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serena.10
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serena.10 06/08/2015 ore 21:37

(nessuno) Nel mondo dei gladiatori: l’anfiteatro di Avella




Esibizione provocator contro mirmillone
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serena.10 06/08/2015 ore 21:38

(nessuno) Nel mondo dei gladiatori: l’anfiteatro di Avella



Combattimento mirmillone contro trace, rappresentato sul dorso di una lanterna ad olio in terracotta (II sec.).
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serena.10 06/08/2015 ore 21:40

(nessuno) Nel mondo dei gladiatori: l’anfiteatro di Avella








Simulazione di uno scontro tra un trace e un mirmillone, anfiteatro di Carnuntum.
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Partecipante
serena.10 06/08/2015 ore 21:47

(nessuno) Nel mondo dei gladiatori: l’anfiteatro di Avella





Combattimento trace contro hoplomachus, British Museum a Londra







Secutor contro retiarius, Terme di Diocleziano a Roma




serena.10
Partecipante
serena.10 06/08/2015 ore 21:57

(nessuno) Nel mondo dei gladiatori: l’anfiteatro di Avella






Il Gladiatore, un combattente speciale, agguerrito, popolare e coraggioso che dava spettacolo nel Colosseo
Il Gladiatore, un combattente molto costoso. Soldato coraggioso, sportivo eccezionale, prigioniero
Nell’Anfiteatro Flavio, nel pomeriggio, si svolgevano i combattimenti di gladiatori. Il loro nome deriva dalla spada corta che usavano nei combattimenti: il “gladio”.
Il gladiatore imparava l’arte della gladiatura in “ludi”, delle scuole che erano caserme molto simili a prigioni che si trovavano in tutto l’impero; dormiva in piccole celle disposte intorno al cortile dove si allenava.
I ludi erano diretti da un proprietario (il lanista), istruttore dei gladiatori che aveva assoluto potere su di loro.





A Roma, i ludi Imperiali, (le uniche scuole autorizzate), alloggiavano fino a 2000 uomini: il “Ludus Matutinus” dove si esercitavano i cacciatori di belve feroci, il “Ludus Gallicus”, il “Ludus Dacicus” e il “Ludus Magnus”.
I gladiatori potevano essere dei prigionieri di guerra, dei criminali, dei galeotti, degli schiavi, dei condannati o uomini liberi senza futuro; potevano essere inesperti o dei veri professionisti, soprattutto i prigionieri di guerra che dopo aver vissuto diverse lotte armate, combattimenti, battaglie e sofferenze erano particolarmente temprati ed agguerriti e spesso venivano da terre lontane come la Tracia e la Germania. Questi personaggi erano i più ricercati e dato che non avevano altre possibilità di vivere decorosamente la loro esistenza, si proponevano volentieri e si impegnavano fortemente nella pericolosa carriera del gladiatore.
Anche le donne combattevano ma erano molto rare e per questo anche molto richieste.
La popolarità del gladiatore vincente era davvero notevole, il popolo lo esaltava e seguiva i combattimenti e gli spettacoli con passione e il suo nome diventava famoso.
(foto Gladio e Scudo Gladiatori)
I gladiatori si allenavano a differenti tecniche di assalto o di difesa con l’uso di armi diverse e a seconda del tipo di arma e di tecnica che usavano venivano chiamati: “Cetervari”, “Secutores”, “Reziari”, “Mirmillones” e “Traces”.
Nelle lotte si contrapponevano sempre coppie di gladiatori diversi; quelle più classiche erano tra i “Reziari” e i “Mirmilloni” e tra i “Traci” e i “Secutores”.
Il gladiatore che aveva vinto il suo avversario si rivolgeva al pubblico dell’Anfiteatro per domandare la sorte che la folla voleva riservare allo sconfitto e la folla, con un segno della mano decideva per la morte o per la vita: il pollice rivolto verso l’alto, “mitte” (salvo) significava che doveva vivere e il pollice rivolto verso il basso, “jugula” (morte) significava che doveva morire. Alla fine, però, era l’imperatore o chi organizzava lo spettacolo in questione che con il suo pollice determinava la sorte del gladiatore sconfitto.
Ogni gladiatore ucciso costava una cifra molto alta all’Imperatore o a colui che organizzava lo spettacolo e, chiaramente, non chiedevano facilmente la loro morte; probabilmente dipendeva anche dalla forte richiesta del popolo spettatore.
I combattimenti dei gladiatori prendevano ispirazione da episodi mitologici cercando di gareggiare sempre con spettacoli nuovi e nuove idee per non stancare il pubblico, mettendo in scena anche situazioni grottesche che divertissero ed eccitassero al tempo stesso la folla.
(foto Elmo Gladiatore)
I gladiatori, di fatto, erano prigionieri e non potevano fuggire, potevano riacquistare la loro libertà soltanto combattendo nell’arena e sperando che qualche potente notasse il loro coraggio e la loro forza e decidesse di liberarli. Questa speranza era nel cuore dei gladiatori e li aiutava a sopportare meglio la propria sorte.
Il gladiatore aveva, quindi, una vita difficile e molto rischiosa. Lottava per la vita, per la libertà e per la gloria e il popolo romano apprezzava e rimaneva affascinato dalla forza e dal coraggio del gladiatore vincente che diventava un grande eroe.
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scrib
Partecipante
scrib 07/08/2015 ore 03:56

(nessuno) Nel mondo dei gladiatori: l’anfiteatro di Avella

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