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oDiabolik 14/01/2018 ore 06:51 Quota

Divertito Santissimo Savonarola!



Santissimo Savonarola!


Nel 1984, Massimo Troisi e Roberto Benigni nel film Non ci resta che piangere si cimentano nella scrittura di una lettera, questa volta indirizzata al severissimo Savonarola.
La scena della lettera di Troisi e Benigni è divenuta un vero cult della cinematografia italiana.

Il testo della lettera di Troisi e Benigni

B: Dammi un foglio!

Troisi prende un foglio di carta con sul retro i conti della macelleria.

B: Ma che mi dai un foglio con dietro i conti della macelleria?

T: Ma dietro è bianca, puoi scrivere qua!

B: Devo scrivere al Papa con dietro i conti della macelleria? Imbecille, allora vuoi risparmiare!

Troisi gli dà un foglio pulito. Manca la penna. Benigni strappa una penna a un "pennuto" della macelleria dove si trovano (di Vitellozzo), esclamando: "Qui c'è la cartoleria a portata di mano!".

T: M'arraccumando, Saverio!

B: Stai tranquillo.

T: Con educazione, non ci dobbiamo far riconoscere…cerchiamo di farla un po' anonima.

B: Allora dettala te! Vai!

T: Caro Savonarola.

B: Prima la data; quanto sarà?

T: Quasi il 1500.

B: Quasi il 1500?

T: Lo sai tu quanto ne avimmo?

B: (pensando alla loro vita "normale") Che scrivi? Ti arriva una lettera, Roma quasi 2000?

T: Metti, estate quasi 1500.

B: Mi informo io della data.

T: Allora leva la data.

B: Caro…? Non è nostro amico…

T: Aspetta un attimo, non scrivere subito. Santissimo Savonarola...

B: Santissimo … La lettera di Troisi e Benigni: Troisi detta e Benigni scrive La lettera di Troisi e Benigni: Troisi detta e Benigni scrive

T: Come sei bello!

B: Santissimo Savonarola! Quanto ci piaci a noi due! L'esclamativo ce l'avrà?

T: Allora, se non si sa se ci sta l'esclamativo, "scusa la volgarità!".

B: Scusa la volgarità? E perché?

T: Quello ogni cosa è peccato! E' capace, vede il punto esclamativo … cos'è 'sta cosa; l'uomo con il puntino sotto, è peccato, noi ci mettiamo con le spalle al sicuro. Scusa le volgarità…

B: Allora mettiamo una freccia, questo è un esclamativo, non una volgarità!

T: No, no; scusa le volgarità… eventuali.

B: Eventuali?

T: Eventuali! La vuoi scrivere come dico io, o no? Allora quello dice, perché hanno scritto le volgarità se non ci sono volgarità? Allora vuol dire che volevano essere volgari e non ci sono riusciti. Volgarità eventuali!

B: Lascia vivere Vitellozzo.

T: Potresti lasciar vivere Vitellozzo, se puoi?

B: Savonarola!

T: Savonarola! Mò dobbiamo cercare di spiegare per bene…

B: Savonarola!

T: Savonarola!

B: Che c'è?

T: Savonarola, e che è?

B: Diamoci una calmata!

T. E che è? Qua pare che ogni cosa uno non si può muovere, e questo e quello, pure per te, oh!

B: Oh!

T: Due persone, due personcine, noi siamo due personcine per bene che non farebbero male nemmeno a una mosca…

B: Figuriamoci!

T: Figuriamoci a un santo come te!

B: Un santone!

T: Un santone come te! Anzi…

B: Varrai più di una mosca.

T: Lascia perdere, pare che lo mettiamo in competizione. Anzi, anzi spiega ogni cosa, varrai più di una mosca.

B: Ciao.

T: No, no, qua ci vuole un saluto per bene, da peccatore umile. Noi ti salutiamo con, proprio, non sappiamo nemmeno… scrivi, ti salutiamo con la nostra faccia sotto i tuoi piedi, proprio il massimo, senza chiederti nemmeno di stare fermo, puoi muoverti!

B: Cioè, che vuol dire?

T: La faccia sotto i piedi e può camminare; quello pensa siamo proprio due umili.

B: Una bellissima immagine, la nostra faccia sotto i tuoi piedi e puoi muoverti quanto ti pare e piace e noi zitti sotto.

T: Scusa il paragone di prima tra la mosca e il frate, non volevamo minimamente offenderti, i tuoi peccatori di prima con la faccia dove sappiamo.

B: Gli si è detto …

T: Con la faccia dove sappiamo.

B: Sempre zitti.

T: Sempre zitti.

Nella scena della lettera di Troisi e Benigni, sembrerebbe che i due grandi attori svolgano un ruolo paritario; a un'osservazione più attenta le cose, al contrario, non appaiono essere così.

La scena della lettera sembrerebbe girata "all'impronta" o quasi, e in questo contesto è Troisi a creare e Benigni ad andargli, alla grande, dietro.

Ci sono ben tre argomenti, che nel complesso costituiscono l'ossatura della lettera, "lanciati" da Troisi e sui quali Benigni non fa altro che "andare dietro"; il "punto esclamativo", delle "volgarità eventuali" e del saluto finale con "la nostra faccia sotto i tuoi piedi".

Analizzando il testo, sono chiaramente argomentazioni lanciate da Massimo e sulle quali Benigni per "reggere la battuta" non fa altro che contestare prima (a gesti o con delle osservazioni), per poi accettare, i suggerimenti di Troisi.

Nel caso del "punto esclamativo", Troisi ipotizza che possa essere interpretato dal Savonarola come una volgarità, Benigni rimane un po' perplesso e si mostra non d'accordo.

Analogamente, Troisi ritiene pericoloso parlare di "volgarità" nella lettera senza aggiungervi l'aggettivo "eventuali", Roberto non comprende, non è d'accordo e subisce.

Anche nel famosissimo saluto finale, "la nostra testa sotto i tuoi piedi", proposto da Troisi, Benigni all'inizio non capisce ma, a differenza degli altri due casi, si adegua ed aggiunge, al "la nostra faccia sotto i tuoi piedi senza nemmeno chiederti di stare fermo, puoi muoverti" di Massimo, un "quando ti pare e piace e noi zitti sotto".

Da notare che nelle battute successive, conclusive della scena, Benigni riafferma un "sempre zitti" quasi a voler firmare la battuta più famosa della scena e Massimo la ripete, come per avere l'ultima parola.

Di Benigni invece un accostamento tra una mosca e il Savonarola, accostamento subito stigmatizzato da Troisi e successivamente "contestato" nelle ultimissime battute.



2459368
http://blog.chatta.it/odiabolik/post/santissimo-savonarola-.aspx Santissimo Savonarola! Nel 1984, Massimo Troisi e Roberto...
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14/01/2018 06:51:43
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1965.bellavita
Partecipante
1965.bellavita 14/01/2018 ore 08:08

(nessuno) Santissimo Savonarola!

:many :many
1965.bellavita
Partecipante
1965.bellavita 14/01/2018 ore 08:18

(nessuno) Santissimo Savonarola!

Chi era Girolamo Savonarola?
La storia dello scomodo predicatore che pestò i piedi a papa Alessandro VI Borgia e finì al rogo il 23 maggio del 1498.
La mattina del 23 maggio 1498 finì l’avventura del predicatore Girolamo Savonarola. Il frate domenicano, originario di Ferrara, fu impiccato e poi arso sul rogo a Firenze insieme ai confratelli Domenico e Silvestro, con l’accusa di eresia. Fu l’ultimo atto di un’esistenza passata a perseguire la corruzione dei costumi.
Nato da una famiglia di origini nobili il 21 settembre 1452, Savonarola da piccolo fu orientato agli studi di Medicina che ben presto lasciò per diventare frate domenicano.
PREDICATORE E FUSTIGATORE. Nel 1482 conquistò i fiorentini con le sue prediche appassionate. I suoi seguaci si organizzarono nella setta penitenziale dei “piagnoni” (così chiamati per le lacrime versate durante i sermoni di Savonarola). Fustigatore di corruzione e decadenza della Chiesa, predicava la penitenza come sola via di salvezza. Contrario a ogni lusso, che riteneva fonte di depravazione, faceva processare chi giudicava dissoluto, organizzando “roghi delle vanità”, cioè di opere d’arte, libri e strumenti musicali. nella Chiesa e nella società.
Personaggio complesso e discusso, si oppose ai Medici, signori di Firenze, sostenendo la breve esperienza della repubblica di Pier Antonio Soderini.
Girolamo Savonarola.
CONTRO LA CHIESA DEI BORGIA. Al tempo la Chiesa Cattolica attraversava un momento di estrema decadenza. Sotto la guida di Alessandro VI, pontefice dal 1492 al 1503, aveva toccato il fondo. Lo spagnolo Alessandro VI, al secolo Rodrigo de Borja (italianizzato in Borgia), dopo essersi comprato il conclave aveva trasformato Roma in una città-bordello che poi Lutero paragonò a Sodoma.
Il critico più aspro di tale degenerazione fu proprio Savonarola, che verso la Chiesa di allora non usava perifrasi: “Nella lussuria ti sei fatta meretrice sfacciata, tu sei peggio che bestia, tu sei mostro abominevole”.
LA VENDETTA DI BORGIA. Alessandro VI prima lasciò dire, poi definì le tesi di Girolamo una “perniciosa dottrina, con scandalo e iattura delle anime semplici”. E poiché le anime vanno tutelate, finì che il frate ribelle fu scomunicato. Va precisato che Alessandro VI non si sporcava mai personalmente le mani di sangue: lasciava che lo facessero altri. In primis suo figlio Cesare, detto il Valentino, nominato cardinale nel 1493 e spretato nel 1497. Nel caso di Savonarola, lasciò carta bianca ai fiorentini.
AL ROGO. Nel 1498 fu catturato dai fiorentini che chiedevano il ritorno dei Medici e processato, impiccato e arso sul rogo proprio il 23 maggio. Quella giornata è rievocata nel dipinto qui sotto, intitolato Supplizio del Savonarola in piazza della Signoria, di poco successivo, che per alcuni aspetti è una "foto" di un'esecuzione capitale del Rinascimento.
La descrizione non è precisissima: la piazza, riferiscono le cronache del tempo, era infatti tumultuante di folla e assai diversa da come appare qui. Ciononostante il rogo e le fasi dell’esecuzione sono ricostruiti con maggiore fedeltà.
Prima dell’esecuzione Savonarola fu sconsacrato sulla ringhiera dei Signori (davanti a Palazzo dei Priori, oggi Palazzo Vecchio) davanti a dove erano riuniti i commissari apostolici nominati da papa Alessandro VI.
La condanna a morte fu eseguita mediante impiccagione. Il rogo fu acceso in un secondo tempo per distruggere le spoglie del frate ed evitare che fossero venerate. La forca innalzata per impiccare Savonarola e i suoi aveva l’aspetto di una croce e una serie di catene di ferro reggevano i corpi per evitare che cadessero durante il rogo.
Alessia7890
Moderatore
Alessia7890 14/01/2018 ore 09:54 Quota

(nessuno) Santissimo Savonarola!

@oDiabolik :

Non ci resta che piangere è un film del 1984 scritto, diretto e interpretato da Roberto Benigni e Massimo Troisi.

Trama

Campagna toscana, estate 1984. Il bidello Mario e l'insegnante Saverio sono fermi ad un passaggio a livello, in attesa che il treno passi. I due sono amici e si confidano a vicenda. Saverio tra l'altro è preoccupato per sua sorella Gabriella, caduta in depressione per il fallimento della sua relazione con un ragazzo americano. L'attesa si protrae e decidono di percorrere una stradina tra i campi. Dopo un po' restano in panne con l'auto in mezzo alla campagna. Si fa sera, piove. I due trovano alloggio in una locanda per la notte, in una stanza che ospita già un'altra persona.

La mattina dopo appena svegli vedono, divertiti, l'ospite urinare dalla finestra, ma le loro risa vengono subito troncate dal sibilo di una lancia che lo uccide. Mario e Saverio scorgono fuggir via delle persone in mantello nero a cavallo. Si precipitano al piano terra e trovano altre persone, vestite in modo molto strano. Increduli si fanno dire da un uomo di trovarsi a Frittole, un immaginario borgo toscano, "nel Mille e quattrocento quasi Mille e cinque". Ritenendolo dapprima un terribile scherzo, debbono rassegnarsi alla dura realtà facendosi ospitare da Vitellozzo, il fratello dell'uomo ucciso (Remigio), il quale racconta loro di una terribile faida con un tale Giuliano Del Capecchio, che sta sterminando la sua famiglia. Giunti nel borgo conoscono Parisina, madre di Vitellozzo e del defunto Remigio ed iniziano a lavorare nella loro bottega.

Nel contesto rinascimentale del borgo accadono gli episodi più disparati. Saverio sembra subito a suo agio, mentre Mario non vuole saperne di ambientarsi; ben presto, però, durante una funzione religiosa, Mario fa la conoscenza di Pia, fanciulla di una famiglia ricca, con la quale inizia a vedersi affacciandosi dal muro di cinta della casa di lei. Nel frattempo Vitellozzo viene arrestato. Saverio scrive invano una lettera a Girolamo Savonarola per ottenere la liberazione.

Saverio non nasconde una certa gelosia per gli incontri tra Mario e la giovane Pia. Spinto dal suo ardore politico-intellettuale, convince il suo amico a mettersi in viaggio per la Spagna, onde raggiungere Cristoforo Colombo e dissuaderlo dal partire per le Indie e scoprire l'America, in modo che, nel futuro, sua sorella non possa incontrare il ragazzo americano che l'ha lasciata.

In un luogo imprecisato i due si imbattono in una bella amazzone, Astriaha, che li intimidisce scagliando una freccia al loro carro.

A questo punto la storia si differenzia a seconda della versione, cinematografica o televisiva.
SimpatiaBruna
Partecipante
SimpatiaBruna 14/01/2018 ore 22:47 Quota

(nessuno) Santissimo Savonarola!

@oDiabolik :

Saverio, maestro elementare e il bidello Mario, fermi con la macchina a un passaggio a livello eterno, cercano una via d'uscita d'emergenza, vengono sorpresi da un temporale e riparano per la notte in una vecchia locanda, dentro la quale si destano l'indomani inspiegabilmente immersi in un improbabile anno 1492. Tentano goffamente di assumere l'abbigliamento, il linguaggio e le usanze d'epoca e si trovano implicati in farsesche avventure.

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