Forum - Istruttivi educativi

serena.10
Partecipante
serena.10 15/02/2015 ore 07:38

(nessuno) Che cos’è l’ISIS?


Una guida per chi vuole capire una volta per tutte chi sono i miliziani che stanno conquistando l'Iraq: c'entrano qualcosa con al Qaida? E soprattutto, come hanno fatto?
Negli ultimi dieci giorni l’Iraq – paese a maggioranza sciita con una storia recente complicata e violenta – è stato conquistato per circa un terzo del suo territorio da uno dei gruppi islamici sunniti più estremisti in circolazione, lo Stato Islamico dell’Iraq e del Levante, noto anche con la sigla “ISIS”.
Non è la prima volta che in Occidente si sente parlare di ISIS: da più di due anni l’ISIS combatte nella guerra civile siriana contro il presidente sciita Bashar al Assad, e da circa un anno ha cominciato a combattere non solo le forze governative siriane ma anche i ribelli più moderati, creando di fatto un secondo fronte di guerra. L’ISIS è un’organizzazione molto particolare: definisce se stesso come “stato” e non come “gruppo”. Usa metodi così violenti che anche al Qaida di recente se ne è distanziata. Controlla tra Iraq e Siria un territorio esteso approssimativamente come il Belgio, e lo amministra in autonomia, ricavando dalle sue attività i soldi che gli servono per sopravvivere. Teorizza una guerra totale e interna all’Islam, oltre che contro l’Occidente, e vuole istituire un califfato non si sa bene dove: ma i suoi capi sono molto ambiziosi.
Oggi l’ISIS è arrivato a meno di 100 chilometri dalla capitale irachena Baghdad. La sua avanzata, rapida e inaspettata, ha fatto emergere i moltissimi problemi dello stato iracheno e ha intensificato le tensioni settarie tra sciiti e sunniti, alimentate negli ultimi anni dal pessimo governo del primo ministro sciita iracheno Nuri al-Maliki. Per capire l’ISIS – da dove viene, che strategia ha, dove può arrivare – abbiamo messo in ordine alcune cose essenziali da sapere. Che tornano utili per capire che diavolo sta succedendo in Medioriente, e non solo in Iraq e in Siria.






ISIS: il terrorismo islamico che minaccia l’umanità.





L’ultimo orrore dei nostri tempi si chiama ISIS. Ma che cos’è veramente l’ISIS? Da dove nasce? Come si è diffuso? Cerchiamo di dare delle risposte.
Non è la prima volta che in Occidente si sente parlare di ISIS: da più di due anni l’ISIS combatte nella guerra civile siriana contro il presidente sciita Bashar al Assad. Ma le sue origini risalgono ai primi anni 2000.


Quali sono le origini dell’ISIS?




La storia dell’ISIS ha inizio nei primi anni del secolo, quando uno dei principali rivali di Osama Bin Laden, Abu Musab al-Zarqawi, decise di separarsi da al Qaida per creare un proprio gruppo.
Territorial_control_of_the_ISIS.svg

Territori controllati attualmente dall’ISIS. Foto: Wikipedia Foundation.
La differenza sostanziale tra i due movimenti sta nel fatto che mentre “al-Qaida” si fonda sull’idea di difendere gli stati musulmani dall’occupazione occidentale – in seguito al dispiegamento di soldati USA durante la Prima Guerra del Golfo; l’idea di Zarqawi, invece, consisteva nel far scoppiare una guerra civile estesa, sfruttando la difficile situazione religiosa irachena, con lo scopo di costituire un califfato islamico esclusivamente sunnita




Nel 2006 Zarqawi venne ucciso da una bomba americana e sostituito prima da Abu Omar al-Baghdadi e in seguito, nel 2010, da Abu Bakr al-Baghdadi.
Grazie all’intervento del nuovo leader, il gruppo ha riacquistato forza, cambiando nome in Stato Islamico dell’Iraq e del Levante (ISIS), in seguito alla guerra in Siria che diede possibilità al gruppo di rafforzarsi. Come fa intendere il nuovo nome, il piano dell’ISIS è quello di espandersi non solo in Iraq e in Siria, ma in tutta l’area orientale del Mediterraneo e, probabilmente, su tutto il Nord Africa.
La capacità dell’ISIS di mantenere solide le proprie fila, si basa sopratutto sulla brutalità degli attacchi contro la popolazione civile musulmana, come dimostra l’eliminazione dei soldati sciiti a Tikrit, in Iraq, e ovviamente le esecuzioni “pubbliche” dei prigionieri.
Lo scopo dell’ISIS quindi è quello di fondare un califfato per “purificare” il mondo islamico, soprattutto dalla più grande minoranza della religione islamica, gli Sciiti, che al momento si trovano al potere in Iraq, paese a prevalenza sunnita.


Ma chi sono gli sciiti e i sunniti?


Il sunnismo e lo sciismo sono due diversi orientamenti dell‘Islam. Gli sciiti (circa il 10% dei fedeli) rifiutano la tradizone sunnita e riconoscono come califfi (imam per gli sciiti) Alì, cugino e genero di Maometto, e i suoi discendenti in linea maschile. Essi inoltre considerano usurpatori i 3 califfi arabi saliti al trono dopo Maometto. I sunniti invece, seguono la sunna, ovvero il comportamento e le opere in vita di Maometto. Sono quindi due facce della stessa medaglia.

Come si mantiene l’ISIS?


L’ISIS non dipende da aiuti di paesi stranieri, perché nel territorio che controlla di fatto ha istituito un mini-stato: ha isitituito il pagamento delle tasse; vende l’elettricità al governo siriano a cui aveva precedentemente conquistato le centrali elettriche ed esporta il petrolio siriano conquistato durante le offensive militari.
I soldi raccolti li usa, tra le altre cose, per gli stipendi dei suoi miliziani, che sono meglio pagati dei ribelli siriani moderati o dei militari professionisti, sia iracheni che siriani: questo gli permette di beneficiare di una migliore coesione interna rispetto a qualsiasi suo nemico statale o non-statale che sia


Chi sono i “Foreign Fighters”? E Perchè l’ISIS fa molti proseliti?


I “Foreign Fighters” sono mercenari che dall’Europa, per lo più migranti di seconda generazione, vanno a combattere in Siria nelle fila dei terroristi islamici.
Molto spesso il cuore del problema è legato al senso di identità, se c’è un elemento che accomuna tutte le formazioni estremiste, da quelle Jihadiste a quelle neonaziste, è ciò che offrono queste organizzazioni: ovvero una visione del mondo capace di spiegare la loro marginale e precaria posizione nella vita. L’ISIS da’ risposte, il che’ nella loro ottica, è molto rassicurante.
Un po’ come fece Hitler nel suo tempo. Come allora anche oggi un fattore essenziale è la capacità di imporre miti capaci di toccare le corde profonde dell’anima popolare, oltre all’abilità di servirsi di qualsiasi strumento mediatico (allora stampa e radio, ora internet).
Se Hitler proponeva un’utopia reazionaria e “ruralista”: un mondo popolato da uomini sani e ariani legati alla loro terra che si innestava perfettamente nel retroterra culturale romantico tedesco. L’ISIS propugna una visione del mondo capace di spiegare la posizione marginale e precaria della vita di molti migranti islamici di seconda generazione che vivono nelle periferie delle grandi metropoli. Basti pensare al quartiere Whitechapel (etichettato dispregiativamente dai londinesi “Londonistan“) di Londra in cui vive una grande comunità islamica.
Ecco perchè oggi molti musulmani europei e non ,sentono forte il richiamo dell’ISIS e ne vogliono far parte. Numerosi sono gli esempi: Abdel, il famoso rapper inglese, presunto boia dei poveri prigionieri Foley e Sotloff (e di molti di cui forse mai si saprà il nome) barbaramente uccisi, fa parte di una buona famiglia londinese; o il calciatore tedesco di origine siriana Burak Karan, rimasto ucciso in battaglia.


Rivendicazioni territoriali




Mappa dei territori sui quali lo Stato Islamico rivendica il potere. FOTO: Wikipedia Foundation.


A metà 2014 il gruppo ha pubblicato un video intitolato La fine di Sykes-Picot, nel quale è presente un cileno, Abu Safyya, che parla inglese. Il video annuncia le intenzioni del gruppo di eliminare gli attuali confini tra i paesi islamici del Vicino Oriente; questo è un riferimento ai confini decisi dall’Accordo Sykes-Picot durante la prima guerra mondiale
serena.10
Partecipante
serena.10 15/02/2015 ore 08:11

(nessuno) Che cos’è l’ISIS?







QUELLO CHE AGLI ITALIANI NON RACCONTANO. C'È UN ARMATA ISIS PRONTA A COLPIRE L'ITALIA.



sabato 14 febbraio 2015 -
LIBIA - La minaccia dell'Isis è ormai arrivata alle porte dell'Europa. Fino a qualche settimana fa si trattava solo di una possibilità da scongiurare, ma con la caduta di Sirte nelle mani del Califfo nero, il timore si è trasformato in certezza. Con dirette minacce all'Italia, che si trova - dicono i jihadisti - a gittata di missile. Esagerazioni, però la Libia è un Paese sempre più fuori controllo, con una crescente presenza di organizzazioni terroristiche e 'un mix perfetto di armi, assenza di strutture dello Stato, terre e confini marittimi incontrollati, passaggio di profughi e migranti, risorse naturali e finanziarie, divisioni'. La minaccia terroristica è ormai 'a poche ore di navigazione dall'Italia', 'non la possiamo sottovalutare', ha confermato il ministro degli Esteri Paolo Gentiloni. Solo '200 miglia marine' separano i combattenti dell'Isis dal nostro Paese, ha sottolineato. La Libia è uno Stato 'fallito', l'Italia 'deve ragionare con l'Onu sul da farsi' ed 'è pronta a combattere nel quadro della legalità internazionale'.
'C'è un'emergenza Libia. L'Italia è pronta a fare ancora di più, ma quella libica a fianco di quella ucraina è un'emergenza europea', ha evidenziato il presidente del Consiglio Matteo Renzi. Una situazione che preoccupa l'Occidente e deve riguardare l'intera Europa. L'allerta, ovviamente, è alta anche e soprattutto in Italia: l'ambasciata italiana in Libia ha fatto un 'pressante invito ai connazionali a non recarsi in Libia e a quelli tuttora presenti a lasciare temporaneamente il Paese'.
D'altra parte, le condizioni di sicurezza si sono deteriorate rapidamente. L'allarme non è più dettato solo da ragioni geopolitiche, interessi economici o per il fenomeno dell'immigrazione clandestina. Una Libia frantumata e consegnata al caos è diventata terreno fertile per qaedisti e jihadisti. Già numerose cellule di al Qaida e decine di altri gruppi estremisti hanno messo le loro radici nel Paese. Da Derna, capitale del Califfato nero, fino a Tripoli. Ci sono i jihadisti locali e quelli arrivati dall'estero, sempre più numerosi e minacciosi.
I combattenti stranieri sono 'centinaia', o forse più, secondo le stime degli esperti, provenienti da Egitto, Tunisia, Sudan, Algeria, Yemen, Nigeria e Mauritania. Moltissimi anche i palestinesi, come Abdalilah Qashtah, originario di Rafah e da tempo trasferitosi a Derna. E' stato ucciso giorni fa in una delle tante battaglie per il controllo del Nord-Est del Paese. Da una parte l'esercito locale, dall'altra gli uomini del califfo al Baghdadi. Lui stava con i jihadisti. Era arrivato 'insieme a decine di altri ragazzi di Gaza' attraverso uno dei tunnel lungo il confine egiziano. 'Migliaia', invece, sarebbero i sostenitori dell'Isis arrivati dall'estero che avrebbero utilizzato il territorio libico come luogo di transito per raggiungere la Turchia e da lì passare in Siria.
Ecco un quadro della crescente presenza dell'Isis in Libia e dei rischi che pone, per Italia ed Europa.
I CAMPI DI ADDESTRAMENTO
Già nell'ottobre del 2014, il portavoce dello Stato maggiore dell'Esercito libico, Ahmed al Missmari, aveva lanciato l'allarme: gli islamisti di Ansar al Shariya ('Partigiani della Legge Islamica'), gruppo affiliato allo Stato islamico, hanno allestito 'campi di addestramento per combattenti stranieri' in Libia. Non solo a Derna, ma anche 'a Sirte e a Misurata'.
Informazione confermata dall'intelligence Usa, che l'ha condivisa con gli 007 alleati. E altre basi jihadiste segrete si troverebbero a Sud, gestite da combattenti islamici in fuga dal conflitto in Mali. Qui, intere cellule armate avrebbero 'trasferito totalmente le loro attività': tra queste, ha confermato di recente Numan Bin Osman, presidente della Fondazione Quilliam, anche il gruppo Ansar al Din, attivo in Niger e in Mali, che conterebbe su circa 800 combattenti nella regione.
LA GALASSIA DEI GRUPPI JIHADISTI

D'altra parte, in Libia agiscono almeno tre grandi gruppi jihadisti vicini ad al Qaida. Gli uomini di Ansar al Shariya, oltre che a Derna, sono molto attivi anche a Bengasi (dove sono accusati della paternità dell'attentato al consolato americano in città, nel 2012, in cui è rimasto ucciso l'ex ambasciatore Usa Chris Stevens). Il loro leader sarebbe Sufyan ben Qumu, ex detenuto prima nel carcere di massima sicurezza di Guantanamo, poi in una prigione libica.
Ma nella capitale del califfato islamico libico sono operativi anche l'esercito dei mujaheddin, la brigata Rafallah al Sahati e la Brigata dei Martiri del 17 Febbraio: tutti hanno deciso di aderire ai precetti di al Baghdadi. Gli altri due gruppi della grande galassia qaedista operativi in Libia sono l'Aqmi e l'El-Muwaqiin Bi Dam. Al Qaida nel Maghreb islamico, nato in Algeria come evoluzione del Gruppo salafita per la Predicazione e il Combattimento, è forse la più importante realtà del network del terrore attiva in Nordafrica e nel Sahel. El-Muwaqiin Bi Dam ('Coloro che firmano con il sangue') è guidato da Mokhtar Belmokhtar, mente dell'attacco del 2013 all'impianto di In Amenas, in Algeria, finito con oltre 50 morti. Entrambi i gruppi sono operativi in Cirenaica e nel Fezzan.
'Ogni giorno che passa l'Isis è più forte', ha avvertito solo poco tempo fa Ali Nayed, ambasciatore libico presso gli Emirati Arabi Uniti e consigliere del premier Abdullah al Thani. 'Dopo avere messo piede in Libia nella città di Derna' adesso lo Stato islamico controlla 'sette centri urbani' e da questi ha iniziato 'operazioni militari contro 12 luoghi abitati', puntando ad estendere i territori che controlla.
L'OFFENSIVA IN CORSO: LA CADUTA DI SIRTE E NAWFALIYA
In breve tempo i jihadisti sono riusciti a conquistare anche Sirte. Sono entrati in città nella notte tra giovedì 12 e venerdì 13 febbraio, hanno stabilito il loro quartier generale in un edificio nel centro città, hanno occupato le sedi di radio ed emittenti locali che, da allora, hanno cominciato a diffondere e trasmettere proclami del califfo al Baghdadi. L'assenza di una qualsiasi autorità di governo ha agevolato le loro operazioni, ma gli equilibri a Sirte restano fragili. La città ospita anche altre organizzazioni estremiste, come Ansar al Shariya e le milizie di Fajr Libia, con le quali l'Isis dovrà trovare il modo di convivere. L'offensiva di lunedì nella città di Nawfaliya, 120 chilometri a Est di Sirte, conferma l'ascesa dello Stato islamico.
Nelle stesse ore in cui l'Onu stava tentando una difficile mediazione di pace a Ginevra, la città è caduta rapidamente nelle mani dei sostenitori di al Baghdadi. Stando alle fonti del sito 'World akhabar', i jihadisti sono arrivati 'su 80 mezzi armati e con le bandiere nere' dell'organizzazione, hanno preso d'assedio il centro abitato, e ingaggiato 'uno scontro a fuoco con le forze al Shouruq', gruppo appartenente alle milizie islamiste 'Fajr Libia' che fanno capo al governo islamico parallelo di Tripoli, a sua volta in guerra con l'esecutivo riconosciuto dalla comunità internazionale trasferitosi a Tobruk. I jihadisti hanno intimato ai residenti di eleggere come loro comandante Abu Talha al Tunisi, già emiro del califfato nella provincia di al Fezzan.
IL PETROLIO E I FINANZIAMENTI PER I TERRORISTI
La città di Nawfaliya si trova nella regione petrolifera di al Hilal, che comprende i terminal di Ras Lanouf, Brega e al Sedra; quest'ultimo, controllato dalle milizie di Fajr Libia, dista appena 60 chilometri da Nawfaliya ed è considerato il principale snodo marittimo del Paese per l'esportazione di petrolio. Nelle ultime ore, i jihadisti hanno attaccato i pozzi di El Bahi, nell'area di Raf Lanouf, e di El Dahra, a Sud-Ovest, dopo l'offensiva dello scorso 4 febbraio al sito petrolifero libico-francese di al Mabrouk. Evidente l'obiettivo dell'Isis: i sostenitori del Califfo 'stanno cercando di garantirsi i finanziamenti per coprire le loro spese militari', hanno notato alcuni osservatori. Da una parte il petrolio, dall'altra i sequestri di persona e il tentativo di entrare nel business del traffico di essere umani. Mancano ancora conferme ufficiali, ma sono sempre più insistenti le informazioni sulla decapitazione di 21 cristiani egiziani, rapiti intorno a Capodanno nel Paese. Il massacro è stato annunciato su Twitter da siti riconducibili al braccio libico dello Stato islamico, spingendo il governo del Cairo a chiedere ai propri cittadini di lasciare immediatamente la Libia.
L'IMMIGRAZIONE E I RISCHI PER L'EUROPA
L'attività per il finanziamento delle operazioni terroristiche, rilevata da tempo dai servizi di intelligence nordafricani, è stata condivisa con i colleghi dei Paesi europei. Anche gli esperti italiani sono da tempo al lavoro per seguirne i percorsi e tracciarne i movimenti. Sotto la lente d'ingrandimento è finito, inevitabilmente, il dramma degli immigrati clandestini. Ma, soprattutto, chi sta dietro alle tragedie del mare. A gestire il traffico di essere umani per i jihadisti, in regime di monopolio o in accordo con altri gruppi, sarebbe Abdel Raouf Kara, leader di una milizia di oltre mille uomini. Particolarmente alta l'attenzione all'area di Bengasi, considerata centro di raccolta nevralgico per i migranti che vogliono raggiungere l'Europa dalla Libia.
Alcuni esperti ritengono che l'infiltrazione di esponenti dello Stato islamico nel Vecchio Continente, attraverso i barconi dei disperati, sia ancora poco realistica ma non da scartare del tutto. E se è vero che, come affermato dal ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, 'nessun Paese democratico può avallare alcuna confusione fra fenomeni migratori e terroristici e diffondere l'idea che dietro i barconi di disperati che approdano sulle nostre coste si annidi il terrorista col kalashnikov', resta il potenziale pericolo della possibile presenza a bordo delle carrette del mare dei cosiddetti lupi solitari, che con gli italiani di seconda e terza generazione rappresentano la principale fonte di preoccupazione per la sicurezza del nostro Paese.
Superato il tempo degli accordi conclusi nel 2008 tra l'allora presidente del Consiglio Silvio Berlusconi e il colonnello Muammar Gheddafi per il controllo dei flussi migratori - accordo da più parti contestato -, l'attività di prevenzione e controllo nel Mediterraneo è stata affidata prima alla missione italiana Mare Nostrum, poi a quella europea Triton. Quest'ultima si è però rivelata del tutto insufficiente a sgomberare quello che solo poche settimane fa Papa Francesco ha definito un orizzonte di ombre e di pericoli che preoccupano l'umanità'.
ConigliettaOmicida
Partecipante
ConigliettaOmicida 15/02/2015 ore 08:14 Quota

(nessuno) Che cos’è l’ISIS?

L'Isis avanza in Libia. E arriva a Sirte, affacciata sul Mediterraneo e "a sole 200-300 miglia marine da noi". "Una situazione che minaccia l'Italia", è l'allarme del ministro degli Esteri Paolo Gentiloni, che avverte: se la mediazione dell'Onu in corso dovesse fallire, siamo "pronti a combattere, in un quadro di legalità internazionale". Le immagini della bandiera nera del sedicente Stato islamico che sventola sulla cupola di San Pietro "sono farneticazioni propagandistiche, ma non possiamo sottovalutarle perchè la situazione è grave", chiarisce il capo della diplomazia italiana in un'intervista a Skytg24.

Tanto che la Farnesina e l'ambasciata a Tripoli hanno rinnovato l'invito agli italiani a non recarsi nel Paese e a quei pochi rimasti a lasciarlo subito. Anche il premier Matteo Renzi ieri, davanti ai leader europei, ha denunciato "l'emergenza Libia". Uno "Stato fallito", nelle parole di Gentiloni, dal quale continuano a salpare barconi di disperati verso le coste italiane. Con il rischio, segnalato dagli analisti, che tra i migranti possano confondersi possibili terroristi.
ti67
Partecipante
ti67 15/02/2015 ore 09:19

(nessuno) Che cos’è l’ISIS?

Di sicuro molti dell'isis sono già sbarcati in Italia, per raccogliere nuove leve a favore della loro lotta. Anche cittadini italiani sono stati convinti in questa pazzia. È quello che mi fa paura è che tanti ragazzi possano essere plagiati da questi assassini
IOXSONGXLEGGEND
Proprietario
IOXSONGXLEGGEND 15/02/2015 ore 10:19 Quota

(nessuno) Che cos’è l’ISIS?

@ti67 scrive:
Di sicuro molti dell'isis sono già sbarcati in Italia, per raccogliere nuove leve a favore della loro lotta.

vero,molti italiani/e si sono pure convertiti/e :hell

Vuoi partecipare anche tu a questa discussione?

Rispondi per lasciare il tuo messaggio in questa discussione