Forum - LOVE GIRLS&BOYS

ercfrenk
Partecipante
ercfrenk 03/10/2020 ore 18:34

(nessuno) Nelle giornate silenziose della quarantena......

Nelle giornate silenziose della quarantena il tempo smette di essere importante. Non ci sono impegni, non ci sono appuntamenti, non ci sono nemmeno le persone. La vita da solo non mi dispiace per nulla, forse perché ci ho messo così tanto tempo a guadagnarmela che ora sembra davvero il paradiso. Mi mancano le persone, mi manca il suono di una risata inaspettata, mi manca la luce in fondo agli occhi di uno sguardo diverso, la parola inaspettata a fior di labbra. :bacio
Mi manca il contatto fisico. Come una scossa elettrica sulla pelle, come una scarica di adrenalina. Mi drogo di memorie, rivivendo certi ricordi come le repliche dei classici del cinema che passano in tv. Anche io, a tarda notte, un po' in bianco e nero, un po' a colori sbiaditi. Mi ricordo che avevo i capelli corti, cortissimi come non li ho mai avuti in vita mia, e lei diceva che mi stavano bene anche se non mi piacevo. Mi guardavo sempre allo specchio, contorcevo il collo per trovare l'angolo giusto, e c'era sempre qualche linea che non quadrava, qualche ciuffo in piedi contro vento.

Lei sorrideva e mi diceva che non era vero, e che dovevo smetterla. Mi avvicinava alle spalle, cingendomi la vita con le mani, chinandosi a sfiorarmi dietro la nuca. Altissimo lo è sempre stato, robusto quanto io ero fragile, di corpo e spirito in quell'anno maledetto. Lei una roccia, sempre tranquilla, il vento incapace di smuoverlo neanche di un millimetro.

Così è molto più facile baciarti il collo mi ripeteva, e dolcemente iniziava a vincere la mia insicurezza, la mia resistenza e la mia tristezza, con una dolcezza che non avrei mai immaginato nelle sue mani

Io mi donavo a lei con gioia ma senza desiderio, come lontana, distaccata dal mondo da uno strato di nuvole. Lei lavorava al piacere di entrambi senza lamentarsi, accompagnandomi dolcemente e senza irritarsi della mia assenza.

Quella primavera strana di tanti anni fa mi ricorda quella di oggi. Allora solo io stavo male, e ero isolato dal mondo psicologicamente, oggi lo siamo tutti, affrontando una cosa insieme seppur soli coi nostri pensieri.

La sera del suo compleanno mi portò a cena fuori, e io feci un grande sforzo e mi preparai al meglio, mettendo leggerissimo che avevo comprato appositamente e la giacca solo per coprire le spalle. Lei mi guardava e sorrideva. Candele al tavolo, porzioni non esagerate e un po' troppo vino. Aveva un vestito grigio bellissimo ma troppo un abitino leggerissimo, era una delle prime serate calde dell'anno e era un po' sudata.

Aveva un odore, caratteristico, di donna troppo attenta per farsi cogliere a puzzare, solo sapeva di lei, della sua concentrazione e della sua fatica, e lo sentivo benissimo quando mi stringeva, con il mio naso schiacciato contro il petto gonfio, il bottone della camica che mi premeva sulla guancia.

Tornati a casa sentivo il suo respiro pesante nelle mie orecchie, e le sue mani che avevano perso la consueta gentilezza. La giacca era volata via all'ingresso e mi ero piegato per slacciarli le cinghiette dei tacchi quando sentii la sua forza contro di me e capii che non c'era più tempo. Mi posò sul bordo del letto, , e mi prese con una forza inaspettata.

Mi fece male, ma venni, forte, velocemente, la prima scossa dopo lunghe settimane di calma piatta, e iniziai a piangere.

Prima sommessamente, poi a dirotto, come se fosse crollato la diga delle mie emozioni.

Lei ne restò sorpreso, interrotto, e interdetto, e si allontanò da me, restando in piedi al centro della stanza, lo sguardo triste e il sesso ancora in mano.

sul bordo del materasso da cui mi aveva fatto quasi cadere con le sue bordate, aggrappata con le unghie al lenzuolo, il vestito arrotolato a stringermi

Mi ricordo che gli sorrisi, piangendo sempre, che strana visione che devo essere stato per lei in quel momento, gli dissi no, tranquilla, va tutto bene, è tutto perfetto, e per la prima volta lo pensavo veramente.

Rovesciai la testa all'indietro, oltre il bordo del letto, e la sentii libera e leggera, sospesa sopra il pavimento. Lei torreggiava sopra di me, enorme e svettante, e riavvicinandosi lentamente mi cinse il collo con le mani e mi riempì la bocca spingendo con forza, immergendosi fino a perdere il controllo.

La notte scorsa, in preda all'insonnia ho scalciato via i cuscini dal letto e ho cercato di ritrovare quella stessa posizione, precaria, appoggiato sul bordo, la testa che penzola di fuori, e mi sono toccato inseguendo le memorie.






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