Forum - personaggi famosi(miti)

serena.10
Partecipante
serena.10 19/01/2016 ore 06:43

(nessuno) Carlo di Borbone, il 3° Centenario della nascita del re di Napoli amato dal popolo







Carlo di Borbone, il 3° Centenario della nascita del re di Napoli amato dal popolo




Trecento anni fa nasceva Carlo di Borbone, il re diventato simbolo della cultura di Napoli. Con il suo governo trasformò la città in una capitale europea ed è proprio grazie a lui che si deve la realizzazione del Teatro San Carlo, la fondazione dell’Accademia di Belle Arti, la costruzione della Reggia di Caserta, della Reggia di Portici e non solo.

Carlo di Borbone ha reso il suo Regno uno scrigno di arte e cultura, ed è proprio per questo che il Maggio dei Monumenti 2016 sarà dedicato a lui e al ‘700. Al primo sovrano borbonico di Napoli, sabato 30 gennaio sarà dedicato un altro evento organizzato per ricordare il terzo centenario della sua nascita con conferenze e concerti.

L’evento è stato realizzato dal Real Circolo Francesco II di Borbone, in collaborazione con Gino Cimmino – Sartoria Napoletana, CertiW, Real Cavallerizza di Napoli e Historia Regni.




Carlo di Borbone, il re che fece di Napoli una grandissima capitale europea











figlio di Filippo V di Spagna, entrò trionfante nella città di Napoli rendendola capitale di uno Stato tornato ad essere sovrano e indipendente, che sarà prosperoso e regalerà al mondo intero grandissimi capolavori. Riuscì a conquistare il Regno di Napoli e il Regno di Sicilia, togliendoli agli austriaci, approfittando di un grosso conflitto europeo, la guerra di successione polacca. Sua madre era Elisabetta Farnese, ragion per cui divenne Duca di Parma e Piacenza ereditando la celebre e ricchissima Collezione Farnese, adesso conservata a Napoli, città alla quale è stata legittimamente donata.
scrib
Partecipante
scrib 19/01/2016 ore 09:46

(nessuno) Carlo di Borbone, il 3° Centenario della nascita del re di Napoli amato dal popolo

scrib
Partecipante
scrib 19/01/2016 ore 09:49

(nessuno) Carlo di Borbone, il 3° Centenario della nascita del re di Napoli amato dal popolo

Sposatosi con Maria Amalia, figlia del re di Polonia (ott. 1737), C. governò il suo regno quasi come un viceré spagnolo, abbandonando il potere effettivo a ministri come il conte di Santostefano (1735-38) e il marchese di Montealegre (1738-46). Scoppiata la guerra di successione austriaca, inviò un corpo d'esercito in Lombardia in aiuto dei Franco-Spagnoli, ma fu costretto presto a richiamarlo sotto la minaccia della flotta inglese (19 ag. 1742); due anni dopo però respinse a Velletri un tentativo austriaco di togliergli il regno. Nonostante il trattato di Aquisgrana (1748), il quale stabiliva che C., succedendo al fratellastro Ferdinando VI di Spagna, avrebbe dovuto lasciare i regni di Napoli e di Sicilia al fratello Filippo, C. riuscì a passare sul trono di Spagna, lasciando i regni di Napoli e di Sicilia (6 ott. 1759) al figlio terzogenito Ferdinando. Re di Spagna, si legò alla Francia col patto di famiglia (1761) sul terminare della guerra dei Sette anni, ma perdette la Florida col trattato di Parigi (1763). E la guerra d'indipendenza americana, che pur aveva offerto l'occasione di riprendere la Florida e Minorca, diede un esempio da imitare alle colonie spagnole di America (rivolte di Quito, 1765; Orinoco, 1776; Perù, 1779-82). Nella politica interna consentì alle ardite riforme del marchese di Squillace ma, dopo la rivolta di Madrid del 1766, si mostrò più prudente. Si occupò dei regni di Napoli e di Sicilia attraverso il Tanucci, finché la nuora Maria Carolina nel 1776 emancipò i due regni dalla tutela spagnola.
IOXSONGXLEGGEND
Proprietario
IOXSONGXLEGGEND 19/01/2016 ore 20:24 Quota

(nessuno) Carlo di Borbone, il 3° Centenario della nascita del re di Napoli amato dal popolo

"Per volere di Carlo di Borbone, Re illuminista, nel 1751 – con prammatica (legge) reale del 25 febbraio – venne emanato l’atto di fondazione di un “General Albergo dei Poveri di ogni sesso ed età e quivi introdurre le proprie e necessarie arti”. Iniziò così la costruzione del ricovero dei mendicanti e la loro riabilitazione come esseri umani, posto nell’odierna via Foria, allora chiamata via del Campo, che univa Napoli ad Aversa, segnando l’ingresso alla città per chi giungeva da Roma e dai paesi dell’entroterra.
L’edificio avrebbe dovuto accogliere 8.000 diseredati debellando la piaga dell’accattonaggio. Progettato da Ferdinando Fuga, doveva essere composto da 5 cortili con una lunghezza di 600 m, ma si realizzò solo la facciata di 384 m, con alle spalle 4 edifici con al centro una chiesa (della quale furono realizzate solo le fondamenta), giardini, refettori, officine, abitazioni. Ogni edificio accoglieva uomini, donne, ragazzi e ragazze con criteri di distribuzioni ottimali.
Alle spese contribuirono Carlo, la stessa regina Maria Amalia che donò i suoi gioielli, il popolo Napoletano, gli enti religiosi con notevoli somme e donazioni di proprietà ecclesiastiche, il tutto per l’ammontare di un milione di ducati.
Venne istituita l’assistenza sanitaria per gli anziani e gli inabili, ai giovani venne impartita una adeguata qualificazione professionale con avviamento al lavoro. Venivano loro insegnate varie arti: calzolaio, fabbro, falegname, tornitore, filatrice, oltre allo studio della grammatica e dell’aritmetica.
Fu tra la fine del XVIII e l’inizio del XIX che l’ospizio ospitò le “donne perdute” e fu adibito anche a casa di “correzione dei minori” da cui il nomignolo di reclusorio” e di “serraglio”. Tra il 1800 e il 1816 furono terminate le parti frontali e laterali, i lavori proseguirono sino al 1829.
Solo la lungimiranza di Carlo di Borbone e dei suoi discendenti ha permesso che fino ai giorni nostri, un gran numero di emarginati, diseredati abbia potuto godere e assicurarsi un sicuro asilo, un pasto quotidiano, cure mediche ed istruzione, ancor oggi il palazzo conserva la memoria edificio che ha svolto sempre un ruolo di pubblico servizio (costruito per riqualificare le fasce sociali sottraendole all’emarginazione).
Il periodo di maggior splendore lo ebbe sotto la direzione di Antonio Sancio che seppe sfruttare al massimo le capacità intellettive e lavorative dei giovani. Nel 1908 vennero definite le direttive di gestione, nacquero le scuole-officina professionali, amministrate all’inizio dall’ente “Governo dell’Albergo dei Poveri”, poi dai privati che avevano l’obbligo di impiegare i giovani assistiti come aiutanti, sia per il tirocinio che per l’apprendistato: le scuole erano specializzate in meccanica, falegnameria, motoristica e tipografia. Nel 1942/43 nacque l’ente “Collegi Riuniti Principe di Napoli” che aveva in gestione l’Albergo dei Poveri, ma nel 1981 con la legge dell’abolizione degli enti inutili esso venne assorbito dal Comune di Napoli che incamerò di conseguenza anche l’ospizio.
Dopo il terremoto del 1980 e il conseguente crollo mesi dopo dell’ala nord (lato orto botanico) con la morte di una degente e di una assistente sociale, si è riacceso il dibattito sull’utilizzo del “Palazzo” la cui superficie utile è di 103.000 mq.
Il Palazzo deve essere salvato per mille ragioni, lo deve nell’interesse dei Napoletani nel riscoprire le proprie radici, per il benessere socio-economico legato al suo recupero, come simbolo della solidarietà che lotta contro la povertà.



@ti67

Vuoi partecipare anche tu a questa discussione?

Rispondi per lasciare il tuo messaggio in questa discussione