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serena1O 06/06/2017 ore 05:49 Quota

(nessuno) ‘Nguacchiato





Cosa significa il termine “‘Nguacchiato” e da dove ha origine?





‘Nguacchiato/a” o anche ” ‘nquacchiato/a” è il participio passato del verbo ” ‘nguacchià” o ” ‘nquacchià“, che nella lingua napoletana si usa per: sporcare, insudiciare, macchiare, ma anche per esprimere un guaio difficile da risolvere o una situazione intrigata, oppure si utilizza per descrivere un sugo o un piatto eccessivamente condito.

In ogni caso il termine ha la sua origine etimologica nella voce onomatopeica, dal suono espresso dall’azione dell'”inguacchio”. La parola fu usata, in principio per indicare gli sgorbi e le macchie d’inchiostro che venivano fuori dall’impiego dell’inchiostro e del pennino che un tempo imbrattavano i quaderni e i libri delle scuole elementari. Con la nascita della penna biro, a metà degli anni cinquanta, la parola ‘nguacchio venne sostituita da “spirinquacchio“, per indicare non la macchia casuale ma il ghirigoro effettuato per provare se l’inchiostro contenuto nella cannuccia di plastica della penna fosse abbastanza fluido da poterci scrivere. Tale segno ottenuto in forma spiraleggiante venne definito come “spiringuacchio“.

Un tempo, tali sgorbi, venivano chiamati anche “cerefuogli“, dal latino caere(folium), che oltre ad indicare la pianta omonima delle ombrellifere e i segni fatti con la penna sui fogli di carta, definivano anche i vezzi, le moine, le cose sdolcinate. Tutte azioni riconducibili alle stranezze, alle bizzarrie, alle stravaganze.
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06/06/2017 05:49:06
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IOXSONGXLEGGEND
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IOXSONGXLEGGEND 06/06/2017 ore 14:29 Quota

(nessuno) ‘Nguacchiato

L’origine del significato dell’inguacchio, infatti, sarebbe da far risalire a quegli sgorbi o macchie d’inchiostro che, nel lontano 1950, non era difficile rinvenire nei quaderni e nei libri delle elementari. Dal 1955 in poi, quando la biro mandò in pensione inchiostro e calamaio trascinò con sé anche questo vocabolo che venne purtroppo sostituito dallo spirinquacchio. Non si trattava come nel caso precedente di una macchia ‘artistica’ casuale quanto piuttosto di uno sgorbio d’inchiostro creato ad hoc per poter saggiare la capacità funzionale della penna di plastica.

Come abbiamo avuto modo di anticiparvi in precedenza la parola napoletana ‘nguacchio o ‘nquacchio nasconde anche un altro significato più scanzonato, meno legato cioè al senso pratico del termine stando appunto ad intendere una situazione intrigata, un pasticcio di difficile soluzione. E non solo. I napoletani, infatti, si sono spinti addirittura oltre attribuendo a questo vocabolo anche un’accezione meno elegante tesa alla descrizione di una problematica di natura sentimentale scaturita da un amore carnale, sbocciato tra una giovane nubile e un aitante giovanotto, conclusosi poi con tanto di deflorazione e conseguente fecondazione.

Anche l’ungere o il condire esageratamente con sugo di pomodoro rientra tra i significati attribuibili a detto termine. Insomma i napoletani quando eleggono una parola come rappresentante d’eccezione del proprio dialetto hanno una spiegazione più che appropriata e quanto detto non fa altro che confermare una regola che, ad oggi, prevede davvero poche eccezioni.

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