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serena.10
Partecipante
serena.10 05/08/2015 ore 17:36

(nessuno) Nel mondo dei gladiatori: l’anfiteatro di Avella




Nel mondo dei gladiatori: l’anfiteatro di Avella




In provincia di Avellino, è situata una piccola cittadina, poco conosciuta alla maggior parte dei lettori, ma molto importante: Avella (o Abellus, il suo nome originario). Si pensa che il nome Avella derivi da una varietà di nocciole famosissima in zona, le nocciole avellane. Tra i tanti illustri autori antichi che riferirono di questo centro abbiamo Virgilio, che la denominò Malifera Abella, cioè “terra feracissima di mele ed altri frutti”, mentre nell’Eneide lo stesso poeta racconta come il piccolo centro si fosse dimostrato coraggioso schierandosi dalla parte di Turno contro Enea. Gli altri che ne portarono testimonianza furono Silio Italico, Strabone, Tito Livio e Plinio, che ne decantarono i prodotti della terra, specialmente le nocciole.

La cittadina campana sorge in posizione strategica, allo sbocco di un valico del Partenio, lungo la riva sinistra del fiume Clanio. La presenza umana sul suo territorio è accertata fin dal paleolitico superiore mentre il primo insediamento abitativo risalirebbe alla fase appenninica. Avella fu originariamente un insediamento del popolo osco; in seguito subì la dominazione da parte della popolazione etrusca e poi da quella sannitica. A tal proposito, la documentazione archeologica esistente offre alcuni reperti, per lo più manufatti, di tipo greco od etrusco. Passata sotto la protezione dei Romani nel 399 a.C., fu civitas foederata, mantenendo il suo ordinamento interno basato sul potere del senato, espressione dell’oligarchia locale alleata dei Romani.

Essa fu centro della Campania Felix ed il suo abitato occupò il sito coincidente con la parte orientale dell’attuale centro storico, in una posizione strategica, come già detto precedentemente, per il controllo della direttrice di collegamento tra la pianura campana e la valle del Sabato. Di epoca romana, risalente alla metà del II secolo a. C., è uno dei reperti più significativi: il Cippus Abellanus, rinvenuto nel 1685 fra i ruderi del castello e conservato presso il Seminario Vescovile di Nola. Si tratta di un grosso blocco in pietra arenaria recante, inciso, il testo di un trattato tra Nola ed Avella sull’uso comune delle aree circostanti il tempio di Ercole, posto al confine tra le due città, redatto in lingua osca. Al periodo romano va riferita la prima vera e propria organizzazione di tipo urbano di Avella.

La città di quel tempo ebbe una forma piuttosto arrotondata, fu racchiusa da mura e dotata di ben sei porte. Al suo interno, l’area urbana fu divisa in quattro settori dall’incrocio di due strade ortogonali mentre i quartieri, così individuati, furono a loro volta suddivisi secondo la tipica scacchiera ippodamea, articolata in cardini, in direzione nord-sud, e decumani, in direzione est-ovest. L’antico tracciato, così delineato, rimase leggibile nel tempo in quanto esso continuò a costituire la schema viario intorno a cui si andò strutturando, con esclusione dell’età medievale, il resto del paese.








Dello straordinario sviluppo urbano ed edilizio riferito al periodo romano, resta ancora oggi l’anfiteatro. Infatti, a circa 300 m dall’odierno abitato, spicca in tutta la sua maestosità l’antica arena avellana. L’edificio fungeva da sede per i giochi gladiatori, per la caccia alle fiere, e alcune volte per le naumachie (spettacolo consistente in combattimenti navali nell’arena). Rapportabile per dimensioni all’anfiteatro di Pompei, fu edificato nel I sec. a.C. sui resti di abitazioni sannitiche.

L’anfiteatro presenta una tipica pianta a ellissi, e consiste in un’arena non lastricata e coperta di sabbia circondata da gradinate (gradationes) divise in settori. Di questo antico edificio si conservano strutture in opus reticolatum e la parte centrale ed inferiore della cava con sedili in tufo, mentre la parte superiore non è più conservata. In corrispondenza del lato sud-orientale, l’anfiteatro si appoggia in parte alle mura della città di II sec. a.C., di cui è ancora visibile la cortina interna in opus incertum.







Mosaico con lotta tra gladiatori




Riferite all’anfiteatro sono anche alcune lapidi e iscrizioni di epoca imperiale: in particolare, un’immagine schematica dell’edificio (m. 0,38×0,30) si conserva sul lato destro di una base onoraria dell’età imperiale dedicata ad un Lucio Egnatio Invento, ed è visibile a destra dell’ingresso dell’ex-palazzo ducale.






Anfiteatro campano

Me ne andavo solo tra le rovine dell'anfiteatro campano, dove rimanevo molte ore, pensando all'antica grandezza di Capua, ad Annibale, a tutta la storia di Livio



L'anfiteatro Campano o anfiteatro Capuano, è un anfiteatro di epoca romana della città di Santa Maria Capua Vetere, secondo per dimensioni solo al Colosseo, al quale probabilmente servì come modello essendo stato, verosimilmente, il primo anfiteatro del mondo romano. Fu sede della prima e rinomatissima scuola di gladiatori.

Ha un posto di grande importanza nella cultura classica e moderna, e nell'immaginario collettivo a livello mondiale, per essere stato il luogo da cui il gladiatore Spartaco guidò nel 73 a.C. la rivolta che per due anni tenne sotto scacco Roma negli anni immediatamente precedenti il primo triumvirato.




Inside the amphitheater of Santa Maria Capua Vetere



Attualmente si trova all'interno della superficie comunale di Santa Maria Capua Vetere, di fronte Piazza I Ottobre. Parte consistente delle sue pietre furono utilizzate dai capuani in epoca normanna per erigere il Castello delle Pietre della città di Capua ed alcuni dei suoi busti ornamentali, utilizzati in passato come chiavi di volta per le arcate del teatro, furono posti sulla facciata del Palazzo del comune di Capua.









L'epigrafe Colonia Iulia Felix





Durante gli scavi del settembre 1726, di fronte alla porta meridionale dell'anfiteatro venne rinvenuta una epigrafe mutila, integrata dall'archeologo Alessio Simmaco Mazzocchi, recante la seguente iscrizione:


COLONIA IULIA FELIX AUGUSTA CAPUA FECIT DIVUS HADRIANUS AUG RESTITUIT IMAGINES ET COLUMNAS ADDI CURAVIT IMP CAES T AELIUS HADRIANUS ANTONINUS AUG PIUS DEDICAVI



La Colonia Giulia Felice Augusta Capua fece, il divo Adriano Augusto restaurò e curò vi si aggiungessero le statue e le colonne, l'imperatore Cesare T. Elio Adriano Augusto Pio dedicò.






L'epigrafe, originariamente posta all'ingresso dell'anfiteatro, fu esposta sotto l'arco della Chiesa di Sant'Eligio a Capua, mentre oggi è conservata presso il Museo campano di Capua.





L'arena dell'anfiteatro a inizio Novecento, in una foto parallel 3-D
Grazie a questa fu possibile ricostruire parte della storia dell'anfiteatro: fu costruito da una colonia conquistata da Augusto dopo la battaglia di Azio, intorno al I secolo a.C.; fu restaurato da Adriano nel 119 d.C., il quale fece aggiungere statue e colonne; l'imperatore Antonino Pio lo inaugurò nel 155 d.C.




Riguardo alla data di costruzione dell'anfiteatro, non tutti gli storici ritengono attendibile il I secolo a.C. Secondo molti, l'attuale anfiteatro fu costruito tra il I e il II secolo d.C. sulle rovine di un anfiteatro precedente. Se è vera questa seconda ipotesi, allora il primo anfiteatro del mondo romano sarebbe quello di Pompei, costruito nel 70 a.C.





La decadenza dell'anfiteatro







Dopo la caduta dell'Impero romano d'Occidente, l'anfiteatro fu distrutto dai Vandali di Genserico e, durante la guerra di successione del Ducato di Benevento dell'841, dai Saraceni insieme alla città. Servì come fortezza per i principi longobardi di Capua (per approfondire, vedi principato di Capua). A partire dalla fine del IX secolo, fu ampiamente depredato dagli stessi capuani successivamente al trasferimento della Civitas Capuana dal sito d'epoca romana (Capua antica) a Casilinum, l'attuale Capua, in particolare per la creazione del Castello di età longobarda, fu utilizzato come cava di marmo e di materiali nella costruzione del Duomo, del campanile e di molti palazzi della Capua attuale e più tardi per la chiesa dell'Annunziata della stessa città. Lo smantellamento dell'anfiteatro per utilizzarlo nella costruzione della reggia di Caserta risulta invece essere un falso storico.





L'opera di depredazione fu veramente feroce: si spezzarono i grandi massi per asportare il bronzo e il piombo che li univa e si usarono le pietre più piccole per pavimentare la strada.

Solo nell'epoca borbonica la distruzione dell'anfiteatro ha fine grazie al re che lo dichiara monumento nazionale.








La struttura architettonica


La struttura come tutti gli anfiteatri era a pianta ellittica e per le dimensioni contendeva il primato all'Anfiteatro Flavio di Roma con il quale condivide diverse soluzioni architettoniche, tanto da far supporre che fu utilizzato direttamente come modello per la costruzione di quest'ultimo.



All'esterno l'asse maggiore misurava 170 metri mentre l'asse minore era di 139 metri. La struttura esterna disponeva di 4 piani dell'altezza complessiva di 46 metri tutti di ordine tuscanico. I tre piani inferiori constatavano di 80 arcate ciascuna di travertino e le chiavi d'arco erano ornate con busti di divinità, sette di questi sono visibili nella facciata del Palazzo Municipale di Capua, altri sono esposti nel museo della città.





Alcuni resti sono visibili nel Museo Campano della città di Capua e nel Museo archeologico dell'antica Capua di Santa Maria Capua Vetere. Altri sono invece al museo archeologico nazionale di Napoli, come la Venere di Capua rinvenuta proprio nell'area in cui insiste l'anfiteatro.

In epoca romana sorgeva nelle sue vicinanze la Scuola dei Gladiatori della città di Capua, celebre per la ribellione di Spartaco.








ti67
Partecipante
ti67 05/08/2015 ore 18:38

(nessuno) Nel mondo dei gladiatori: l’anfiteatro di Avella

@serena.10 :

un altro pezzetto d'Italia che non conoscevo. Grazie :ok
serena.10
Partecipante
serena.10 05/08/2015 ore 18:48

(nessuno) Nel mondo dei gladiatori: l’anfiteatro di Avella

;-)
@ti67 scrive:
un altro pezzetto d'Italia che non conoscevo. Grazie

Prego !!




IOXSONGXLEGGEND
Proprietario
IOXSONGXLEGGEND 05/08/2015 ore 20:04 Quota

(nessuno) Nel mondo dei gladiatori: l’anfiteatro di Avella

L’anfiteatro di Avella può essere considerato come uno dei più antichi della Campania. Esso, infatti, fu costruito tra il primo secolo d.C. ed il secondo secolo d.C. nell’odierna località S. Pietro, al posto delle abitazioni distrutte durante la guerra tra Mario e Silla. Annoverato tra gli anfiteatri costruiti su terrapieno e dimensionalmente molto simile a quello di Pompei, l’anfiteatro di Avella fu eretto in "opus reticolarum" di tufo in parte appoggiato all’angolo SE delle mura perimetrali della antica città, in parte ad un pendio naturale ed in parte (lato Sud) a grosse costruzioni a volta.
Esso sorgeva all’estremità orientale del "Decumano maior" (l’attuale Corso Vittorio Emanuele) all’altro capo del quale era il foro (nelle vicinanze dell’attuale Piazza). A differenza di anfiteatri più recenti come, per esempio, il Colosseo o l’anfiteatro Flavio di Pozzuoli, nel monumento avellano sono totalmente assenti sotterranei e cunicoli.
serena.10
Partecipante
serena.10 05/08/2015 ore 20:10

(nessuno) Nel mondo dei gladiatori: l’anfiteatro di Avella

@IOXSONGXLEGGEND scrive:







L’anfiteatro di Avella può essere considerato come uno dei più antichi della Campania. Esso, infatti, fu costruito tra il primo secolo d.C. ed il secondo secolo d.C. nell’odierna località S. Pietro, al posto delle abitazioni distrutte durante la guerra tra Mario e Silla




Annoverato tra gli anfiteatri costruiti su terrapieno e dimensionalmente molto simile a quello di Pompei, l’anfiteatro di Avella fu eretto in "opus reticolarum" di tufo in parte appoggiato all’angolo SE delle mura perimetrali della antica città, in parte ad un pendio naturale ed in parte (lato Sud) a grosse costruzioni a volta.
Esso sorgeva all’estremità orientale del "Decumano maior" (l’attuale Corso Vittorio Emanuele) all’altro capo del quale era il foro (nelle vicinanze dell’attuale Piazza). A differenza di anfiteatri più recenti come, per esempio, il Colosseo o l’anfiteatro Flavio di Pozzuoli, nel monumento avellano sono totalmente assenti sotterranei e cunicoli.


serena.10
Partecipante
serena.10 05/08/2015 ore 20:13

(nessuno) Nel mondo dei gladiatori: l’anfiteatro di Avella






@ti67 scrive:
ti67
Moderatore05/08/2015 ore 18:38
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Nel mondo dei gladiatori: l’anfiteatro di Avella
@serena.10 :

un altro pezzetto d'Italia che non conoscevo. Grazie
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