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architettodeisogni
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architettodeisogni 04/09/2013 ore 19:17

(nessuno) La storia dell'orologeria è passata da Napoli

gli orologi storici della città partenopea sembrano scomparire uno ad uno nei cantieri per la costruzione della metropolitana. Le antiche e storiche macchine del tempo erano state rimosse con la promessa di una loro successiva installazione nelle aree dove erano posizionate in passato.




Il caso più eclatante è quello di piazza VII Settembre, a pochi metri da piazza Dante. In zona erano in tanti ad attendere il ritorno della storica macchina del tempo, ma in piazzetta non è giunto nulla, e ora ci si ritrova con alcuni vasi e relative piante poste sulla moderna
architettodeisogni
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architettodeisogni 04/09/2013 ore 19:22

(nessuno) La storia dell'orologeria è passata da Napoli

architettodeisogni
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architettodeisogni 04/09/2013 ore 19:23

(nessuno) La storia dell'orologeria è passata da Napoli

ILTU.OINCUBOPEGGIORE
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ILTU.OINCUBOPEGGIORE 04/09/2013 ore 19:46 Quota
Lazzariello
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Lazzariello 05/09/2013 ore 10:44 Quota

(nessuno) La storia dell'orologeria è passata da Napoli

1812: Breguet realizza per una Regina il primo orologio da polso della storia
Nel 1810, Carolina Murat, sorella di Napoleone e Regina di Napoli, commissionò ad Abraham-Louis Breguet un esemplare rivoluzionario, passato alla storia come il primo orologio da polso. Realizzato negli atelier del maître horloger che all’epoca era già noto come «il più grande orologiaio di sempre», il segnatempo commissionato dalla sovrana vanta una storia particolare, come confermano gli antichi registri della Maison.

L’8 giugno 1810, la regina di Napoli commissionò a Breguet due pezzi inusuali: un orologio grande complicazione da carrozza, del costo di 100 luigi, e «un orologio per bracciale a ripetizione, la cui realizzazione le viene proposta al costo di 5000 franchi». La commissione della sovrana portava l’inedito appellativo di «ripetizione di forma oblunga per bracciale», che sarebbe diventata il celebre orologio Breguet N. 2639, provvisto di uno scappamento ad àncora detto «scappamento libero» e di un termometro. La realizzazione di questo straordinario modello richiese 34 diverse fasi operative e il lavoro di ben 17 persone. L’orologio, completato all’inizio del mese di dicembre 1811, venne fatturato per 4800 franchi; tuttavia, probabilmente dietro richiesta della regina, fu necessario cambiare il sistema della minuteria e sostituire il quadrante guilloché in oro con un quadrante guilloché in argento provvisto di cifre arabe. Il 21 dicembre 1812, l’orologio era finalmente pronto.

L’8 marzo 1849, la contessa Rasponi decise di portare il suo orologio presso gli atelier Breguet per farlo riparare. Si trattava di «un orologio con ripetizione ultrapiatto N. 2639, quadrante in argento, cifre arabe, provvisto di termometro e di regolazione anticipo / ritardo; il suddetto orologio è montato su un bracciale di capelli intrecciati con fili d’oro, dotato di chiave semplice in oro, di un altro bracciale anch’esso in oro e di custodia in pelle di colore rosso». La proprietaria è Luisa Murat, quartultima figlia di Gioacchino e Carolina Murat, andata in sposa al conte Giulio Rasponi nel 1825.

Il 27 marzo 1849, l’orologio fu restituito alla proprietaria; la riparazione, costata 80 franchi, fu descritta nei seguenti termini: «I perni sono stati lucidati, il termometro è stato ripristinato insieme alle funzioni della ripetizione; il quadrante è stato rimesso a nuovo, ogni singolo componente dell’orologio è stato ispezionato, pulito e regolato».

Successivamente, nel mese di agosto 1855, la contessa Rasponi riportò l’orologio presso i laboratori Breguet per richiedere due nuove chiavi, una chiave maschio per caricare l’orologio e una chiave femmina per regolare l’ora. Questo riferimento, che specifica anche che l’orologio presentava cassa guilloché in oro e un «grande anello d’oro spezzato», rappresenta l’ultimo tassello, in ordine temporale, della storia dell’orologio N. 2639.

Finora introvabile, l’orologio rimane sconosciuto ai collezionisti e ai professionisti del settore; peraltro, le ricerche effettuate negli archivi del marchio al fine di ritrovare qualche schizzo del modello si sono rivelate infruttuose. Eppure, i documenti a disposizione dimostrano chiaramente che Breguet, per soddisfare una richiesta della Regina di Napoli, progettò e realizzò il primo orologio da polso al mondo, un esemplare eccezionale, che per le sue caratteristiche tecniche ed estetiche - ripetizione, complicazioni, forma ovale, montato su un bracciale di capelli intrecciati con fili d’oro - coniuga un’architettura straordinaria e un’incredibile raffinatezza.
serena.10
Partecipante
serena.10 05/09/2013 ore 20:08

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