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serena.10
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serena.10 07/06/2015 ore 20:55

(nessuno) Tristano e Isotta




Tristano era nipote di re Marco di Cornovaglia, che lo prese con sé e lo allevò, perché orfano dei genitori. Il bambino perse la madre mentre lo metteva al mondo per la difficoltà del parto e il padre per un combattimento contro il duca Morgan. Tristano cresceva forte e divenne un valoroso guerriero, affezionato allo zio Marco che lo cresceva come un padre. La Cornovaglia era sottomessa all’Irlanda e Tristano presto partì per liberarla. Combatté e uccise il gigante Moroldo, fratello del re d’Irlanda. Durante lo scontro, Tristano rimase ferito da una spada avvelenata e cadde vittima di un sortilegio: le ferite invece di rimarginare si aprivano sempre di più e marcivano. Sentendosi ormai alla fine, desiderò morire su una barca nel mare portando con sé la propria arpa. Per giorni navigò in balìa delle onde, finché la barca si arenò su una spiaggia della costa irlandese. Fu Isotta, principessa d'Irlanda dai lunghi capelli biondi, a trovarlo naufrago e moribondo e a decidere di curarlo di nascosto. I due s’innamorarono, la passione nacque spontanea e sincera. Isotta però non disse a Tristano di essere la figlia del re, ma una semplice cortigiana. Intanto, il re, suo padre stava decidendo di darla in sposa. Tristano, guarito, fece ritorno in patria da suo zio, che lo accolse a braccia aperte, credendolo ormai morto. Però, qualcuno a corte, temendolo, voleva screditarlo così fu proposto al re di prendere moglie e avere un erede diretto. Nel frattempo, in Irlanda, il re indisse una sfida tra giovani principi: colui il quale avesse vinto la competizione avrebbe avuto in moglie la sua bellissima figlia, Isotta. Anche Tristano prese parte alla sfida, per conto di suo zio, e vinse il torneo. Isotta era felice quando fu consegnata a Tristano, non sapendo che a sposarla sarebbe stato lo zio Marco. Tristano cadde in una grande disperazione, ma Isotta, rassegnata sposò Marco, con lei uomo buono e gentile. Per sbaglio però i due innamorati bevvero un filtro magico d'amore destinato ai due sposi. Il loro amore finì per bruciare i loro cuori, tanto che cominciarono a vedersi in segreto anche dopo che Isotta era sposa di re Marco. Scoperti, i due amanti cercarono di fuggire, ma alla fine Tristano restituì la donna al marito e partì per la Bretagna. Lì anche lui prese moglie, ma fu ferito durante una battaglia. Chiese che a curarlo fosse Isotta e la mandò a chiamare. La moglie, però lo ingannò, facendogli credere che Isotta non sarebbe mai giunta. Per il grande dolore, Tristano si lasciò morire. Isotta, nel frattempo, giunse al capezzale del ferito in ritardo e, scoperta la morte del suo amato, morì a sua volta di dolore.





La storia di Tristano e Isotta è probabilmente uno dei più famosi e struggenti miti nati durante il Medioevo. Benché espressione dei temi più scottanti della fol amor, esso fu popolarissimo e continua tuttora a ispirare le opere più disparate: la sua origine è celtica, ma le prime redazioni sono state realizzate da poeti normanni.




Le origini del mito
Le prime testimonianze celtiche




Alcune fonti parlano di un re pitta di nome Drust o Drostan, dal significato di "impetuoso", figlio di Talorc, vissuto in Scozia intorno all'anno 780. Tra l'VIII e il IX secolo, e cioè durante l'epoca carolingia, al nome di questo re fu collegata la leggenda di un eroe il quale avrebbe liberato dal tributo umano un paese lontano, venendo ricompensato con la mano della principessa. Un nome simile, Drystan o Trystan, compare in alcune triadi gallesi: qui l'eroe è amante della regina Essylt, moglie di March (in bretone "cavallo") figlio di Meirchiawn.

A queste due testimonianze si possono aggiungere altre influenze, questa volta sul piano letterario, riguardo ad un paio di Mabinogion, sempre originarie del Galles, che fanno menzione di Marco e Tristano; un aithed del folklore irlandese poi narra la storia di Gráinne e Diarmaid: Gráinne era moglie del capo clan, e gettò un incantesimo sul nipote Diarmaid per costringerlo a fuggire nei boschi insieme a lei, diventando amanti. Dalla Bretagna invece deriverebbe il motivo della lotta contro il drago, tipico nelle fiabe di tradizione orale.

Altri critici hanno identificato un'ulteriore fonte del mito nella leggenda irlandese di Deirdre e Naisi.


L'influenza dei romanzi antichi
Anche se la fonte primaria del mito è legata alle leggende celtiche, si possono comunque stabilire delle relazioni con i romanzi antichi. Vi sarebbe legato in particolare il romanzo di Tommaso d'Inghilterra, dal momento che le sue caratteristiche più originali rispetto alla versione comune di Béroul , come la grande presenza di monologhi e di commenti del narratore, sembrano derivare dalla materia antica. Questi sono alla base di una riflessione sull'amore che si sviluppa nel romanzo, il quale inoltre sviluppa maggiormente la storia di Tristano dalla sua nascita, avvicinandosi quindi ai racconti biografici.

Elementi della leggenda derivati dalla materia classica sarebbero inoltre il filtro d'amore, citato nei Remedia Amoris di Ovidio, e molti tratti della figura di Tristano che lo accomunano all'eroe Teseo (entrambi lottano con dei mostri, e in entrambi è presente il motivo delle vele bianche e delle vele nere).


I rapporti con la tradizione cortese






La presenza della locuzione fin amor ("amore perfetto", con la quale i poeti designavano l'amore cortese) nel manoscritto di Béroul e di una vera e propria analisi dell'amore in Tommaso potrebbero indurre in errore portando a un affrettato parallelismo tra la storia di Tristano e Isotta e il romanzo cortese. Le differenze sono però molte: al culto del desiderio e dell'amore, visto come forza di vita e spinta alla perfezione, della tradizione cortese, la storia di Tristano e Isotta oppone un desiderio devastante, fonte di dolore più che di elevazione spirituale, e vera e propria forza di morte in quanto il loro amore non può portarli che alla morte.

Il confronto più efficace può farsi con la coppia di Lancillotto e Ginevra, in cui la dama è sempre superiore all'uomo, che per lei è disposto a tutto pur di essere degno del suo amore (fin'anche a umiliarsi, come nel romanzo di Chrétien de Troyes Lancillotto o il cavaliere della carretta), e il cui amore è perfettamente integrato nella società: l'amore di Tristano e Isotta si pone invece in costante sfida nei confronti della società, rendendo impossibile una conciliazione dei valori morali e sociali con quelli dell'amore, e connotandosi più come amore-passione (dal latino patior, cioè "soffrire" e "subire": in effetti i due amanti sembrano più vittime del filtro che li soggioga, e si nota in Béroul una preoccupazione costante a giustificare le colpe degli amanti, rendendoli innocenti di fatto, e colpevolizzando unicamente l'amore).



I motivi fiabeschi e popolari

Numerosi elementi del mito si ritrovano come motivi delle più popolari fiabe della tradizione orale; tra questi:

La bella dai capelli d'oro, descrizione canonica della "bella principessa" delle fiabe di tutta Europa, che si intreccia qui con un elemento di origine egiziana: il faraone si innamora della bella eroina trovando un suo capello, qui paragonato, ovviamente, all'ebano.
La sostituzione della sposa: la principessa non può consumare il matrimonio con il re per tema che si accorga della sua perduta verginità; si fa allora sostituire da un'ancella, che però l'indomani si rifiuta di restituirle il posto provocando l'avventura.
La fanciulla perseguitata: la regina incarica un servo di ucciderla e gli chiede, come prova, il cuore della fanciulla; il servo, impietosito, porta alla regina il cuore di un qualche animale (cfr. Biancaneve).
I rami che si allacciano sulla tomba degli amanti, e che ricrescono se solo si tenta di potarli o tagliare le piante: chiara metafora dell'amore che dura oltre la morte.
La lotta col drago (o col mostro): presente in numerosissime storie, dall'Antichità al Medioevo ai giorni nostri (cfr. Perseo, san Giorgio ecc.); in particolare si ritrova in altre fiabe la vicenda causata da un impostore, il quale vuole ottenere la mano della principessa al posto dell'eroe, fornendo come prova la testa del mostro che ha tagliato dal cadavere dopo che il vero uccisore si era allontanato; all'ultimo momento l'eroe torna ed esibisce la lingua del mostro riuscendo così a far riconoscere la legittimità della sua richiesta.
Al folklore popolare e in particolare celtico si può attribuire la grande rilevanza della magia, molto presente nella vicenda: la regina d'Irlanda e sua figlia Isotta, per esempio, sono entrambe maghe e guaritrici.

Una delle raffigurazione più antiche, databile tra il XII e XIII secolo della storia d'amore di Tristano e Isotta è stata rinvenuta in una sacristia del Duomo di Como (2009) in un manufatto arazziale venuto alla luce in occasione dell'apertura dell'arca Volpi (una preziosissima urna con piastre d'argento in rilievo commissionata dall'omonimo vescovo). Si tratta di una piccola borsa a forma trapezoidale, forse un sacchetto in uso per la raccolta delle elemosine, con scene istoriate e mappe sferiche pendenti. "Un autentico tesoro, un esemplare unico del suo genere", commenta l'ufficio per i beni culturali della diocesi di Como e la curatrice del Museo del Tessuto della Fondazione Ratti. Sullo sfondo rosso, le raffigurazioni sono ben delineate.



Un mito dell'amore


Il mito si interroga sulle cause e sulle conseguenze dell'amore, inquadrato in una società di cui trasgredisce tutte le leggi razionali, morali e sociali. I poeti sono consci della natura provocatoria della vicenda, tanto che tentano spesso di ridimensionarla o di integrarla in modo accettabile nella società, anche abolendo qualsiasi problematica etica. Ma nelle prime versioni della leggenda, il mito si presenta in modo inevitabile come incarnazione di un ideale amoroso, quello della fol amor o dell'amore fatale fondato sul dolore; fin dalla situazione iniziale, esso si connota negativamente: mette in scena l'adulterio, l'incesto, il tradimento del legame feudale; qualsiasi vita gli amanti scelgano (all'interno della società, costretti a continue menzogne e travestimenti; all'esterno della società, durante la vita nella foresta; separati), essi falliscono e sono condannati all'infelicità; l'unica via d'uscita possibile per loro è la morte. In questo esso si contrappone alla tematica dell'amore cortese, incarnata dalla coppia Lancillotto-Ginevra; e questo ne segna anche l'atemporalità, la sopravvivenza nell'immaginario: se l'amore cortese è legato alla società medievale e può essere capito solo al suo interno, il mito di Tristano e Isotta si pone al di fuori, tanto da essere oggetto di continue riprese, dai romantici fino ai giorni nostri. Secondo Denis de Rougemont, infatti, esso rappresenta una concezione dell'amore tipica del mondo occidentale, contrapponendosi alla letteratura del resto del mondo nell'invenzione di un sentimento reciproco ed infelice — concezione, questa, che ha dato origine alle più celebri storie d'amore della nostra cultura, come Romeo e Giulietta, Piramo e Tisbe ecc.


In generale si assiste, nel susseguirsi dei testi e delle differenti versioni, a un appiattimento delle problematiche etiche e sociali poste dagli amanti: nel Tristano in prosa, per esempio, gli episodi amorosi si perdono nelle sterminata successione di avventure cavalleresche, e il re Marco viene ridotto a codardo traditore in opposizione all'eroe cortese Tristano. Il protagonista viene così integrato nella geste dei cavalieri della Tavola Rotonda, e anzi il suo stesso amore non è più segnato dal dolore, ma gode invece di lunghi periodi di felicità: questa tendenza è presente già nei primi testi come quello di Tommaso d'Inghilterra, nel quale la vita nella foresta, dura e insostenibile in Béroul, assume caratteristiche idilliache. Più tardi Tristano viene reso maggiormente accettabile anche dal punto di vista della moralità cristiana, integrandolo nelle avventure della cerca del Graal.La critica moderna si è interrogata sulle valenze simboliche di singoli episodi del mito, come quello del perdono concesso da re Marco quando egli trova gli amanti nella foresta, addormentati ma vestiti, e separati dalla spada di Tristano: gli oggetti che il re lascia per segnalare la sua venuta sono stati visti come simboli di perdono, o meglio come richiami al rituale di investitura feudale (la spada, il guanto, l'anello). Ma più in generale la rivalità tra i due uomini è vista come primo segnale del fallimento cui è destinato il rapporto vassallatico medievale.

Si è visto nel matrimonio con Isotta dalle Bianche Mani il profilarsi del motivo, molto presente nella letteratura dei secoli XII e XIII, dell'uomo tra due donne: tale motivo è lungamente sviluppato da Tommaso d'Inghilterra, che "classifica" anche i protagonisti delle due coppie in base al grado di felicità data dal possedere l'amore spirituale o l'amore fisico: Marco, per esempio, ha solo il corpo di Isotta, ed è quindi considerato più felice di Isotta dalle Bianche Mani che non ha né il cuore né il corpo del marito.

Anche il linguaggio è stato frutto di analisi, per esempio nei giuramenti ambigui che costellano la vicenda (come quello di Isotta che, dopo aver guadato un fiumiciattolo in groppa a Tristano travestito da pellegrino, si sottopone serenamente all'ordalia giurando di non aver mai avuto tra le gambe altro uomo che il marito e quel pellegrino del fiume); le continue menzogne degli amanti li pongono in una situazione di sovversivi, in una cultura che considera tutt'uno la parola e l'oggetto.









Francesi
Nel XII secolo nascono diversi romanzi che raccontano la storia di Tristano e Isotta; molti sono andati perduti: è il caso di un romanzo che avrebbe scritto Chrétien de Troyes, come si legge nel prologo del Cligès. Degli altri testi si conservano solo frammenti, dei quali i più antichi sono in antico francese:

Il più antico romanzo, detto della "versione comune", è opera di Béroul scritto probabilmente verso il 1170 o poco dopo, ci è pervenuto acefalo e mutilo della parte finale. Il romanzo di Béroul si caratterizza come romanzo dell'ambiguità: gli amanti ricorrono continuamente ad astuzie ed inganni per potersi incontrare, ma i loro nemici sono presentati come odiosi dal momento che ricorrono agli stessi mezzi per causare la loro perdita. Ad essere oggetto di condanna è soprattutto l'amore, la passione; il poeta prende infatti le difese dei due amanti, senza però chiarirne del tutto l'innocenza: emblematica la scena dell'ordalia, che in Tommaso è sancita dal giudizio divino (il ferro incandescente non brucia Isotta), ma che in Béroul rimane sospeso. È l'amore il vero colpevole, laddove gli amanti sono soggiogati ad esso e lo subiscono più che praticarlo: ad essi è fornito quasi un alibi, nel filtro magico che li ha resi prigionieri.
Tra il 1172 e il 1175, Tommaso d'Inghilterra scrive a sua volta un romanzo, anch'esso pervenutoci frammentario, detto della "versione cortese" per la profondità dell'analisi psicologica dei personaggi. C'è da notare tuttavia che la materia stessa del mito di Tristano e Isotta lo rende difficile da collocarsi nel filone della tradizione cortese. A questa dottrina si possono comunque ricondurre alcuni elementi tipici di questa versione, come il filtro che non dura più tre soli anni come in Béroul, ma è eterno, diventando simbolo stesso dell'amore; la soppressione di alcune scene spinte o che porrebbero gli amanti in una situazione umiliante, ridicolizzante; in generale l'amore non viene più visto come sovversivo, ma sembra quasi, anzi, appianare tutte le difficoltà (si è già parlato della vita idilliaca che gli innamorati conducono nella foresta). L'ultima frase del romanzo ricorda tuttavia come non ci si debba fidare dell'amore, che rimane comunque una passione mortale.
Due manoscritti del tardo XII-inizio XIII secolo raccontano un episodio in cui Tristano si traveste da pazzo per rivedere Isotta: la Folie Tristan di Berna viene in genere collegata alla versione di Béroul, mentre la Folie Tristan di Oxford viene collegata a quella di Tommaso. In generale c'è un forte legame tra amore e follia e tra amore e malattia nelle varie versioni: spesso Tristano si traveste da pazzo oppure da lebbroso (simbolo della lussuria); il pazzo suscita allo stesso tempo paura e orrore (è considerato un mostro) e fascino (lo si crede in contatto con forze soprannaturali). Entrambi i testi giocano sul contrasto tra apparenza e realtà, e sull'alternanza di comico e lamentoso; in entrambi Tristano con giochi di parole raggira il re Marco ma fatica a farsi riconoscere da Isotta.
Maria di Francia racconta a sua volta un episodio tratto dal romanzo, in una novella in versi intitolata Lai du Chèvrefeuille ("lai del caprifoglio"), e scritta tra 1160 e 1189. Esso è centrato su un simbolo, quello del caprifoglio che, legandosi al nocciolo, rappresenta l'amore indissolubile, felice e doloroso allo stesso tempo. Tristano è rappresentato come l'autore del lai, mettendone quindi in risalto la personalità artistica oltre che amorosa (cfr. Orfeo) e sottolineando l'importanza dell'arte, unico rimedio contro il tempo.
Altri episodi sono presenti nel Donnei des Amanz, romanzo anglo normanno del XIII secolo, come quello detto del Tristan rossignol ("usignolo") in cui Tristano imita appunto l'usignolo per avvertire Isotta della sua presenza.
Allo stesso modo, nella Continuation di Perceval di Gerbert de Montreuil, scritta all'incirca attorno al 1230, si trova l'episodio detto del Tristan ménestrel in cui Tristano si traveste da menestrello per raggiungere l'amata.







Al XIII secolo risale l'enorme romanzo di Tristano in prosa, intitolato L'Estoire de Monseigneur Tristan (Storia di monsignor Tristano) di un certo Luce de Gat e tradotto poi in numerose lingue: esso rielabora probabilmente una quantità di versioni diverse e riporta anche altre leggende. Un compilatore dal nome di Hélie de Boron riprende poi il testo riallacciandolo alla storia del Graal, cui aggiunge un albero genealogico di Tristano tra i cui antenati sarebbe Giuseppe di Arimatea.





Altri testi, come il Romanzo di Jaufré (anonimo, XIII secolo), fanno evolvere il personaggio di Tristano facendolo diventare un cavaliere della Tavola Rotonda alla corte di re Artù.



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IOXSONGXLEGGEND 07/06/2015 ore 21:15 Quota

(nessuno) Tristano e Isotta

La storia di Tristano e Isotta è una delle più famose e struggenti storie d’amore nate durante il Medioevo. La leggenda di questo amore travolgente è di origine celtica e rappresenta uno dei più bei romanzi della letteratura cortese.


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