Forum - IL PASTO NUDO

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Paolo.Indaro 29/04/2021 ore 15:24 Quota

(nessuno) Tritone e sirena



Grazie all'amico Wallie ho scoperto questa rubrica dell’artista alessandrina Alice Lenaz che si ispira a quadri di celebri pittori. I racconti sono pubblicati, sempre alla domenica, sul quotidiano LA STAMPA e sul sito www.lastampa.it/alessandria
I racconti brevi di Alice Lenaz ispirati a quadri di celebri pittori,questa volta ci portano in Grecia. «Tritone e sirena», del 1909, è un olio su tela appartenente a una collezione privata: un dipinto importante nella carriera di Giorgio de Chirico, fra gli ultimi realizzati prima che la corrente metafisica esplodesse sulle tele. Portate a termine l’ultimo anno che passò in Grecia, dove nacque, descrive due creature del mare in un realistico momento di riposo. Da dove arriva l`ispirazione degli artisti? Qualche volta anche da una ninna nanna, cantata in mare aperto.
Se ancora qualcuno buttasse lo sguardo all’orizzonte, resistendo al riverbero delle stelle a fior d’acqua, se i musici suonassero per noi dalle spiagge, dagli scogli, allora sì che torneremmo a lasciarci scorgere. Sono migliaia di anni, ormai, che abbiamo lasciato la crosta della terra agli uomini, eppure qualcuno ancora ricorda. Quante parole, odi, quante forme ci hanno messo accanto e tutte sono vere ma nessuna reale. Del resto, come si può raccontare quel che non si afferra, quel che guizza nella rima più distante dello sguardo. La mente dell’uomo non ha potuto far altro che colmare gli spazi vuoti con il desiderio, con il sogno. Siamo nate dalla musica, da quel movimento che invita le voci ad accordarsi alle armonie del mondo e dei suoi elementi. Proprio per questo si canta, per far sì che il suono, di una o mille gole, sia libero di abbandonare il corpo. I poeti del passato non furono mai d’accordo sulla nostra genealogia. Troppi genitori ci hanno affibbiato. In un poema scrosciavamo dal sangue del corno amputato ad un dio marino, in un’altra composizione fu Afrodite a darci zampe di rapace, indispettita dai nostri giudizi sulla sua condotta. Pure Demetra pare ci abbia spinte al volo per cercare la sua Persefone. Omero, certo, ci ha rese famose, ma si è dilungato più sulla malia del nostro canto che sulle nostre forme. Così, man mano che i secoli si rincorrevano e nuovi poeti venivano al mondo, le nostre ali son divenute scaglie d’argento, dalle nuvole ci hanno tuffato nell’abisso, la nostra metà di carne ha preso una tinta pallida, di madreperla e i capelli si sono allungati. In ogni luogo, dove un lembo di terra sprofonda nell’acqua, ci hanno vedute. E se il popolo di una spiaggia aveva occhi a mandorla, così anche noi guardavamo di taglio, e là dove le fanciulle hanno capigliature dorate, chiare come l’ambrosia, allora anche noi, come fa lo specchio dell’acqua, riflettevamo le stesse tinte. In vero hanno tutti ragione e tutti torto. Siamo alate sui vasi che conservavano vino, in quella antica Grecia che per sempre sarà il nostro diapason, siamo di pietra, le code di pesce, sui capitelli delle vostre chiese medioevali, siamo giovani fanciulle nei dipinti di Waterhouse e ingenue innamorate nei racconti di Andersen. Noi siamo l’una e l’altra cosa, fatte della stessa materia del luogo dove si va quando il pensiero non si governa. Siamo metafisica, siamo in bilico, stabilmente espresse tra quel che svetta e quel che sprofonda. Abbiamo atteso per secoli, che qualcuno ci immortalasse in un momento reale, senza avere il paesaggio delle navi incagliate, senza che la nostra bellezza o il nostro canto ubriacasse giovani argonauti, ché non siamo mai state furiose e crudeli come le arpie. Noi si cantava soltanto e quelli si smarrivano... li ritrovavano ormai disfatti, sulle nostre spiagge, consumati dal sole e dal sale. Pochi, troppo pochi i racconti di quando i marinai li riportavamo a riva dopo i naufragi, sputando ossigeno nelle loro bocche, quando si incastravano tra i coralli. Noi siamo anche creature giocose, adoriamo la musica e galleggiare, al largo, con la nostra porzione di pelle che s’arrossa sotto ai raggi di Apollo. Per questo, quando sentimmo il pianto di quel bimbo nato nel 1888 a Volos, in Tessaglia, fu un gran sbattere di pinne e bracciate. Raccolte, la notte, sotto alla sua finestra, gli cantammo il futuro. Gli facemmo dono di un grande talento, quello di saper vedere al di là del velo, dove noi si dimora. Gli raccontammo, nella forma perfetta di una ninna nanna, che la sua immaginazione avrebbe creato nuovi spazi, capaci di trasferirsi anche nel mondo reale. Gli donammo la proprietà di comprendere molti idiomi, la dimestichezza con le arti e con la musica, perfino l’amore, per concessione di Eros, gli suggerimmo, nella forma di una danzatrice, così che pure Tersicore avesse la sua menzione in questa storia. Una cosa soltanto chiedemmo in cambio: un frammento della nostra esistenza, una pittura che davvero fosse fatta per noi, che ci ritraesse nel momento in cui si recuperano le forze... dopo la caccia, dopo il viaggio e il tuffo, il nostro semplice galleggiare. Non dovemmo attendere lungo tempo, aveva appena ventuno anni quando d’improvviso si ricordò del nostro canto. Per ritrarci mescolò tutti i blu del mondo e divise cielo e mare con un onda sinuosa. Una di noi galleggia, sorridente, con il ventre al sole e le braccia spalancate, la greca del tappeto della sua stanza divenne una coda e aggiunse anche un tritone che suona la nostra quiete, fuori da una conchiglia. Nessun maschio era con noi, tra i flutti, la notte che gli cantammo il futuro... nessun maschio, tranne lui. Sue sono le labbra che soffiano, sua la schiena di bronzo per il troppo sole della Grecia, suoi i riccioli neri, grondanti d’acqua sulle spalle. Delle nostre mille gesta, del nostro volo subacqueo, delle nostre voci, capaci di domare i venti e consolare gli spiriti, la cosa che amiamo di più, il vero segreto della nostra e vostra esistenza, sta tutta in questo metafisico talento, nella fiducia che, a braccia aperte, ci ha insegnato a galleggiare.
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Discussione
29/04/2021 15:24:11
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ombra.dargento
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ombra.dargento 30/04/2021 ore 10:12 Quota

(nessuno) Tritone e sirena

:tvb :tvb :tvb

conosco il mare ed il vento della Grecia, ma ogni mare col suo vento è uguale ad infiniti altri se è tutto ciò che ti tiene in vita. panacea per i mali dell'anima, salso profumo che trasuda da ogni molecola di colore, di mito, di sogno di questo dipinto... consolazione di coste martoriate dalla guerra, pentagramma avido di note di gabbiani, delfini, sartiame, oblio di baci salati, promesse d'amore che non conosceranno eternità.
Paolo.Indaro
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Paolo.Indaro 30/04/2021 ore 14:58 Quota

(nessuno) Tritone e sirena

@WallieBear: Direi proprio di si, poi te lo avevo già detto dopo il tuo post che me la sarei studiata.

@ombra.dargento

Bellissimo, sei meglio della Lenaz...
ti dovrei passare qualche quadro che mi piace...
ombra.dargento
Partecipante
ombra.dargento 30/04/2021 ore 19:41 Quota

(nessuno) Tritone e sirena

@Paolo.Indaro

ma nooo mare e mitologia, "giocavo in casa"! :ok ... non so proprio niente di pittura e non conoscevo Alice Lenaz... mi ha davvero conquistata!
Paolo.Indaro
Proprietario
Paolo.Indaro 30/04/2021 ore 23:19 Quota

(nessuno) Tritone e sirena

@ombra.dargento

Anche a me, sono andato a cercarmi tutti i suoi "racconti" che pubblica LA STAMPA, grazie a Wallie!!!
Paolo.Indaro
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Paolo.Indaro 01/05/2021 ore 23:23 Quota

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