912 (anche se la nascita viene registrata quattro giorni più tardi, il 23), penultimo dei sette figli di Lia Cavalli e del poeta Ernesto Murolo (a sua volta probabile figlio illegittimo di Eduardo Scarpetta e dunque fratellastro di Eduardo, Peppino e Titina De Filippo).









Roberto Murolo e Pino Rucher
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serena.10 19/01/2016 ore 21:14

(nessuno) Roberto Murolo, l’inventore di un nuovo stile musicale napoletano







Tra i maggiori protagonisti insieme a Sergio Bruni e Renato Carosone della scena musicale napoletana, nel periodo che va dal secondo dopoguerra al 1960, trascorre la sua infanzia in un salotto frequentato da Salvatore Di Giacomo, Ferdinando Russo, Libero Bovio e Raffaele Viviani.

Le sue grandi passioni giovanili sono la musica e lo sport. In quest'ultimo campo si distingue come tuffatore, vincendo il campionato italiano di tuffi alti nel 1937. Murolo ha sempre attribuito alla lunga pratica degli sport acquatici la sua notevole capienza polmonare.

Studia chitarra e nel 1933, a Ischia, in una delle prime esibizioni accompagna Vittorio De Sica che canta E palumme. Nel 1935 entra come impiegato nella compagnia del gas, dove resterà per tre anni, e grazie alla sua passione per il nuoto, vince addirittura i campionati nazionali universitari, venendo premiato dal Duce in piazza Venezia. L'anno successivo inizia a cantare nel gruppo vocale Mida Quartet, ispirato agli americani Mills Brothers, con un repertorio di canzonette ritmate, tra avanspettacolo e cabaret. Alla voce di Murolo spetta il trombone, Enzo Diacova e Alberto Arcamone imitano le trombe, Amilcare Imperatrice il contrabbasso. Il Mida Quartet trascorre all'estero otto anni, dal 1938 al 1946, sbarcando il lunario tra teatri e locali in Germania, Bulgaria, Grecia, Ungheria e Spagna, proponendo un repertorio internazionale e di canzoni italiane. Nei primi decenni della sua carriera, utilizzò nei concerti una preziosa chitarra artigianale, costruita nel 1838 dalla liuteria Guadagnini, al tempo operante in piazza San Carlo a Torino.

Tornato in patria dopo la fine della guerra, Murolo inizia la carriera da solista in campo concertistico e in quello discografico nel 1948, esibendosi al Tragara Club di Capri. La sua voce da sussurro, seducente e intonata, valorizzata dall'uso del microfono, e il suo stile da chansonnier d'altri tempi incontrano subito il favore del pubblico. Canta Munasterio 'e Santa Chiara (Galdieri-Barberis, 1945), Tammurriata nera (Nicolardi-E. A. Mario, 1944), Scalinatella (Cioffi-Bonagura, 1948) e altri successi napoletani vecchi e nuovi, che raccoglierà in una fortunata antologia.

La radio diffonde in tutta Italia la sua voce attraverso i primi 78 giri della Telefunken-Durium, e inizia anche l'attività cinematografica: appare in Catene (1949), con la regia di Raffaello Matarazzo, insieme ad Amedeo Nazzari e Yvonne Sanson. Nello stesso anno lavora nel film Paolo e Francesca e l'anno dopo in Tormento, sempre di Matarazzo, ma anche in altre pellicole dove compare solo come cantante. E ancora in Menzogna (1952) e Saluti e baci (1953), dove figura accanto a Nilla Pizzi, Yves Montand, Giorgio Consolini e Gino Latilla.

Il 26 ottobre 1954 viene arrestato a Fermo con l'accusa di corruzione di minore. Condannato in primo grado a 3 anni e 8 mesi di reclusione, resta in carcere fino al processo d'appello, svoltosi a porte chiuse il 25 marzo 1955, che gli ridurrà la pena a 11 mesi con il beneficio della condizionale, determinandone l'immediata scarcerazione. Murolo, che si è sempre proclamato innocente, uscirà sconvolto e amareggiato, in un primo momento anche pensando addirittura di non cantare mai più. Fortunatamente riesce a dimenticare la brutta vicenda, avvedendosi che il pubblico è sempre pronto ad applaudirlo e che l'affetto dei suoi veri amici non ha avuto il minimo cedimento.

A partire dal 1956 Murolo studia a fondo il repertorio partenopeo dal 1200 ai giorni nostri, con il contributo del chitarrista Eduardo Caliendo, pubblicando poi Napoletana. Antologia cronologica della canzone partenopea (1963). Ma scrive anche canzoni in proprio: con il musicista Nino Oliviero firma O ciucciariello (1951) e con il musicista Renato Forlani Torna a vucà (1958), Sarrà... chi sà! (1959), vincitrice del Festival di Napoli, eseguita da Fausto Cigliano e Teddy Reno, e Scriveme (1966).
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serena.10 19/01/2016 ore 21:16

(nessuno) Roberto Murolo, l’inventore di un nuovo stile musicale napoletano

Chiàcchiera:Roberto Murolo





. A noi interessa però quel mondo speciale che ha avuto in Roberto Murolo la massima espressione storica. Ben prima di lui si ebbero altri che cantarono accompagnandosi con la chitarra come l'Altavilla oppure" 'O piattaro" oppure "'O zingariello" che seguì un Wagner estasiato dalla bellezza del suo canto, e dalle canzoni del tardo settecento ed ottocento che egli interpretava in modo, si legge, magistrale. Ma la fioritura più variopinta e fragrante si ebbe a cominciare dal primo dopoguerra 1945-46 con Roberto Murolo appunto, Armando Romeo, Ugo Calise, Amedeo Pariante, ed altri che pur non essendo napoletani alle nostre canzoni attingevano, per il loro repertorio internazionale. Ritengo che a questa schiera di artisti si debba molta riconoscenza per il meritorio lavoro che hanno svolto. Essi portarono in tutto il mondo la Canzone Napoletana, non solo rinverdendone il ricordo in tutti i nostri connazionali espatriati, ma facendone conoscere la bellezza anche a chi nostro connazionale non era. Per anni la rappresentatività della musica italiana è stata affidata alla Canzone Napoletana, che da sola è riuscita a mantenere il prestigio musicale di tutta la Nazione, la "patria del bel canto". Era quasi obbligo anche di tutti i cantanti lirici eseguire brani napoletani alla fine dei loro concerti, o delle opere liriche che li vedeva interpreti insuperabili. Torniamo però alla chitarra ed al suo più celebrato cantore. Egli era nato il 19 gennaio 1912, ma fu dichiarato il 23. Fu costretto allora a festeggiare il suo genetliaco in quella data, ma se ne rammaricava molto perché gli cambiava il segno zodiacale. Pur essendo figliolo di cotanto padre, il poeta Ernesto Murolo, ed avendo vissuto nelle atmosfere dei vari Di Giacomo, Russo, Capurro, Bovio e quanti altri passavano nella casa paterna, amava, forse in una naturale contrapposizione al padre, la musica straniera. Così col quartetto MIDA partì per lande straniere a cercare fortuna. Tornerà in Italia nel 1946, dove sciolto il quartetto, comincerà una nuova carriera da solista. Fu prima a Bologna, poi a Roma ed infine, su sollecitazione del fratello Massimino approdò a Capri al Tragara club. Atmosfere internazionali e Roberto fu vincente, grazie anche all'esperienza che aveva maturato nei tanti anni di tournèe all' estero. Il suo repertorio internazionale era apprezzatissimo, però ben presto si rese conto che esso necessitava di un ampliamento. Le Canzoni di Napoli. Così ne mise in repertorio alcune del padre ma anche dei grandi autori che aveva conosciuto personalmente. Canzoni di cui, forse, aveva assistito persino alla nascita. E figliolo di cotanto padre, come avrebbe potuto esimersi dal cimentarsi in prima persona nella composizione di canzoni napoletane? Vennero allora alla luce le sue canzoni: "O ciucciarielo" "L'impiegato" "Semplicità". Nasceva forse anche il primo cantautore italiano. A lui si deve però anche l' affermazione di tanti altri brani di autori suoi contemporanei. "Nu quarto 'e luna" di Oliviero presentato alla "Canzone del mare " a Capri, in una magica notte estiva del 1951 da Renato Carosone, diventa un suo cavallo di battaglia, così come"Scalinatella" "Aggio perduto 'o suonno", "Quanno staje cumme""Me so mbriacato 'e sole" e tante altre romantiche e commoventi che gli fecero guadagnare il grazioso soprannome di "Murolo del piantolo". Ormai padrone del campo, catalizzava milioni di ascoltatori nei pomeriggi radiofonici col suo quarto d'ora. Noi giovani "apprendisti" cantanti-chitarristi ascoltavamo in religioso silenzio quella voce e quella chitarra, per carpirne tutti i segreti. Signorilità nell'espressione, dolcezza nella voce, semplicità e pulizia della melodia e piena comprensibilità dei testi. Queste le particolarità più evidenti, ma alle spalle penso che un ruolo predominante per la sua formazione lo abbia avuto l'essere vissuto a contatto con i più Grandi della Canzone nostra . Sul finire degli anni cinquanta e gli inizi degli anni sessanta, il colpo di genio. Nasce la "Napoletana"la monumentale Opera discografica da lui firmata che lo proietta nella storia musicale napoletana. Già caposcuola, con questa sua, diventa il punto di riferimento, il baluardo, il portabandiera, lo scudo protettivo, l'essenza della vera Canzone Napoletana. A lui, da quel momento, faranno riferimento tutti coloro che vorranno sia cantare che ascoltare in modo compiuto, ma semplice allo stesso tempo, i capolavori di quel nostro passato musicale. Dopo il 1954 Roberto ebbe un momento di riflessione su quella che sarebbe dovuta essere la sua storia di artista. Tanto da essersi appartato, e distaccato dalla vita pubblica, ma non dagli "amici". Tra questi, Alberto Continisio, noto chitarrista di quegli anni, il quale lo affiancava spesso nelle serate vip napoletane, gli suggerì di leggere alcune canzoni pubblicate nella raccolta del De Meglio, per i tipi della Ricordi. Era questa una summa di brani del Settecento e dell'Ottocento, che, non più proposti, erano quasi scomparsi dalla memoria della gente. Così si fece strada l'idea di riportare in luce alcuni di quei capolavori del passato. Nascevano i primi sei LP contenenti otto brani ciascuno, quarantotto brani in tutto. Nuove proposte nel panorama musicale allora di moda; quelle incisioni datano 1955-56. Murolo si accorse subito che quell'esperienza era predestinata ad un grande successo e fu questo che gli dette la forza di uscire da quell'empasse, da quel torpore artistico in cui era caduto. Si pensi che era giunto addirittura a pubblicare alcune sue canzoni con lo pseudonimo di De Giuseppe. Superato però il momento critico e con la nuova vitalità che gli venne proprio dalla pubblicazione della citata breve Antologia, presentò al "Festival di Napoli" una sua canzone "Torna a vucà"che giunse in finale. Il ghiaccio era rotto. L'anno successivo, 1959, lo vinse il "Festival di Napoli" con "Sarrà chi sa" scritta in collaborazione con Renato Forlani. Iniziò anche la definitiva registrazione e pubblicazione della "Napoletana". Per la costruzione dell'Opera, composta di 161 brani, fu fondamentale la collaborazione del chitarrista Eduardo Caliendo, che firmò anche le elaborazione di tutte le canzoni dei primi quattro album. Questo lo dico perché ha una importante rilevanza storica. Me ne accorsi quando a distanza di anni mi accinsi a registrare la mia "Antologia ". Riscontrai allora che molti dei brani facenti parte della "Napoletana" di Murolo, non erano conformi alle stesure originali. Ne parlai con lui, ed egli mi confidò: che quella era stata in realtà una scelta di Caliendo, che preferì, per le canzoni di "pubblico dominio", la elaborazione; ossia la sostituzione di alcune note musicali. La qualcosa, però, non ne modificava ne lo spirito ne l' intenzione degli autori originali. Per la stesura dei commenti alle canzoni che sono contenute nella raccolta, Murolo si avvalse della collaborazione qualificatissima, di Max Vajro, che però gliene lasciò la primogenitura Ma cosa significò,ed ancora oggi significa, la presenza di questo documento storico nel mondo musicale. Esso, a mio avviso é l'iniziale punto di riferimento, di conoscenza sonora della storia della Canzone Napoletana. Come già ebbi a scrivere: ad esso si sono riferiti la gran parte degli artisti che si sono voluti relazionare col repertorio napoletano. I suoi contenuti, di altissimo valore artistico, e di estrema semplicità di esposizione, sono serviti sia alla diffusione che alla conservazione del nostro patrimonio melodico più qualificato. La “Napoletana” fu solo il primo momento della rivisitazione del nostro passato musicale. Infatti a seguire registra quattro monografie dedicate a grandi del passato. e poi apre un’altra porta sul passato con i due LP di “Come rideva Napoli”. Egli prevenne e forse indirizzò, quella schiera di cantanti comici o macchiettisti, che ancora oggi trovano vita facile “cu ‘na risa e ‘na pazzia”. Siamo negli anni 65-66 e sembrerebbe che ormai sia stato detto tutto su Napoli. Invece ecco: che quasi ad anticipare l’imminente 68, momento topico della contestazione giovanile, Murolo presenta una monografia su Raffaele Viviani. Viene scoperto allora anche dalla sinistra. Si perché nel frattempo si era provveduto a snaturare il Viviani di” Inno al Duce”(1930), e complice la sua visione teatrale e poetica del mondo proletario, lo si era integrato negli intellettuali di sinistra. Murolo viene allora invitato ad esibirsi in quei teatrini d’ avanguardia così cari ai movimenti della sinistra parlamentare ed extraparlamentare. Ed egli va e vince. Impone la sua musica anche in quegli ambienti abituati a cantare al suono delle tammorre e delle pur valorose e contestatrici NCCP. In quel momento il mondo artistico tradizionale della Canzone napoletana fu allora totalmente assente. La Canzone Napoletana sopravvissuta quindi a se stessa, grazie ad un gruppo minoritario di cantanti-chitarristi e di orchestrine che ne tennero alto il buon nome, resterà presente nel caotico nuovo mondo musicale mondiale. Molto, se non tutto, lo si deve proprio alle Opere di Murolo fonti inesauribili di quel repertorio specifico, a cui tutti fecero riferimento saccheggiandolo. Ecco cosa ha significato Murolo, il suo grande carisma e la sua vita di artista. Grande Artista. Unico. Carlo Missaglia
serena.10
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serena.10 19/01/2016 ore 21:18

(nessuno) Roberto Murolo, l’inventore di un nuovo stile musicale napoletano

@IOXSONGXLEGGEND scrive:
Roberto Murolo, l’inventore di un nuovo stile musicale napoletano





gufo59
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gufo59 19/01/2016 ore 21:24

(nessuno) Roberto Murolo, l’inventore di un nuovo stile musicale napoletano

@IOXSONGXLEGGEND : :ok :clap :bye :fiore :batacanta

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