Forum - GLI AMICI DEL GUARDIANO DEL FARO

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naviga.toresolitario 06/06/2021 ore 01:23 Quota

(nessuno) UN SABATO SERA A CASA

Un piccolo racconto di un sabato sera intimo e particolare, dove il protagonista vaga tra sensazioni e pensieri, alla ricerca di qualcosa che abbia un significato.
Un sabato sera come tanti altri. Il temporale pomeridiano aveva sensibilmente rinfrescato l’aria. Le grida stridule dei bambini giungevano dalla strada alternate dalle voci pacate e allegre dei genitori, contenti di potersi godere un po’ di frescura dopo l’afa estiva che come sempre attanagliava la città nel mese di luglio.

La sua memoria volò ai ricordi d’infanzia, ai momenti in cui era lui il bambino che gridava e giocava. I ricordi erano vaghi e fumosi, sensazioni, qualche immagine, anche alcuni pensieri, ma erano solo frammenti. Si chiese se il processo di ricordare non fosse in realtà una sorta di esercizio illusorio, se la sua mente prendesse quei piccoli tasselli sparsi qua e là per poi ricamarci una storia più o meno attendibile, ma necessariamente non rispondente alla realtà.

Il suo sguardo cadde sul libro che stava leggendo in quei giorni. Parlava proprio del cervello umano, di come questa misteriosa e fantastica macchina riuscisse a compiere cose decisamente fuori dal comune.

Rimase per un attimo, o per un eternità, incantato. I pensieri si mossero, guizzanti come tanti pesciolini tra le miriadi di possibilità che le infinite connessioni tra i vari neuroni permettono.

“Nel libro c’è scritto che, considerando tutte le interazioni possibili tra ogni cellula, si supera di gran lunga il numero di particelle presenti nell’intero universo. Vuol dire forse che le nostre potenzialità sono veramente infinite? Forse questo numero astronomico di stati mentali che potenzialmente abbiamo è solo uno specchietto per le allodole, una sorta di trappola entro cui ci si può perdere per una vita intera. Che macchina affascinate! è lì, anzi, è qui da millenni ormai, sempre alla portata di ognuno di noi, sempre pronta ad assecondarci. E noi non facciamo altro che ignorarla in fin dei conti. Viviamo parzialmente inconsapevoli e incuranti della sua esistenza e della sua importanza. O forse no. Concentrarsi sulla mente è come concentrarsi su se stessi? Tante, troppe domande a cui non so rispondere. E quindi che senso ha porsele?”

Gli piaceva perdersi in questi cicli. Aveva l’idea, o meglio, la speranza che questo fosse un cammino che potesse condurlo verso una qualche verità superiore, un illuminazione capace di rendere meno pesanti i problemi che lo assillavano.

Le grida erano cessate, la luce dell’insegna della gelateria era spenta, i bambini stavano tornando a casa stanchi e contenti, magari facendo capricci e versando anche qualche lacrima nella flebile speranza che il tempo del gioco durasse in eterno. Almeno loro ci credevano ancora. Si sorprese quasi ad invidiarli.

Una mosca fastidiosa si intromise nelle sue elucubrazioni. Una di quelle piccole, una di quelle veloci, difficili da prendere.

Dopo un paio di goffi tentativi decise che avrebbe dovuto impegnarsi molto di più per ammazzarla, o lasciare che se ne andasse da sola.

“Cosa fare quindi? Lasciare le mie speculazioni sul nulla per dar sfogo alla mia atavica voglia di cacciare, o continuare il mio giochino cercando di ignorare il fastidio che mi provoca quell’inutile bestiaccia? Decidere e poi fare, è questo quello che conta, stare nel limbo dell’indecisione, pascersi nell’apparente e subdola sensazione di sicurezza che mi trasmette è da stupidi. E io la mia parte di stupidità l’ho conosciuta e vissuta molto bene. Ci sono dei momenti in cui il semplice pensare, il solo decidere qualcosa, riesce a alleviare il fastidioso peso che sento nella pancia. E questo è uno di quei momenti”

La mosca era scomparsa, andata chissà dove alla ricerca di cibo o magari di qualche altro malcapitato su cui riversare la sua voglia spasmodica di infastidire il prossimo. Che animali inutili.

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naviga.toresolitario 06/06/2021 ore 01:23 Quota

(nessuno) UN SABATO SERA A CASA

Dalla strada arrivavano ormai solo i rumori delle sporadiche macchine che passavano sui sanpietrini. Qualche raro colpo di clacson rendeva tutto un po’ più allegro. Si concentrò su quello che percepiva dall’esterno sino a cogliere un sottofondo di voci in lontananza. Probabilmente un gruppo di persone che uscivano da uno dei ristoranti della zona, magari un po’ alticci, desiderosi di prolungare ancora per qualche minuto il loro svago.

“Nell’universo tutto vibra. Non è possibile che qualcosa si immobile, contraddirebbe il principio di indeterminazione. E questo sarebbe alquanto scortese! Io stesso sono solo un espressione della vibrazione dell’energia che in quel fantomatico big bang si è sparsa e diversificata creando tutto quello che conosciamo, e tutto quello che ancora dobbiamo scoprire. Il tempo e lo spazio, le onde le particelle, le galassie le stelle i pianeti, persino la mosca sono conseguenza di quel singolare fenomeno che ha dato origine a tutto. E l’unica traccia che abbiamo è, indovinate un po’? una vibrazione! La santissima radiazione di fondo. Ovviamente una scoperta epocale, una dimostrazione che un inizio c’è stato… dire che una cosa è infinita non ci piace, e diciamola tutta, non riusciamo proprio a concepirla! che sollievo… ma poi qualche antipatico ha iniziato a tirare fuori strane voci, a inventarsi strane e bislacche teorie. Tutto è ciclico, l’universo si espande, poi si ferma, poi si contrae sino a tornare allo stato iniziale e poi… tutto da capo. E così via, all’infinito! Ed eccoci ancora qua. Ci eravamo appena liberati da questa fastidiosa storia che subito ce l’hanno riproposta in una salsa leggermente diversa. Questa si chiama insensibilità”

La giornata volgeva al termine, il momento di abbandonare i suoi pensieri stava arrivando. Ma non avrebbe fatto i capricci, non avrebbe versato alcuna lacrima. Osservò con un sorriso accennato le copertine dei libri che affollavano la sua piccola ma rispettabile libreria, come se stesse guardando dei vecchi amici capaci di cogliere il suo stato d’animo con un solo, semplice, sguardo. Erano messi in fila, in ordine alfabetico, ma qualcosa non tornava rispetto al modello che si era creato nella sua mente. Ebbe l’impressione che, nonostante i suoi sforzi, loro si ostinassero a sistemarsi secondo un ordine simile ma non uguale a quello da lui immaginato. Si concesse così un ultimo giro sulla sua giostra preferita.

“Bè, in fondo si può sempre dire che l’ordine e il disordine non sono altro che due stati entropici. O meglio, che tra gli infiniti stati entropici possibili dei miei libri ce ne sono un infinità meno uno che io riconosco come disordine ed uno solo che corrisponde alla mia idea di ordine. Sinceramente non la trovo un idea frustrante.

L’entropia è stato il primo indicatore dell’irreversibilità del tempo, cioè è una grandezza fisica che in termini temporali si muove in una sola direzione. Un’altra scoperta sconvolgente! Ma di scoperte sconvolgenti ne è pieno il mondo, quindi forse non è poi così importante nell’economia generale il saperlo o no. Certo, se questo ha portato ad avere qualche gingillo tecnologicamente nuovo e particolarmente figo allora hanno fatto bene a sprecarci sopra qualche vita. Questa è decisamente una delle cose che proprio non capisco… magari è solo una mia impressione, ma ho la netta sensazione che la maggior parte delle persone se ne freghi di cercare di andare oltre ai semplici e sterili desideri di facile raggiungimento. Se ottengo il miglior oggetto sul mercato, se il mio desiderio più impellente e pressante è ottenerlo, una volta raggiunto perde necessariamente di significato soprattutto se non ho qualcosa verso cui mirare dopo. Ognuno dei libri che ho di fronte l’ho visto, l’ho desiderato, l’ho comprato, l’ho letto e poi… e poi è finito in quel particolare stato entropico che è la mia libreria. Ma il loro valore non è mutato, perché sono la testimonianza del mio percorso, perché non mi sono fermato a loro, sono andato avanti e vado avanti tuttora. Se un giorno dovessi smettere di leggere sono sicuro che perderebbero di significato. E questo discorso vale per ogni cosa, e in particolare per la ricerca dei significati delle cose che ci toccano nell’intimo, nel profondo.

Sapete cosa penso? Penso di tenermi i miei piccoli e inutili cicli mentali, penso che la mia vana ricerca di qualcosa di più… qualunque cosa sia questo di più… possa realmente condurmi ad apprezzare, ad accogliere, a vivere la mia vita nella maniera più completa e appagante possibile. Almeno per ora la vedo così…”

Spense infine la sua mente, con la promessa e in attesa del prossimo sabato sera.

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