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IOXSONGXLEGGEND 29/06/2015 ore 21:23 Quota

(nessuno) C’era una volta Pietro Mennea, l’uomo che divenne la Freccia del Sud



Voleva essere veloce, più veloce del vento, che soffia tra gli alberi e increspa le onde del mare, e così ha sfidato dapprima i suoi avversari e, poi, se stesso. Lui, il più grande atleta italiano di tutti i tempi, che da adolescente faceva a gara sulle colline pugliesi con le auto, Porsche o Alfa Romeo che fossero, per batterle in velocità. Lui, anima da fuoriclasse in un corpo normotipo; lui dei 19’72 secondi. Lui, la Freccia del Sud. Lui, Pietro Mennea.

Nasce nei primissimi anni ’50, il 28 giugno 1952, a Barletta, dove non ci sono strutture che lo possano aiutare a crescere atleticamente, ma dove si forgiano il carattere e la sua voglia di lottare che lo porteranno, più tardi, a essere un campione dall’incredibile palmarès: un oro e due bronzi olimpici; tre oro, due argenti e un bronzo agli europei; un argento e un bronzo ai mondiali. Una carriera atletica brillante e internazionale, cominciata nel 1971 con la guida dell’allenatore marchigiano Carlo Vittori e contrassegnata da significativi traguardi, uno dei quali ha spalancato a Pietro Mennea le porte della storia sportiva e della gloria imperitura. Il riferimento è alla sua partecipazione nel 1979 alle Universiadi di Città del Messico, quando sui 200 metri piani stabilisce il record mondiale, non ancora superato in Europa, di 19’72 secondi. Un risultato rimasto imbattuto a livello mondiale per 6018 giorni, oltre 16 anni, e difatti è soltanto ai trials per i giochi olimpici di Atalanta 1996 che Michael Johnson fissa un nuovo primato di 19’66. Mennea, provato dallo sforzo fisico, sudato nonché emozionato, con tali parole commenta la sua vittoria:

«Sono undici anni che vado alla ricerca di un risultato del genere e che finalmente adesso sono riuscito a trovare. Adesso anche io sono primatista nel mondo. Un ragazzo del sud oggi è riuscito a fare il record del mondo. Questo sport è umile e io sono partito con umiltà ed è venuto fuori questo record».




L’anno dopo, nel 1980, è ancora campione olimpico a Mosca nei 200 metri, battendo per due centesimi di secondo l’avversario Allan Wells e aggiudicandosi un ulteriore oro. Insomma, dalla seconda metà degli anni settanta fino agli inizi degli anni ottanta, il fuoriclasse barlettano s’impone come il miglior duecentista del pianeta al punto da accaparrarsi una degna posizione nell’immaginario collettivo e culturale di quel preciso periodo. Non a caso egli è citato in diverse pellicole cinematografiche, tra cui: Brutti, Sporchi e Cattivi diretto da Ettore Scola nel 1976, Febbre da cavallo, film dello stesso anno di Steno, I padroni della città di Fernando Di Leo e Travolto dagli affetti familiari di Mauro Severino. Le echi della sua fama, alimentata dalla sua mai doma forza di volontà, dall’inarrestabile piacere di misurarsi con se stesso, inoltre, hanno fatto di Mennea una vera icona, alla quale ancora oggi, anche dopo la sua morte, si continua a volgere lo sguardo. Lo dimostra la sua frequente presenza nella cultura di massa: è il 2002 quando Samuele Bersani, il noto cantautore bolognese, in Che Vita! fa ironicamente riferimento al grande corridore mettendolo in coppia con Sara Simeoni.
serena.10
Partecipante
serena.10 30/06/2015 ore 20:12

(nessuno) C’era una volta Pietro Mennea, l’uomo che divenne la Freccia del Sud

@IOXSONGXLEGGEND scrive:
IOXSONGXLEGGEND
Proprietario29/06/2015 ore 21:23
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C’era una volta Pietro Mennea, l’uomo che divenne la Freccia del Sud


Voleva essere veloce, più veloce del vento, che soffia tra gli alberi e increspa le onde del mare, e così ha sfidato dapprima i suoi avversari e, poi, se stesso. Lui, il più grande atleta italiano di tutti i tempi, che da adolescente faceva a gara sulle colline pugliesi con le auto, Porsche o Alfa Romeo che fossero, per batterle in velocità. Lui, anima da fuoriclasse in un corpo normotipo; lui dei 19’72 secondi. Lui, la Freccia del Sud. Lui, Pietro Mennea.

Nasce nei primissimi anni ’50, il 28 giugno 1952, a Barletta, dove non ci sono strutture che lo possano aiutare a crescere atleticamente, ma dove si forgiano il carattere e la sua voglia di lottare che lo porteranno, più tardi, a essere un campione dall’incredibile palmarès: un oro e due bronzi olimpici; tre oro, due argenti e un bronzo agli europei; un argento e un bronzo ai mondiali. Una carriera atletica brillante e internazionale, cominciata nel 1971 con la guida dell’allenatore marchigiano Carlo Vittori e contrassegnata da significativi traguardi, uno dei quali ha spalancato a Pietro Mennea le porte della storia sportiva e della gloria imperitura. Il riferimento è alla sua partecipazione nel 1979 alle Universiadi di Città del Messico, quando sui 200 metri piani stabilisce il record mondiale, non ancora superato in Europa, di 19’72 secondi. Un risultato rimasto imbattuto a livello mondiale per 6018 giorni, oltre 16 anni, e difatti è soltanto ai trials per i giochi olimpici di Atalanta 1996 che Michael Johnson fissa un nuovo primato di 19’66. Mennea, provato dallo sforzo fisico, sudato nonché emozionato, con tali parole commenta la sua vittoria:

«Sono undici anni che vado alla ricerca di un risultato del genere e che finalmente adesso sono riuscito a trovare. Adesso anche io sono primatista nel mondo. Un ragazzo del sud oggi è riuscito a fare il record del mondo. Questo sport è umile e io sono partito con umiltà ed è venuto fuori questo record».






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