Forum - Istruttivi educativi

serena.10
Partecipante
serena.10 13/02/2016 ore 09:32

(nessuno) Da dove deriva l'espressione "fare il bucato"?

La spiegazione dell'espressione "fare il bucato" risale ai tempi andati, quando la lavatrice non era stata ancora inventata e tutti i panni si lavavano a mano.

Il procedimento prevedeva l’uso di un mastello di legno che sul fondo aveva un buco chiuso con un tappo.

Qui dentro si mettevano i panni dopo che erano stati fatti bollire in acqua e cenere e lì si lasciavano per un’ora. Poi si toglieva il tappo dal buco e l’acqua scorreva lasciando i panni pronti per il risciacquo alla fontana.

gufo59
Partecipante
gufo59 13/02/2016 ore 12:58

(nessuno) Da dove deriva l'espressione "fare il bucato"?

@serena.10 : io andavo nella sorgente li lavavo sulla pietra
gufo59
Partecipante
gufo59 13/02/2016 ore 12:59

(nessuno) Da dove deriva l'espressione "fare il bucato"?

@serena.10 : mi sono scordata di dirti che avevo 7 anni
IOXSONGXLEGGEND
Proprietario
IOXSONGXLEGGEND 13/02/2016 ore 13:34 Quota
IOXSONGXLEGGEND
Proprietario
IOXSONGXLEGGEND 13/02/2016 ore 13:50 Quota

(nessuno) Da dove deriva l'espressione "fare il bucato"?

Una volta, ogni settimana o mese si svolgeva il bucato più piccolo mentre in primavera quello voluminoso (come lenzuola o asciugamani), perché era il periodo migliore per l'abbonzanza di acqua data dal disgelo.
Il giorno del bucato, si prendevano delle grandi vasche di legno che venivano posate su dei treppiedi con sotto un secchio. A questo punto la biancheria veniva inserita dentro queste vasche e pigiata. Veniva poi coperta con un drappo di tela su cui si spargeva la cenere e su cui veniva versata acqua bollente.
L'acqua sporca, dopo un po', cadeva da un foro posto sul fondo delle vasche e finiva nel secchio. Questa operazione veniva ripetuta finché l'acqua caduta non fosse stata limpida.
La biancheria più delicata, come polsini o pizzi, era messa a bollire a parte con il sapone di Marsiglia, mentre le magliette, le mutande e le calze venivano prima immerse nell'acqua con farina e succo di limone così da essere sgrassate.
La biancheria bagnata veniva, infine, trasportata al fiume o al lavatoio pubblico per essere risciacquata e messa a stendere.
serena.10
Partecipante
serena.10 13/02/2016 ore 21:07

(nessuno) Da dove deriva l'espressione "fare il bucato"?




che faticaccia povere donne certo che si facevano........

@gufo59 scrive:
mi sono scordata di dirti che avevo 7 anni

:cuore :cuore



:-(
serena.10
Partecipante
serena.10 13/02/2016 ore 21:08

(nessuno) Da dove deriva l'espressione "fare il bucato"?

@IOXSONGXLEGGEND scrive:
Da dove deriva l'espressione "fare il bucato"?
Una volta, ogni settimana o mese si svolgeva il bucato più piccolo mentre in primavera quello voluminoso (come lenzuola o asciugamani), perché era il periodo migliore per l'abbonzanza di acqua data dal disgelo.
Il giorno del bucato, si prendevano delle grandi vasche di legno che venivano posate su dei treppiedi con sotto un secchio. A questo punto la biancheria veniva inserita dentro queste vasche e pigiata. Veniva poi coperta con un drappo di tela su cui si spargeva la cenere e su cui veniva versata acqua bollente.

serena.10
Partecipante
serena.10 13/02/2016 ore 21:12

(nessuno) Da dove deriva l'espressione "fare il bucato"?

Le mamme e le nonne qui in Gallura, qualche volta ricordano, vagamente, le ricette. Ne ho sperimentato qualcuna che vi propongo, da diffondere come un benefico virus. Tenete presente intanto che l’aceto è un ammorbidente naturale: 100 ml. di aceto sostituiscono l’ammorbidente commerciale ed inoltre essendo un anticalcare mantiene puliti gli scarichi. Gli sbiancanti decolorano le macchie ma sono fortemente inquinanti e fonti di allergie. Alcuni di questi (sbiancanti ottici o azzurranti) danno solo l’effetto ottico, non puliscono, provocano il cancro e non sono biodegradabili. Il percarbonato libera invece ossigeno e anidride carbonica senza avere effetti sull’uomo e sull’ambiente. I detersivi, poi, contengono schiumogeni per lavare e antischiuma (!!!), per frenare la schiuma. Le regole generali sono: eliminare i prodotti superflui, usare panni in microfibra, asciutti per spolverare, bagnati per pulire e sgrassare. Non richiedono detersivo e durano molto a lungo, anche lavandoli più volte. Usare acqua calda, che potenzia qualunque lavaggio o detersivo. Per i piatti, a mano e in lavastoviglie ecco una ricetta da provare: 3 limoni, 400 ml. di acqua, 200 gr. di sale, 100 ml. di aceto bianco. Tagliare i limoni in 4 – 5 pezzi togliendo solo i semi e mantenendo la buccia, frullarli con un mixer insieme ad un po’ di acqua e al sale. Mettere la poltiglia in una pentola, aggiungere la restante acqua e l’aceto e far bollire per circa 10 minuti mescolando perché non attacchi.
Quando si è addensato e un po’ raffreddato mettere in un vasetto di vetro o in una bottiglia di plastica. Uso: due cucchiai da minestra per la lavastoviglie; a piacere per i piatti a mano. Questo è un detersivo a base acida, per cui non va bene miscelarlo con detersivi basici o alcalini come il detersivo piatti classico. Non succede nulla, semplicemente essendo opposti si annullano a vicenda e non lavano. Altra ricetta da provare, questa imparata in un agriturismo bio: spruzzino al bicarbonato: un ottimo pulitutto, veramente miracoloso. Si ottiene sciogliendo non più di 48 gr. di bicarbonato di sodio in 500 ml. di acqua, in uno spruzzino da mezzo litro e agitando bene prima dell’uso. E’ igienizzante, sgrassante e assorbe gli odori. Ottimo per pulire la cucina a gas, per il lavandino e i sanitari: tenete conto che non è assolutamente tossico, per cui si possono tranquillamente lavare le verdure dopo averlo usato, senza nessun problema. Non causa allergie, dermatiti né problemi respiratori.
Ottimo per pulire il frigorifero (elimina anche i cattivi odori), favoloso per l’argento! Eccovi la versione solida: Pasta bicarbonato: 3 parti di bicarbonato di sodio più 1 di acqua, mescolare bene e conservare in un vasetto. Stesso uso dello spruzzino ma in versione solida (lavello, frigo, frutta e verdura a buccia rigida, macchie ostinate…). Ed ora, una ricetta veramente da streghe con tanto di calderone: la Lisciva. Il potere detergente di questo composto dà panni puliti e di un bianco vero che, se stesi al sole, risultano ancora più candidi. La lisciva è basica (a base potassio) per cui non è abbinabile con prodotti acidi, perché si annullano gli effetti di entrambi, quindi l’aceto va aggiunto solo a fine lavaggio. Come prepararla: setacciare della buona cenere di legna, disporla in una grossa pentola e aggiungere acqua in rapporto di 1 (cenere) a 5 (acqua). Prima la cenere e poi l’acqua. Portare ad ebollizione a fuoco lento, mescolando di frequente e far bollire circa 1 ora e mezza. A fine cottura “assaggiate” una goccia: se pizzica appena la lisciva è pronta. Non eccedere nella bollitura in quanto diverrebbe troppo forte ed aggressiva per la pelle e l’ambiente. Lasciate raffreddare e decantare, la parte solida si depositerà sul fondo e il liquido risulterà limpido e chiaro.
Filtrate la lisciva con qualche straccio di cotone pulito e versatela in bottiglie di vetro o plastica. Si conserva anche per anni. La pasta che resta sul fondo potete metterla in un vasetto e usarla per lavare i piatti, i lavelli etc. La lisciva è utilizzabile sia per il bucato a mano sia per quello in lavatrice, e… che soddisfazione!
Le macchie ostinate possono essere pre-trattate con sapone di marsiglia la sera prima, (il sapone di marsiglia è alcalino – basico come la lisciva, per cui possono essere usati insieme) e poi messe in lavatrice col resto del bucato… e se rimane ancora qualche macchia, sarà la vostra “medaglia conquistata sul campo per la salvaguardia del vostro mondo ”!







serena.10
Partecipante
serena.10 13/02/2016 ore 21:15

(nessuno) Da dove deriva l'espressione "fare il bucato"?

U cufanature. I bucati d’una volta


Cicerenella teneva ’nu culo / Ca pareva ’nu cufanaturo

Cicerenella: canzone popolare del ’700, con numerose varianti


Per mia nonna il giorno di bucato era una giornata importante: non guardava in faccia nessuno, dava ordini come un comandante di nave; mia mamma e mia zia erano i marinai, eseguivano senza discutere. Abitavamo dove ora vivono i miei cugini, era una grande casa e lì si abitava assieme agli zii e ai cugini; io vivevo con la mia adorata nonna, mentre mia mamma e mio padre vivevano nella casa di Chiaia di Luna.

Sveglia prestissimo e tutti giù dai letti, le lenzuola e le federe erano da lavare, di roba da lavare ce n’era e pure tanta. Le donne si mettevano di lena a riscaldare l’acqua con un fuoco di pennecilli (i sarmenti delle viti – Ndr) nel pentolone di rame, preparavano le bagnarole con l’asse di legno, scanalato apposta per lavare – ti ci consumavi le dita -, si mettevano fuori, vicino alla cisterna d’acqua, dove il secchio saliva e scendeva alla velocità della luce e noi bambini rompevamo le scatole; qualche volta volava pure lo schiaffo, zitti e con la coda fra le gambe andavamo a giocare sotto l’albero di gelso con l’altalena, costruita dal nonno per farci star buoni.

S’iniziava: mia madre era addetta a lavare lenzuola, la nonna la biancheria più delicata, e mia zia a tirare acqua dalla piscina; si aiutavano quando dovevano strizzare, una girava a destra e l’altra a sinistra, si ammucchiava quando tutto era lavato, si prendeva ’u cufanature , si metteva sopra uno sgabello, si tappava con cura e si cominciava a sistemare le lenzuola.





















La nonna dava ordini, essendo la più vecchia: i panni bianchi, lavati, venivano accatastati uno sopra l’altro con simmetrica precisione, perché se si sbagliava non entravano i chierchie ’i legn’, che servivano a mantenere il panno di tela grezzo a mo’ di copertura, con il bordo per mettere la lisciva fatta di sapone di Marsiglia e cenere setacciata. Il rito si compiva quando il composto bollente veniva versato sopra il panno e scendeva solo il liquido, mentre i residui di cenere venivano trattenuti dal panno di tela grezzo. Si lasciava lì tutto il giorno e la notte; l’indomani era un altro giorno di fatica: si tirava via il panno con la cenere, si tirava il tappo e si recuperava l’acqua di lisciva, le lenzuola venivano risciacquate in acqua fresca due volte, strizzate bene e sistemate dint’ i cunchetelle, dopodichè si andava a stendere.

Precedentemente il nonno aveva tirato una fune lunghissima lunga quanto ’a catena ’i terra, cu’ i furcine per tenere tutto su.





[img=La nonna dava ordini, essendo la più vecchia: i panni bianchi, lavati, venivano accatastati uno sopra l’altro con simmetrica precisione, perché se si sbagliava non entravano i chierchie ’i legn’, che servivano a mantenere il panno di tela grezzo a mo’ di copertura, con il bordo per mettere la lisciva fatta di sapone di Marsiglia e cenere setacciata. Il rito si compiva quando il composto bollente veniva versato sopra il panno e scendeva solo il liquido, mentre i residui di cenere venivano trattenuti dal panno di tela grezzo. Si lasciava lì tutto il giorno e la notte; l’indomani era un altro giorno di fatica: si tirava via il panno con la cenere, si tirava il tappo e si recuperava l’acqua di lisciva, le lenzuola venivano risciacquate in acqua fresca due volte, strizzate bene e sistemate dint’ i cunchetelle, dopodichè si andava a stendere. Precedentemente il nonno aveva tirato una fune lunghissima lunga quanto ’a catena ’i terra, cu’ i furcine per tenere tutto su.







Era spettacolare: queste lenzuola che andavano al vento, di un bianco persino fastidioso per il riverbero che creavano…
La nonna ci diceva di stare lontani dal bucato… e noi subito obbedivamo, giocando a nascondino tra un lenzuolo e l’altro. Qualche volta arrivava la cutuliata, era tipo bastoncino fine lungo e flessibile (da cùtulo, il nome dialettale del pioppo – NdR), faceva un male bestiale, solo così noi bambini riuscivamo a capire quanta fatica le donne avevano fatto per lavare tutta quella roba; e, se una cutuliata non bastava, quando si rientrava ci davano anche il resto…

Il sole aiutava molto e in un attimo era tutto asciutto – altro che le asciugatrici moderne -, per tenerci buoni la nonna ci diceva di prendere ’u canist cu’ i cannole, così avremmo aiutato le “lavandaie” a recuperare tutte le mollette da terra.
Recuperato tutto il bucato, veniva il momento della stiratura.

Avevamo due ferri a carbone che d’inverno venivano usati come scaldaletto; le donne preparavano la carbonella fatta dal nonno con i rami delle viti e delle potature varie, riempivano i ferri e con mano veloce facevano la stiratura, in due piegavano e la terza continuava a stirare senza perdere il ritmo, un paio d’ore e tutto era in ordine. Ho ancora nelle narici il profumo dei panni stirati di allora, sistemati nei comò, contro le tarme mettevano le foglie di alloro e spicandossa (Lavanda spica, Fam. Lamiaceae – NdR).

Quando mettevano le lenzuola pulite nel letto, ti accorgevi dal profumo che emanavano qualcosa di speciale.

Ricordo che con l’acqua di lisciva le donne si lavavano i capelli, li rendeva forti e lucidi, infatti avevano delle capigliature meravigliose mia madre e mia nonna e mia zia, avevano i capelli lunghissimi e una aiutava l’altra ad intrecciarli e a fare ’u tuppiss’ …
Ricordi meravigliosi di bambini.



Il cufanaturo è parente, etimologicamente, del cuófano, cesto di legno fatto da assicelle di castagno intrecciate, dalla forma semisferica, dotato di due manici, adoperato dai muratori e dai contadini per il trasporto a spalla.




serena.10
Partecipante
serena.10 13/02/2016 ore 21:28

(nessuno) Da dove deriva l'espressione "fare il bucato"?





serena.10
Partecipante
serena.10 13/02/2016 ore 21:29

(nessuno) Da dove deriva l'espressione "fare il bucato"?

serena.10
Partecipante
serena.10 13/02/2016 ore 21:32

(nessuno) Da dove deriva l'espressione "fare il bucato"?

IOXSONGXLEGGEND
Proprietario
IOXSONGXLEGGEND 13/02/2016 ore 21:35 Quota

(nessuno) Da dove deriva l'espressione "fare il bucato"?

@serena.10 : Mezzo secolo fa le prime lavatrici. Che non piacevano alle femministe .
A metà degli anni ´50 in Italia solo tre famiglie su 100 ne avevano una. Si preferivano radio, frigoriferi e tv
Eliminò il rito, e la fatica, del giorno del bucato.
IOXSONGXLEGGEND
Proprietario
IOXSONGXLEGGEND 13/02/2016 ore 21:38 Quota

(nessuno) Da dove deriva l'espressione "fare il bucato"?

I detersivi del tempo, oltre a cenere e sapone, erano: varechina , soda, borace, calce, caolino e il preziosissimo aceto. Per inamidare i capi, invece, si facevano bollire delle bucce di patate e, in quest'acqua, vi si immergevano i panni. Il risultato finale era perfetto e non costava nulla.
scrib
Partecipante
scrib 14/02/2016 ore 01:15

(nessuno) Da dove deriva l'espressione "fare il bucato"?

scrib
Partecipante
scrib 14/02/2016 ore 01:22

(nessuno) Da dove deriva l'espressione "fare il bucato"?

Ricordo mia ninna che lavava i panni a mano con quel pezzo di sapone che se per caso lo tiravi addosso ad uno gli staccavi la testa :many e ricordo pure il mastello che sembrava na bagnarola :hoho comunque era davvero una faticaccia lavare i panni a mano ed in tal senso sia benedetta la lavatrice la quale ha fatto ripsarmaiare tempo e fatica sarebbe impensabile a tempi odieni lavare ancora i panni mano mi sa tanto che dentro il mastello ci finirei pure io assieme ai panni :many
scrib
Partecipante
scrib 14/02/2016 ore 01:25

(nessuno) Da dove deriva l'espressione "fare il bucato"?











IOXSONGXLEGGEND
Proprietario
IOXSONGXLEGGEND 14/02/2016 ore 11:05 Quota

(nessuno) Da dove deriva l'espressione "fare il bucato"?

@scrib scrive:
Ricordo mia ninna che lavava i panni a mano con quel pezzo di sapone che se per caso lo tiravi addosso ad uno gli staccavi la testa

si si ,se nn sbaglio il sapone era fatto di grasso :many :many
scrib
Partecipante
scrib 14/02/2016 ore 11:16

(nessuno) Da dove deriva l'espressione "fare il bucato"?

@IOXSONGXLEGGEND scrive:
si si ,se nn sbaglio il sapone era fatto di grasso

Veroooooooooooooo :many :many :many
scrib
Partecipante
scrib 14/02/2016 ore 11:24

(nessuno) Da dove deriva l'espressione "fare il bucato"?

Vuoi partecipare anche tu a questa discussione?

Rispondi per lasciare il tuo messaggio in questa discussione