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IOXSONGXLEGGEND 07/08/2015 ore 20:58 Quota

(nessuno) Niccolò Pesce e il Castel dell'Ovo

Questa leggenda popolare era molto cara a Benedetto Croce. La storia, narratagli dal cocchiere, colpì la sua immaginazione a tal punto che, anni dopo, il filosofo la inserì nel libro “Storie e leggende napoletane ”. Niccolò era un ragazzo che amava trascorrere la maggior parte del tempo in mare. Un giorno la madre di Niccolò, stufa del suo comportamento, gli lanciò una maledizione: ”Che tu possa diventare pesce!” . E da pesce o quasi il giovane visse da quel momento in poi. Era capace di nuotare nel profondo degli abissi senza risalire in superficie per riprendere fiato; percorreva sott'acqua lunghe distanze anche grazie ad astuti espedienti, come quello di lasciarsi ingoiare da grossi pesci, viaggiare nel loro corpo fino a che, giunto nel luogo da lui desiderato, con un coltellaccio squarciava, senza tanti complimenti, la pancia dell'animale che l'aveva ospitato e proseguiva le sue perlustrazioni. La fama di Niccolò e delle sue avventure marine aumentava col passare del tempo. Persino il re ne fu incuriosito e gli ordinò di indagare le profondità marine per suo conto. Gli chiese innanzitutto come fosse fatto il fondo del mare. Niccolò obbedendo alla regale richiesta, si immerse nelle acque del golfo, per poi risalirne e narrare a Sua Maestà che laggiù era tutto un giardino di coralli, che la sabbia era cosparsa di pietre preziose, che si incontravano tesori, ma anche scheletri umani e navi affondate. Il re, non soddisfatta la sua curiosità, gli chiese di immergersi nuovamente, questa volta per ispezionare i fondali e le grotte di Castel dell'Ovo. Niccolò obbedì e ritornò portando a galla un mucchio di gemme.



Il regio desiderio di conoscenza però non era ancora sazio: infatti il re chiese a Niccolò di indagare in che modo la Sicilia si reggesse sul mare. Anche questa volta Niccolò acconsentì alla richiesta e gli riferì che l'isola poggiava su tre enormi colonne, una delle quali spezzata. Ma venne infine il giorno in cui il re si domandò fino a quali profondità Niccolò potesse spingersi e quindi ordinò al ragazzo di andare a ripescare una palla di cannone che era stata scagliata nei pressi del faro di Messina. Niccolò Pesce protestò: sentiva che se avesse obbedito, non sarebbe più ritornato sulla terraferma. Ma il re fu inflessibile e Niccolò si lanciò tra le onde. Corse nuotando fino ad afferrare la palla di cannone che sprofondava rapidamente verso l'abisso, l'afferrò con le sue mani, ma quando si voltò per riemergere vide che sulla sua testa il mare era immobile: si accorse di trovarsi in uno spazio senz'acqua, vuoto e silenzioso. Impossibile riacciuffare le onde, impossibile risalire in superficie. Niccolò Pesce restò lì per il resto dei suoi giorni. In un angolo del centro antico di Napoli, precisamente presso l'Arco di Porto a Mezzocannone, c'è un bassorilievo incastrato tra le case: è scolpita l'immagine di un uomo munito di un lungo pugnale nella sua mano destra. Immagine che sin dal ‘500 è ritenuta essere dal popolo partenopeo quella di Niccolò Pesce, famoso e sfortunato esploratore marino.
serena.10
Partecipante
serena.10 07/08/2015 ore 21:07

(nessuno) Niccolò Pesce e il Castel dell'Ovo








La leggenda di Niccolò o Cola Pesce o del Pesce Cola, ragazzo dalle straordinarie capacità natatorie e predisposizioni subacquee, che qualcuno vuole dotato di dita palmate, branchie e pelle squamosa o addirittura mezzo uomo e mezzo pesce, in grado di vivere nel fondo del mare, è stata tramandata dal medioevo in poi, e le sue sembianze, scolpite o dipinte. Difficile individuare l'origine di questa leggenda che, raccontata dai più attenti storiografi, ritroviamo in testi di letteratura spagnola, in racconti francesi e nelle favole russe.
In Italia secondo il mito Colapesce abitava i fondali tra Napoli e Messina e il re di Napoli, conoscendone le eccezionali doti, lo incitava spesso a scendere negli abissi per appagare le sue curiosità. Colapesce raccontò infatti al re di aver visto il fondo del mare coperto da coralli e disseminato da scheletri, carcasse e navi sommerse che celavano tesori. Risalì portando grandi quantità di gemme trovate in grotte e cunicoli scoperti sotto all'isolotto del Castel dell'Ovo e riferì inoltre di aver scoperto la Sicilia sorretta da tre immense colonne, di cui però una era spezzata.
Per percorrere queste grandi distanze sott'acqua Niccolò si faceva ingoiare da un enorme pesce e quando aveva raggiunto la sua meta gli tagliava il ventre per uscirne. Le sue perlustrazioni sembravano non avere limiti e anche quando gli venne chiesto di superarli accettò di buon grado, ma in tutte le versioni della sua leggenda, nonostante le sue incredibili capacità, pose fine alle sue immersioni da uomo, non riemergendo più. Il mito messinese lo vuole ancora sotto la Sicilia impegnato a sorreggere la terza colonna per impedire l'inabissamento di Messina. Un'altra versione racconta che l'imperatore Federico II volle sottoporlo a una gara mettendo in palio il matrimonio con la propria figlia. Invitato a recuperare gioielli buttati in mezzo allo stretto di Messina a profondità sempre più impegnative, Cola non riuscì più a risalirne. Secondo la leggenda napoletana invece il re fece sparare una palla di cannone chiedendogli di riportarla e Cola si lanciò in acqua e le nuotò dietro, senza fermarsi mai, per un attimo giunse anche a toccarla, ma all'improvviso, sollevata la testa in alto, vide sopra di lui le acque tese e ferme, che lo sovrastavano come un marmo sepolcrale e si ritrovò in uno spazio vuoto e silenzioso. Impossibile riafferrare le onde, impossibile ricominciare a nuotare.
Gli storici non sono concordi su una versione univoca, né sulla sua genesi e neanche sul periodo in cui sarebbe vissuto il pesce Niccolò, addirittura l'interpretazione mitica di Stendhal mette in relazione Niccolò con la figura di san Nicola di Bari, protettore del mare e attraverso il santo cristiano, col dio pagano Poseidon.
A Napoli l'immagine stessa è stata tramandata da un bassorilievo, visibile in via Mezzocannone e oggi conservato al Museo di San Martino, in cui Cola era rappresentato come un uomo villoso, con il lungo pugnale di cui si serviva per tagliare il ventre dei pesci in cui viaggiava. Il popolo ancora nel Seicento ne parlava come di un uomo selvaggio, marino, che ogni tanto riappariva per discorrere con i marinai e informarli delle scoperte che continuava a fare.




@IOXSONGXLEGGEND scrive:
Niccolò Pesce e il Castel dell'Ovo

scrib
Partecipante
scrib 08/08/2015 ore 08:43

(nessuno) Niccolò Pesce e il Castel dell'Ovo

Recitazione eccellente certo che c'ha uno sguardo un tantino inquietante :hoho ho l'impressione che dev'essere un gran fumatore pure lui :hoho e non solo di comuni sigarette :many :many
IOXSONGXLEGGEND
Proprietario
IOXSONGXLEGGEND 08/08/2015 ore 13:48 Quota

(nessuno) Niccolò Pesce e il Castel dell'Ovo

@scrib scrive:
ho l'impressione che dev'essere un gran fumatore pure lui e non solo di comuni sigarette

:hoho :hoho
scrib
Partecipante
scrib 08/08/2015 ore 18:26

(nessuno) Niccolò Pesce e il Castel dell'Ovo

@IOXSONGXLEGGEND : :hoho :hoho

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