Museum of Arts and Design di New York

17 aprile 2019 23:21 — scritto da Paolo.Indaro




È qui, a New York, che è nato il Punk. Ancor prima che a Londra i Sex Pistols e Vivienne Westwood rendessero popolari i riff di chitarra spacca-timpani e le spille da balia, la Grande Mela vedeva sorgere quel nuovo movimento culturale che da lì a poco avrebbe dettato stile in ogni ambito artistico-culturale, continuando a propagare la sua onda nel tempo.

Too Fast to Live, Too Young to Die: Punk Graphics, 1976-1986 è la mostra che testimonia questa tappa miliare nella storia della cultura giovanile attraverso l’influenza che il genere punk rock ebbe sulla grafica, dagli stupefacenti remix di immagini e di testi rubati alle “zine” ai volantini fai-da-te che sfidavano la disinvoltura commerciale dei media mainstream.
Dal 9 aprile al 18 agosto 2019, saranno in esposizione al Museum of Arts and Design di New York oltre 400 opere tra volantini, poster, fanzine e copertine di album che coprono un intero decennio, la maggior parte dei quali sono disponibili per gentile concessione del collezionista newyorkese Andrew Krivine. Una delle “perle” estratte dall’ampio archivio di Krivine è una cover per l’album Radio Ethiopia di Patti Smith, caratterizzata da un’immagine della Smith scattata dal fotografo Robert Mapplethorpe.
L’esposizione esplora il modo in cui il movimento punk ha plasmato il design e la cultura popolare. Attualizzata per rispecchiare la patria americana del punk, la mostra al MAD comprende anche altri pezzi rari, come alcuni cimeli di Blondie e dei Ramones, i volantini del rinomato ritrovo punk CBGB e i numeri originali della fanzine di breve durata Punk.
Allestita in origine al Cranbrook Art Museum a Bloomfield Hills, nel Michigan, Too Fast to Live, Too Young to Die: Punk Graphics, 1976-1986 fa la sua comparsa a New York grazie ad Andrew Blauvelt (curatore della mostra, nonché direttore del Cranbrook Art Museum), mosso dalla convinzione che New York sia stata la vera radice della musica punk, dell’abbigliamento e dello stile.

La mostra, organizzata per temi piuttosto che per cronologia, si concentra sugli aspetti chiave del design del movimento punk, inclusi collage e pastiche, ma sottolinea anche la diversità dell’epoca. Sfidando l’estetica stereotipata del decennio, i lavori in mostra rappresentano le origini minimaliste del punk design oltre che della grafica New Wave: proprio come la musica punk ha decostruito il sound del pop rock del decennio, i progetti underground della fine degli anni Settanta e dei primi anni Ottanta hanno introdotto un nuovo approccio informale, grezzo e “inesperto” al design. Il risultato è che tutta la natura fai-da-te del punk ha finito per stimolare la cultura dei “maker” contemporanei: poiché non c’è nessuno disposto a farlo per te, devi fartelo da solo!

Oltre alle centinaia di opere esposte nella galleria, l’exhibition include anche il documentario “Please Kill Me: Voices from the Archive“, in programma nel teatro del museo. Basato su un libro di Legs McNeil e Gillian McCain, il film comprende interviste con leggende del punk come Debbie Harry, Iggy Pop, Joey e Dee Dee Ramone. Non solo: dal 25 aprile all’11 luglio, il museo presenterà Global Punk una serie di film internazionali d’ispirazione punk e provenienti da paesi come il Messico, il Giappone e il Camerun. La serie testimonia l’influenza duratura del punk non solo come un genere, ma come un vero e proprio movimento.




P.S.
il più grande museo del punk del mondo,non è a Berlino, né a Londra, né a Los Angeles, nè a New York, ma si trova a Venezia Italy
https://www.rockit.it/articolo/museo-punk-venezia
per dire!
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Commenti alla news

za.nna

za.nna - mercoledì 19 giugno 2019

@Paolo.Indaro:


Cazzo mica lo sapevo che c'era un museo del punk a Venezia bella storia grazie zio.