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serena.10
Partecipante
serena.10 06/04/2015 ore 11:39

(nessuno) Il Miglio d’oro e le “ville di delizia”



Il “ Miglio d’oro“ è quel tratto di strada che parte da San Giovanni a Teduccio ed arriva fino ai confini di Torre Annunziata.

L’antica Strada Regia delle Calabrie, che vede affacciarsi protagoniste alcune delle meravigliose ville settecentesche, costruite nei comuni di Portici, Resina, S. Giorgio a Cremano e Torre del Greco.

122 ville realizzate in barocco napoletano dai migliori architetti dell’epoca, a seguito della richiesta da parte della regina Maria Amalia di Sassonia, mossa al re Carlo III di Borbone, di realizzare la loro nuova residenza estiva nel casale di Portici, in prossimità del porticciolo del Granatello.

La leggenda sembra narri di una giovane Maria Amalia che, presso la villa paterna a Dresda, ebbe modo di ammirare due splendide statue indicate come “Ercolanesi”, acquistate dal padre e provenienti da Ercolano, città sotterrata dalla lava del 79 d.C. Da lì la maturazione di un’innata passione per l’archeologia e successivamente, il matrimonio con Carlo III di Borbone e la proposta di far costruire per lei un “palazzo di delizia”, ove trascorrere i periodi estivi. La scelta di Portici, poi, non fu un caso.

La sua fama appartiene ad epoca lontana: vi soggiornarono Petrarca e Boccaccio, re, ambasciatori, dignitari, artisti, provenienti da ogni dove. Il paesaggio era straordinario, l’aria salubre, le campagne molto fertili; solo il vulcano poteva incutere timore, ma non a Carlo di Borbone, che acquistò terre e palazzi nella zona, con l’idea iniziale di creare una vasta tenuta, che diradasse dal Vesuvio al mare, per dedicarsi alla tanto amata caccia alle quaglie.

Nel 1738 prendono il via i lavori di ristrutturazione degli edifici già esistenti, ma pian piano si fa avanti l’idea di edificare una vera e propria reggia. Una “vita nuova” per Portici ha inizio in quel momento. Un periodo d’intensa attività artistico-architettonica lungo tutto il tratto di costa vesuviano. Compaiono man mano, attorno alla residenza reale, lussuose ville cortigiane rococò. Edifici spesso disposti in successione, al fine di creare una sorta di quinta urbana, secondo un asse ideale che collega il Vesuvio al mare. Il re sancisce il privilegio dell’esenzione fiscale, vantaggio che alletta la nobiltà e il clero partenopei a stabilirsi nella campagna vesuviana o lungo la zona costiera ai piedi del Vesuvio.

Viene alla luce un complesso architettonico unico al mondo per quantità e bellezza, che attira facoltosi committenti all’economia del Regno di Napoli, facendo meritare il nome di Miglio d’Oro al tratto di strada che costeggia le nobili costruzioni.

Ville di delizia, residenze suburbane lontane dalle città, costruite per il solo piacere della nobiltà nei periodi di villeggiatura. Costruzioni sontuose, decorazioni architettoniche di pregio, ma sopratutto un unico elemento imprescindibile: il giardino.



I giardini delle ville del Miglio d’oro o meglio i parchi, vengono commissionati con l’intento di creare un luogo di delizie e di otium per i nobili partenopei, che potevano così, dedicarsi allo svago e diletto nel pieno godimento della natura, della conversazione cortese, dell’arte, della musica, della poesia, all’insegna della raffinatezza e del buon gusto.

Una scenografia a cielo aperto, una quinta teatrale naturale, dove architettura, giardino, Vesuvio e mare si fondono.

Le ville di delizia diventano dirette espressioni della raffinata cultura della corte partenopea dell’epoca, non ostica agli ideali illuministici, sostenuti dallo stesso re. Disegnare viali diventa una vera e propria moda. Lunghi, sinuosi, geometrici, costeggiati da piante ornamentali di ogni specie, fontane imponenti ed austere, vasche e giochi d’acqua, tutto a voler manifestare il potere del nobile proprietario.

La Corte Borbonica aveva da tempo promosso lo Studio della Botanica, che trova un’ulteriore, interessante espressione, proprio nella progettazione dei bei giardini ornamentali.

Aiuole, piccoli boschetti anche detti poggetti, i padiglioni, i gazebo e gli esclusivi “caffeaus”, una sorta di piccoli capanni costruiti per viverci in quietudine una o due ore al giorno, con mobilio di canapè, finestrino e cupolino, pensati e realizzati in prospettiva di panorami adagiati sotto il sole della Baia e la brezza del Golfo.

Una curiosità: tra le specie più diffuse negli anni della rinascita del Miglio d’Oro, comparve la camelia del Giappone, fiore di un arbusto sempreverde della famiglia delle theaceae. Venne importata su suolo vesuviano con l’inganno che producesse tè, solo più tardi si distinse come pianta ornamentale di gusto, eleganza e raffinatezza.




“Pochi luoghi al mondo possono vantare una così favorevole temperie come quello che l’aristocrazia partenopea del Settecento scelse, per il suo soggiorno estivo, tra le pendici del Vesuvio e il mare” – scrive Roberto Pane nel suo lavoro dedicato alle ville vesuviane. “Il tracciato dei viali, in asse con le ville, sembra essere stato spontaneamente suggerito dal lieve digradare del suolo verso le spiagge; e similmente anche la disposizione degli alberi, affinché, al di sopra delle verdi discese, si potesse scorgere, da un lato il Vesuvio, dall’altro una ininterrotta striscia azzurra all’orizzonte. La felicità di questo ambiente era tale da indurre a dimenticare le minacce del vulcano, mentre più attiva si faceva la devozione per il patrono San Gennaro, popolando le logge, i portali e le facciate con busti benedicenti…”
Bey.once
Partecipante
Bey.once 06/04/2015 ore 15:41 Quota

(nessuno) Il Miglio d’oro e le “ville di delizia”

I proprietari delle ville lungo il Miglio d'oro, per lo più eredi degli aristocratici borbonici che le avevano costruite, non furono in grado di garantirne la conservazione, già pregiudicata dai saccheggi ed i bombardamenti della Seconda guerra mondiale e dalla successiva speculazione edilizia. Il Parlamento Italiano, con la legge n. 578 del 29 luglio 1971 istituì l'Ente per le Ville Vesuviane "allo scopo di provvedere alla conservazione, al restauro e alla valorizzazione del patrimonio artistico costituito dalle Ville Vesuviane". 122 sono le Ville censite e tutelate dall'Ente. Nonostante tutto il 17 marzo 2011 crolla una villa nel comune di Portici, il Palazzo Lauro Lancellotti (Portici) da tempo lasciata in uno stato di abbandono.
Vale.ntinaNapoli
Partecipante
Vale.ntinaNapoli 06/04/2015 ore 20:56 Quota

(nessuno) Il Miglio d’oro e le “ville di delizia”

Forse non è arrischiato affermare che il
miracolo architettonico e paesistico conosciuto
come il «Miglio d'Oro», il tratto di
strada fiancheggiato da stupende ville
settecentesche che da San Giovanni a
Teduccio giunge quasi ai confini di Torre
Annunziata, è nato per volontà di una donna.
Frinz.22x
Partecipante
Frinz.22x 06/04/2015 ore 21:23

(nessuno) Il Miglio d’oro e le “ville di delizia”

@serena.10 scrive:
Il Miglio d’oro e le “ville di delizia”
Il “ Miglio d’oro“ è quel tratto di strada che parte da San Giovanni a Teduccio ed arriva fino ai confini di Torre Annunziata.

L’antica Strada Regia delle Calabrie, che vede affacciarsi protagoniste alcune delle meravigliose ville settecentesche, costruite nei comuni di Portici, Resina, S. Giorgio a Cremano e Torre del Greco.

122 ville realizzate in barocco napoletano dai migliori architetti dell’epoca, a seguito della richiesta da parte della regina Maria Amalia di Sassonia, mossa al re Carlo III di Borbone, di realizzare la loro nuova residenza estiva nel casale di Portici, in prossimità del porticciolo del Granatello.






IOXSONGXLEGGEND
Proprietario
IOXSONGXLEGGEND 07/04/2015 ore 10:11 Quota

(nessuno) Il Miglio d’oro e le “ville di delizia”

@serena.10 scrive:
“Pochi luoghi al mondo possono vantare una così favorevole temperie come quello che l’aristocrazia partenopea del Settecento scelse, per il suo soggiorno estivo, tra le pendici del Vesuvio e il mare”

:cuore :-)
serena.10
Partecipante
serena.10 07/04/2015 ore 10:59

(nessuno) Il Miglio d’oro e le “ville di delizia”

IOXSONGXLEGGEND
Proprietario
IOXSONGXLEGGEND 07/04/2015 ore 15:36 Quota

(nessuno) Il Miglio d’oro e le “ville di delizia”

Fiancheggiato da giardini fioriti, aperto, incantevole, il Miglio d’oro non mancò di destare la piu favorevole impressione in tutti coloro che ebbero il piacere di percorrerlo.
Qui, nel silenzio della campagna vesuviana, in mezzo alle altre gemme dell’età tardo-barocca, sorse villa Durante, attribuita a Ferdinando Sanfelice. La costruzione aveva di fronte «un bellissimo giardino bizzarramente costruito in forma sferica, con ispalliere di agrumi, e in mezzo ad essi de’ mezzi busti di marmo, ricco di piante nobili ». L’area verde, che si trovava oltre la strada, al di là di un imponente portale in piperno, fu acquistata nel 1878 dal duca di Valminuta. Da ricordare, infine, che al pianterreno della villa (oggi proprietà Arcucci), dimorò, ai primi del secolo scorso, l’abate Maccarone, certosino, grande meccanico ed inventore di strani congegni.
IOXSONGXLEGGEND
Proprietario
IOXSONGXLEGGEND 07/04/2015 ore 20:18 Quota

(nessuno) Il Miglio d’oro e le “ville di delizia”

@sarah1966 scrive:
scusa LEGGEND perchè mi hai citata in questo forum? ci conosciamo?

ciao,nn ci conosciamo,ti ho citata per farti lasciare un tuo commento ,se ti fa piacere :-)
t.roppofigo
Partecipante
t.roppofigo 07/04/2015 ore 20:54

(nessuno) Il Miglio d’oro e le “ville di delizia”

D0lcemente
Partecipante
D0lcemente 08/04/2015 ore 08:44

(nessuno) Il Miglio d’oro e le “ville di delizia”

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