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IOXSONGXLEGGEND 28/11/2015 ore 20:58 Quota

(nessuno) Francesco Caracciolo: impiccato e gettato in mare, ma il suo corpo riemerse



Qualsiasi napoletano avrà passeggiato, almeno una volta nella propria vita, su e giù per quello che può essere considerato il più famoso lungomare d’Italia. Si tratta del lungomare di via Caracciolo che, immortalato in centinaia di cartoline spedite dai turisti ad amici e parenti, ha reso Napoli celebre nel mondo. Eppure, solo poche di quelle persone che ogni giorno calpestano via Caracciolo conoscono la vera storia dell’uomo cui essa è dedicata.

Avviato sin da piccolo alla carriera marinara, formatosi presso la Real Accademia di Marina e distintosi per le proprie qualità umane e militari, Francesco Caracciolo divenne presto il miglior marinaio che Napoli abbia mai conosciuto. Tuttavia, il futuro ammiraglio della Repubblica Partenopea, nato a Napoli il 18 Gennaio del 1752 da un’antica e nobile famiglia, diverrà vittima inesorabile di un triste destino



All’indomani della rivoluzione francese, il generale Jean Étienne Championnet fu nominato comandante in capo dell’Armata di Roma che doveva proteggere la giovane Repubblica Romana contro le minacce del Regno di Napoli e della flotta britannica. Nonostante il proprio esercito si trovasse in netta inferiorità numerica rispetto a quello nemico, Championnet riuscì a battere l’esercito napoletano nella battaglia di Civita Castellana il 5 dicembre del 1798 e, appena nove giorni più tardi, riconquistò la città di Roma ripristinandovi la repubblica.

Nel mentre, in seguito alla disfatta di Civita Castellana, la corte borbonica entrò in agitazione e Lady Hamilton, moglie dell’ambasciatore inglese e amante dell’ammiraglio Nelson, suggerì a re Ferdinando IV e a sua moglie Carolina di fuggire in Sicilia. E in effetti, nonostante il popolo implorasse il re di non abbandonarlo, il 27 Dicembre del 1799 l’intera corte si imbarcò sulla nave Vaguard di Orazio Nelson, diretta a Palermo.

Francesco Caracciolo, sebbene amareggiato dalla decisione dei reali, legato alla corte borbonica da un giuramento cui non intendeva venir meno, a bordo della nave Sannita seguì questi ultimi nella propria fuga in Sicilia. Intanto Championnet, invaso il Regno di Napoli, riuscì a stipulare l’11 gennaio del 1799 un vantaggioso armistizio con il vicario del re. Tuttavia, non essendo state rispettate le condizioni poste, il 23 gennaio del 1799 il generale francese conquistò la stessa Napoli.

Circa due mesi più tardi, il 3 marzo del 1799, Francesco Caracciolo rientra a Napoli. Egli, infatti, aveva chiesto e ottenuto dal capo delle forze armate del regno, Giovanni Acton, il permesso di trasferirsi per breve tempo nel territorio della repubblica, giusto il necessario per sbrigare alcune faccende personali. Durante la sua permanenza a Napoli, Caracciolo cedette alle insistenze dei repubblicani che ipocritamente sostenevano la tesi del tradimento verso il popolo di Ferdinando IV, lo indussero ad allearsi con loro.

Ben presto, dopo una serie di azioni navali del Caracciolo che misero in grave difficoltà la flotta inglese, dal sud giunse l’Esercito della Santa Fede, meglio conosciuto come armata sanfedista, guidato dal cardinale Ruffo e rafforzato da moltitudini di briganti. La lotta si fece sempre più dura fino a quando i repubblicani dovettero chiedere la resa.

I patti firmati dal Cardinale Fabrizio Ruffo e dai rappresentanti delle potenze straniere prevedevano la totale incolumità di Francesco Caracciolo che, in seguito alla battaglia, si era ritirato presso il proprio palazzo di Via Santa Lucia. Tuttavia, l’ammiraglio Nelson non rispettò i patti e il 29 giugno del 1799 Caracciolo fu prelevato e condotto sulla nave Minerva dove venne sottoposto a una farsa di processo. Nelson, così come la propria amante Lady Hamilton, non fu soddisfatto della condanna all’ergastolo e chiese che il processo venisse ripetuto. Quella sera stessa Caracciolo fu impiccato e il suo corpo fu gettato in mare.

Il 10 Luglio dello stesso anno il cadavere di Caracciolo riaffiorò in superficie e urtò contro la nave che, proveniente da Palermo, riportava a Napoli Ferdinando IV e sua moglie. Il re, inorridito, inviò una scialuppa a recuperare il cadavere che, riportato sulla terra ferma, fu sepolto dagli abitanti del Rione Santa Lucia nella Chiesa di Santa Maria della Catena, all’epoca ancora lambita dalle acque del mare.
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serena.10 28/11/2015 ore 21:01

(nessuno) Francesco Caracciolo: impiccato e gettato in mare, ma il suo corpo riemerse









@IOXSONGXLEGGEND scrive:
Francesco Caracciolo: impiccato e gettato in mare, ma il suo corpo riemerse







Nacque a Napoli il 18 gennaio 1752 da Michele dei Caracciolo di Brienza, creato duca da Carlo di Borbone nel 1738, e da Vittoria Pescara, figlia del duca di Calvizzano.

Sin da giovanissimo fu avviato alla carriera marinara in quanto allievo della Real Accademia di Marina, rivelandosi ben presto, per le sue qualità umane e militari, valente ufficiale della Real Marina del Regno di Napoli.

Il potenziamento della marina in atto in quegli anni ad opera del nobile inglese Giovanni Acton giunto a Napoli al servizio del sovrano Ferdinando IV di Borbone, portò Caracciolo nei massimi ranghi della flotta, dopo un periodo di pratica sul vascello inglese HMS Marlborough.

Nel 1782 divenne tenente di vascello, mentre l'anno successivo era già capitano di fregata a combattere i pirati del Mar Mediterraneo, prendendo parte nel 1793 all'assedio di Tolone.

Il 14 marzo 1795, al comando della nave di linea da 74 cannoni Tancredi, fece parte della flotta anglo-napoletana, che agli ordini dell'ammiraglio William Hotham, combatté nella battaglia di Genova impedendo alla flotta francese rivoluzionaria di effettuare uno sbarco in Corsica. In quell'occasione fu assieme a Orazio Nelson, che al comando della nave di linea da 64 cannoni Agamennone ricevette il battesimo del fuoco attaccando e catturando la nave francese di classe superiore Ça Ira.

Nel dicembre del 1798 scortò con la sua fregata, la Sannita, il convoglio navale guidato dall'ammiraglio Nelson che trasportava re Ferdinando e la consorte Maria Carolina, in fuga verso Palermo per l'arrivo delle truppe francesi a Napoli.

Nel 1799, autorizzato dal re, rientrò a Napoli per attendere ai suoi affari personali, in una città in cui persino le classi aristocratiche sembravano infatuate dai nuovi ideali rivoluzionari portati dai francesi; egli stesso iniziò a simpatizzare per quelle idee.

Con l'approssimarsi della restaurazione borbonica a Napoli, Caracciolo combatté contro la stessa flotta reale borbonica di ritorno a Napoli per scacciare i francesi, colpendo fra l'altro, nel corso degli scontri, la nave Minerva dell'ammiraglio inglese Thurn.

La sua successiva fuga lo portò a Calvizzano, un tempo feudo della famiglia, ma fu scoperto e, il 29 giugno 1799, fu arrestato e condotto sulla nave di Nelson, il Foudroyant; la condanna a morte fu eseguita il 30 giugno per impiccagione e il corpo dell'ammiraglio rimase appeso ad un pennone della Minerva e quindi gettato in mare; l'esecuzione di Caracciolo resta un'onta sulla brillante personalità dell'ammiraglio Nelson.

Le esequie di Caracciolo furono celebrate nella chiesa di Santa Maria della Catena nel quartiere napoletano di Santa Lucia, dove un epitaffio, posto nel 1881, lo ricorda.
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serena.10 28/11/2015 ore 21:02

(nessuno) Francesco Caracciolo: impiccato e gettato in mare, ma il suo corpo riemerse






Il lungomare


La splendida via Francesco Caracciolo è un’ampia passeggiata affacciata sul suggestivo golfo della città di Napoli. Il suo nome si deve a Francesco Caracciolo, ammiraglio ed eroe della Repubblica Partenopea, impiccato nel 1799 da Nelson all’albero maestro della sua nave ed il cui corpo fu successivamente gettato nel mare del Golfo di Napoli e rinvenuto sul litorale di Santa Lucia.

Il lungomare è fiancheggiato dalla Villa Comunale e da due ampi marciapiedi, dei quali uno è alberato, ed è dotato di una pista ciclabile.

Durante l’anno è sede di numerosi eventi ed iniziative che raccolgono tutta la cittadinanza e non solo.
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serena.10 28/11/2015 ore 21:05

(nessuno) Francesco Caracciolo: impiccato e gettato in mare, ma il suo corpo riemerse

La fuga e il tradimento.

La resa dei repubblicani lo costringe a rifugiarsi in un nascondiglio a Calvizzano. Ma scoperto dagli uomini di Scipione La Marra che seguirono un suo servitore, o da cui presero l’informazione e questo gli fu fatale. La Marra, sottoposto della regina Carolina e nella schiera del Cardinale Ruffo, forse da lei opportunamente istruito, consegna il prigioniero a Nelson anziché alle guardie borboniche.

Il processo e l’esecuzione della condanna.

Caracciolo, condotto dinanzi ad un tribunale per un farsesco processo, fu condannato a morte contro i patti della capitolazione che prevedevano la fucilazione. Difatti, la sentenza decise con soverchieria per la corda al collo. L’impiccagione avvenne a un albero della fregata Minerva, adesso di Thurn, nel golfo di Napoli ed il corpo gettato in mare per volere di Maria Carolina.

Il comandante Nelson organizzò sul proprio vascello una corte marziale di ufficiali napoletani con a capo l’ammiraglio Thurn perché primo in grado: la corte udite le accuse e la difesa dell’accusato e i testimoni a sua difesa schiavi condannò l'infelice Caracciolo a perpetua prigionia; ma Nelson, saputo questo da Thurn impose ad una giuria complice del potere vendicativo e dimentica degli onori ricevuti appartenendo alla flotta guidata dall’ammiraglio napoletano la sentenza di morte. Si era scritto in quei giorni: E morte fu scritto dove leggevasi prigionia. Si sciolse l’infame concilio alle due ore dopo mezzodí; e nel punto stesso Francesco Caracciolo, patrizio, napoletano, ammiraglio di armata, dotto in arte, felice in guerra, chiaro per acquistate glorie, meritevole per servigi di sette lustri alla patria ed al re, cittadino egregio e modesto, tradito dal servo nelle domestiche pareti, tradito dal compagno d'armi lord Nelson, tradito dagli ufiziali suoi giudici, che tante volte aveva in guerra onorati, cinto di catene, menato sulla fregata napoletana La Minerva (rinomata ancor essa tra i navílii per le felici battaglie di lui).

Si narra da parte di Cuoco, che passeggiando sulla e discutendo su un armo inglese in costruzione si rivolse ad un commosso marinaio napoletano che nel preparargli il capestro non riesce a trattenere il pianto dicendogli “Sbrigati: è ben grazioso che, mentre io debbo morire, tu debbi piangere”. Con poche parole in punto di morire, dimostra ancora la sua superiorità davanti alla mediocrità di Nelson e della dirigenza borbonica.







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serena.10 28/11/2015 ore 21:06

(nessuno) Francesco Caracciolo: impiccato e gettato in mare, ma il suo corpo riemerse

I racconti sugli esecutori.

Ancora dai racconti dell’epoca si parla di una rivalsa del destino. Il corpo pieno dell’acqua del mare poi riemerse vicino alla chiglia del Foudroyant, nave ammiraglia di Nelson, dinanzi agli occhi del Re, di Emma Hamilton, amante di Nelson, l'ambasciatore inglese William Hamilton marito e spettatore dei tradimenti della bella Lady, coinvolta anche in attività spionistica ed usava in questo proprio il suo fascino e la sua bellezza.

La reazione che ebbe il re fu di esclamazione e orrore. Egli disse: “ Caracciolo !” E, volgendosi inorridito, chiese in confuso: “ Ma che vuol quel morto? " Al che, nell'universale sbalordimento e silenzio de' circostanti il cappellano, pietosamente, replicò: ' Direi che viene a domandare cristiana sepoltura." «Se l'abbia," rispose il re, e andò solo e pensieroso alla sua stanza.»

Sicuramente avvenne che dopo alcuni giorni il cadavere di Caracciolo ritorna in superficie e raccolto da alcuni pietosi pescatori del borgo di Santa Lucia è deposto nella Chiesa della Madonna della Catena.

Ai muri della casa natia a Mergellina, un’iscrizione posta da Mariano D'Ayala: Qui nacque Francesco Caracciolo ammiraglio strangolato nel 1799. Si diè al mare fin da fanciullo, e a 21 anno ebbe il primo comando; né i contrasti dei prepotenti insorti più volte ad attraversarlo poterono impedirgli di correre onestamente per la sua via.
Resta amato dai napoletani e dai marinai. Spesso i filoborbonici dei tempi nostri cercano di macchiarne la sua grandezza ma gli e’ impossibile soprattutto perché significherebbe difendere Re Ferdinando IV un vero danno per Napoli e il Meridione.
Oggi la città partenopea gli riconosce i meriti e gli alti ideali che animarono la sua fedeltà ad un regime rappresentativo e democratico. Essa ha voluto dedicargli una delle sue strade più prestigiose che corre lungo il mare che lo vide protagonista e allievo di vita. Il mare sua casa e primo ricovero del suo corpo martoriato e finito dalla cattiveria e dall’ignavia di chi non seppe riconoscere l’altezza della giustizia.

Tra questi non possiamo non ricordare l'ammiraglio Francesco Caracciolo.







scrib
Partecipante
scrib 29/11/2015 ore 09:40

(nessuno) Francesco Caracciolo: impiccato e gettato in mare, ma il suo corpo riemerse

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