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serena.10
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serena.10 15/02/2015 ore 09:16

(nessuno) IL GIORNO DELLA MEMORIA DEL SUD, L'ASSEDIO DI GAETA, LA FINE DEL REGNO DELLE DUE SICILIE E LE


Oggi è il giorno della memoria del sud. Ricordiamo il genocidio dei meridionali da parte dei franco.pèiemontesi. Mio nonno li chiamava 'NFRANSESATI.
L’ultima ora è sonata. L’Indipendenza dell’Italia Meridionale è condannata la monarchia sta per prendere la via dell’esilio. La capitolazione è stata firmata a Mola un momento fa ed il cannone termina di farsi di sentire…Gli assedianti hanno lanciato circa 60.000 bombe dal 10 a sera a questo momento; sessantamila bombe in tre giorni. Le vittime di queste 60.000 bombe grideranno vendetta eterna contro Cialdini
Da lungo tempo l’onore è salvo da lungo tempo non si combatteva più per l’onore. Sulle tombe di tanti prodi, che hanno sofferto con una rassegnazione inalterabile e che sono morti con semplicità magnanima, sulle rovine di una città che si è difesa cento giorni con mezzi esigui, io, straniero, semplice testimone ma non testimone insensibile, affermo che l’Assedio di Gaeta, sarà una delle pagine piu belle della storia contemporanea. La gloria sarà dei vinti e non vi è uomo di cuore che rifiuti di inchinarsi con rispetto innanzi alla guarnigione, come davanti alle Maestà Reali Il Popolo così provato , il Popolo decimato, il Popolo le cui abitazioni sono state distrutte, dimenticava le sue sfortune per piangere quelle dei principi. Il Re e la Regina Sofia che combatterono d a eroi sugli spalti della città.





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IL GIORNO DELLA MEMORIA DEL SUD, L'ASSEDIO DI GAETA, LA FINE DEL REGNO DELLE DUE SICILIE






Sire, in mezzo ai disgraziati avvenimenti, di cui la tristezza dei tempi ci a fatto spettatori afflitti ed indegnati noi sottoscritti, ufficiali della Guarnigione di Gaeta, veniamo, uniti in una ferma volontà, rinnovare l'omaggio della nostra fede innanzi al vostro trono, reso più venerabile e più splendido dalla sventura. Cingendo la spada, giurammo che la bandiera affidataci da sarebbe difesa da noi, a costo del nostro sangue. e a questo giuramento che intendiamo restar fedeli quali che siano le privazioni, le sofferenze e i pericoli ai quali ci chiama la voce dei nostri capi, sacrificheremo con gioia le nostre fortune, la nostra vita e tutt'altro bene per il successo dei bisogni della causa comune. Gelosi custodi di quest'onor militare che distingue solo il soldato dal bandito, vogliamo mostrare a ed all'Europa intera che se molti fra noi col tradimento o viltà macchiato il nome dell'Armata Napolitana, grande fu pure il numero di quelli che si sforzarono di trasmetterlo puro e senza macchia alla posterità.
Giornale dell'assedio di Gaeta, 1861)


L'assedio di Gaeta del 1860 1861 è stato condotto dalle truppe dell'esercito piemontese guidate dal generale Enrico Cialdini, dopo l'incontro di Teano, durante il risorgimento, e contro l'esercito borbonico che, persa anche la battaglia del Volturno ottobre 1860), Gaeta, per un'ultima resistenza. Fu un momento fondamentale del processo di conquista del Regno delle Due Sicilie, che portò alla proclamazione del Regno d'Italia. È uno degli ultimi grandi assedi condotti col metodo cosiddetto scientifico. L'esercito assediante fece uso infatti dei moderni cannoni a canna rigata che decretarono la fine delle fortificazioni costruite fuori terra.

Il 13 febbraio 1861 nella villa reale dei Borbone (già villa Caposele, attualmente Villa Rubino, in Formia) viene firmato l'armistizio; alle ore 18:15 le artiglierie di entrambi gli schieramenti smettono le ostilità entrando in vigore il cessate il fuoco a seguito della firma della capitolazione e la guarnigione fuoriesce dalla piazzaforte con l'onore delle armi.


Per liquidare un popolo si comincia con il privarli della memoria. Si distruggono i loro libri, la loro cultura, la loro storia.E qualcun’ altro scrive loro altri libri, li fornisce di un’altra cultura, inventa per loro un’altra storia.

Gli oltraggi subiti dalle popolazioni meridionali sono incommensurabili. Sono convinto di non aver fatto male, nonostante ciò non rifarei oggi la via dell’Italia Meridionale, temendo di esser preso a sassate, essendo cagionato solo squallore e suscitato solo odio GIUSEPPE GARIBALDI

Lo stato italiano è stato una dittatura feroce che ha messo a ferro e fuoco l’Italia meridionale e le isole, squartando, fucilando, seppellendo vivi i contadini poveri che scrittori salariati tentarono d’infamare col marchio di briganti ANTONIO GRAMSCI

“Si arrestano da Cialdini soldati napoletani in grande quantità, si stipano ne’ bastimenti peggio che non si farebbe degli animali, e poi si mandano in Genova. Trovandomi testé in quella città ho dovuto assistere ad uno di que’ spettacoli che lacerano l’anima. Ho visto giungere bastimenti carichi di quegli infelici, laceri, affamati, piangenti; e sbarcati vennero distesi sulla pubblica strada come cosa da mercato. Alcune centinaia ne furono mandati e chiusi nelle carceri di Fenestrelle: un ottomila di questi antichi soldati Napoletani vennero concentrati nel campo di S. Maurizio”. Fulvio Izzo, da I lager dei Savoia
“Contro la duplice oppressione cui li hanno sottoposti in questi cinquant’anni di unità politica i “galantuomini” locali e l’industrialismo settentrionale, i “cafoni” meridionali hanno reagito sempre, come meglio o come peggio potevano.

Subito dopo il 1860 si dettero al brigantaggio: sintomo impressionante del malessere profondo che affaticava il Mezzogiorno, e nello stesso tempo indizio caratteristico del vantaggio che si potrebbe ricavare – quando ne fossero bene utilizzate le forze – da questa popolazione campagnola del Sud, che senza organizzazione, senza capi, abbandonata a se stessa, mezzo secolo fa tenne in scacco per alcuni anni tanta parte dell’esercito italiano Gaetano Salvemini


“L’unità d’Italia è stata purtroppo la nostra rovina economica. Noi eravamo, nel 1860, in floridissime condizioni per un risveglio economico sano e profittevole. L’ unità ci ha perduti.

E come se questo non bastasse, è provato, contrariamente all’opinione di tutti, che lo stato italiano profonde i suoi benefici finanziari nelle province settentrionali in misura ben maggiore che in quelle meridionali GIUSTINO FORTUNATO

“Se dall’unità d’Italia, il Mezzogiorno è stato rovinato, Napoli è stata addirittura assassinata. E’ caduta in una crisi che ha tolto il pane a migliaia e migliaia di persone GAETANO SALVEMINI

“Era l’epoca buona, dell’abbondanza sotto il re Borbone. Come dite? No? E vi ingannate l’anima! Ogni pancia era senza il vuoto che c’è adesso! Il peso, corrispondeva al giusto, con la bilancia! Parola mia credetemi signori, che se non fosse stato per il tradimento io non starei qui a fare il pezzente FERDINANDO RUSSO

“Potete chiamarli briganti ma combattono sotto la loro bandiera nazionale. Potete chiamarli briganti ma i padri di quei briganti hanno riportato due volte i Borboni sul trono di Napoli. E’ possibile, come il mal governo vuol far credere, che 1500 uomini comandati da due o tre vagabondi tengano testa ad un esercito regolare di 120 mila uomini? Ho visto una città di 5 mila abitanti completamente rasa al suolo e non dai briganti. GIUSEPPE FERRARI

“Si è vero, noi settentrionali abbiamo contribuito qualcosa di meno ed abbiamo profittato qualcosa di più delle spese fatte dallo Stato italiano, peccammo di egoismo quando il settentrione riuscì a cingere di una forte barriera doganale il territorio ed ad assicurare così alle proprie industrie il monopolio del mercato meridionale LUIGI EINAUDI

“Desidero sapere in base a quale principio discutiamo sulle condizioni della Polonia e non ci è permesso discutere su quelle del Meridione italiano. E’ vero che in un paese gli insorti sono chiamati briganti e nell’altro patrioti, ma non ho appreso in questo dibattito alcun’altra differenza tra i due movimenti BENJAMIN DISRAELI

Prima di occuparci della mafia del periodo che va dall’unificazione del Regno d’Italia alla prima guerra mondiale e all’avvento del fascismo, dobbiamo brevemente, ma necessariamente premettere che essa come associazione e con tale denominazione, prima dell’unificazione non era mai esistita, in Sicilia. La mafia nasce e si sviluppa subito dopo l’unificazione del Regno d’Italia – ROCCO CHINNICI

“Carissimo amico. Io vi prego a nome pure dei miei colleghi a rifletterci ancora sopra prima di spedire qui tutte le truppe napoletane che il Papa e i Francesi ci restituiscono, è, a parer mio, atto impolitico sotto tutti gli aspetti. Il trattare tanta parte del popolo da prigionieri non è mezzo di conciliare al nuovo regime le popolazioni del Regno. Il pensare di trasformarli in soldati dell’esercito nazionale è impossibile e inopportuno. Pochissimi consentono ad entrare volontariamente nel nostro esercito, il costringerli a farlo sarà dannoso anziché utile almeno per ciò che riflette gran parte di essi. Ho pregato Lamarmora di visitare lui stesso i prigionieri che sono a Milano. Lo fece con quella cura che reca nell’adempimento di tutti i suoi doveri. Poscia mi scrisse dichiarandomi che il vecchio soldato napoletano era canaglia di cui era impossibile trarre partito che corromperebbe i nostri soldati se si mettesse in mezzo a loro. Credo che bisogna fare una scelta, mandare a casa tutti quelli che hanno piú di due anni di servizio, dichiarando loro che al menomo disordine sarebbero richiamati sotto le armi e mandati a battaglioni di rigore. Tenere sotto le armi quelli che non hanno compiti due anni di servizio e quelli fonderli nei reggimenti, costringendoli a servire per amore o per forza. Vi prego di comunicare queste idee a Fanti, invitandolo a nome del Consiglio a soprassedere almeno per qualche tempo dallo spedire a Genova quegli ospiti incomodi Vi mando la lettera di Lamarmora sui prigionieri Napoletani lettera di Cavour a Farini, luogotenente a Napoli, datata 21 novembre 1860



Non ti devo lasciar ignorare che i prigionieri Napoletani dimostrano un pessimo spirito. Su 1600 che si trovano a Milano non arriveranno a 100 quelli che acconsentono a prendere servizio. Sono tutti coperti di rogna e di vermina, moltissimi affetti da mal d’occhi e quel che è piú dimostrano avversione a prendere da noi servizio. a taluni che con arroganza pretendevano aver il diritto di andar a casa perché non volevano prestare un nuovo giuramento, avendo giurato fedeltà a Francesco secondo, gli rinfacciai che per il loro Re erano scappati, e ora per la Patria comune, e per il Re eletto si rifiutavano a servire, che erano un branco di carogne che avressimo trovato modo di metterli alla ragione. Non so per verità che cosa si potrà fare di questa canaglia, e per carità non si pensi a levare da questi Reggimenti altre Compagnie surrogandole con questa feccia. I giovani forse potremo utilizzarli, ma i vecchi, e son molti, bisogna disfarsene al piú presto” la lettera di Lamarmora del Carteggio di Cavour, La Liberazione del Mezzogiorno, Zanichelli

Il 1860 trovo questo popolo del 1859, vestito, calzato, industrie, con riserve economiche. Il contadino possedeva una moneta e vendeva animali corrispondeva esattamente gli affitti; con poco alimentava la famiglia, tutti, in propria condizione, vivevano contenti del proprio stato materiale. Adesso è l’opposto. La pubblica istruzione era fino al 1859 gratuita; cattedre letterarie e scientifiche in tutte le città principali di ogni provincia. Adesso veruna cattedra scientifica. Nobili e plebei, ricchi e poveri, qui tutti aspirano, meno qualche onorevole eccezione, ad una prossima restaurazione borbonica CONTE ALESSANDRO BIANCO DI SAINT JOROZ

“Intere famiglie veggonsi accattar l’elemosina; diminuito, anzi annullato il commercio; serrati i privati opifici. E frattanto tutto si fa venir dal Piemonte, persino le cassette della posta, la carta per gli uffici e le pubbliche amministrazioni. Non vi ha faccenda nella quale un onest’ uomo possa buscarsi alcun ducato che non si chiami un piemontese a sbrigarla. Ai mercanti del Piemonte si danno le forniture più lucrose: burocrati del Piemonte occupano tutti i pubblici uffizi, gente spesso ben più corrotta degli antichi burocrati napoletani. Anche a fabricar le ferrovie si mandano operai piemontesi i quali oltraggiosamente pagansi il doppio dei napoletani. a facchin della dogana, a camerieri a birri, vengono uomini del Piemonte. Questa è invasione non unione, non annessione! Questo è voler sfruttare la nostra terra di conquista. Il governo di Piemonte vuole trattare le province meridionali come il Cortez ed il Pizzarro facevano nel Peru e nel Messico, come gli inglesi nel regno del Bengala. FRANCESCO PROTO CARAFA, Duca di Maddaloni

“Caro Presidente, ti salutano qui ottomila moliternesi: tremila sono emigrati in America gli altri cinquemila si accingono a farlo Lettera del sindaco di Moliterno al primo ministro Giuseppe Zanardelli 1901

“Dal 1861 al 1865 la ribellione sociale del mezzogiorno d’Italia cosi la vita a 5212 “briganti”. Altri 5044 furono arrestati e, assieme ai 3597 “consegnatiControstoria dell’Unità d’Italia, di Gigi Fiore




“Nel secolo precedente, il Meridioned’Italia rappresentò un vero e proprio eden per tanti svizzeri, che vi emigrarono, spinti soprattutto da ragioni economiche, oltre che dalla bellezza dei luoghi e della qualità della vita. Luogo di principale attrazione Napoli, verso cui, ad ondate, tanti svizzeri, soprattutto svizzeri tedeschi di tutte le estrazioni sociali, emigrarono, con diversi obiettivi personali. Verso la metà dell’Ottocento, nella capitale del Regno delle Due Sicilie quella svizzera era tra le più numerose comunità estere CLAUDE DUVOISIN, Console svizzero, 2006



Il Regno delle Due Sicilie aveva due volte piu monete di tutti gli altri Stati della Penisola messi insieme –FRANCESCO SAVERIO NITTI



“La guerra contro il brigantaggio, insorto contro lo Stato unitario, costò più morti di tutti quelli del Risorgimento. Abbiamo sempre vissuto si dei falsi: il falso del Risorgimento che assomiglia ben poco a quello che ci fanno studiare a scuola INDRO MONTANELLI”

“Sorsero bande armate, che fan la guerra per la causa della legittimità; guerra di buon diritto perché si fa contro un oppressore che viene gratuitamente a metterci una catena di servaggio. I piemontesi incendiarono non una, non cento case, ma interi paesi, lasciando migliaia di famiglie nell’orrore e nella desolazione; fucilarono impunemente chiunque venne nelle loro mani, non risparmiando vecchi e fanciulli GIACINTO DE SIVO

“Come ha potuto solo per un momento uno spirito fine come il tuo, credere che noi vogliamo che il Re di Napoli conceda la Costituzione. Quello che noi vogliamo e che faremo è impadronirsi dei suoi Stati CAVOUR (all’ambasciatore Ruggero Gabaleone)

“I Borboni non commisero in cento anni, gli orrori e gli errori che hanno commesso gli agenti di Sua Maestà in un anno NAPOLEONE (lettera a Vottorio Emanuele II, 1861 )

“Non vi può essere storia più iniqua di quella dei piemontesi nell’occupazione dell’Italia Meridionale. In quel luogo di pace, di prosperità, di contento generale che si erano promessi e proclamati come conseguenza certa dell’unità d’Italia, non si ha altro di effettivo che la stampa imbavagliata, le prigioni ripiene, le nazionalità schiacciate ed una sognata unione che in realtà è uno scherno, una burla, un impostura MCGUIRE deputato scozzese, 1863

Tra le osservazioni fatte sui disordini del Reame di Napoli, si accenna alla differenza che fanno oggi i rivoluzionari fra polacchi e napoletani, chiamando questi briganti, mentre sono vittime delle più feroci persecuzioni, e quelli insorti. Ma è pur vero che gli uni e gli altri difendono il loro paese, la loro nazionalità, la loro religione al prezzo dei più duri sacrifici GEMEAU generale francese, paragona gli insorti polacchi con i briganti, 1863

“L’Italia, dove per sostenere quanto gli usurpatori hanno denominato ‘liberalismo’, si stanno barbicando dalla radice tutti i diritti, manomettendo quanto vi ha di più santo e sacro sulla terra. Italia, dove sono devastati i campi, incenerite le città, fucilati a centinaia i difensori della loro indipendenza NOCEDAL deputato spagnolo, 1863






Entrammo nel paese, subito abbiamo incominciato a fucilare i preti e gli uomini, quanti capitava, indi il soldato saccheggiava ed infine abbiamo dato l’incendio al paese abitato da circa 4500 abitanti . quale desolazione, non si poteva stare d’intorno per il gran calore, e quale rumore facevano quei poveri diavoli che la sorte era di morire abbrustoliti e chi sotto le rovine delle case CARLO MARGOLFO, bersagliere entrato a Pontelandoflo, 1861

Quelli che hanno chiamato i piemontesi e che hanno consegnato loro il Regno delle Due Sicilie sono un’impercettibile minoranza. I sintomi della reazione si vedono ovunque JORNAL DE DEBATS, novembre 1860

Gli scrittori italianissimi inventarono dunque i briganti, come avevano inventato i tiranni; ed oltraggiarono, con le loro menzogne, un popolo intero sollevato per la sua indipendenza, come avevano oltraggiato principi, re ed anche regine colle loro rozze e odiose calunnie. Inventarono la felicità di un popolo disceso all’ultimo gradino della miseria, come avevano inventato la sua servitù al tempo de’ sui legittimi sovrani. HERCULE DE SAUCLIERES, 1863

“Il governo piemontese che si vede presto costretto ad abbandonare il suolo napoletano, si vendica mettendo tutto a ferro e fuoco. Raccolti incendiati, provvigioni annientate, case demolite, mandrie sgozzate in massa. I piemontesi adoperano tutti i mezzi più orribili per togliere ogni risorsa al nemico, e finalmente arrivarono le fucilazioni! Si fucilarono senza distinzione i pacifici abitatori delle campagne, le donne e fino i fanciulli. L’ OSSERVATORE ROMANO, 1863

“Il progresso e la civiltà, nei tempi correnti, vengono interpretati diversamente da quello che si intendevano innanzi. Oggi, progresso e civiltà all’uso piemontese vuol dire: abbassamento della suprema autorità, della civiltà, della morale. Secondo la loro moda: la proprietà è furto; il diritto è tirannide; la religione è inceppamento; la pietà è delitto; il fucilare è bisogno; lo spoglio dei popoli e necessità. Chi è dunque cieco anche nella mente, da non vedere in questo civilta ed in questo progresso l’abbruttimento della società? TEODORO SALZILLO, 1868

“Sento il debito di protestare contro questo sistema. Ciò che è chiamata unità italiana deve principalmente la sua esistenza alla protezione e all’aiuto morale dell’Inghilterra, deve più a questa che a Garibaldi, che non agli eserciti stessi vittoriosi della Francia, e però, in nome dell’Inghilterra, denuncio tali barbarie atrocità, e protesto contro l’egidia della libera Inghilterra così prostituita LORD LENNOX, parlamentare inglese, 1863

“Pare non bastino sessanta battaglioni per tenere il Regno. Ma, si diranno, e il suffraggio universale? Io non so niente di suffraggio, so che al di qua del Tronto non ci vogliono sessanta battaglioni e di là si. Si deve dunque aver commesso qualche errore; si deve quindi o cambiar principi o cambiar atti e trovar modo di sapere dai napoletani, una buona volta, se ci vogliono si o no. Agli italiani che, rimanendo italiani, non vogliono unirsi a noi, non abbiamo diritto di dare archibugiate – MASSIMO D’AZELIO

“In un solo mese nella provincia di Girgenti, le presenze dei detenuti nelle prigioni furono 32000. Non si turbino! Ho qui il certificato, la nota è officialissima, 32.000 presenze in carcere, solo nei trenta giorni del mese. Ed ora, codeste essendo le cifre, io domando all’onorevole ministro dell’Interno: ne avete ancora da arrestare? FRANCESCO CRISPI

“Aborre invero e rifugge l’animo per dolore e trepida nel rammentare più paesi del regno napoletano incendiati e rasi al suolo, e quasi innumerevoli integerrimi sacerdoti e religiosi e cittadini di ogni età, sesso e condizione, e gli stessi malati indegnissimamente ingiuriati, e poi eziando senza processo, o gettati nelle carceri o crudelissimamente uccisi. PAPA PIO 30 settembre 1861

Napoli è da sette interi anni un paese invaso, i cui abitanti sono alla mercè dei loro padroni. L’immoralità dell’amministrazione ha distrutto tutto, la prosperità del passato, la ricchezza del presente e le risorse del futuro. Si è pagato la camorra come i plebisciti, le elezioni come i comitati e gli agenti rivoluzionari. PIETRO CALA ULLOA
Posso assicurare alla Camera che specialmente in alcune province, quasi non vi è famiglia, la quale non tremi dell’onnipotenza dell’autorità di polizia, dei suoi errori ed abusi. Sotto la fallace apparenza della persecuzione del brigantaggio si vuole avere in mano la facoltà di arrestare o mandare al domicilio coatto ogni specie di persone al Governo sospette. – PASQUALE STANISLAO MANCINI, intervento alla Camera, 1864

Non parliamo delle dimostrazioni brutali contro i giornali; non parliamo dell’esilio inflitto per via economica non parliamo delle fucilazioni operate qua e là per isbaglio dalle autorità militari; ma degli arresti arbitrari di tanti miseri accatastati nelle prigioni senza essere mai interrogati. IL NOMADE, giornale liberale 12 settembre 1861

Chi controlla il passato controlla il futuro, chi controlla il presente controlla il passato.
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IOXSONGXLEGGEND 15/02/2015 ore 10:26 Quota

(nessuno) IL GIORNO DELLA MEMORIA DEL SUD, L'ASSEDIO DI GAETA, LA FINE DEL REGNO DELLE DUE SICILIE E LE

La batteria Santa Maria della fortezza di Gaeta dopo l'assedio. Sullo sfondo, la squadra navale che partecipò ai bombardamenti

Enea.91
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Enea.91 15/02/2015 ore 11:44 Quota
serena.10
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serena.10 15/02/2015 ore 11:45

(nessuno) IL GIORNO DELLA MEMORIA DEL SUD, L'ASSEDIO DI GAETA, LA FINE DEL REGNO DELLE DUE SICILIE E LE

@Enea.91 scrive:
peccato che i nostri morti sono troppo scomodi per esser ricordati...

:rosa

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