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IOXSONGXLEGGEND 26/01/2016 ore 16:01 Quota

(nessuno) Storia della televisione

L'invenzione della televisione fu il risultato di un lavoro svolto da molti scienziati e inventori, spinti sia da motivazioni ideali che dalla volontà di profitto, a partire dalla fine del XIX secolo. Seguì all'invenzione della trasmissione di immagini fisse (in pratica l'antenato del moderno fax) avvenuta alla metà dell'800 ad opera di Alexander Bain, successivamente perfezionata da altri.

La disponibilità di meccanismi di amplificazione dei segnali elettrici permise all'inventore scozzese John Logie Baird di costruire nel 1925 il primo prototipo realmente funzionante di televisore. Si trattava di un apparato elettromeccanico, in quanto la scansione delle immagini avveniva tramite un disco di Nipkow. Il 26 gennaio 1926 Baird effettuò con successo quella che viene ritenuta la prima vera dimostrazione pubblica di trasmissione televisiva senza fili, di fronte a qualche decina di scienziati del Royal Institution e giornalisti invitati per l'occasione

Televisione elettromeccanica





Nella dimostrazione di Baird, le immagini in movimento rappresentavano delle silhouette, cioè avevano solo la doppia tonalità di grigio. La trasmissione a distanza di immagini in movimento con una vasta gamma di grigi, quelle che normalmente chiamiamo in bianco e nero, riuscì a realizzarla il 2 ottobre 1925. La trasmissione avvenne dal suo laboratorio alla stanza a fianco. Si trattava della ripresa di un viso di un giovane (William Taynton, il suo fattorino) che si era offerto per elaborare l'esperimento. La risoluzione verticale dell'immagine televisiva era di 30 linee e la frequenza delle immagini era di 5 immagini al secondo.

Il 26 gennaio 1926 Baird diede una nuova dimostrazione pubblica di televisione nel suo laboratorio di Londra ai membri del Royal Institution e alla stampa, appositamente convenuti.

Nel 1927 trasmise la televisione da Londra a Glasgow (700 km di distanza) attraverso una normale linea telefonica in cavo. Nel 1928 realizzò la prima trasmissione televisiva transoceanica, che fu un grande traguardo, da Londra a New York. Sempre nel 1928 riuscì a trasmettere le prime immagini a colori.

La televisione di Baird fu in seguito definita televisione elettromeccanica perché l'apparecchio di ripresa delle immagini e quello di visione si basavano su un dispositivo elettromeccanico inventato il 24 dicembre 1883 da Paul Gottlieb Nipkow, il disco di Nipkow. Fu definita elettromeccanica per differenziarla dalla televisione elettronica inventata negli anni seguenti e tuttora utilizzata.

La televisione elettromeccanica era una televisione ancora in uno stadio embrionale che si diffuse solo in alcuni Stati del mondo e in aree geografiche molto limitate. In Italia non si diffuse, fu solo sperimentata. Già nel 1939 fu completamente dismessa sostituita dalla televisione elettronica.



Televisione elettronica




La televisione elettronica fu realizzata per la prima volta il 7 settembre 1927 dall'inventore statunitense Philo Farnsworth nel proprio laboratorio di San Francisco. La definizione è dovuta al fatto che sia l'apparecchio di ripresa delle immagini sia quello di visione erano realizzati con un dispositivo elettronico, il tubo a raggi catodici, inventato dal fisico tedesco Ferdinand Braun nel 1897. Questa tecnologia è tuttora utilizzata: è stata tuttavia sostituita negli apparecchi di ripresa (telecamera) dai sensori CCD e CMOS, mentre negli apparecchi di visione (televisore, monitor e videoproiettore) dalla tecnologia al plasma, a cristalli liquidi (LCD), OLED e altre ancora in fase sperimentale.


Televisione digitale




La densità di calcolo necessaria per una televisione digitale diventa alla portata del consumatore medio solo negli anni '90 del XX secolo. Infatti nel 1994, negli Stati Uniti, la Hughes Electronics diede avvio al primo servizio di TV digitale via satellite con la Direc TV mentre in Italia circa un anno dopo seguirono i servizi digitali satellitari di Telepiù


La televisione in Italia




In Italia i primi studi e le prime prove sperimentali di trasmissioni televisive furono effettuate a Torino a partire dal 1934, città che già ospitava il Centro di Direzione dell'EIAR (in seguito RAI), presso i locali del Teatro di Torino, attiguo alla sede storica di Via Verdi. Successivamente, l'EIAR stabilirà una sede a Roma, nel quartiere Prati, dove realizzerà la storica sede di Via Asiago 10 e a Milano, in Corso Sempione.

Il 22 luglio del 1939 entra in funzione a Roma il primo trasmettitore televisivo da 2 kW presso la stazione trasmittente EIAR di Monte Mario, che effettuerà per circa un anno regolari trasmissioni utilizzando lo standard a 441 linee sviluppato dalla Telefunken in Germania. Nel settembre dello stesso anno un secondo trasmettitore televisivo della potenza di 400 W viene installato a Milano sulla Torre Littoria (oggi Torre Branca) ed effettua trasmissioni sperimentali in occasione della XI Mostra della Radio e della XXI Fiera Campionaria di Milano.

Gli apparati trasmittenti di entrambe le stazioni erano stati progettati e costruiti dalla ditta SAFAR (Società Anonima Fabbricazione Apparecchi Radiofonici) di Milano, mentre altre ditte del settore quali RadioMarelli e Allocchio Bacchini misero in produzione apparati riceventi.

Le trasmissioni ebbero improvvisamente termine il 31 maggio 1940 per ordine del governo, asseritamente per via di interferenze riscontrate nei primi sistemi di navigazione aerea. È presumibile che l'imminenza dell'entrata in guerra dell'Italia abbia giocato comunque un ruolo in questa decisione.

Durante l'occupazione l'esercito tedesco fece smantellare e trasportare in Germania tutti gli apparati trasmittenti dell'EIAR di Roma, incluso il trasmettitore televisivo che verrà in seguito recuperato dagli alleati dopo la fine della guerra e restituito alla RAI (nuova denominazione dell'EIAR dal 1944), che nel gennaio del 1949 lo installa a Torino in località Eremo, sulla collina torinese e alle nuove antenne installate sul tetto della sede RAI di Via Verdi. Riprende così la sperimentazione che porterà alla prima trasmissione televisiva ufficiale del 1954.

L'11 settembre 1949, con una trasmissione sperimentale dalla Triennale di Milano presentata da Corrado, hanno inizio le trasmissioni televisive in Italia con lo standard a 625 linee, ma la programmazione ufficiale cominciò soltanto il 3 gennaio 1954, a cura della RAI, in bianco e nero. L'autoregolamentazione dell'epoca prevedeva, tra i suoi principi fondamentali, la non accettazione di scene turbanti la pace sociale ed incitanti all'odio di classe, il rispetto dei valori familiari e religiosi. Un capitolo a parte meriterebbe la moralità dei costumi, che prevedeva il pieno rispetto della "santità matrimoniale" e il rifiuto delle scene erotiche. Per garantire il rispetto di queste norme, venne istituito, dal 1947 il "Comitato per la determinazione delle direttive di massima culturali". Le prime trasmissioni della programmazione regolare furono le interviste con l'ingegner Filiberto Guala, amministratore delegato, che definì il nuovo mezzo come "il focolare del nostro tempo", lo spettacolo intitolato "L'orchestra delle 15", presentato da Febo Conti, la rubrica musicale Settenote e La domenica sportiva. I televisori accesi furono, il giorno di esordio, solamente ottantamila, gli abbonati non superarono le ventimila unità intorno al febbraio del 1954 e il prezzo del mezzo sfiorava le dodici mensilità di un reddito medio annuo (1954).

Il segnale arrivò su tutto il territorio nazionale tre anni dopo, il 31 dicembre 1956, e a quel momento gli abbonati erano ancora relativamente pochi - 360.000 - a causa del costo elevato degli apparecchi.

Dagli anni cinquanta la diffusione della TV crebbe a ritmi stupefacenti, come precedentemente accaduto sul mercato americano. In quegli anni la televisione era un bene di lusso che pochi italiani potevano permettersi, tanto che i bar o le case dei propri vicini diventarono luoghi prediletti per visioni di gruppo, soprattutto in occasione delle trasmissioni dei primi e subito popolarissimi telequiz italiani. Ne furono pionieri Mario Riva con Il Musichiere, e Mike Bongiorno con Lascia o raddoppia?.

Verso la fine degli anni cinquanta anche la stampa si accorge del nuovo mezzo. Nasce la prima rubrica di critica televisiva: la cura Ugo Buzzolan - già autore del primo originale televisivo (La domenica di un fidanzato) - su La Stampa di Torino.

È proprio in questo periodo che nasce il primo telegiornale della Rai, che vede come direttore Vittorio Veltroni. Esso conquista il popolo italiano, riuscendo ad arrivare dove la carta stampata non aveva saputo: proporre immagini e audio contemporaneamente produce uno straordinario effetto di realtà e permette di assistere in diretta a eventi sensazionali. Nel 1960 nasce la trasmissione Tribuna elettorale, seguita l'anno successivo da Tribuna politica, le quali permetteranno per la prima volta di conoscere i volti dei leader delle opposizioni politiche.

Particolarmente rilevante nel 1957 è la comparsa della pubblicità in Rai con l'avvento di Carosello, un famoso spazio, dove il messaggio pubblicitario deve rispettare rigorose regole stilistiche e narrative. Difatti, il prodotto reclamizzato può essere citato solo all'inizio e alla fine di un breve spettacolo (135 secondi), al quale non è permesso di citare il prodotto stesso.

Inoltre, a partire dal 1962, vi fu il primo collegamento via satellite tra Italia e Stati Uniti, che segnò l'avvento della comunicazione intraplanetaria, permettendo di assistere a eventi fondamentali della nostra storia in diretta, come lo sbarco del primo uomo sulla Luna nel 1969, che raccolse circa 500 milioni di spettatori.

Negli anni sessanta, con il progresso dell'economia, il televisore divenne accessorio di sempre maggior diffusione, sino a raggiungere anche classi sociali meno agiate; l'elevato tasso di analfabetismo riscontrato fra queste suggerì la messa in onda di Non è mai troppo tardi (1959-1968); un programma di insegnamento elementare condotto dal maestro Alberto Manzi e che, è stato stimato, avrebbe aiutato quasi un milione e mezzo di adulti a conseguire la licenza elementare.

Almeno nella fase iniziale la televisione italiana era una delle più pedagogiche al mondo. Le sue finalità erano certamente educative e se da un lato la programmazione, pur non cercando il consenso dei telespettatori, poteva essere considerata soporifera, dall'altro ebbe indubbi benefici nei confronti di una situazione nazionale caratterizzata a quei tempi da una certa arretratezza nei costumi e da una disomogeneità culturale. Non è solo una battuta umoristica dire quindi che, almeno a livello linguistico, "L'unità d'Italia non l'ha fatta Garibaldi, ma l'ha fatta Mike Bongiorno."

Anche le tappe successive dello sviluppo televisivo italiano indicano un ritardo rispetto agli altri Paesi europei: solo nel 1961 iniziarono le trasmissioni del secondo canale RAI e la terza rete TV arrivò tra la fine del 1979 e l'inizio del 1980 (come da riforma del 1975). Le trasmissioni a colori, iniziate in via sperimentale fin dagli anni settanta, in particolare con la trasmissione delle Olimpiadi di Monaco nel 1972, che avveniva con diversi sistemi a giorni alterni in quanto proprio in quel periodo veniva dibattuta in Parlamento l'adozione del sistema di trasmissione tra i sostenitori del francese SECAM e quelli del tedesco PAL, inizieranno ufficialmente solo nel febbraio 1977 cioè circa 10 anni dopo rispetto ai paesi europei più sviluppati e soprattutto agli USA, principalmente per l'opposizione di alcuni personaggi politici (in particolare Ugo La Malfa) che temevano gli effetti devastanti sull'allora precaria situazione economica italiana dello scatenarsi della "corsa all'acquisto" del nuovo elettrodomestico (costoso e quasi sempre importato dall'estero) da parte delle famiglie italiane.





Le televisioni commerciali



Nel frattempo erano nati i primi tentativi di Televisioni locali. Nel 1974 una sentenza della Corte costituzionale legittima l'esistenza della televisione via cavo,, e un'altra due anni dopo, autorizza anche le trasmissioni via etere purché di ambito locale. Da questa esperienza nacque Telemilano 58, che assorbì Telemilanocavo e successivamente diventò Canale 5. Il decennio successivo vide l'affermazione delle emittenti private (tra cui quelle della Fininvest, identificabili con quelle oggi di Mediaset) e il loro immediato successo (da ricordare che nel periodo un decreto legge del governo di Bettino Craxi legalizzò le trasmissioni in diretta delle TV private sul territorio nazionale, ultima prerogativa esclusiva del monopolio di Stato Rai).

La proliferazione di emittenti televisive ha richiesto a più riprese interventi legislativi di regolamentazione, nessuno dei quali è ovviamente uscito indenne da polemiche. L'articolazione delle problematiche innestate è tale da coinvolgere negli argomenti di discussione diritti costituzionali e questioni di opportunità politiche, essendosi addirittura sviluppata una giurisprudenza specialistica (ad esempio le mai rispettate e pluriviolate sentenze della Corte Costituzionale). C'è chi ritiene che la situazione italiana a causa della presunta concentrazione di mass-media nelle mani di Mediaset sia in contrasto con il fondamentale articolo 21 della Costituzione (libertà d'espressione), almeno nel delicatissimo campo TV: Rai e soprattutto Mediaset si spartiscono il 90% di risorse pubblicitarie e ascolti, un duopolio che non ha eguali in Europa dove si arriva al massimo al 70%.

Sul finire del primo decennio il settore è oggetto di una nuova rivoluzione grazie al passaggio dal segnale analogico a quello digitale, transizione avvenuta sia per rispettare la direttiva europea Televisione senza frontiere, sia per consentire un aumento delle emittenti (la trasmissione digitale permette l'accensione di un maggior numero di canali). Inoltre col nuovo sistema troverà rapida diffusione il nuovo standard in alta definizione. In Italia, così come anche in moltissimi altri Paesi vi sono due tipi di televisioni: la televisione pubblica che ha i suoi proventi sia da trasferimenti dello Stato sia dalla pubblicità e le televisioni commerciali (in Italia emblematico il gruppo Mediaset) che traggono i loro proventi principalmente dalla pubblicità.





Il primo televisore italiano (1936
serena.10
Partecipante
serena.10 26/01/2016 ore 18:23

(nessuno) Storia della televisione



Un apparecchio televisivo di fine anni cinquanta modello OT -1471 "Belweder", a 14 pollici




Il televisore, anche chiamato (impropriamente) televisione, è l'apparecchio elettronico di telecomunicazioni per la fruizione del servizio della televisione.
A livello logico il televisore è un ricevitore ed un trasduttore di un segnale elettrico o elettromagnetico, che viaggia nel canale di comunicazione da una sorgente emittente al destinatario trasportando informazione, in un segnale ottico o visivo bidimensionale o tridimensionale per la visualizzazione a monitor e dotato di opportuna apparecchiatura ricevente del segnale entrante e sintonizzante del canale informativo prescelto. Per l'implementazione fisica di tali funzionalità sono possibili varie soluzioni tecnologiche che hanno scandito i tempi di evoluzione storica del dispositivo e dei servizi associati.

In particolare i flussi o stream audio e video di uno stesso broadcasting televisivo viaggiano logicamente separati tra loro e fisicamente multiplati in frequenza in trasmissione sullo stesso canale fisico di comunicazione. Il ricevitore, una volta sintonizzatosi su tale canale o banda d'interesse riceverà i due flussi demultiplandoli tra loro, ovvero separandoli, e inviando il flusso video a monitor e quello audio alle casse acustiche/altoparlanti del televisore dopo aver sincronizzato tra loro i due flussi. In genere la sincronizzazione avviene a monte della trasmissione da parte dell'emittente televisiva.









Un apparecchio televisivo montato davanti allo schermo consentiva, negli anni cinquanta, in Italia, agli spettatori di un cinematografo di assistere, prima della proiezione del film, al programma di successo Lascia o raddoppia?



La prima televisione meccanica viene commercializzata tra il 1928 e il 1934 nel Regno Unito, Stati Uniti e Russia. Questi apparecchi (realizzati e venduti da Baird nel Regno Unito) erano inizialmente delle radio con l'aggiunta di un dispositivo televisivo, costituito da un tubo al neon dietro a un disco meccanico rotante (brevettato dall'ingegnere tedesco Paul Nipkow nel 1884, si veda Disco di Nipkow), con dei fori disposti a spirale che riproducono un'immagine delle dimensioni di un francobollo, raddoppiata poi da una lente di ingrandimento. Il "Baird Telivisor" divenne disponibile anche senza radio. Tra il 1930 e il 1933 vengono vendute circa un migliaio di unità.


Televisore Magneti Marelli del 1938
Il primo televisore commerciale con tubo a raggi catodici viene fabbricato in Germania dalla Telefunken nel 1934. In Francia, Italia e Regno Unito viene fabbricato da altri produttori nel 1936 e negli Stati Uniti nel 1938.

Si stima che prima della seconda guerra mondiale in Gran Bretagna siano stati realizzati circa 19.000 televisori elettronici, 1.600 in Germania, 8.000 negli Stati Uniti. Per esigenze belliche la produzione si ferma nel mese di aprile 1942, per riprendere nell'agosto del 1945.

Dalla metà degli anni '60 iniziano a diffondersi in tutto il mondo i televisori a colori.


Cronologia dell'ampia diffusione nel mondo








Televisore Magneti Marelli del 1938
serena.10
Partecipante
serena.10 26/01/2016 ore 18:25

(nessuno) Storia della televisione

In particolare il televisore è costituito essenzialmente da tre componenti logiche principali:

un sintonizzatore, che seleziona un canale televisivo da visualizzare;
un decodificatore, o ricevitore, adibito alla ricezione dei segnali elettrici provenienti da una antenna (terrestre o satellitare) o direttamente via cavo e alla loro decodifica;
un monitor, che trasforma in immagini visibili i segnali elettrici dello stream video del canale selezionato.
A questi si aggiunge generalmente:

un altoparlante per la diffusione nell'ambiente dell'eventuale segnale audio associato al segnale video;
un telecomando per cambiare canale in base ai desideri dell'utente.
File:Crt television.ogg
Questo video mostra il funzionamento di una tipica televisione CRT degli anni Ottanta.

Un moderno televisore con schermo LCD LED

Il primo televisore italiano (1936, da L'illustrazione italiana)
I tre oggetti sopramenzionati possono essere fisicamente realizzati in modi differenti dando luogo a differenti tipi di televisori:

il ricevitore può accettare segnali di tipo analogico o digitale: si parla in questi casi di TV analogica e TV digitale (DTV);
il tipo di sintonizzatore varia parallelamente al tipo di ricevitore: in caso di ricevitore analogico, il sintonizzatore sarà, in sostanza, un circuito oscillante che, a seconda della frequenza di oscillazione, permette di sintonizzare una stazione piuttosto che un'altra. Nel caso del ricevitore digitale, invece, il sintonizzatore è alquanto più complesso: oltre ad una parte analoga al sintonizzatore analogico, infatti, conterrà un circuito per elaborare ulteriormente il segnale in modo da distinguerlo a seconda di altri parametri caratteristici del segnale:
polarizzazione (nel caso di Televisione satellitare),
numero di simboli per secondo (symbol rate, indicato anche con S/R),
Forward Error Correction (FEC) per la decodifica di canale.
Program Information Data (PID)
Questa molteplicità di parametri, unita alla possibilità dei dati digitali di essere compressi in trasmissione (codifica di sorgente), fa sì che sia possibile trasmettere all'interno di una banda di frequenza analoga a quella analogica non soltanto un canale ma anche 4, 6 o addirittura 10 (v. anche TV digitale e DVB);
lo schermo, infine, può essere di diversi tipi: il classico tubo catodico, presente inizialmente in tutti i televisori; il plasma, a cristalli liquidi, più recentemente a OLED (Organic Light Emitting Diode), ovvero funzionanti tramite minuscoli diodi luminosi (LED) dal 2008 quello adottato per i monitor laser e i televisori a retro-proiezione (ormai in disuso). Ogni tipologia di schermo possiede inoltre un cosiddetto rapporto d'aspetto cioè il rapporto tra lato lungo e lato corto.
Ultimamente si stanno diffondendo negli ambienti più raffinati, dei sollevatori per poter integrare i televisori nell'arredament




serena.10
Partecipante
serena.10 26/01/2016 ore 18:43

(nessuno) Storia della televisione

@IOXSONGXLEGGEND scrive:
Storia della televisione





In Italia il regolare servizio di trasmissione televisiva fu inaugurato il 3 gennaio 1954.
I primi televisori datati anni '50 avevano dimensioni molto ingombranti e pesanti mobili in legno. Al loro interno si trovavano il tubo catodico e i circuiti a valvole. Con il passare degli anni la tecnologia progredisce, il tubo catodico viene ridotto nelle dimensioni e i circuiti a valvole vengono sostituiti prima dai transistor e in seguito dai circuiti elettronici allo stato solido. Queste innovazioni hanno permesso di costruire televisori sempre più compatti nelle dimensioni e con chassis in plastica, più leggera del legno:
serena.10
Partecipante
serena.10 26/01/2016 ore 18:44

(nessuno) Storia della televisione






La successiva innovazione nel campo televisivo fu, negli anni '70, l'introduzione nel mercato dei primi apparecchi in grado di trasmettere immagini a colori:
serena.10
Partecipante
serena.10 26/01/2016 ore 18:45

(nessuno) Storia della televisione



La televisione ha continuato a evolvere negli anni fino ad arrivare ai televisori lcd e plasma che noi tutti oggi conosciamo.





La storia della televisione inizia nel 1925, quando l'ingegnere scozzese J.L. Baird effettua una dimostrazione in un centro commerciale di Londra. Le immagini a distanza furono trasmesse in bianco e nero sfruttando tecnologie elettromeccaniche. La prima immagine trasmessa fu il volto di un ragazzo:





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